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	<title>Relazioni Virtuose</title>
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	<tagline>Benvenuti nel Blog di Relazioni Virtuose.</tagline>
	
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[Le coincidenze – Deepak Chopra]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=179"><![CDATA[Come ormai ben sappiamo, focalizzare la propria attenzione sulle coincidenze ci aiuta ad aumentarne la frequenza, e applicando l’intenzione riusciamo anche a comprenderne il significato.<br /><br />Le coincidenze diventano così tracce che ci rivelano la volontà dell’universo, mostrandoci la sua sincronicità e consentendoci di approfittare delle infinite opportunità offerte dalla vita. Noi siamo però bombardati in continuazione da un flusso ininterrotto di informazioni: come possiamo scegliere quelle su cui vale la pena di soffermarsi? Come possiamo evitare di cercare un significato preciso in ogni tazza di tè che beviamo, in tutti gli spot pubblicitari che ci passano davanti agli occhi o nelle occhiate degli sconosciuti che incrociamo per strada? E, al tempo stesso, c’è un metodo per evitare di lasciarsi sfuggire le opportunità più valide?<br />Non esistono risposte facili a questi interrogativi.<br /><br />Per imparare a vivere il sincrodestino bisogna prima di tutto diventare uno strumento sensibile al proprio ambiente. Chiudete ora gli occhi e cercate di percepire tutto ciò che vi circonda. Quali suoni sentite? Che cosa annusate, toccate o assaporate in questo preciso istante? Concentratevi sui vostri sensi, uno dopo l’altro, e diventatene pienamente consapevoli.<br /><br />Se non avete mai eseguito prima d’ora questo esercizio, con ogni probabilità vi siete persi alcuni di questi stimoli, non perchè fossero deboli, ma solo perchè siamo così abituati alla loro presenza da non notarli più.<br />Che cosa avete percepito? Qual era la temperatura? C’era una brezza leggera o l’aria era immobile? Quali parti del vostro corpo erano in contatto con la sedia su cui eravate seduti? Avete avvertito più pressione sulla parte inferiore delle vostre cosce o su quella della schiena? A proposito di rumori: la maggior parte di noi sente l’abbaiare lontano di un cane o le grida di bambini che giocano nella stanza accanto, ma che mi dite del soffio dell’aria nel forno acceso o della folata che esce dal condizionatore?<br />Sentite il vostro respiro, il gorgoglio del vostro stomaco o il rumore sordo del traffico?<br />Coloro che sono sensibili agli eventi e agli stimoli che li circondano lo sono anche nei confronti delle coincidenze inviate dall’universo, che non arrivano sempre con la posta elettronica o su uno schermo televisivo.<br />Almeno una volta al giorno concentratevi per un paio di minuti su uno solo dei vostri cinque sensi e concedete a voi stessi di notare il maggior numero possibile di aspetti attraverso cui si manifesta.<br /><br />In un primo momento questo compito potrebbe risultarvi difficoltoso, ma ben presto ci riuscirete con estrema naturalezza. Se avete l’impressione che possano in qualche modo distrarvi, escludete gli altri sensi dalla vostra percezione. Provate per esempio ad assaggiare pietanze differenti tenendo il naso tappato e gli occhi chiusi, focalizzandovi sulla struttura del cibo senza lasciarvi distrarre dal suo aspetto o dall’aroma.<br />Le stimolazioni più forti e insolite attirano immancabilmente la nostra attenzione. Tutto ciò che ci circonda di solito merita invece un’occhiata più attenta e approfondita.<br /><br />Quando una coincidenza si presenta, chiedetevi sempre quale messaggio contiene. Non avete alcun bisogno di arrovellarvi per trovare risposte, che affiorano da sole come un’illuminazione improvvisa.<br />Basta prestare attenzione agli incontri più o meno casuali, alle circostanze che vi capitano.<br />A chi desidera andare a fondo della questione vorrei suggerire il processo della ricapitolazione: bisogna assumere la posizione dell’osservatore della propria vita e dei propri sogni, e subito connessioni, temi, immagini e coincidenze diventano più chiari. Poichè il nostro legame con l’anima universale è reso molto più evidente dall’attività onirica, questo procedimento ci consente di accedere a un nuovo livello di consapevolezza.<br /><br />Alla sera, prima di addormentarvi, mettetevi seduti e immaginate di assistere alla visione di tutto ciò che vi è accaduto durante il giorno, e che viene ora proiettato sullo schermo della vostra coscienza. Considerate la vostra giornata come un film, e osservate voi stessi via via mentre vi svegliate al mattino, vi lavate i denti, fate colazione, andate a lavoro, sbrigate i vostri affari, tornate a casa, cenate …. in pratica rivedete tutti i gesti che avete compiuto.<br />Non dovete analizzare, valutare o formulare giudizi: limitatevi ad assistere allo spettacolo. E’ incredibile il numero di particolari che appaiono durante la proiezione della giornata, e che fino a quel momento non sono stati percepiti in maniera consapevole. Guardate le varie scene che si susseguono, e concedetevi l’opportunità di visionare con obiettività il vostro atteggiamento. Potreste così accorgervi di aver compiuto un gesto di cui siete orgogliosi oppure che vi mette in imbarazzo, ma lo scopo di tutto ciò non è dare giudizi, bensì raccogliere intuizioni circa il comportamento del protagonista, cioè il vostro sè.<br /><br />Al vostro risveglio al mattino non dovrete far altro che riassumere la notte, così come avete fatto con la vostra giornata. Oltre a essere proiezioni della nostra coscienza, i sogni sono anche il modo in cui interpretiamo il sentiero della nostra vita. La meccanica del sogno e di ciò che ci accade nella cosiddetta realtà sono le stesse proiezioni dell’anima. Noi siamo semplici testimoni.<br /><br />Pian piano cominciamo dunque a vedere correlazioni, immagini che si ripetono sia nei sogni sia nella vita quotidiana. E un numero più elevato di coincidenze ci fornisce una quantità maggiore di indizi. Iniziamo così a sperimentare più opportunità, e aumenta la dose di “fortuna” su cui possiamo fare affidamento. Le tracce ci forniscono la direzione che la nostra esistenza deve prendere. Grazie al processo di ricapitolazione noi individuiamo modelli ricorrenti, e sveliamo passo dopo passo il mistero della vita.<br /><br />Tale processo è particolarmente utile quando si vogliono abbandonare certe abitudini negative.<br />Ogni giorno mettetevi seduti, immobili e in silenzio, per almeno cinque minuti e rivolgete alla vostra attenzione e al vostro cuore queste domande:<br />Chi sono io? Che cosa voglio per la mia vita? Che cosa desidero oggi dalla mia esistenza? Lasciatevi poi andare e consentite alla vostra tranquilla voce interiore, cioè al flusso della vostra coscienza, di fornire le risposte. Fatelo ogni giorno, e rimarrete sbalorditi dal modo in cui le situazioni, le circostanze, gli eventi e le persone si organizzeranno intorno alle risposte stesse. E’ così che inizia il sincrodestino.<br /><br />Le coincidenze – Deepak Chopra<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Dal Corriere di ieri; massima diffusione]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=178"><![CDATA[Caro Silvio, ecco che farei se fossi ministro per le imprese<br /><br />Caro Presidente Berlusconi, Le scrivo perchè Lei è il Ministro dello Sviluppo Economico della Repubblica Italiana. Io sono uno scrittore che per quindici anni ha fatto l' imprenditore nel lanificio di famiglia, a Prato, e se è impossibile paragonare le nostre responsabilità, le nostre competenze, le nostre idee, so bene cosa farei se fossi al suo posto. Se fossi Ministro dello Sviluppo Economico, penserei solo a trovare un lavoro alle figlie e ai figli degli italiani, che oggi escono dalle scuole tecniche, dai licei, dalle università e cominciano a passare da un vuoto lavoro temporaneo all' altro, senza mai imparare un mestiere, rincorrendo i loro giorni in un grigio presente infinito nel quale la parola futuro non ha più senso, se non per spaventare. Se fossi Ministro dello Sviluppo Economico, comincerei a dire che l' Italia ha bisogno di nuove aziende. Aziende che assumano invece di licenziare. Aziende che ricordino la cruda lezione del declino del manifatturiero e siano capaci di superarla e sublimarla. Aziende che producano prodotti che non si possano fabbricare a prezzo più basso in Cina o in India. Aziende senza neanche una macchina, che vendano idee ed esistano solo su Internet. Migliaia e migliaia di aziende piccole e furbe e libere ancora tutte da inventare, che riescano a vendere prodotti che ancora non esistono e che io e lei faremmo fatica a capire. Aziende che possono essere create solo da quelle ragazze e quei ragazzi meritevoli che nemmeno le nostre scuole sono riuscite a fiaccare - magari dalle figlie e dai figli dei licenziati, dei cassintegrati, dei disoccupati: dai migliori di quella generazione dimenticata che oggi state consegnando a un futuro di inevitabile decadenza. S' io fossi Ministro dello Sviluppo Economico non direi che per aiutare la nascita di nuove aziende basta eliminare tutti i vincoli burocratici alla loro creazione, e non nominerei nemmeno il federalismo fiscale, che con lo sviluppo economico c' entra come il culo con le quarant' ore. E lascerei perdere l' idea balzana di cambiare l' articolo 41 della Costituzione. S' io fossi Ministro dello Sviluppo Economico direi, invece, che l' unico modo per far nascere queste aziende è metter loro a disposizione il capitale, poiché oggi il sistema è bloccato, e nè le famiglie nè le banche possono o vogliono rischiare il loro denaro su nuove aziende capitanate da chi oggi ha meno di trent' anni. Prenda il telefono e chiami il direttore di una filiale di una qualsiasi banca. Si presenti come il signor Beruschi, chieda di poter ottenere un prestito per far iniziare una nuova attività a suo figlio neolaureato, e poi cronometri quanti secondi passano prima che il direttore della banca, nel migliore dei casi, le chieda quale immobile vorrebbe dare in garanzia. Se io fossi Ministro dello Sviluppo Economico e Presidente del Consiglio com' è lei, andrei in televisione a reti unificate e ricorderei agli italiani, alle banche, all' Europa che un debito non è quel marchio d' infamia che par essere diventato oggi, ma il patto antichissimo tra chi ha i soldi e chi sa lavorare, il necessario compagno di viaggio di ogni impresa e d' ogni persona. Direi che la vita stessa è un processo d' indebitamento, poichè si cresce indebitandosi (di sapere, d' esperienze, d' amore, di soldi) con i genitori per poi restituire il nostro debito facendo credito delle stesse preziosissime cose ai nostri figli. Annuncerei che dar lavoro alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi diventa da subito la massima priorità dello stato, e che tutto il resto passa in secondo piano - prime tra tutte le dannate infrastrutture, visto il branco di lupi che vi si aduna intorno ogni volta che ne mettete in cantiere una. Se io fossi Ministro dello Sviluppo Economico farei una chiamata. Inviterei chiunque abbia meno di trent' anni e un' idea imprenditoriale a venire a esporla, perché le migliori verranno finanziate. I soldi li prenderei dai quei 95 miliardi di euro rimpatriati con lo scudo fiscale. Chiederei a quelle signore e a quei signori il moderatissimo sacrificio di pagare un altro 1%, oltre al 5% che hanno già versato per riportare i loro soldi in Italia. Non crede che con 950 milioni di euro si potrebbe fare molto, per i nostri figli? E non sarebbe una cosa profondamente giusta e morale, Presidente, usare proprio quei soldi bigi per far ridiventare artefici del proprio destino le nostre ragazze e i nostri ragazzi, invece di tagliare ogni sogno delle loro vite e condannarli a un' esistenza precaria? Diventerebbe la meritoria, necessaria, lungimirante apertura di credito che la sua generazione, la più ricca di sempre, farebbe a quella dei trentenni, che invece rischiano d' essere i primi italiani da secoli ad andare a star peggio dei loro padri. Se fossi Lei, Presidente, riprenderei in mano il potere unico e superiore della politica: quello di cambiare le cose, di dare speranza, di investire sul futuro delle generazioni più giovani con un grande atto di fiducia nella nostra gente - inclusi, certo, tutti quegli immigrati che sono venuti in Italia per lavorare e rispettare la legge, dai quali son convinto verrebbe una caterva di nuove idee imprenditoriali. Mi comporterei come un padre di famiglia. Troverei il coraggio di concedere fiducia a chi ancora non ha dimostrato di meritarla. Sarei generoso. Darei il buon esempio, per una volta, maledizione. Edoardo Nesi <br />]]></content>
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[Lo stress]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=177"><![CDATA[Il malessere contro cui l'individuo e la società debbono combattere<br /><br />"La vita sul nostro pianeta e il suo sviluppo sono profondamente legati al quantum di eccitazioni sensoriali e motorie necessarie per vivere: è l'eccesso di queste eccitazioni che causa sofferenza, sconforto e malattia, ma non bisogna dimenticare che lo stress è anche vita". <br />Fenomeno quanto mai universale, lo stress costituisce il malessere contro cui l'individuo e la società debbono combattere. Lo stress colpisce sul luogo di lavoro, nel traffico cittadino, al rientro delle vacanze, persino quando si va a fare shopping! Ma cos'è lo stress? <br />Il termine stress, utilizzato già nell'Inghilterra del 1700, viene introdotto in Medicina e in Psicologia da W.B.Cannon; H. Selye ne ha dato una definizione univoca asserendo che "lo stress è la risposta non specifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata ad esso" (H. Seyle, 1976). Significativi per la definizione di stress sono gli studi condotti dallo stesso Selye sugli animali da laboratorio: iniettando degli agenti nocivi nei loro organismi, l'autore ne studiò gli effetti biochimici e morfologici. <br />I cambiamenti osservati, indicati con il termine General Adaptation Syndrome (Sindrome Generale di Adattamento), consistono in processi fisiologici che interessano la via nervosa ed endocrina. Gli agenti stressanti, detti anche stressor, indicano invece i fattori esterni o interni che inducono l'organismo all'adattamento. Questi fattori possono essere di natura biologica e fisica (alimentazione, inquinamento, rumore, temperatura), psicologica e sociale (separazioni coniugali, lutti, cambiamenti delle condizioni di vita lavorativa). <br />Attualmente sono soprattutto i fattori psico-sociali ad avere un forte incidenza nello sviluppo di situazioni di stress. La vita frenetica che l'individuo conduce, soprattutto in funzione dei ritmi di lavoro, spesso si accompagna all'aumento di disturbi psicosomatici e all'utilizzo sempre frequente di tranquillanti. I sintomi dello stress coinvolgono sia la dimensione fisica che quella psichica. Angoscia, insonnia, fatica, mal di testa, crisi di pianto, apatia, senso di frustrazione: ogni individuo percepisce in modo più o meno consapevole gli effetti provocati dallo stress. <br />Una situazione stressante viene dunque vissuta da in modo diverso dalle persone, a seconda di come sia percepita, pensata, analizzata. Frequente è l'attribuzione dello stato di malessere dell'individuo allo stress, soprattutto quando non si è in grado di identificarne le cause. E molteplici sono le strategie possibili per fronteggiare lo stress. La scelta dei metodi è comunque strettamente correlata alle capacità di reazione e di analisi dell'individuo. <br />In ogni caso, per affrontare lo stress in modo efficace, è indispensabile imparare a riconoscerlo e, soprattutto, individuare il problema che genera lo stress: ritmi pressanti sul lavoro ovvero disagi di relazione o altro. Del pari determinante è parlare del proprio disagio, chiudersi in se stessi non fa che cronicizzare lo stress. <br />Particolarmente utile è parlarne con il proprio medico di base che potrà valutare il livello di stress e indirizzare verso le strategie di risoluzione più adeguate. La gamma delle tecniche atte a fronteggiare lo stress è ampia, e comprende esercizi di rilassamento del corpo (es. lo yoga), metodi di rilassamento mentale (es. la meditazione), percorsi psicoterapici finalizzati a favorire la presa di coscienza fisica e psichica del corpo. <br />Non sempre i comportamenti adottati dall'individuo per contrastare lo stress sono efficaci: si pensi a coloro che, per rilassarsi, ricorrono a sigarette o ad alcool, senza rendersi conto che questi comportamenti potranno, a lungo andare, creare problemi di altra natura. Insomma, molto si può fare per gestire lo stress, anche se il sistema di contrasto più proficuo rimane pur sempre la prevenzione. Ma non è forse vero che lo stress è anche vita?<br />Isabella Corradini <br />Fonte: http://canali.libero.it ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Ecco perche' ci arrabbiamo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=176"><![CDATA[I consigli su come controllare l'ira <br />Vecchi, giovani, uomini, e anche animali, tutti gli esseri umani ed a quattro zampe molto spesso si incavolano. Un meccanismo psichico comune ad ogni eta', che nasconde ansie e sofferenze, ma che quando si e' bambini e' ben piu' difficile da decodificare, capire, raccontare e quindi gestire.<br /><br />''L'ira e' una delle emozioni piu' comuni'' sottolinea ''Focus Junior'', il periodico scientifico dedicato ai piu' piccoli che, nel numero di giugno, dedica un intero capitolo alla rabbia, per spiegarla ai bambini e aiutarli a farne i conti senza far danno. A se' stessi prima di tutto.<br /><br />Attraverso le ricerche ed i commenti di due psicologhe, l'inglese Margot Sunderland e l'italiana Giuliana Proietti, l'inchiesta porta per mano i ragazzi a familiarizzare e riconoscere le situazioni e gli stati d'animo che portano alla rabbia, dal senso dell'ingiustizia alla solitudine, dalla gelosia all'invidia, sentimenti spesso repressi ma che il corpo racconta comunque. Ma che cos' e' che fa ribollire dentro un fuoco che sembra davvero cosi' difficile da contenere? ''La rabbia piu' tosta -spiega il giornale- viene quando offendono i nostri sentimenti''. Ma non solo. Anche il senso di ''ingiustizia'' o una mancata ''ricompensa'' possono portare un bambino, ma anche un adulto, a sentire dentro come una bomba ad orologeria, pronta a scoppiare.<br /><br />''L'attacco di rabbia -spiega il periodico scientifico- e' spesso la conseguenza di un piacere negato, un gioco, per esempio, o di una mancata ricompensa che ti aspettavi di avere e che ti hanno 'soffiato'. E la stessa cosa puo' accadere quando, invece che cibi e giocattoli, la ricompensa riguarda i nostri affetti''. Margot Sunderland, una psicologa inglese che ha studiato molto questo argomento, nel servizio fa l'esempio di Tom ''che ha il cuore spezzato perche' la sua mamma e' incantata dal fratellino appena nato e guarda meno lui che, a quel punto, inizia a diventare sempre piu' aggressivo''.<br /><br />''Anche quando l'amore verso un'altra persona, un genitore o un amico, e il conseguente bisogno di stare con lei non viene appagato, infatti, -sottolinea Sunderland- puo' nascere una rabbia ancora piu' difficile da controllare e che puo' portare a comportamenti violenti, come spaccare le cose e picchiare o agire comportamenti devianti''. Che fare?<br /><br />''Parlatene'' e' il suggerimento avanzato ai giovani lettori incavolati. ''Anche stare molto tempo da soli, soprattutto quando non e' una libera scelta, -avverte il giornale- puo' far aumentare rabbia e aggressivita'''. Ed in questi casi, secondo la psicologa Giuliana Proietti, la prima cosa da fare ''e' sforzarsi di capire cosa sta succedendo e parlarne con qualcuno di cui si ha fiducia''. Dunque: sfogarsi. ''Se non vengono le parole, -spiega ancora la psicologa- si puo' anche provare a mettere fuori cio' che si prova con dei disegni o qualche altra attivita', come una bella corsa o uno sport faticoso''. <br /><br />E se proprio l'ira straripa e non si riesce a contenerla, ''per evitare di far male a qualcun altro, -afferma la psicologa- meglio prendere a pugni un cuscino, accanirsi su un tamburo o qualcos'altro che produca rumore e provare a fare dei bei respironi profondi per rilassarsi''. ''Si' perche', contrariamente all'incredibile Hulk, magari potete anche diventare verdi di rabbia, ma non avrete alcun superpotere in piu' se iniziate a spaccare tutto'' avverte l'esperta.<br /><br />Se le parole non escono, il corpo invece parla eccome. Dal cervello ai pugni chiusi ogni gesto, postura o tic rivelano l'ira che cova dentro. ''Tutto parte dal cervello e, in particolare, -dice ancora Proietti- da un organo che e' un po' il nostro sistema di allarme di fronte a eventuali pericoli esterni: l'amigdala e ne esiste una per ognuno dei 2 lati del cervello''. ''Di fronte a qualcosa che sentiamo come una minaccia fisica o psicologica, -prosegue- l'amigdala si attiva e predispone il nostro corpo a fuggire, se prevale la paura, oppure a difendersi e attaccare, se prevale la rabbia''. Il risultato e' che ''il battito del cuore, la sudorazione e la temperatura del corpo aumentano, la faccia si trasforma e diventa rossa, i muscoli iniziano a stringersi, si serrano i pugni, ci si irrigidisce. E a volte -conclude la psicologa Proietti- si arriva anche a tremare''.<br /><br />Fonte: http://www.telefree.it<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Auguri Francesco! Settant'anni ben portati.]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=175"><![CDATA[Che la vita può essere anche dolore Francesco Guccini lo capì una mattina del ’44, quando i suoi compagni di giochi con la divisa e le stellette abbandonarono Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano, lasciandolo senza bubble-gum e senza cioccolate Hershey. Era un bimbo di quattro anni. <br /><br />Per lui, nato il 14 giugno del 1940 appena quattro giorni dopo la fatidica «ora delle decisioni irrevocabili», quegli uomini coi nomi da divi della Fox erano stati i primi compagni di un cammino che libri e fantasia avrebbero spinto spesso verso Ovest, confondendo i sogni polverosi della Via Emilia con quelli in Technicolor di Hollywood. <br /><br />E sulla soglia di quei settant’anni che compie lunedì prossimo, nell’uomo di Radici è ancora la nostalgia per la prateria immaginata da ragazzino a legare una vita fortunata, sfociata artisticamente in una quindicina di album di successo, tre romanzi «familiari» e un pugno di altre opere letterarie fra cui i gialli del Maresciallo Santovito scritti a quattro mani con Loriano Machiavelli. Tutto raccontato con dovizia di particolari dall’autobiografia Non so che viso avesse. La storia della mia vita, pubblicata per Mondadori e dal saggio Fiero del mio sognare appena dato alle stampe per Arcana. «Vengo da una famiglia che amava poco le ricorrenze e ancor meno i festeggiamenti» premette lui. «E poi se avessi compiuto 63 anni nessuno se ne sarebbe accorto».<br /><br />Già, ma i settanta sono un traguardo da festeggiare.<br />Da giovani ti senti immortale, mentre più vai avanti e più acquisisci consapevolezza che prima o poi tutto finirà. Così ti ritrovi a prendere precauzioni e a cercare di migliorare la tua vita. Di amici in questi anni ne ho persi tanti, da Bonvi a Magnus, da Amilcare Rambaldi del Tenco a Victor Sogliani dell’Equipe 84, solo per restare ai più conosciuti.<br /><br />L’ultimo è stato il suo manager Renzo Fantini. Una persona fuori dal comune.<br />È successo tutto così velocemente da rendere ancora più forte il dolore. Quando incontrai Fantini, nel ’75, non avevo mai avuto un manager degno di questo nome. Fu Sogliani a metterci in contatto. Mi colpì perché era una persona carismatica e perbene, insomma una figura anomala nell’ambiente musicale che non sempre brilla di specchiata onestà.<br /><br />A Paolo Conte, che divideva con lei Fantini come manager, questo vuoto improvviso ha risvegliato la voglia di fare e il prossimo settembre pubblica un nuovo album.<br />Ricordo ancora quando in ospedale, una delle ultime volte che lo sono andato a trovare, Renzo mi disse: «guarda cosa mi tocca fare per farti scrivere una canzone». E forse una canzone arriverà per davvero, ma un album intero no. Non penso di farcela.<br /><br />Dopo quarant’anni di palcoscenico passati a parlare alle «coscienze della gente», non è frustrante per uno come lei scoprire di non essere riuscito a cambiare nulla? De André ne soffriva.<br />No, perché i pezzi che scrivo non sono un manifesto, ma solo un racconto di quel che mi passa per la testa. D’altronde non sono proprio io a cantare che a canzoni non si fan rivoluzioni? Questo non vuol dire che non contino nulla; se qualcuno ci si riconosce, il risultato è raggiunto.<br /><br />«Dio è morto» è stato il primo brano depositato a suo nome, senza pseudonimi, incontrando una storia singolare.<br />Già, i censori Rai si rivelarono più papisti del Papa. Perché mentre RadioRai decise di ignorare la canzone, quella Vaticana, che ne aveva capito il senso, non si fece problemi a trasmetterla. L’idea me la dette una copertina della rivista americana Time, che titolava nietzschianamente God is dead e una mia poesia intitolata Le tecniche da difendere. Avevo appena scoperto T.S. Eliot e provavo ad imitarlo. A quei tempi si parlava del Concilio Vaticano II e a molti, compresi i miei amici dell’Equipe 84, si tennero a distanza da una canzone così «sensibile». Non fecero altrettanto alcuni cattolici di Assisi che nell’inverno del ’68 mi chiesero addirittura di suonarla dal vivo. In quell’occasione oltre a Dio è morto cantai pure L’atomica cinese, Noi non ci saremo e Auschwitz. Quella sera avevo una fifa blu perché era la prima volta che mi esibivo fuori dalle osterie in qualcosa di assimilabile a un concerto.<br /><br />In «My way» Sinatra cantava «rimpianti ne ho avuti pochi». E lei? <br />Di clamorosi non ne ho. Anche se a volte mi chiedo come sarebbero andate a finire le cose se certe sliding-doors, certe «porte girevoli» che la vita ci mette davanti avessero ruotato in un senso piuttosto che in un altro.<br /><br />Come vede la sua vita tra dieci anni?<br />Una tragedia. Un tempo, ad esempio, ero un grandissimo camminatore, mentre oggi sono molto più sedentario, molto più pigro. Ho pochi stimoli e passerei tutto il mio tempo a leggere e basta. <br />Massimo Gatto per Avvenire <br />Ascolta: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=As4-RLiTyvg" target="_blank">Canzone per un'amica</a> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Intervista su Myliferadio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=174"><![CDATA[La mia amica Debora Conti coach e trainer di PNL e autrice di splendidi libri, l’ultimo dei quali, “Ascolta i Grilli e scendi dall’Ottovolante” è un vero manuale di sopravvivenza emotiva, mi ha intervistato per Myliferadio. Chi vuole può ascoltare l’intervista cliccando qua sotto.<br />Buon ascolto!<br /><br />   <a href="http://www.myliferadio.it/index.php?tag=Claudio_Maffei " target="_blank">http://www.myliferadio.it/index.php?tag=Claudio_Maffei </a>  <br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Gambe tagliate ai piccoli editori]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=173"><![CDATA[<br />L' Italia è uno degli ultimi Paesi d' Europa in fatto di lettura. Ci lamentiamo che i giovani non leggono, che molti, troppi dipendono per la loro formazione e informazione solo dalla televisione ormai quasi del tutto omologata. Ma che facciamo per favorire la lettura? Una delle ultime mosse del governo è stata la promulgazione di un decreto (del 30 marzo 2010, pochi giorni prima della Pasqua) che elimina le tariffe postali agevolate per l' editoria. Il decreto ha causato di fatto, come lamentano gli editori, «un aumento del 700% nei costi di spedizione». Un favore fatto alle Poste? E per quali ragioni? Il decreto danneggia soprattutto le piccole case editrici che sopravvivono senza incentivi statali, che «scommettono sulle librerie e i lettori e diffondono cultura, pluralità di opinioni e di sapere», come è scritto in una lettera di protesta firmata da più di trecento piccoli editori e spedita al ministro dello Sviluppo economico e al ministro dell' Economia. Ormai i tagli stanno diventando selvaggi e indiscriminati, facilmente giustificati dalla mancanza di soldi. Ma contemporaneamente ci arrivano all' orecchio notizie di spese altrettanto indiscriminate, ci arrivano notizie di corruzioni diffuse, sprechi indicibili e incapacità di controllare le entrate del fisco. Possibile che i tagli debbano sempre andare a senso unico? In attesa di una legge seria a sostegno delle case editrici, cosa si vuole fare? Fiaccare quella rete di artigianato editoriale che si sta diffondendo con forza indipendente per tutto il Paese? Intanto tagliamo loro le gambe togliendo di mezzo uno dei pochi aiuti indiretti che avevano e poi vedremo. È questo il ragionamento miope di chi ha in uggia ogni pensiero indipendente, ogni esperimento di parola? Ora spedire un libro - a una biblioteca, a un venditore, a una libreria, a un cliente - costa molto di più e tale costo incide sulle spese come non era mai successo prima. Le grandi case editrici hanno le loro reti di distribuzione, per cui non saranno toccate che in parte, ma tutti quegli impresari di cultura che spesso lanciano i nuovi scrittori, che cercano di riempire i vuoti delle province più periferiche, che portano avanti progetti culturali dal basso, vengono puniti e messi a tacere con un decreto che li colpisce nella libertà di movimento. Certo ci sono anche i piccoli editori furbi che mettono su una piccola stamperia per speculare sulle diffusissime ambizioni dei tanti poeti e romanzieri disposti a pagare migliaia di euro per farsi stampare un libro che poi non circolerà, e finirà buttato nella carta straccia. Ma a parte i pochi furbi senza scrupoli ci sono tantissimi editori coraggiosi che rischiano continuamente il collo per scoprire nuovi talenti, per riempire quei buchi che i grandi editori evitano: l' editoria specializzata, i libri di studio, di approfondimento, di analisi che certamente si rivolgono a un pubblico ridotto ma importantissimo per la crescita del Paese. Sono questi che si vogliono scoraggiare? A favore di cosa? Della grande industria del libro? O di chi ha paura della circolazione delle idee? <br />Dacia Maraini per Corriere della Sera.<br /><br />Il sito Relazioni Virtuose ha deciso di farsi carico dell'aumento delle tariffe postali lasciando invariati i costi di spedizione.]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Essere giovani]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=172"><![CDATA[La gioventù non è un periodo della vita, è uno stato d’animo; non è una questione di guance rosee, labbra rosse e ginocchia agili; è un fatto di volontà, forza di fantasia. Vigore di emozioni: è la freschezza delle sorgenti profonde della vita. <br />Gioventù significa istintivo dominio del coraggio sulla paura, del desiderio di avventura sull’amore per gli agi.<br />E spesso se ne trova di più in un uomo di sessant’anni che in un giovane di venti.<br />Nessuno invecchia semplicemente perché gli anni passano. Si invecchia quando si tradiscono i propri ideali. <br />Gli anni possono far venire le rughe alla pelle, ma la rinuncia agli entusiasmi riempie di rughe l’anima.<br />Le preoccupazioni, la paura, la sfiducia in se stessi fanno mancare il cuore e piombare lo spirito nella polvere.<br />A sessant’anni o a sedici, c’è sempre nel cuore di ogni essere umano il desiderio di essere meravigliati, l’immancabile infantile curiosità di sapere cosa succederà ancora, la gioia di partecipare al grande gioco della vita.<br />Al centro del vostro cuore e del mio cuore c’è una stazione del telegrafo senza fili:<br />finché riceverà messaggi di bellezza, speranza, gioia, coraggio e forza dagli uomini e dall’infinito, resterete giovani.<br />Quando le antenne riceventi sono abbassate, il vostro spirito è coperto dalla neve del cinismo e dal ghiaccio del pessimismo, allora siete vecchi, anche a vent’anni: ma finché le vostre antenne saranno alzate, per captare le onde dell’ottimismo, c’è speranza che possiate morire giovani a ottant’anni.<br />                                                                                                                                   Samuel Ullman<br />]]></content>
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		<title><![CDATA[Scatman John ]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=171"><![CDATA[John Paul Larkin - noto come Scatman John (1942–1999) è stato un cantante statunitense di musica scat/jazz/pop/techno.<br />Una grave forma di balbuzie lo afflisse fin da quando iniziò a parlare e provocò profondi traumi emotivi nella sua infanzia.<br />A dodici anni Larkin iniziò a imparare a suonare il pianoforte mentre due anni più tardi l'ascolto di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong gli fecero nascere l'interesse per la musica scat. <br />La  musica permetteva finalmente a John di esprimersi. Nel 1996 dichiarò: "Suonare il pianoforte mi dava modo di parlare, mi nascondevo dietro il pianoforte per la paura di parlare."<br />Larkin divenne un pianista di jazz professionista. Cominciò anche a fare pesante uso di alcol e di droghe, ma quando il suo amico Joe Farrell, anche lui tossicodipendente, morì, decise di cambiare il suo modo di vivere e ci riuscì grazie anche all’aiuto di Judy, sua moglie.<br />Durante un suo spettacolo provò a cantare una canzone e l’ovazione del pubblico lo convinse a proseguire su quella strada. Scelse così il nome d’arte di Scatman John e registrò il suo primo singolo, Scatman (Ski Ba Bop Ba Dop Bop), una canzone che aveva l'obiettivo di convincere i bambini balbuzienti a superare la loro difficoltà di relazione con gli altri.<br />Fu un successo mondiale: nel 1995, a cinquantadue anni, Larkin divenne una star internazionale. <br />Scatman raccontò: "Quando una volta salii sul palco, in Spagna, i bambini cominciarono a urlare per cinque minuti di fila e io non potei iniziare a cantare". <br />Nella sua carriera Scatman John ha ricevuto 14 dischi d'oro e 18 di platino. In Giappone era così celebre che i negozi di giocattoli vendevano bambolotti con le sue fattezze e la sua immagine appariva in molte schede telefoniche e sulle lattine di Coca-Cola. <br />Nel 1999, Scatman John fece uscire il suo terzo e ultimo album, Take Your Time, ma già dall’anno prima era in lotta con un cancro al polmone, la malattia che lo avrebbe portato alla morte. Larkin continuò a lavorare nonostante il consiglio di ridurre il carico di impegni per curare meglio la propria salute. <br />Durante il periodo della malattia mantenne un atteggiamento positivo. <br />Un giorno dichiarò: "Qualunque cosa Dio vuole per me va bene...Ho avuto una bella vita. Ho provato la bellezza ".<br />John Paul Larkin morì serenamente nel tardo pomeriggio del 3 dicembre 1999 nella sua casa di Los Angeles.<br />In un'intervista del 1996 Larkin aveva detto: "Io spero che i bambini, mentre ascoltano le mie canzoni o ci ballano sopra, sentano che la vita non è tutta così brutta. Anche solo per un minuto".<br />Di Scatman John, oltre alla sua musica, ci piace l’atteggiamento positivo, l’allegria, l’essere riuscito a superare problemi e momenti difficili e la voglia di trasmettere agli altri la sua forza e la sua gioia di vivere.<br />Ma adesso è il momento di lasciare spazio alla musica è alla voce di Scatman John.<br />Puoi ascoltarlo cliccando sui seguenti link:<br /><br />Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)<br /> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fEVUKofgNrU" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=fEVUKofgNrU</a> <br /><br />Scatman's World <br /> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yOtJqAlrjio" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=yOtJqAlrjio</a> <br /><br /><br />Everybody Jam! <br /> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4VaJVDHRpvA" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=4VaJVDHRpvA</a> <br /><br /><br />Un grazie a Renato de Rosa <br />FREE MIND Tecniche e corsi per combattere condizionamenti e barriere mentali con il gioco, il divertimento ed il sorriso<br />	<br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Un bicchiere di latte]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=170"><![CDATA[Un giorno, un ragazzo in difficoltà economiche che vendeva prodotti porta a porta per pagarsi gli studi all’università, si trovò in tasca soltanto una moneta da 10 cents, e aveva una gran fame.<br />Decise che avrebbe chiesto qualcosa da mangiare nella prossima casa. Ma i suoi nervi lo tradirono quando gli aprì la porta una donna stupenda.<br />Al posto di qualcosa da mangiare chiese soltanto un bicchiere d’acqua.<br />Lei pensò che il giovane gli sembrava più affamato che assetato, e dunque gli portò un bel bicchiere di latte.<br />Lui lo bevve piano, e poi le chiese:<br />- Quanto le devo?-<br />- Non mi devi niente – rispose lei - mia madre ci ha insegnato che dobbiamo essere sempre caritatevoli con coloro che hanno bisogno di noi.<br />E lui rispose... Allora, la ringrazio di cuore!<br />Quando Howard Kelly andò via da quella casa, non solo si sentì più sollevato, ma anche la sua fede in Dio e negli uomini era diventata più forte. Era stato sul punto di arrendersi e di lasciare gli studi a causa delle sue difficoltà economiche.<br />Qualche anno dopo la donna si ammalò gravemente di cuore.<br />I medici del paese erano preoccupati. Alla fine, la inviarono presso un centro della vicina città. Chiamarono il Dottor Howard Kelly per un consulto. Quando lui sentì il nome del paese da dove proveniva la paziente, sentì negli occhi una luce particolare e provò una gradevole sensazione.<br />Immediatamente il Dottor Kelly salì dalla hall dell’ospedale fino alla stanza di lei, e vestito con il suo camice da dottore, entrò a visitarla. Scherzi della vita, era proprio lei, la riconobbe subito.  <br />Ritornò nel suo studio medico determinato a fare tutto il possibile per salvarle la vita. Da quel giorno seguì quel caso con attenzione molto particolare. Lei subì un’operazione a cuore aperto, che riuscì perfettamente e lentamente cominciò il periodo del recupero.<br />Dopo una lunga lotta, lei vinse la battaglia! Era finalmente guarita!<br />Giacché la paziente era fuori pericolo, il Dott. Kelly chiese all’ufficio amministrativo dell’ospedale che gli inviassero la fattura con il totale delle spese, per apporre la sua approvazione. La controllò e la firmò.  Inoltre scrisse qualcosa sui margini della fattura e la inviò alla stanza della paziente.<br />La fattura arrivò alla stanza della paziente, ma lei aveva paura di aprirla, perché sapeva che avrebbe dovuto lavorare per il resto della sua vita per pagare il conto di un intervento così complicato.<br />Quando la aprì, qualcosa attirò la sua attenzione; sui margini della fattura lesse queste parole.<br /> Pagata completamente anni fa con un bicchiere di latte.<br />Firmato Dottor Howard Kelly<br /><br />I suoi occhi si riempirono di lacrime di gioia, e il suo cuore fu felice, e benedisse il dottore per averle ridato la vita.<br />Non dubitare mai, perché raccogli sempre quello che semini.<br /><br />Pare che esista una legge secondo cui ciascuno riceve quello che ha dato. È una bella legge, se la rispettiamo!<br /><br />]]></content>
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		<title><![CDATA[Le relazioni allungano la vita]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=169"><![CDATA[Dalla rubrica Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi: "La scienza ci ha allungato la vita e ora cerca di riempircela come può. I giapponesi hanno brevettato un orsetto di peluche per anziani soli, con una telecamera nel naso che spia la depressione del padrone e prova ad alleviargliela con gesti programmati per sembrare spontanei. Se il padrone è triste, l'orsetto gli fa ciao con la zampa. Se il padrone piange, l'orsetto gli porge un fazzoletto". <br />Conclude Gramellini: "L'anziano da orsetto è tale proprio perché non ha più voglia di relazionarsi con gli altri. Il mondo di fuori gli interessa poco. E' concentrato sui propri ricordi e sulla propria decadenza fisica di cui tiene una contabilità costante e spietata. Non coniuga i verbi al futuro ed è questa attitudine a renderlo anziano: non l'età, non gli acciacchi, ma il rifiuto di aprirsi al nuovo. <br />L'importante è che la morte mi colga vivo, ebbe a dire quel delizioso umorista di Marcello Marchesi". ]]></content>
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[Buona Pasqua! Ma perchè le uova?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=168"><![CDATA[<br />L'uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c'è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di carta pesta. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un'origine radicata nel lontano passato. <br /><br />Le uova, infatti, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Già al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita. <br />Gli uccelli infatti si preparavano il nido e lo utilizzavano per le uova: a quel punto tutti sapevano che l'inverno ed il freddo erano ormai passati.<br /><br />I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste Primaverili, così come nell'antico Egitto le uova decorate erano scambiate all'equinozio di primavera, data di inizio del "nuovo anno", quando ancora l'anno si basava sulle le stagioni.<br />L'uovo era visto come simbolo di fertilità e quasi magia, a causa dell'allora inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare. <br />Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.<br />Le uova, associate alla primavera per secoli, con l'avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell'uomo stesso, della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell'uovo, oggetto a prima vista inerte, Cristo uscì vivo dalla sua tomba. <br /><br />Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Quelle colorate di rosso scuro sono invece simbolo del sangue del Cristo.<br />L'usanza di donare uova decorate con elementi preziosi va molto indietro nel tempo e già nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra risulta segnata una spesa per 450 uova rivestite d'oro e decorate da donare come regalo di Pasqua. <br />Ma le uova più famose furono indubbiamente quelle di un maestro orafo, Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro, la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. <br />Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d'oro che a sua volta conteneva un piccolo pulcino d'oro ed una miniatura della corona imperiale. <br />Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare tutti gli anni.<br />]]></content>
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		<title><![CDATA[Per tutti i papà (e anche per le mamme)]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=167"><![CDATA[“Immaginate di svegliarvi un giorno in una terra popolata quasi interamente da giganti. Dapprima sareste senza dubbio terrorizzati: tutto quel rumore e la sgradevole sensazione di impotenza che accompagna ogni vostra caduta rimarrebbero con voi per tutta la vita. Dopo un po’ di tempo, tuttavia, molti di quei giganti comincerebbero a sembrarvi buoni e vi rendereste conto che uno di loro, in particolare, dimostra un certo interesse per la vostra sicurezza e il vostro benessere.<br /><br />Immaginate poi che un giorno, apparentemente senza motivo, il gigante di cui avete imparato ad avere una fiducia assoluta cominci a gridarvi contro, a minacciarvi, addirittura a colpirvi. Come potreste mai sentirvi ancora sicuri in una terra popolata da tali esseri? Ci devono ben essere delle leggi in questa terra o delle regole da imparare per poter sopravvivere…<br /><br />Un giorno incontrate altri esseri piccoli come voi: sembrano uguali a voi, e in loro compagnia, vi sentite subito sicuri. Alcuni sostengono di conoscere bene le leggi di quella terra e ve le spiegano. Mettendo insieme le conoscenze che avete acquisito dall’osservazione dei giganti e ascoltando i loro insegnamenti provenienti da quelle voci rimbombanti simili a quelle di un dio, cominciate a capire che cosa dovete fare o non fare per non correre pericoli.<br /><br />Fai quello che ti viene chiesto. E’ più facile andare avanti se obbedisci. Non piangere. Non alzare le mani. Studia. Trovati un lavoro. Fai quello che ti viene chiesto. Sposati. Fai dei figli che ti sostengano nella vecchiaia. Fai quello che ti viene chiesto.<br /><br />La lista si fa più lunga mano a mano che il vostro corpo, un tempo minuscolo, si fa più grande (accresciuto, senza dubbio, dal cibo speciale prodotto nella terra dei giganti) finché, un bel giorno, improvvisamente, vi rendete conto che di giganti non ce ne sono più.<br /><br />Poi, un altro giorno, vi svegliate e vedete un esserino minuscolo che alza lo sguardo verso di voi: si è svegliato anche lui in una terra di giganti. E, poiché lo amate, cominciate a insegnargli tutto quello che avete imparato su come sopravvivere in questa terra.<br /><br />E così, il ciclo continua…”]]></content>
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[Come non essere d'accordo?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=166"><![CDATA[Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all' estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono. Io - insieme a qualche altro milione di italiani - sono l' incarnazione di un' anomalia. Rappresento l' inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato. <br />Michele Serra - Repubblica 7 marzo 2010]]></content>
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		<title><![CDATA[Ma Internet danneggia le relazioni?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=165"><![CDATA[Il mio amico Damiano Gornati, riguardo al post precedente, mi scrive:<br /><br />“Tutto vero e condivisibile, ma sta emergendo un problema da non sottovalutare: una scuola superiore mi ha chiamato a tenere corsi di comunicazione agli studenti dell'ultimo anno, perchè non riescono più a parlare in pubblico e durante le interrogazioni vanno in crisi... Si stanno disabituando alle relazioni umane reali.”<br /><br />“Io parlare in pubblico? Nemmeno se mi ammazzi!!” mi sono sentito dire per tutta la vita. <br />Un modo di dire certamente iperbolico e provocatorio, ma a pensarci bene nemmeno troppo. Secondo recenti statistiche infatti, la paura di parlare in pubblico è una delle primissime fra quelle che affliggono la popolazione mondiale, e precederebbe addirittura la paura di morire. Ne consegue, sempre un po’ provocatoriamente, che, ad un ipotetico funerale, molti preferirebbero trovarsi nella parte del defunto che non in quella dell’amico o del conoscente che legge l’orazione funebre! <br />Tutto sembra partire dall’infanzia, quando ci siamo trovati in una situazione di esposizione ad un pubblico, in cui abbiamo provato un’emozione negativa: potrebbe essere stato quando abbiamo dovuto, recitare la poesia di Natale davanti ai parenti, e magari con i genitori che ci dicevano che non l’avremmo mai detta bene come il cugino Filippo; oppure potrebbe essere stato il momento in cui dei compagni di asilo ci hanno derisi perchè non sapevamo giocare bene o quello in cui ad un’interrogazione abbiamo balbettato e con la coda dell’occhio vedevamo l’immancabile secchione primo della classe che, al primo banco, ci guardava con aria di superiorità. <br />Insomma, il condizionamento può essere avvenuto in mille momenti e in mille modi diversi, quello che conta è superarlo. E si puo’!<br />Una delle più grandi trappole a cui conduce spesso la paura di parlare in pubblico è quella della rinuncia.  Si teme di provare le stesse emozioni che un tempo ci fecero stare così male e allora si evita di esporsi, di dire la propria. <br />Durante un mio corso di public speaking, ricordo un uomo di mezza età che, durante una pausa, si confidò con me.  Esternandomi ammirazione, mi confessò di essere un brillante uomo d’azienda la cui carriera era stata però drasticamente limitata dalla paura di esprimere le proprie idee in pubblico. Aveva tenuto, per anni, una condotta permanentemente rinunciataria ed il risultato era stato che gran parte delle sue potenzialità di crescita e guadagno rimasero inespresse. <br />La rinuncia a volte diventa un’arte, spesso infallibile.<br />Secondo alcune testimonianze esistono persone che, terrorizzate dalla sola idea di parlare in pubblico, sono diventate geniali nell’escogitare le soluzioni più strampalate, ma spesso efficaci, per evitare di rimanere coinvolte in una riunione, convegno o conferenza che sia, per cui dopo anni trascorsi all’interno di aziende od organizzazioni e dopo aver sempre evitato di parlare in pubblico, riescono ancora a mascherare la loro paura. <br />Ma dove può portare questo tipo di atteggiamento? <br />Tutti noi siamo necessariamente sottoposti a situazioni di public speaking, a partire da quando andiamo a scuola e siamo interrogati oppure in mezzo agli amici quando raccontiamo una barzelletta. Nel mondo di oggi, più competitivo, queste capacità sono richieste, oserei dire indispensabili, non solo ad un avvocato o ad uno speaker, ma anche ad un semplice impiegato spesso alle prese con riunioni e corsi di formazione.<br />Le persone che hanno maggiori difficoltà a parlare in pubblico sono ovviamente i  timidi, o quelli che si considerano tali. Tremano, spesso balbettano, sudano, hanno le mani bagnate, la gola secca e parlano con un filo di voce. Spesso arrossiscono o impallidiscono. Pallore e rossore dipendono dal temperamento di ciascuno, ma entrambi sono imbarazzanti quando non si vuole far capire che si è timidi! Non bisogna permettere che la timidezza diventi cronica, perché potrebbe impedire di vivere del tutto la vita. Tanto più che è un ostacolo che si può superare. <br />Fateci caso: quando vi appassionate a un argomento o a un progetto, subito dimenticate di essere timidi, vi infervorate e vi trovate a dire e a fare cose di cui non vi sareste mai creduti capaci. Tra gli artisti e gli uomini politici si contano non pochi timidi che hanno saputo vincere la propria timidezza, che hanno imparato a parlare in pubblico, a reggere lo sguardo degli altri e anche a sbagliare. Spesso la timidezza è segno di perfezionismo: si vorrebbe fare le cose troppo bene e si ha paura di non riuscirci.<br />E allora, ragazzi, un semplice consiglio per incominciare.<br />Prendete lezioni di dizione, fate teatro, yoga, training autogeno. Fate le baby-sitter. Stando con i bambini si impara a parlare con sicurezza e autorevolezza. <br />In famiglia, rispondete al telefono, aprite la porta ai visitatori, rivolgete la parola allo zio burbero di cui avete un po' paura.  In classe, alzate la mano almeno una volta al giorno, rivolgete la parola alla ragazza che vi intimidisce, alla fine della lezione andate a parlare con il professore di una materia che vi appassiona e…state con gli amici!  <br />Amici in carne ed ossa però.<br /><br />Avere quasi solo amici "conosciuti" su internet è gravissimo perché può provocare un senso di vuoto interiore, di tristezza, di svogliatezza, di superficialità, a volte anche nervosismo ingiustificato con le persone "vere" perché ci si disabitua a comunicare verbalmente con persone in carne ed ossa a causa del distacco parziale dalla realtà. Le amicizie di internet sono a "basso costo", basta un click e se vanno. Inoltre non hanno quasi nulla dell'enorme complessità dei rapporti umani.<br /><br />Però, secondo gli scienziati del Pew Internet and American Life Project, internet fa bene all'amicizia.<br />Prendendo in esame circa 3500 persone, hanno dimostrato che il 72% degli intervistati che usa internet, era andato a trovare un parente o un amico il giorno prima di essere intervistato, mentre solo il 61% di chi non lo usa, lo aveva fatto. <br />La chiave di lettura, secondo me, è che grazie a internet ci si può mettere d’accordo per vedersi di persona più frequentemente e facilmente rispetto ai normali mezzi.<br /><br /><br />D’altra parte il cento per cento del mio lavoro deriva da contatti sul web o per e-mail. <br />Dopo il primo contatto, però, mostro la mia faccia e il corso lo vado a fare di persona!<br /><br />Come sempre io non criminalizzerei il mezzo, ma l’uso che se ne fa.]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Ma sappiamo davvero dove stiamo andando?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=164"><![CDATA[“Siamo nell'era dell'homo zappiens”, recitava un articolo apparso qualche tempo fa sul Corriere della Sera. I ragazzi “nati digitali”  sviluppano abilità intellettuali e biologiche diverse da quelle dei propri genitori. Le tecnologie ricablano il cervello umano e disegnano un'altra specie.<br /><br />Il capo di Google, Eric Schmidt, è affascinato dalla brillantezza e dalle capacità dei ragazzi della Web Generation. Tuttavia, lo stesso Schmidt finisce con l'affermare che gli stessi giovani talentati leggono di meno e ciò finirà per incidere sui loro meccanismi di apprendimento.<br /><br />In realtà, neuroscienziati e studiosi della Rete stanno cercando di misurare l'impatto che le  tecnologie digitali hanno sulla mente umana. Il termine zappiens, citato nell'articolo,  allude all'abitudine acquisita di saltare da un argomento all'altro  col telecomando o col click di un mouse. I giovani infatti si destreggiano nell'utilizzare i motori di ricerca e sono abilissimi nell'uso del  copia e incolla, inoltre sono sempre più capaci di agire in multitasking. Queste diverse abilità sono già monitorabili attraverso la risonanza magnetica , che evidenzia lievi modificazioni della corteccia cerebrale nei lobi frontali.<br /><br />Le nuove generazioni condividono, nei social network,  filmati, musica, immagini, le loro foto, ma anche i loro sentimenti e le loro emozioni, e spesso li si accusa di coltivare relazioni alienanti, in quanto virtuali. <br /><br />Una cosa è certa. La scuola è molto distante dal mondo giovanile, continua a usare un approccio alla conoscenza che nulla ha a che fare col cambiamento in atto. Impiega  un metodo analitico e sequenziale, laddove la comunicazione di oggi ricorre sempre di più a schemi e principi diametralmente opposti.<br /><br />Anche il filosofo Umberto Galimberti sostiene  che nessuna riforma sarà in grado di migliorare autenticamente il nostro sistema scolastico, se non si terrà conto della rapida trasformazione che si sta verificando.  Inoltre, il cambiamento, che è comune ad ogni epoca,  ha  finora seguito ritmi più lenti, mentre adesso viaggia a una velocità ben più elevata rispetto a qualche decennio fa. Colpa o merito del progresso tecnologico. <br /><br />La storia umana ha vissuto tre fasi importanti, come illustrato nel bellissimo libro di Raffaele Simone, “La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo”. <br /><br />La prima fase coincise con l'invenzione della scrittura, che permise di dare stabilità alle conoscenze, le quali costituiscono un patrimonio fragile, delicato, sempre esposto al rischio di perdersi.  Venti secoli più tardi, la stampa permise la nascita del libro, un bene a costo relativamente basso e alla portata di tutti e, negli ultimi trent'anni, siamo entrati nella terza fase, dove le cose che sappiamo, dalle più elementari alle più complesse, le dobbiamo principalmente al fatto di averle viste in televisione, al cinema, sul nostro computer. Galimberti la definisce “rivoluzione dell'homo videns”. <br /><br />Oggi, la scuola, che segue schemi e metodi del passato, è sempre meno attrattiva per gli studenti. Non è più il luogo dove si movimenta la conoscenza, ma quello in cui alcune conoscenze si sedimentano e staticizzano. Si rivolge ad una intelligenza di tipo sequenziale, la stessa su cui poggia quasi tutto il patrimonio di conoscenze dell'uomo occidentale. Le nuove generazioni, al contrario, fanno sempre più uso dell'intelligenza simultanea , più consona all'immagine che all'alfabeto.<br />In una intervista a Donatella Palazzoli, responsabile della formazione e del placement all'Accademia di Comunicazione di Milano, si legge che le professioni della comunicazione, tanto ambite oggi fra i giovani, in realtà sono fra le meno conosciute. Non tutti sanno, infatti,  quale impegno richiedano nella pratica, quanti siano gli ostacoli e quante le difficoltà. <br /><br />Del resto, l'Università, in Italia, non prepara al lavoro,  ma fornisce piuttosto un'ampia base culturale. Così, quando un giovane si laurea,  crede di essere pronto per la professione ma, in realtà, non è così. D'altra parte, le aziende e le agenzie di comunicazione, ma non solo, richiedono sempre di più giovani competenti, operativi da subito. Una riflessione che imporrebbe un radicale ripensamento dell'intero sistema educativo nel nostro Paese. <br /><br />William Halal, professore di Management alla George Washington University, nell'intervista intitolata “La conoscenza: risorsa infinita per ricreare il mondo”, già nel 1998, preannunciava un importante cambiamento per i prossimi decenni. La popolazione - diceva - nel 2020, è destinata ad aumentare incredibilmente e, con l'aumento della popolazione, aumenterà anche lo spettro dei problemi con cui ci dovremo confrontare.<br /><br />Molti pensano che il progresso tecnologico finirà per snaturarci, per renderci sempre più simili a robot alienati. Così facendo, prospettano scenari fantascientifici di decadenza della razza umana. Viceversa, ciò che sembra più probabile è un utilizzo sempre più esteso delle tecnologie, allo scopo di  velocizzare ulteriormente le operazioni e le interazioni: un diverso modo di relazionarsi gli uni agli altri, ma non per questo meno efficace, non meno reale. <br /><br />Al di là delle previsioni catastrofiche di chi si ostina a frenare qualunque tipo di cambiamento, Halal prevede un'opportunità, nel futuro, per accedere più facilmente all'informazione e per superare le barriere concettuali che si oppongono allo sviluppo. Ci saranno importanti mutamenti nelle organizzazioni e tali mutamenti richiederanno maggiore impegno, maggiore consapevolezza e un più forte senso di responsabilità. L'umanità dovrà dimostrarsi all'altezza della situazione, dovrà essere capace, cioè,  di raccogliere la sfida e sforzarsi di creare una civiltà planetaria matura, che funzioni. <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Ricomincio da tre]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=163"><![CDATA[<br /><br />Si, proprio come diceva Troisi nel suo film.  Perché mai ricominciare da zero?<br />“Tre cose mi sono riuscite nella vita perché aggio a perdere pure queste?”.<br /><br />Quindi, ricomincio da tre.<br /><br />1. Una riflessione sulla sobrietà. <br />Il termine crisi nella sua etimologia deriva dal greco krisis: scelta, da krinein: distinguere, scegliere. Una situazione di malessere o disagio-si legge sul dizionario- determinata dalla mancata corrispondenza tra valori e modi di vita.<br />Da qui l’interrogativo di fondo sul limite del modello economico costruito negli ultimi decenni e sul tipo di sviluppo che la società globalizzata ha tentato di perseguire.<br />Si diffondono da più parti gli inviti a riscoprire la sobrietà. Ma questo significa predicare bene e razzolare male!<br />Provengo da una cultura profondamente laica, che va da Voltaire  a Ugo La Malfa.  All’inizio del nuovo anno, ho dato  voce, su questo blog, all’aricivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, perché ormai, l’unica a parlare di sobrietà in un momento in cui lo yuppismo e il rampantismo sono tornati a dilagare, è la chiesa.<br />Lungi dall’essere riconducibile ad un banale “spendere meno”, l’autentica sobrietà è uno stile di vita, è una modalità di stare al mondo guardando la realtà nella sua interezza e nella sua complessità con uno sguardo libero da status symbol e attaccamento a beni materiali.<br />Sobrietà è anche sinonimo di un uso consapevole delle risorse e, oserei dire, di consapevolezza nelle relazioni con gli altri. Sapendo che oggi le scelte di pochi hanno conseguenze su tutti e su tutto, nessuno può veramente stare bene, se non stanno bene anche coloro che lo circondano.<br />Sobrietà è il requisito essenziale per una autentica solidarietà vero unico antidoto all’individualismo più suicida. Sobrietà, infine, è la capacità di non essere spaventati dal futuro staccandosi ogni tanto dalle notizie, sempre catastrofiche, dei nostri telegiornali.<br /><br />2. Ho consegnato in questi giorni al mio Editore un nuovo libro “Stai come vuoi. Manuale di equilibrio emotivo”. E’ il mio settimo libro. Quest’ultimo, va a completare una trilogia  iniziata con “Le relazioni virtuose” e proseguita con “Pensieri, parole e stati d’animo”.<br />Non lasciatevi ingannare dal titolo, il libro non propone miracoli. <br />Lo dico a voi amici e ai molti che incontro nelle aule. In questo periodo spesso mi chiedono come fare a risolvere i problemi in modo “facile”, senza fare fatica. <br />“Stai come vuoi” significa che una persona può, con un grande lavoro su se stesso, imparare ad ottenere il proprio equilibrio emotivo.<br />Equilibrio è una parola chiave, viene dal latino libra che significa bilancia. Bilancia con i piatti pari, equa. <br />Questa è la formula. <br />Non è una bacchetta magica, a volte si può impiegare una vita per riuscire a equilibrare i due emisferi cerebrali. E, soprattutto a mantenerli equilibrati  in ogni situazione, non lasciando che l’emotività ci domini, ma rifuggendo il grigiore e la piattezza di una vita razionale e totalmente priva di emozioni.<br />Mi piacerebbe insegnare, soprattutto ai più giovani, a curare il loro aspetto interiore invece che  quello esteriore. E’ bene che capiscano che allenare il proprio cervello è meglio che allenare i propri pettorali.<br /><br />3. Mentre scrivo queste righe il numeratore delle visite del nostro blog ha raggiunto quota 400.000.<br />Forse, per qualcuno di voi, questo numero è insignificante. Ma per me che, non sono Beppe Grillo, non sono conosciuto al grande pubblico e non vado neppure alla televisione…beh, fino a poco tempo fa, pensare di essere letto da un numero così elevato di persone non mi passava neppure per la testa.<br />400.000 persone sono gli abitanti di città come Bologna, Firenze o Bari. <br />Dal cuore mi sgorga un grande GRAZIE. <br />Un grazie a tutti voi che avete visitato il blog, un grazie perché avete dato il mio stesso valore a una parola, a una emozione, a un sorriso.<br />Un grazie a chi è passato di qui, anche per caso, e ha trovato qualche informazione interessante. <br />Un grazie a chi si è fermato a commentare aggiungendo un pezzetto di sé.  I vostri commenti mi fanno sempre un enorme piacere, lasciatene tanti, fa bene a tutti.<br /><br />In occasione dell’uscita del nuovo libro i siti Comuniconline e Relazioni virtuose saranno integralmente rivisitati per facilitare ulteriormente il dialogo fra tutti noi.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[La parola del Cardinale Dionigi Tettamanzi]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=162"><![CDATA[Specialmente nel momento difficile che l’economia mondiale sta attraversando, con la solidarietà<br />non bisogna dimenticare la sobrietà, che costituisce la via maestra alla solidarietà. È infatti l’uso corretto e sapiente dei beni la prima forma che realizza una solidarietà piena e consente il dono a mani libere, senza trattenere nulla se non quanto necessario.<br />In queste ultime settimane sempre più spesso si è insistito da molte parti e con grande enfasi sulla necessità di sostenere il più possibile i consumi.<br />Certo le esigenze della moderna economia vanno in questo senso: se non si produce, se non si vende, se non si consuma, l’economia ristagna.<br />Ma anche qui ritorna il tema della giusta misura: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicità più che ingannevole?<br />Dovremmo forse cominciare a riflettere sulla giusta dimensione della crescita economica, perché non si può far crescere all’infinito la domanda di cose, e uso appositamente il termine «cose». Forse gli economisti potrebbero aiutarci a rispondere alla domanda:<br />quanto è giusto crescere?<br />E, ancora, in quali settori è giusto crescere di più?<br />La medicina, la cultura, la ricerca scientifica, l’ecosostenibilità, l’agroalimentare per dare cibo a tutti…<br />È una domanda che riguarda anche la vita dei Comuni che amministrate.<br /><br />Le opere essenziali in genere non mancano: scuole, strade, fognature, acquedotti, centri<br />sportivi ecc. Manca a volte la cura quotidiana di tutte queste realtà affinché siano effettivamente<br />e utilmente a disposizione della gente.<br />Mancano, molto spesso, o risultano inadeguati i servizi alle persone, soprattutto ai più bisognosi per motivi non solo economici. Diventa quindi necessario interrogarci:<br />in quale direzione crescere?<br />Che cosa è davvero necessario?<br />Che cosa è davvero urgente e prioritario e cosa non lo è, rispetto al bene della gente che abita il territorio da noi amministrato?<br />Dove investire le risorse che ci sono, anche se rischiano di essere sempre insufficienti?<br />Tocca a voi cercare e trovare la risposta appropriata. È comunque importante, prioritario tenere viva la domanda.<br />Più che preoccuparci genericamente della crescita, urge chiederci perché e come crescere. È in gioco il nostro modello di sviluppo, la sua dimensione veramente e pienamente umana, il suo orizzonte sociale. È giusto crescere, dunque,ma quale è la giusta misura?<br />Forse nessuno ci sta seriamente pensando, perché ci lasciamo travolgere dal meccanismo irrefrenabile del mercato. Un’economia seria non può non porsi la domanda e cercare la risposta;<br />così come una politica seria. Parlando dell’attuale crisi economica globale, come un «banco di prova» e «quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro», papa Benedetto XVI ha posto e motivato un interrogativo che chiede una riflessione<br />accurata e una disponibilità alla «conversione»:<br />Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante?<br />Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni<br />parte del mondo. Sempre in rapporto a questa crisi, da leggersi in profondità «come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause», il Papa afferma: «Non basta – come direbbe Gesù – porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio (cfr.Mc2,21)» (Angelus, 1 gennaio 2009).<br />Per esemplificare ci poniamo qualche domanda. Possiamo sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze del pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei Paesi ricchi, dell’ambiente, del risparmio delle risorse naturali? Questo non significa fermare il progresso economico, ma «ri-orientarlo», significa chiedersi dove stiamo andando e correggere la rotta per raggiungere approdi migliori. Porsi la domanda sul modello di sviluppo e sul tasso di crescita, sulla distribuzione delle risorse ha realmente a che vedere con il progresso e con il benessere di tutti. Non è l’atteggiamento di chi vuol tornare indietro, ma di chi vuole proseguire con assennatezza.<br />Eppure si tratta di domande che spesso infastidiscono, forse semplicemente perché toccano il cuore della questione. Ancora per esemplificare: perché tacitamente accettiamo che intere aree del pianeta siano tagliate fuori dal progresso, anche minimo?<br /><br />Dal discorso, «La sobrietà dimenticata», del Cardinale Dionigi Tettamanzi]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[E per le feste…un omaggio all'indimenticabile Jim Rohn]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=161"><![CDATA["Devi assumerti la responsabilità personale. Non puoi cambiare le circostanze, le stagioni, o il vento. Ma puoi cambiare te stesso. E qualche cosa alla quale tu dai la carica. Non puoi dare la carica alle costellazioni, ma puoi dare la carica a te stesso leggendo, sviluppando nuove abilità, e imparando cose nuove."<br /><br />"La felicità è un modo di interpretare il mondo e i suoi eventi. La felicità è condurre un'esistenza dai valori equilibrati. E' il saper essere contenti dei propri compiti quotidiani. La felicità è un'esistenza vissuta bene e colma di persone di un certo spessore. La felicità è l'attività che ha uno scopo. E' amore messo in pratica e può essere provata solo nel momento presente."<br />"La felicità non è qualcosa che rimandi al futuro; è qualcosa che progetti per il presente." <br /><br />"L'Ignoranza non è una benedizione. Ignoranza e' poverta'. Ignoranza è devastazione. Ignoranza è tragedia. L'Ignoranza è malattia. Tutto ha origine dall'Ignoranza."<br />"Possiamo avere di più di quello che abbiamo perchè possiamo diventare di più di quello che siamo."<br /><br />"Uno stipendio non è paragonabile ai guadagni che possono derivare da un'attività indipendente: con uno stipendio ti guadagni da vivere, ma con un'attività indipendente puoi guadagnare una fortuna. L'educazione formale ti permetterà di guadagnarti da vivere; l'apprendimento come autodidatta ti farà guadagnare una fortuna."<br /><br />"Se volete che la vostra vita cambi prima dovete cambiare voi, altrimenti non cambierà mai molto."<br />"Se non progetti un tuo proprio piano per la tua vita è probabile che cadrai dentro il piano di qualcun altro. E indovina cosa hanno pianificato per te? Non molto."<br /><br />"Il motivo principale per prefissarsi un obiettivo consiste in ciò che ti fa capire di te per raggiungerlo. Ciò che capisci di te sarà sempre il più grande valore che puoi ottenere."<br /><br />"L'unica cosa ancora peggiore di non aver letto un libro negli ultimi 90 giorni è non aver letto un libro negli ultimi 90 giorni e pensare che non importa."<br />"Se leggete un libro al mese sul vostro campo di attività, in 10 anni avrete letto 120 libri. In questo modo entrerete a far parte di quell’un per cento alla guida del vostro settore. Tutti i libri che non avete letto non vi aiuteranno!"<br />"Salta un pasto se devi, ma non perdere un buon libro."<br />"Le persone di successo lasciano la scia."<br /><br />"La motivazione da sola non basta. Se hai un idiota e lo motivi, ora hai un idiota motivato."<br />"La migliore motivazione è l’automotivazione. Uno potrebbe dire: "Vorrei che qualcuno venisse e mi entusiasmasse." Ma che farai se non appare nessuno? Devi avere un piano migliore per la tua vita."<br /><br />"Il tempo vale più del denaro. Tu puoi guadagnare più denaro, ma non puoi assolutamente avere più tempo."<br /><br />"Per risolvere qualunque problema ecco tre domande che devi porti:<br />Primo, che cosa potrei fare? Secondo, che cosa potrei leggere?<br />E terzo, a chi potrei chiedere?"<br /><br />"Il carattere non è qualcosa con cui sei nato e che non può cambiare, come le tue impronte digitali. E' qualcosa con cui non sei nato e devi assumerti la responsabilità per il suo sviluppo."<br />"Non desiderare che le cose siano più facili: desidera piuttosto di diventare una persona migliore."<br />"E' la posizione delle vele, non la direzione del vento che determina quale strada prenderemo."<br />"Dedicati così tanto al miglioramento di te stesso da non avere il tempo di criticare gli altri."<br />"Il successo non è nè magico nè misterioso. Il successo non è altro che la naturale conseguenza dell'applicazione coerente delle basi del successo all'esistenza."<br />"I muri che costruiamo intorno a noi per tenere fuori la tristezza tengono fuori anche la gioia."<br /><br />"Non puoi cambiare la tua destinazione da un giorno all'altro, ma puoi cambiare la tua direzione da un giorno all'altro."<br />"Lascia che gli altri conducano piccole vite, ma non tu. Lascia che gli altri litighino per piccole cose, ma non tu. Lascia che gli altri piangano a causa di piccole ferite, ma non tu. Lascia che gli altri abbandonino il loro futuro nelle mani di qualcun altro, ma non tu." <br />Jim Rohn ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Le cose che ho imparato nella vita]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=160"><![CDATA[<br />Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:<br />Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.<br />Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.<br />Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.<br />Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.<br />Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.<br />Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.<br />Che la pazienza richiede molta pratica.<br />Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.<br />Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.<br />Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.<br />Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.<br />Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.<br />Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.<br />Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.<br />Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.<br />La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.<br />E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.<br />Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.<br />Non cercare le apparenze, possono ingannare.<br />Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.<br />Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.<br />Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.<br />Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!<br />Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.<br />Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.<br />Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.<br />Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.<br /> Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.<br />Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.<br />Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.<br />Paulo Coelho]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Parole su cui si fonda l' identità]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=159"><![CDATA[Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all' estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c' incontriamo, possiamo essere, l' uno con l' altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. (...) Una di quelle frasi o parole, ci farebbe riconoscere l' uno con l' altro, noi fratelli, nel buio d' una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici degli egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza di un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo. <br />(Da «Lessico famigliare», di Natalia Ginzburg, Einaudi)<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Diventare carismatici? Con la PNL si può]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=158"><![CDATA[Possiamo diventare più carismatici semplicemente leggendo un libro?<br />All'inizio ero un pò scettico, e mi sono dovuto - piacevolmente - ricredere!<br />Sto parlando del libro "PNL per il carisma" di Owen Fitzpatrick <br />E' un manuale che si legge in un lampo ed è ricco di esercitazioni e di indicazioni pratiche!<br /><br />Il carisma è una qualità indipente dal quoziente d'intelligenza, dal corredo genetico e dalla posizione sociale; il carisma è una qualità che si può imparare e sviluppare.<br /><br />Nel primo capitolo viene analizzata la natura del carisma. Fitzpatrick analizza i 7 tipi di carisma, tra i quali c'è il carisma personale, ovvero il tipo di carisma analizzato nel corso del libro.<br /><br />Nel secondo capitolo viene affrontato l'atteggiamento carismatico, con il corredo di convinzioni che ci permettono di liberare il nostro carisma. E non solo: anche i "nemici" del carisma vengono analizzati in maniera brillante ed esauriente. Successivamente l'autore si occupa degli stati carismatici, ovvero questi stati emotivi, mentali e fisici che ci permettono di agire e di comunicare in modo carismatico.<br /><br />Nel terzo capitolo si compie un passaggio verso l'esterno: si parla di comportamenti carismatici, che corrispondono al modo in cui ci presentiamo agli altri a livello comunicativo e di immagine.<br />L'autore ci insegna a rendere più carismatici la nostra immagine, il nostro tono di voce, il nostro linguaggio, ci insegna un sacco di dritte per migliorare la nostra reputazione, per instaurare il "rapport" con le persone, ci insegna a raccontare (abilità importantissima), a fare humour, a persuadere nella maniera più efficace possibile.<br /><br />Il quarto capitolo verte sulle applicazioni del carisma personale:<br />- l'arte di parlare in pubblico e insegnare;<br />- l'arte della leadership;<br />- l'arte di sostenere colloqui di lavoro;<br />- l'arte di flirtare;<br />- l'arte della vendita;<br />- l'arte della comunicazione aziendale;<br />- l'arte di socializzare.<br /><br />Per tutte le voci l'autore ci spiega quali sono gli stati, le convinzioni e le abilità più utili, efficaci e potenzianti.<br /><br />Nell'ultimo capitolo viene affrontato il "lato oscuro":<br />"Il carisma porta con sé una grande responsabilità. E' importante sapere come nascondere il carisma, così da poterlo mettere da parte quando non serve. E' inoltre essenziale comprendere come affrontare i giochi psicologici e come ricevere critiche e feedback in modo più efficace".<br /><br />L’idea di base è che il carisma è una caratteristica a volte non evidente, che esiste in ciascuno di noi e che aspetta solo di essere identificata, portata in superficie e sviluppata.<br /><br />Owen Fitzpatrick è stato il più giovane NLP Master Trainer al mondo: ha ottenuto la certificazione quando aveva 23 anni, ricevendo anche un riconoscimento per il suo contributo agli studi sulla Programmazione Neuro-Linguistica.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Giornata mondiale della gentilezza]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=157"><![CDATA[Il tasso di gentilezza di un popolo si misura al volante. Considerato che negli ultimi 12 mesi 28 milioni di italiani hanno litigato ferocemente su questioni di trafficologia varia, il nostro sarebbe intorno all'11%. Pochino. Se poi andiamo allo stadio scende al 7, per non parlare dei talk show. E il grido di dolore attraversa i blog: «Dov'è finita la gentilezza?». Se non morta, moribonda, ko. <br /><br />Si lamenta Caudio Risè, che insegna Psicologia dell'educazione a Milano: «Migliaia di durezze, di sguardi taglienti e di commenti secchi hanno preso il posto dei sorrisi, delle battute cordiali, delle occhiate sorridenti». Si lamenta Beppe Severgnini su «Italians»: «La gentilezza, fino a qualche tempo fa, era il nostro marchio di fabbrica, e attirava più turisti di Venezia e del Colosseo. Non so cosa ci stia succedendo». Si lamentano in tanti, come Francesca Visentin, che ha depositato in Rete il suo diario di ordinarie scortesie ricevute. «In coda al semaforo ci metto tre secondi in più a ripartire e il gentiluomo dietro è già pronto a strombazzare il clacson come un ossesso». «Sto entrando a parcheggiare dopo averne diligentemente segnalato l'intenzione, mettendo la freccia, e dal lato opposto s'inserisce sgommando un Suv. Il gentiluomo alla guida, avvertito che c'ero prima io, se ne va bestemmiando». L'elenco è ancora lungo e c'è da complimentarsi per i nervi saldi della signora.<br /><br />Ma tutto questo potrebbe cambiare. Merito di una pacifica crociata contro l'esercito degli Arrabbiati Cronici. Oggi, 13 novembre, Giornata Mondiale della Gentilezza, tutti sono invitati (gentilmente), a comportarsi meglio. Un libro guida? «Elogio della gentilezza», di Adam Phillips e Barbara Taylor. Un esercizio? Su www.helpothers.org è possibile esibirsi in atti anonimi di gentilezza e firmarli con una speciale cartolina scaricata dal sito. Chi la trova sarà incoraggiato a ricambiare. La gentilezza - dicono gli psicologi - è più contagiosa dell'influenza. Basta cominciare. C'è chi l'ha fatto, uscendo dalla logica «gentile=perdente», «aggressivo=vincente», che è alla base di moltissima infelicità e sciagurato marketing.<br /><br />Il «World Kindness Movement» (Movimento Mondiale per la Gentilezza), nato a Tokyo nel 1988, esportato in America con successo, dove ha sviluppato un'imponente manualistica, raggruppa oggi 18 nazioni e in Italia, (unico avamposto europeo, a parte la Scozia) ha sede dal 2000 a Parma, dove l'Automobil Club espone il Manifesto della Gentilezza e suggerisce ai soci di praticarla. Il sito www.gentilezza.it (posta: info@gentilezza.it) invita a segnalare gli atti meritori e a diffondere il Verbo. Il presidente del Movimento, Giorgio Aiassa, sostiene simpatiche iniziative a scuola e in città. Per esempio, Anna Maria Ferrari, una delle menti dell'associazione, ha avviato con gli studenti di Parma il progetto «Diario della gentilezza», che si concluderà a maggio del 2010. Con un meccanismo molto simile a quello del Grande Fratello: ci saranno nomination, eliminazioni e un vincitore, ovviamente gentilissimo. <br /><br />Non mancano esempi autorevoli, dal Dalai Lama, Nobel per la pace nel 1989, che invita a una «politica di gentilezza» (e sarebbe ora), a Renato Brunetta. Il ministro per la Pubblica Amministrazione ha appena annunciato: «Normerò l'obbligo della gentilezza e della cortesia nei confronti dei cittadini». E già il sindacalista Carlo Podda ribatte: «Chissà se con l'occasione il ministro riuscirà a “normare” la sua, di gentilezza...». Per fortuna c'è il cantautore-mito Claudio Baglioni. Sostiene che «la gentilezza è rivoluzionaria» e, da un link all'altro, questa è diventata una delle frasi-manifesto del Movimento. Rivoluzionaria e contagiosa. L'invito dilaga, ma quanti lo seguiranno? Serve aiuto? Su www.esseregentili.it (contatti: info@esseregentili.it) trovate stimoli culturali, citazioni di Madre Teresa, Siddharta, Lao Tze, su Girlpower un piccolo manuale di carinerie quotidiane: «In ascensore, non restate in silenzio; se arriva un nuovo vicino di casa, dategli il benvenuto; se fate lavori in casa mettere un cartello in cui vi scusate per i disagi; in treno, aiutate chi ha troppi bagagli da scaricare». <br /><br />E via di seguito, per arrivare a 13 semplici idee, perfette dal 13 in poi. La gentilezza, oltretutto, fa bene alla salute. Collegatevi con www.actsofkindness.org, leggete i risultati delle ricerche e sorridete. «Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato» (l'ha detto Esopo). Pensateci, in mezzo al traffico.<br /><br />la stampa.it]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[10 cose che i social media non possono fare]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=156"><![CDATA[Sul blog di B.L Ochman, affermata consulente newyorkese di internet marketing, ho trovato un fantastico decalogo, mirato a sfatare alcune ingenuità che affliggono il chiacchiericcio mediatico (e aziendale e politico) sui social media.<br />Traduco liberamente (e riassumo) le «10 things social media can’t do» secondo B.L Ochman:<br />1. Sostituire una strategia di marketing. Una campagna su Twitter o un profilo Facebook per annunciare le migliori offerte settimanali della tua azienda non sono una strategia di marketing. <br />2. Avere successo se dietro non ci sono manager capaci di entrare in relazione col cliente. I social media richiedono disponibilità ad ascoltare i clienti, a entrare in relazione personale con loro, a fare cambiamenti in base al feedback che forniscono.<br />3. Essere visti come un progetto a breve termine. I social media comportano un impegno di innovazione e sperimentazione a lungo termine.<br />4. Produrre in fretta risultati significativi e misurabili. Come le PR, il marketing basato sui social media spesso produce i risultati migliori dal secondo e terzo anno in poi, non prima.<br />5. Essere «fatti in casa». Una campagna di social media va integrata in un piano di marketing più ampio e complesso, che include la pubblicità, internet e le PR. Oggi i migliori esperti di social media hanno almeno 10 anni di esperienza fra forum, blog, e altri ambienti di interazione e produzione di user generated content sul web. <br />6. Rinfrescare velocemente l’immagine o riparare la reputazione danneggiata di un’azienda. I social media producono risultati veloci solo nel caso di aziende che sono già note e solide fuori da Internet.<br />7. Essere realizzati senza un budget realistico. Costruire un sito che comprenda interattività, user generated content e magari e-commerce, costa denaro, tempo e risorse, anche se si usano strumenti in parte gratuiti (come WordPress), che vanno comunque integrati in un sito complesso e nelle altre attività di marketing dell’azienda.<br />8. Garantire automaticamente vendite o influenza. Dopo aver costruito un ambiente di social networking, bisogna sapere come attirare visite e attenzione su quell’ambiente.<br />9. Essere realizzati da «ragazzini» che conoscono i social media in quanto «nativi digitali». Le aziende che cercano di costruire social media senza consulenti esperti sprecano tempo, denaro e reputazione.<br />10. Sostituire le PR. Per quanto siano meravigliosi il tuo blog o la tua strategia su Twitter, avrai comunque bisogno di farti conoscere. O finirai come un albero che cade nella foresta e nessuno lo sente<br />Origine: giovannacosenza.wordpress.com]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio maffei</name>
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		</author>
		<title><![CDATA[Patch Adams]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=155"><![CDATA[C’era una volta un malato di mente. Si chiamava Hunter. Già suicida mancato, si era volontariamente fatto ammettere in un istituto di cure psichiatriche, sperando di guarire dalle sue psicopatologie. Nell’istituto trovò molti malati, e alcuni dottori.<br />Dopo poco tempo capì che dai primi poteva imparare qualcosa, dai secondi no. L’illuminazione gli fu data da un suo compagno degente, che i dottori ritenevano gravemente malato. Questi era un vecchio imprenditore, che aveva fondato una delle imprese più innovative del Paese.<br />Dopo trent’anni di successi, pareva però che avesse perso il lume della ragione e fu quindi rinchiuso nell’istituto di cura. Qui, il vecchio imprenditore passava il tempo a scrivere formule per i nuovi prodotto e a chiedere a chiunque gli passasse accanto : "Quante dita vedi?", mostrando la mano aperta con quattro dita. Invariabilmente, tutti gli rispondevano :"Quattro". E, invariabilmente il vecchio imprenditore rispondeva : "Sei un altro fesso che non sa vedere nulla".<br />Un giorno Hunter gli chiese perchè riteneva fessi tutti quelli che, come lui d’altronde, rispondevano che vedevano quattro dita. Il vecchio imprenditore si fermò, fece vedere la mano aperta, sempre con le quattro dita alzate, e disse ad Hunter : "Guarda bene, fino in fondo, e cerca di vedere oltre quello che di sta di fronte al naso. Cosa vedi?". Hunter fissò per qualche minuto la mano. Dapprima vedeva solo quattro dita. Poi, continuando a fissarla, l’immagine delle dita si dilatò, fino ad apparire sdoppiata. Le dita che vedeva, per l’effetto visivo, divennero otto, non più quattro. "Beh, ora che le sto guardando a fondo, mi dà l’effetto di vedere otto dita". "Bravo, rispose il vecchio imprenditore, ora hai capito. A prima vista tutto è uguale, ma se guardi più a fondo, riesci a vedere quello che gli altri non vedono. E adesso dimmi:chi è il matto?".<br />C’è chi, guardando un punto distante, dove magari c’è un albero, vi descriverà esattamente ciò che vede: "l’albero". C’è chi invece vi risponderà in un altro modo : "Vedo un albero in un prato verde. Un posto fantastico per costruirci una bella casa". Così vede l’imprenditore. Così vedeva il vecchio "malato di mente". E così cominciò a vedere il signor Hunter. Che da quel momento comprese l’importanza del "guardare oltre le apparenze". Iniziò a guardare in modo diverso i medici dell’istituto. Che raccoglievano dati sui pazienti, completavano formulari su formulari, scrivevano diagnosi tecniche.<br />Ma non riuscivano ad arrivare alle radici del problema. Nè a guarire nessuno. Hunter ci provò. Iniziò a guardare le cose dal punto di vista dei suoi colleghi pazienti, e scoprì che avvicinandosi a loro riusciva, se non a guarirli, perlomeno ad aiutarli. Si appassionò a tal punto che scoprì persino di essere guarito. Preoccuparsi degli altri lo aveva infatti portato a ignorare i suoi problemi, fino al punto da considerarli in maniera completamente diversa. Le ragioni che lo avevano portato al tentativo di suicidio gli apparivano ora del tutto futili, e recuperò non solo la voglia di vivere, ma anche quella di aiutare gli altri. Si fece dimettere dall’istituto, raccogliendo il parere negativo dei medici : "Lei è ancora malato!". A loro rispose: "Scrivetelo ben chiaro e rileggetelo fra un po’ di tempo".<br />Decise di iscriversi, ormai quasi quarantenne, all’università. Facoltà di medicina. Gli studenti ventenni lo guardavano con una certa diffidenza ma lui non se ne curò più di tanto. Si preoccupò, invece, di sovvertire alcune regole dell’università. Prima fra tutte, quella che impediva di vedere malati prima del terzo anno di studi. Inizio a infiltrarsi nell’ospedale vicino all’università, e a conoscerne i pazienti. Alcuni di questi, gravi, vivevano con ansia la loro malattia, non trovando mai spunti nè per rallegrarsi, nè per sopportare gli effetti negativi delle cure.<br />Hunter cominciò, prima con dei bambini e poi con gli stessi adulti, una terapia che egli definì "della risata". Cercava di far dimenticare al paziente, almeno in parte, la sua malattia, aiutandolo a trovare nella giornata momenti di allegria o conforto. "I pazienti sono degli esseri umani, non dei "casi clinici" da diagnosticare con freddezza. Chi non capisce questo, non sa che cosa significhi essere un medico. Non bisogna solo diagnosticare o prescrivere, ma anche aiutare il prossimo. Trattandolo prima di tutto come essere umano", sosteneva.<br />Hunter cominciò a contestare l’intero sistema di cure vigente nell’ospedale. Contestò anche l’incredibile burocrazia che impediva, spesso, di curare per tempo i bisognosi. Iniziò a giocare, di nascosto, con i pazienti. A conoscerne i desideri, a stimolarne l’allegria. Persino con i malati terminali riuscì a ottenere risultati sorprendenti, aiutandoli a vivere al meglio le ultime settimane di vita. I direttori dell’ospedale e dell’università gli si scagliarono contro : "Lei insulta l’Ordine medico. Lei è un buffone, un clown, un pazzo. Lei contravviene a regole che sono state scritte e osservate per cent’anni". Hunter rispose : "No, signori. Io curo i pazienti come se fossero esseri umani".<br />Iniziò a sognare di fare qualcosa di più. Condivise il suo sogno con altri, e alla fine trovò i finanziatori. Costruì il Gesundheit Institute, nel North Carolina, una clinica specializzata nella cura emotiva e psicologica del paziente. Nella clinica si prescriveva "Humour". Hunter e i suoi colleghi medici si travestivano da gorilla, o da clown, per creare un ambiente migliore. Non c’erano pratiche burocratiche da espletare, e si entrava finchè c’era posto.<br />L’ingresso era gratuito per tutti, finanziato dal crescente numero di mecenati che, dopo aver visto Hunter all’opera, decisero di contribuire al suo sogno. Nei decenni che seguirono, Hunter Patch Adams, questo il suo nome per intero, curò migliaia e migliaia di malati. La sua opera fu raccontata in un libro, e oggi viene descritta anche in un film, magistralmente interpretato da Robin Williams, intitolato "Patch Adams". Il nome del medico che dimostrò, una volta ancora, che il mondo riuscirà sempre a migliorare fino a che ci sarà qualcuno pronto a farsi flagellare pur di sostenere ciò in cui crede.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Il futuro che ci aspetta]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=154"><![CDATA[<br /><br />Sto spesso pensando a che futuro ci aspetta.<br />Più spesso penso a che futuro spetterà ai nostri figli.<br />Inutile dire che esco spesso da questi momenti di riflessione con le idee confuse.<br />A volte depresso.<br />A volte felice.<br />Oggi è domenica e ho qualche ora libera.<br />Mi sono riproposto di fare un minimo di chiarezza.<br />Per quanto difficile e inutile possa sembrarmi.<br />Eccone il frutto.<br />Il futuro, almeno per noi occidentali, sarà o è già diverso da tutto ciò che già conosciamo.<br />Tutto quello che è successo e che sta succedendo indica che il mondo per come lo conosciamo noi, ha messo la freccia e sta svoltando.<br />Tanto per essere chiari partiamo da alcune premesse poco discutibili:<br />            La crisi finanziaria, lontana dall’avere esaurito i suoi effetti;<br />            I cambi climatici, che oltre ad essere causati da comportamenti umani, sono legati a non-influenzabili nuovi comportamenti solari già evidenziati e comprovati dagli scienziati,<br />            I legami delle catene produttive che si sono allungate e che toccano paesi con differenti tradizioni, religioni, istituzioni,in un domino sempre più impossibile da prevedere nei suoi comportamenti.<br />            Il picco del petrolio che delimita comunque un passaggio da un era privilegiata ad un’era che non è stata ancora inventata;<br />            La strutturalità delle questioni sul tappeto,legate più ad un fondamento quasi filosofico del modo di vivere, come ad esempio il consumo acritico e la convinzione inossidabile che avere di più equivale ad essere più felici.<br />            Le dimensioni delle nuove questioni mondiali enormi, che travalicano i confini nazionali e che rendono i singoli governi statali troppo piccoli anche per solo pensare di mitigare gli effetti delle nuove emergenze finanziarie, belliche, climatiche, civili;<br />            La reale complessità delle nuove questioni che ancora non ha generato un sistema previsionale attendibile.<br />Per ultima, la convinzione molto umana e direi quasi hollywodiana che se un sistema ha funzionato per un centinaio di anni possa funzionare sempre e che per definizione esistano dei medici che possano fare resuscitare un agonizzante. Un po’ come le storie d’amore con un immancabile lieto fine.<br /> <br />Ci sono poi le cattive abitudini che rendono mondo futuro insidioso anziché promettente:<br />1.	Uno sfrenato individualismo; <br />2.	La scarsa e poco diffusa volontà di prendersi responsabilità personali sia che siano materiali, culturali o spirituali; <br />3.	I governi che rispecchiano queste peculiarità dei singoli; <br />4.	La lentezza con cui vengono apportati cambiamenti istituzionali e la scarsa propensione a valutare il medio lungo periodo; <br />5.	La pigrizia mentale, sostanziale generatrice del punto precedente. <br /> <br />Le possibili azioni per prepararsi al nuovo :<br /> <br />E’ implicito assumere che per uscire (od entrare) in questa nuova era, sia necessario l’uso di una capacità tipica di tutti i grandi uomini e donne che hanno migliorato loro stessi ed il mondo: “ una visione lunga e larga”:<br />Immaginate che il lavoro, la famiglia, lo Stato, la Religione, la Scuola, i trasporti, la catena alimentare non funzionino più come sapevamo. In casi del genere come faremmo a provvedere a noi ed ai nostri cari?<br />Scoprirete presto che la parola più utile è “COOPERAZIONE”<br />Non so dirvi in che modo, ma so dirvi che il futuro passa attraverso questo.<br />Il contemperamento delle necessità individuali e l’accettazione di un personale passo indietro per poterne fare dieci collettivi in avanti.<br />Scoprirete presto anche che questo è abbastanza utopistico sul breve.<br />Troppo poca la pressione che i problemi elencati stanno facendo su tutti noi.<br />Stiamo ancora troppo bene per prendere in considerazione un ridimensionamento dell’ego.<br />Una speranza è quella di identificare e poi mettere ai posti di comando quelle figure che storicamente riescono a fare incontrare gli opposti.<br />Quei leader animati da sogni proiettati oltre la loro esistenza terrena, che chiamano all’azione gli uomini prima che le categorie, le razze, i sessi, i gusti, le classi e le nazionalità in cui ci siamo divisi.<br />Per permettere ciò è quindi necessario uno sforzo dal basso.<br />Di scelta sicuro, ma anche di comportamento.<br />1.	Flessibilità. <br />2.	Permeabilità. <br />3.	Curiosità. <br />4.	Laboriosità. <br />5.	Ottimismo. <br />Ecco mi preparerei così al nuovo che si affaccia.<br />Spingendo più là i limiti che ho in queste abilità<br />Provando e riprovando e mettendomi alla prova ovunque e comunque.<br />Spingerei mio figlio, per quanto possibile, a sviluppare queste capacità.<br />Serviranno più a lui che a me.<br />Non sono garanzie, sono solo il biglietto di entrata al teatro del futuro.<br />Esserne attori, comprimari spettatori o venditori di popcorn sarà un effetto della costanza e della reale preparazione tecnica che saremo capaci di dimostrare da ora in poi.<br />da www.sebastianozanolli.com]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Pregi e difetti di un relatore con le slide]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=153"><![CDATA[Spesso utilizzato in modo banale e controproducente, ma potenzialmente sublime: PowerPoint continua a dividere il mondo dei convegni e della formazione<br />Nel 2003 Paolo Attivissimo ha pubblicato «È ufficiale: la powerpointosi esiste» dove in modo spiritoso denuncia i cattivi usi delle presentazioni con slide. È tornato sull’argomento Andrea Bagatta nel 2008 con «Contrordine, PowerPoint non è il male» con una breve rassegna degli argomenti dei detrattori, e qualche commento intelligente di lettori qualificati. Nella mia lunga carriera di formatore ho messo insieme una notevole raccolta di lucidi per lavagna luminosa, che man mano ho trasferito su PowerPoint, poiché l’abbinamento computer/videoproiettore è diventato da anni la soluzione migliore per fornire supporto visivo a presentazioni, lezioni, dimostrazioni, riunioni.<br />Se prima dovevo portare un pacco di lucidi, poi il mio notebook, ora metto in tasca un hard disk da 80 GB dove ho stivato tutto il mio materiale, e che col suo collegamento Usb mi permette di usare qualsiasi computer dovunque vada. Il mio debito di gratitudine per questa elegante soluzione mi impone di intervenire a difesa del povero PowerPoint e dei suoi simili.<br />DA ALTAMIRA IN POI<br />Il programma di presentazione PowerPoint fa parte del pacchetto Microsoft Office, e quindi è il più generalmente usato. Tuttavia funziona benissimo anche il programma di presentazione di OpenOffice, o Flash, che meglio di Power Point si presta a gestire animazioni e multimedialità. Con questi programmi si possono fare molte cose, da audiovisivi per mostre a filmati in animazione per formazione e per svago, anche se la stragrande maggioranza delle persone li usa solo come sequenze di slide a supporto di presentazioni. I produttori forniscono interfacce standardizzate (modelli, layout, combinazioni di caratteri e di colori) per far sì che chiunque, anche senza conoscenze grafiche e di comunicazione visiva, possa mettere insieme una presentazione decente.<br />La necessità di combinare ciò che si dice con qualcosa da mostrare risale agli albori della civiltà. Gli animali dipinti nelle grotte di Altamira più di 15.000 anni fa probabilmente servivano allo sciamano o all’anziano per parlare di rituali e tecniche di caccia. Nelle aule scolastiche c’è ancora la lavagna con i gessetti. Nelle presentazioni business e nella formazione si usava la lavagna luminosa, ormai sostituita ovunque con il videoproiettore. Ognuno di questi strumenti ha i suoi pro e i suoi contro. Il difetto della lavagna con i gessetti, o dell’attuale tabellone con i pennarelli, è che quando si scrive si voltano le spalle al pubblico, e quindi se ne perde il contatto emotivo, anche se per pochi momenti. La lavagna luminosa  lascia l’oratore di fronte al pubblico, ma ha bisogno di semioscurità, che facilita appisolamenti e distrazioni.<br />IL PROBLEMA, LA SOLUZIONE<br />Come dice Paul Watzlawick, è la soluzione che crea il problema. Questo è vero anche per PowerPoint, che risolve il problema di preparare una buona presentazione in poco tempo e senza tante conoscenze tecniche o artistiche, ma proprio per la sua facilità di uso genera routine, mediocrità, uniformità di presentazioni. Inoltre, quando ho preparato una sequenza di slide, tendo a seguire solo quella, e quindi a svolgere la presentazione in modo rigido, secondo una linea predisposta. In tal senso la presentazione con PowerPoint non è strategica, non costruisce la conoscenza insieme con i partecipanti, con le loro conoscenze e i loro contributi, ma finisce con l’essere una monotona somministrazione di nozioni preconfezionate.<br />Molto spesso la sequenza di slide non viene usata per facilitare la comprensione degli ascoltatori, ma come promemoria per l’oratore, il quale si limita a leggere e commentare brevemente le slide l’una dopo l’altra. Ciò porta a fare slide troppo piene di testo o di dati, spesso illeggibili per il pubblico, utili solo all’oratore che così ricorda ciò che deve dire, ma al tempo stesso lo rende poco interessante. Ho visto oratori che si limitano a leggere le slide, dimenticando che un pubblico alfabetizzato se le legge da solo. All’altro estremo ci sono oratori che lasciano su una slide e parlano d’altro. Spesso compaiono frasi scritte in forma discorsiva, con blocchi di testo che scoraggiano la lettura rapida, al posto di brevi elenchi, parole chiave, frasi ad effetto.<br />Tom Peters ama sparare sul pubblico slide con una sola parola o una sola frase, a creare dubbio, sorpresa, curiosità, emozioni, anche perché spesso le sue frasi lapidarie finiscono con un punto interrogativo o esclamativo. Mischia criteri diversi per sorprendere e spiazzare continuamente l’ascoltatore, passando da slide con una sola parola a slide con interi periodi pressoché illeggibili, a slide quasi vuote. Quindi non è noioso il povero Power Point, ma la monotonia e la ripetitività di chi lo usa. Se seguo pedissequamente i modelli proposti, e faccio slide tutte uguali, con un titolo e tre o quattro frasi, la monotonia è garantita. Se invece alterno slide di testo a immagini, piccole animazioni, domande, forti segni grafici e simbolici, conduco lungo la mia presentazione la tensione emotiva dell’ascoltatore.<br />COMBINARE SUPPORTI DIVERSI<br />Una buona idea è combinare supporti diversi. Possiamo partire con una presentazione PowerPoint, poi gestire un momento di interattività con la sala usando la lavagna a fogli mobili.  Possiamo usare il nostro corpo, muovendoci, facendo smorfie, coinvolgendo gli ascoltatori a dire o a fare qualcosa. Possiamo interrompere la presentazione con una domanda, invitando a rispondere i partecipanti, o avviando una discussione, per riprendere la presentazione sutibo dopo. Un criterio generale puo essere questo: se posso fare a meno di supporti, ben venga; se invece ho bisogno di far vedere qualcosa, posso improvvisare al momento su una lavagna per scrivere man mano le cose di cui si parla, oppure, se ogni volta devo riscrivere le stesse cose, è meglio usare una solida e collaudata presentazione PowerPoint. Se poi ho una brutta calligrafia, scrivere col computer è un obbligo.<br />Prima di organizzare i miei materiali mi chiederò: a che serve la presentazione? Come viene fruita? Come viene gestita? Quanto tempo ho? Quanta gente c’è? In base alle risposte che mi sarò dato, organizzerò la presentazione con tutta la mia creatività personale, dai modi di presentare (in forma di rap? Con un gioco? Con un brainstorming?) alle soluzioni specifiche (immagini, suoni, caratteri, colori, parole chiave, documenti, mappe, grafici). Realizzerò il supporto visivo con i miei standard di qualità (numero di parole e frasi, rapporto figura/sfondo, font e grandezza dei caratteri, pertinenza dei contenuti) e curerò la perfetta corrispondenza fra ciò che dirò e ciò che farò vedere.<br />Se però la presentazione non la faccio io, ma miei sostituti o collaboratori? Lascio che ognuno di loro faccia le cose a modo suo o fornisco loro uno standard uniforme? Se c’è tempo sufficiente, posso preparare bene tutto il materiale, farlo provare ai collaboratori, osservare e correggere la loro gestione della presentazione. Creerò un modello grafico personalizzato, senza ricorrere a quelli preconfezionati. Userò immagini originali, dai disegni alle foto. Ma quando c’è fretta? Se devo preparare una presentazione… presentabile in poche ore, allora i modelli predisposti possono salvarmi. Certo, terrò presente che sono modelli visti e rivisti, quindi cercherò di usare poche slide significative e puntare di più su ciò che dirò.<br />ALTERNATIVE A POWERPOINT<br />Dopo aver deplorato il povero PowerPoint, e dunque aver deciso di non usarlo, che cosa faremo? Ho assistito alla lezione di un famoso professore, che l’ha letta sul monitor del suo notebook senza proiettarla! Oppure a lunghe conferenze solo parlate, con mia grande difficoltà a non distrarmi, a seguire il discorso, a sintetizzare i concetti essenziali. Ho anche visto il grande Marvin Minsky scrivere sui lucidi della lavagna luminosa, e usare bottiglie e cose varie. Danilo Mainardi fa in un minuto un disegno molto espressivo su cui svolge il suo intervento a Quark. Quando ho fatto da chairman ad un incontro con Rob Thomsett ho ingaggiato un trio jazz che intervenisse qua e là a improvvisare sulle differenze fra project management tradizionale e agile.<br />Se però devo fare la mia solita lezione sul problem setting, o una presentazione al volo, continuo ad usare il mio bravo PowerPoint, o il suo equivalente open.<br /><br />Umberto Santucci per Apogeonline]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[20 settembre, solo una Via o qualcosa di più?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=152"><![CDATA[Da "il Tevere più largo" di Giovanni Spadolini<br />20 SETTEMBRE 1957: ottantasettesimo anniversario della breccia di Porta Pia. È ancora Papa, sia pure per poco più d'un anno Pio XII, non più il Pio XII della Humani generis e del tentativo di conciliazione fra cattolicesimo e democrazia, ma il Papa stanco e solitario e inaccessibile degli ultimi malinconici anni della chiusura e della intransigenza pacelliana, in quel Vaticano spogliato e jeratico in cui si agitano ombre di cortigiani e faccendieri.<br />I rapporti fra Chiesa e Stato in Italia non sono più quelli, pieni di fiducia e di speranza, dei primissimi anni della liberazione: coi grandi fervori del Cristo democratico e rinnovatore, coi primi brividi e fantasmi del “Papato socialista”.<br />Le ferite dell' "operazione Sturzo", cioè del tentativo di alleanza con l'estrema destra che rimonta al 1952 ma prolunga ancora i suoi effetti al di là delle mura vaticane, sono tutt’altro che risarcite. Monsignor Montini, che incarna la linea "degasperiana" e democratica dell’episcopato, senza inibizioni e chiusure retrive, è stato esiliato a Milano, senza neppure – massima umiliazione – il cappello cardinalizio; De Gasperi è morto da tre anni, ma la sua eredità politica appare dilapidata e dispersa, a vantaggio di una lotta di tutti contro tutti nella stessa democrazia cristiana, di una contesa fratricida.<br />La repressione contro i fermenti del dossettismo è stata totale; e Dossetti stesso è fallito nell’ultimo tentativo di conquistare il Comune di Bologna, dopo aver perduto la battaglia per conquistare il partito. Al posto della prima sinistra democristiana, utopistica ma generosa, portatrice di un fermento di revisione e di rinnovamento totale della vita italiana, si agitano nuclei di potere, tanto più esasperati nella dottrina quanto più ambiziosi e disinvolti nella pratica, con la nuova mistica, massiccia e conquistatrice, degli enti di Stato alle spalle.<br />Ogni traccia di Risorgimento si allontana o si scolorisce: anche di Risorgimento cattiolico-liberale. I richiami di De Gasperi a Manzoni o a Croce sembrano lontani di qualche generazione. La biografia, l’esemplare biografia, del canonico Aubert su Pio IX, il Papa del Sillabo e dell’opposizione cattolica, non è tradotta né traducibile in Italia, per veti diretti o indiretti dell’autorità ecclesiastica. Nel clero i libri che vanno ancora per la maggiore sono quelli, semplificatori e intransigenti, dell’ultraguelfo Massé. Il solco con la cultura laica pare approfondirsi: la formula del "Risorgimento scomunicato" evade dai confini della pubblicistica; proprio nel ’57 si celebra un convegno su "Stato e Chiesa", dove voci anticlericali si uniscono a voci rigorosamente laiche ma rispettose della tradizione cattolica, come quella di un Salvatorelli. Eppure: proprio in quella ricorrenza della breccia di Porta Pia, in quella tensione e lacerazione estrema che doveva prefigurare i casi clamorosi del vescovo di Prato e dell’aspra polemica tra laici e cattolici per le elezioni politiche del maggio 1958, nel giornale da me allora diretto, Il Resto del Carlino, avanzo per la prima volta una proposta, fra seria e paradossale, che sarà poi ripresa tante volte negli anni di poi: la proposta di santificare il 20 settembre, di trasformarlo in festa religiosa.<br />E con quale motivazione ? Con la precisa motivazione che la liberazione di Roma da parte dei bersaglieri di Cadorna ha sollevato la Chiesa dal fardello del potere temporale, l’ha liberata da tutti gli impacci e i gravami del temporalismo alleato con la logica inesorabile del "Trono e Altare": quasi in omaggio ad un disegno provvidenziale, presupposto necessario del nuovo incontro fra la Chiesa e i popoli, della nuova unica Santa Alleanza possibile nel mondo moderno, l’alleanza del Pontificato con la democrazia. (…omissis…).<br />La proposta cadde nel vuoto: non mancò qualche segno di ironia o di sgarberia clericale (…omissis…).<br />20 settembre: è una data patetica nella storia d’Italia. Il momento più alto del Risorgimento, ma quasi vissuto in punta di piedi, con impacciata discrezione, con un diffuso senso di timore. "Il giorno più grande del secolo decimonono" : aveva detto un famoso storico tedesco, ma che la classe dirigente italiana farà il possibile per dimenticare o scolorire, quasi atterrita dal compito storico che la Provvidenza le aveva assegnato. (…omissis…).<br />Solo il fascismo, sprezzante di tutte le pregiudiziali risorgimentali, indifferente alle radici profonde dello Stato liberale e unitario, poteva cancellare con un tratto di penna quell’esile filo che collegava le vecchie e le nuove generazioni, il 20 settembre "giorno festivo per gli effetti civili". Porta Pia fu riassorbita nella Conciliazione: l’11 febbraio diventò la sola festa, la festa nazionale celebrante il trionfo della "ragion di Stato" fascista e vaticana, il suggello dei Patti lateranensi.<br />Quel giorno, già controverso e tormentato per la generazione dei nostri padri, perse quasi ogni significato per la generazione nata all’indomani della prima guerra mondiale. Il quadro di Cammarano tendeva a scomparire dai libri di testo, dove aveva pur dominato fino agli anni trenta; i riferimenti alla questione romana diventavano sempre più scarni o retorici, scarni per il passato, retorici per il ritorno all’incontro fra la Croce e l’Aquila sanzionato dalle guerre di Etiopia e di Spagna. Capire, in quel periodo, per uno studente ginnasiale, cosa fosse stata la legge delle Guarentigie, era estremamente difficile, per non dire impossibile. Il 20 settembre si dissolveva nell’ironia che avvolgeva l’"Italietta", la piccola Italia del trasformismo liberale e post-risorgimentale, incapace di marciare col ritmo guerriero del passo dell’oca. E i grandi problemi ideali del riscatto nazionale sopravvivevano solo in chi, pur in mezzo alle negazioni ufficiali, tentava di ritrovare il filo del nostro dramma unitario in certi scrittori pur accettati dal regime, in chi, da Oriani, sapeva magari risalire a Gobetti. <br />L’autore di questo testo è Giovanni Spadolini, storico, giornalista e politico di primissimo ordine, scomparso quindici anni fa. Ricordando Giovanni Spadolini, che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare, penso a quanto ci manchino – in questa sedicente e confusionaria seconda repubblica – uomini come lui!]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[La verità è scritta sul nostro volto]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=151"><![CDATA[C’è un nuovo telefilm su Fox,  in stile dottor House,  dove risolvono casi e delitti  attraverso l’analisi non verbale e paraverbale.<br /><br />Come dice Aldo Grasso sul Corriere della Sera, la tesi del <br />dottor Cal Lightman, ex agente di polizia specializzato in prossemica, fisiognomica, body language, cinesica è  che <br />«Il linguaggio del corpo non mente» .<br /><br />Lightman fornisce preziose consulenze all' FBI, alla polizia locale, alle aziende private quando c' è da risolvere in fretta qualche mistero criminale. <br />La serie si intitola «Lie to Me» ed è ispirata agli specialisti che supportano le varie unità investigative della polizia americana. <br />E’costruita sulle vicende professionali del dottor Paul Ekman, professore di psicologia, e sulle sue ricerche sul comportamento umano. Che non sono bizzarrie o americanate di moda, ma il fondamento stesso dell' etologia umana, come ci ricordano gli studi di Irenaus Eibl-Eibesfeldt e quelli più divulgativi di Desmond Morris. <br />Ci sono alcune espressioni istintive tipo il sorriso, il sogghigno, il cipiglio, lo sguardo fisso, l' espressione dell' ira, ecc. che governano la nostra comunicazione facciale. <br />Lightman cerca di intuirle, di leggerle, di interpretarle per metterle in contrasto con il linguaggio più comune  e convenzionale, quello delle parole.<br />Grattarsi il mento, torcere le mani, arricciare il naso o deglutire troppo: sono tutti segnali che svelano molto più di quello che saremmo disposti ad ammettere con le  parole. <br />In media ogni persona mente tre volte ogni dieci minuti. <br />Davanti al dottor Cal Lightman, però, meglio non farlo: per lui la natura umana non ha segreti.<br /><br />Ovviamente le guarderò tutte! Per  trovare spunti ed esempi pratici  a sostegno della teoria che ogni giorno insegno.<br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Una questione di prospettiva]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=150"><![CDATA[Sapevo che era una questione di prospettiva.<br />Ogni volta che la visione del mondo si rimpicciolisce, i nostri problemi o i nostri mali ci paiono importantissimi, la nostra morte orribile, impensabile. Se la visione si allarga e si riesce a vedere il mondo nella sua interezza e magnificenza, il nostro stato, pur penoso che sia, diventa parte di quella vastità, di quell’eterno, naturale arrovellarsi dell’uomo.<br />Me ne accorgevo accendendo la televisione o andando al cinema: se vedevo un film sciocco mi deprimevo; i dolori alla pancia o allo stomaco mi parevano terribili. Se vedevo invece un bel film, come l’edizione restaurata delle Notti di Cabiria di Fellini, tutto ciò che mi stava succedendo mi pareva un’espressione di quel “mondo grande e terribile” di cui il vecchio monaco tibetano parla al giovane Kim di Kipling: un episodio di una bella storia. Io, marginale.<br />Per questo l’arte, quella vera, quella che ci viene dall’anima, è così importante nella nostra vita.<br />L’arte di consola, ci solleva, l’arte ci orienta. L’arte di cura. Noi non siamo solo quel che mangiamo e l’aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.<br /><br />Tiziano Terzani  “Un altro giro di giostra”]]></content>
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[L'ultima lezione]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=149"><![CDATA[L'ultima lezione tenuta da Randolph Frederick Pausch, professore di informatica all'Università di Pittsburgh (Pennsylvania) consapevole di stare per morire a causa di cancro al pancreas. Bellissima e commovente conferenza che non parla della morte ma del senso della vita, di come viverla e realizzare i proprio sogni...<br /><br />- "L’esperienza è ciò che ottieni quando non sei riuscito a ottenere ciò che avresti voluto realizzare".<br /><br />- "Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura teniamo a quella cosa. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarli ".<br /><br />- "Quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirtelo, significa che è meglio cambiare aria. Chi si prende la briga di dirtelo  lo fa perché ti ama e ti ha a cuore".<br /><br />- "Mi lamentavo con mia madre di quanto fosse difficile quell'esame all'università, e di quanto fosse spaventoso. Lei si inclinò verso di me, mi diede un buffetto sulle spalle e mi disse: «Sappiamo bene come ti senti, tesoro, ma ricorda, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi»".<br /><br />- "Sto per morire e mi sto divertendo. E continuerò a divertirmi ogni giorno che ancora mi resta da vivere. Perché non c’è un altro modo per vivere".<br /><br />- "Non perdete mai la capacità di stupirsi tipica dei bambini. È troppo importante. È quella a spingerci ad andare avanti, ad aiutare gli altri".<br /><br />- "Ho una mia teoria sulle persone che provengono dalle famiglie numerose: sono persone migliori  perché hanno dovuto imparare come andare d’accordo con gli altri".<br /><br />- "Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti. Io credo nel karma. Credo che si possa ricevere ciò che si è dato".<br /><br />- "Non lamentatevi. Lavorate più duramente. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda".<br /><br />- "Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di sé. I sogni verranno da voi".<br /><br />-"La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità" <br /><br />-"La fortuna ce la creiamo da soli; chi più sa, più vale."<br /><br />Randolph Frederick Pausch<br />(Baltimore, 23 ottobre 1960 – Chesapeake, 25 luglio 2008)<br /><br />Guarda il video QUI <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dn39Oagx2Kc" target="_blank">QUI</a> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Do you speak English?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=148"><![CDATA[Come dice sempre Beppe Severgnini noi italiani abbiamo inventato alcune parole inglesi. Il guaio è che non lo sappiamo. Il turista che volesse tenersi in esercizio e chiedesse in albergo dove può fare “footing”, ad esempio, è destinato a incontrare sguardi smarriti (il nostro footing in inglese si dice jogging). Chi avesse bisogno di un nastro adesivo e chiedesse alla cameriera del piano “mi porti lo scotch”, la vedrebbe ritornare poco dopo con un whisky (avrebbe dovuto dire sellotape) Se una signora italiana annuncia di voler acquistare un body, non sta chiedendo un capo di biancheria intima ma un corpo o addirittura un cadavere!<br />Ma noi italiani non siamo soltanto convinti che l’inglese sia efficace, crediamo anche che ci renda più importanti. Chiamare un uomo d’affari vip, manager o executive, in Italia viene giudicata una cortesia. Questi termini dovrebbero invece rientrare nella categoria delle ingiurie. La parola vip ormai viene scritta sulle tessere sconto, e pronunciata solo nei villaggi-vacanze; manager è il buon vecchio capufficio; per quanto riguarda l’executive è, da vocabolario, la persona incaricata di un lavoro amministrativo o della gestione di affari. Definizione molto ma molto lontana da quel mondo patinato che immaginiamo quando sentiamo questa parola.<br />Ma la palma d’oro delle esagerazioni italiche è l’abuso della parola top. Ormai tutto è top. Le modelle (top models), gli uomini d’affari (top managers), i posti a sedere (top class).<br />Tutto ciò è ridicolo ma il massimo l’ho visto e sentito con le mie orecchie in una cittadina toscana. Qui un negozio di abbigliamento situato nel corso principale ha deciso di chiamarsi “Top One”. Chi ha disegnato l’insegna, però, ha scritto le due parole troppo vicine. Se aggiungete a ciò il fatto che il proprietario ha assunto due splendide ragazze come commesse, il gioco è fatto. I clienti che cercano una giacca o un paio di jeans dicono proprio così: “Proviamo dalle topone, l’avranno senz’altro” ;-)<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=147"><![CDATA[A volte, basta un sorriso…<br /><br />Ciao Claudio <br />ho letto il tuo blog del 21 giugno “Medici a scuola per imparare a comunicare” .<br />Quello che ho letto, mi ha toccato nel profondo perché l’ho vissuto personalmente, con mia sorella. <br />Nel 2003, mia sorella, si ammalò di cancro.<br />Fui io la prima a leggere l’ esame istologico e citologico.<br />Quello che ho provato non si può neanche lontanamente immaginare.<br />Per quello che è stata la mia esperienza, penso che sia giusto dire al paziente la verità, ma nello stesso momento infondere coraggio: “dai che ce la facciamo, insieme. Credici, non ti mollerò”.  <br />Questo deve saper dire un medico. Un medico deve saper parlare con le persone ammalate di cancro, in particolare ai giovani. Deve entrare in sintonia con il paziente deve infondere sicurezza e non paura.<br />E invece…si va in giro come degli automi per ospedali a fare esami e terapie. <br />Non c’è chiarezza, comprensione, calore umano e neppure un supporto psicologico per l’ammalato e la famiglia.<br />Ti ritrovi da sola con un grosso problema da gestire  e quella forza che deve venir fuori.<br />Mia sorella non voleva curarsi. <br />Solo allora e per una volta sola, qualcuno le disse  non preoccuparti, vedrai ce la faremo.<br />E poi… il silenzio.<br />Quei silenzi erano un coltello nel suo cuore.<br />Quei silenzi erano angoscia, paura.<br />Esami su esami era tutto quello che le dicevano di fare.<br />Non una parola di incoraggiamento. Solo la certezza che ogni giorno era regalato e che presto sarebbe arrivata la fine.<br />Invece l’ammalato ha bisogno di entrare in empatia con le persone che lo seguono, deve sentirsi sicuro per reagire, per trovare la forza, per combattere, per non arrendersi. Fino alla fine.<br /><br />Mia sorella non voleva curarsi.<br />Le dicevo:” abbiamo incontrato un nemico, dobbiamo combatterlo, io sarò lì con te<br />Ci sono tante cure, molte persone hanno vinto questa battaglia, la vinceremo anche noi, vedrai. Anche se sapevo, dentro di me,  che il pericolo di non farcela c’era, lei non doveva percepirlo, non potevo toglierle la speranza. Non avrebbe  reagito,  non avrebbe lottato.<br />Infatti quando vedeva il viso del medico, un pò strano, silenzioso, lei si preoccupava, mi diceva:HO PAURA.<br />Cosi un giorno andai dal medico a sua insaputa e gli dissi come si sentiva mia sorella quando lo incontrava. Lo pregai di aggiungere alla sua professionalità un po’ di umanità.<br />Durante questo lungo percorso ne abbiamo incontrato solo uno di  medico con una umanità ammirevole.. <br />Lui aveva sempre una buona parola sia con mia sorella, sia con me.<br />Con lui mia sorella era più tranquilla. <br />Il problema è grave mi diceva, ma noi faremo tutto quello che si può fare. Lei però deve essere forte e trasmettere questa forza a sua sorella.<br />Le mie ricerche personali mi avevano portato a capire la pericolosità delle terapie, ma per quel tipo di cancro c’ erano solo quelle, di terapie.<br />E così l’ aiutai a comprendere che lei doveva continuare la sua vita come prima. Doveva vivere. <br />E fu cosi.<br />Faceva i controlli ma, fra un controllo e l’altro, la sua vita continuava.<br />In casa ero riuscita ha instaurare un clima sereno, per lei.<br />Dentro di me, l’ angoscia continuava,  ma dovevo occuparmi di lei,  dovevo darle un sorriso tutti i giorni e tanta serenità.<br /><br />Alla fine mia sorella è stata ricoverata nel reparto di ematologia.<br />Lì non erano permesse le visite.<br />Quella sera mia sorella mi voleva. Ho chiesto di entrare un momento indossando indumenti sterili, ma mi mandarono via. <br />Quella sera mia sorella morì.<br /><br />Il medico deve dire la verità, deve essere sincero.<br />Il medico deve saper ascoltare.<br />Il medico deve infondere fiducia e dare speranza. <br />Il medico deve trasmettere la forza di lottare di non arrendersi.<br />Il percorso va fatto insieme: medico e famiglia.<br />Non dobbiamo sentirci soli.<br /><br />Scusa lo sfogo. Grazie per quello che fai.<br />Un abbraccio.<br />Iris<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Medici a scuola per imparare a comunicare]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=146"><![CDATA[I medici devono interrogarsi su come dare cattive notizie ai malati. Visto che la vita di un malato può essere accorciata non solo dagli atti, ma anche dalle parole e dai modi del medico.<br />Consola sapere che oggi molti dottori ne sono consapevoli e si sforzano di trovare le parole giuste. All’università fanno capolino corsi specifici. La capacità di comunicare si può imparare e finalmente se ne stanno accorgendo anche loro.<br />E’ più di un anno che il mio amico Alessandro Lucchini ha pubblicato Il linguaggio della salute.<br />Un libro che si rivolge a medici, psicoterapeuti, infermieri, professionisti sanitari e desidera aiutarli a costruire relazioni più proficue con i diversi interlocutori, sia nelle situazioni critiche e drammatiche sia negli scambi di tutti i giorni, e a coltivare un maggiore interesse umano.<br />Ma la domanda cruciale per me è una sola: quanta verità dire ai pazienti?<br />Secondo il codice deontologico dei medici oggi in vigore bisognerebbe dirla tutta e solo al diretto interessato. Nella realtà le cose vanno diversamente. <br />Oltre la metà dei medici non dice la verità al paziente, moltissimi ne parlano ai parenti per la malintesa convinzione che i familiari sappiano gestire meglio la situazione.<br />Nei paesi anglosassoni però e tutto diverso. Qui vige l’idea che le informazioni si condividono per decidere insieme attraverso un vero consenso informato. A costo di essere brutali i medici sono sinceri.<br />Da noi resiste il paternalismo latino. Il medico non parla perché si carica della responsabilità delle cure, per quello che ritiene essere il bene del paziente.<br />Ma fra il dire tutto e il tacere deve pur esserci una terza via.<br />La terza via non può che essere il coinvolgimento emotivo.<br />Non conta solo la verità e come dirla, bisogna anche “raccogliere i cocci” del malato e non farlo sentire solo, dargli speranza.<br /> Il linguaggio medico è per lo più freddo e spersonalizzato: sigle, tecnicismi, frasi senza verbo e quindi senza persona (e relativa assunzione di responsabilità), forme passive; oppure infiniti, gerundi e participi, che chiudono i significati anziché aprirli; al massimo, la foglia di fico di qualche velatura eufemistica, per attutire l’impatto di una cattiva notizia inaspettata.<br />Tante sono le prove di questa volontaria neutralità emotiva, come se mantenersi asettici fosse la migliore garanzia di obiettività e di successo. È invece il contrario: la fiducia è un’emozione, si alimenta di fattori emotivi, come gli sforzi orientati alla reciproca comprensione, e genera altri fattori emotivi, come la credibilità, l’accettazione partecipe dell’autorevolezza, la lucida collaborazione e la costanza nel seguire la terapia, contro il disorientamento e le contraddizioni che accompagnano la sofferenza fisica. Guarire è più facile se il paziente sente emotivamente coinvolto chi si occupa della sua salute.<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[La mappa non è il territorio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=145"><![CDATA[Racconta Frank Koch in Proceedings, la rivista del Naval Institute.<br />Due navi da guerra assegnate alla squadra istruttrice erano state per parecchi giorni al largo con tempo di burrasca per le manovre. Io prestavo servizio sulla nave di comando e al calar della notte ero di quarto sul ponte. La visibilità era scarsa, con banchi di nebbia, e così il capitano rimase sul ponte sorvegliando le varie attività dell’equipaggio.<br />Poco dopo l’imbrunire, l’uomo di vedetta sul ponte annunciò: <br />“Luce a tribordo!”<br />“E’ ferma o si allontana?” gridò il capitano.<br />“E’ ferma capitano,” rispose la vedetta. Questo significava che eravamo su una pericolosa rotta di collisione con quella nave.<br />Allora il capitano ordinò al segnalatore: “Segnala a quella nave: siamo in rotta di collisione, vi consiglio di correggere la rotta di 20 gradi.”<br />Giunse di rimando questa segnalazione: “E’ consigliabile che siate voi a correggere la rotta di 20 gradi.”<br />Il capitano disse: “Trasmetti: io sono un capitano, correggete la rotta di 20 gradi.”<br />“Io sono un marinaio di seconda classe,” fu la risposta. “Fareste meglio a correggere la rotta di 20 gradi.”<br />Adesso il capitano era furente. “Trasmetti,” abbaiò “sono una nave da guerra: correggete la rotta di 20 gradi.”<br />Rispose la luce lampeggiante: “Io sono un faro.”<br />Cambiammo rotta.<br />Ogni nostro comportamento, anche il più elementare, è sorretto da una convinzione. Ed è in base alle nostre convinzioni che strutturiamo il nostro sistema di pensiero ed anche il nostro carattere. Tutto ciò avviene per lo più nella nostra infanzia.<br />Che cos’è una convinzione?<br />Lo spiego con un esempio: quando il bambino si scotta col ferro da stiro quell’esperienza costruisce nella sua mente la convinzione che “toccando il ferro da stiro mi scotterò” e la generalizzazione “tutti i ferri da stiro scottano sempre”.<br />Se il bambino non terrà in considerazione altre informazioni – la presa di corrente è innestata; il calore si concentra sulla piastra e non sul manico; esistono ferri da stiro giocattolo; esistono vecchi ferri da stiro usati come portafiori… - probabilmente non toccherà mai più un ferro da stiro.<br />Dunque, diciamo che la formazione della convinzione ha a che vedere con l’esperienza che abbiamo fatto, e come dicevo prima sono le prime esperienze a strutturare le convinzioni che poi ci guideranno per il resto dei nostri giorni. <br />Vediamo un altro esempio:<br />Si racconta che per tenere legato un elefante sia sufficiente un piccolo palo e una fune.<br />Quando l’elefante era cucciolo, legato ad un palo delle medesime dimensioni, non aveva la forza di liberarsi. Nel tempo lui ha elaborato la convinzione di non essere mai in grado di poter divellere quel palo. Così, quando sarà adulto, quello stesso piccolo palo terrà l’elefante efficacemente legato.<br />Noi funzioniamo pressappoco allo stesso modo: a partire dall’esperienza costruiamo la convinzione, sulla base della quale adottiamo un comportamento. Ma le convinzioni sono molte, moltissime, e i relativi comportamenti anche.<br />Non tutte le convinzioni sono utili, però. Alcune sono limitanti. Sono quelle che nella vita ci fanno perdere. I nostri insuccessi scaturiscono proprio da convinzioni limitanti.<br />Cosa vuol dire convinzione limitante? Lo abbiamo visto con l’esempio dell’elefante. Altro esempio: si è convinti di non valere, e invece valiamo molto di più di quanto crediamo. Oppure, crediamo di essere dei numero uno, invece siamo delle povere creature. Spesso sono le convinzioni su noi stessi che ci limitano.<br />Le convinzioni, che nascono sulla base di bisogni da soddisfare, generano comportamenti, molti dei quali anche verso altre persone. I risultati determinano il successo o l’insuccesso di quel dato comportamento, dunque, se le convinzioni agenti sono costruttive o limitanti.<br />E poiché siamo ripetitivi come l’elefante dell’esempio, i comportamenti diventano abitudini, e l’abitudine scaturisce dal nostro cervello in modo automatico, diventa comportamento inconscio, per cui se quel dato comportamento o convinzione produce danni, non ce ne rendiamo conto se non col senno di poi.<br />La stessa comunicazione ne sarà influenzata, poiché il linguaggio struttura il nostro sistema di pensiero. Infatti, con un po’ di osservazione, si può capire come una persona pensa da come proferisce le sue frasi e le parole che usa. <br />Attraverso il proprio sistema di convinzioni la persona costruisce la propria mappa con la quale seguire il tracciato della sua vita. La mappa è il modo in cui noi vediamo il mondo.<br />Ogni nostro comportamento è diretto a soddisfare un bisogno, che può essere materiale o spirituale. Al bisogno è legata una carica emotiva. La carica emotiva è più o meno forte in base al significato che la mia convinzione ha attribuito a quel bisogno. Per esempio, se durante la mia infanzia, a causa delle condizioni modeste della mia famiglia, ho patito la fame, oppure la mamma, memore di un’infanzia vissuta all’insegna della penuria, mi ha sempre indotto a mangiare oltre misura e in modo sistematico, costruirò la convinzione che è importante mangiare tutto e di più, perché non so se lo potrò fare domani. Il risultato è l’obesità.<br /> “La mappa”, dunque, “non è il territorio”. È soltanto una spiegazione di certi aspetti del territorio.<br />Noi interpretiamo tutto quello che percepiamo attraverso queste mappe mentali. Di rado mettiamo in questione la loro precisione. Di solito non siamo neppure consapevoli di averle. Semplicemente presumiamo che il modo in cui vediamo le cose sia il modo in cui esse sono realmente. E i nostri atteggiamenti e comportamenti scaturiscono da queste congetture. Il modo in cui vediamo la realtà rispecchia il nostro modo di pensare e il nostro modo di agire.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Il virus del &quot;quant'altro&quot; mantra di chi la sa lunga]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=144"><![CDATA[Onorevoli, senatori, ministri e quant’altro…<br />E quant’altro è diventata, come i virus, una di quelle locuzioni invasive che una volta entrate nell’orecchio sono difficili da debellare. Tipo a livello di e nella misura in cui degli anni ruggenti, tanto per intenderci.<br />Non cercatelo sul Devoto-Oli. Mentre lo troverete registrato, sin dal ’94, sullo Zingarelli, dove però viene segnalato timidamente quasi come una rarità.<br />Invece mesi fa ha cominciato Michela Vittoria Brambilla, ha proseguito Ignazio La Russa e questo uso, che i linguisti chiamano “plastismo” (una forma che si presenta spontaneamente alla ribalta della lingua con un marchio di novità pur non essendolo), nei dibattiti e nei talk show fino a inondare la sponda politica opposta, Di Pietro compreso.<br />Con l’avverbio assolutamente (della cui invadenza tempo fa parlava Beppe Severgnini) si contende il top delle frequenze lessicali televisive degli ultimi mesi.<br />E un po’ in fondo si somigliano nell’esigenza totalizzante. <br />“ E quant’altro” pronunciato alla fine di un breve elenco ha una pretesa inclusiva, stringe e insieme apre all’infinito: sta per “eccetera”, “e via dicendo”.<br />Ma  mentre l’ ”eccetera” sembra liquidare, il “quant’altro” finge di puntualizzare, lascia intendere di  saperla lunga specie se pronunciato con cipiglio burocratico-notarile.<br />E infatti, a quanto pare, l’espressione si è diffusa, prima che in politica nel linguaggio dell’amministrazione pubblica et similia (statuti, moduli, regolamenti), accompagnata però da un participio passato: “quant’altro ritenuto fonte di prova”, “quant’altro ritenuto necessario”.<br />Nella formulazione ellittica (caduto cioè il participio passato) finisce per risultare sospesa e per potenziare così la sua intenzione allusiva.<br />Immaginate una specie di “e ho detto tutto”.<br />Vi ricordate Peppino quando, non sapendo che cosa dire, fingeva di sottintendere chissà che?<br />Che i politici si stiano “peppinizzando”?<br />Da Corsera, Paolo Di Stefano<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Tutti noi possiamo fare la differenza]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=143"><![CDATA[Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di <br />apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non<br />sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver lodato <br />la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: <br />'Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il <br />suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare <br />le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere <br />profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle cose <br />quando si tratta di mio figlio?' <br /><br />Il pubblico alla domanda si fece silenzioso. <br /><br />Il padre continuò: 'Penso che quando viene al mondo un <br />bambino come Shay, <br />handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta <br />la grande opportunità di <br />realizzare la natura umana e avviene nel modo in<br />cui le altre persone trattano quel bambino.' <br /><br />A quel punto cominciò a narrare una storia: <br /><br />Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un <br />parco dove Shay sapeva che c'erano bambini che giocavano a baseball. <br />Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?' <br />Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in <br />squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che <br />se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la <br />speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito <br />del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno. <br /><br />Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non <br />aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare. <br />Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e <br />disse: 'Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning. <br />Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono' <br />Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su <br />la maglia del team. <br />Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore <br />nel petto. <br />I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il figlio fosse accettato <br />dagli altri. <br />Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era <br />sempre indietro di tre punti. <br />All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. <br />Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era<br />in estasi solo all'idea di giocare in un campo da <br />baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio <br />salutava suo padre sugli spalti. <br />Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con <br />due out e le basi cariche si poteva anche <br />pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il <br />prossimo alla battuta. <br />A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay <br />anche se significava perdere la partita? <br />Incredibilmente lo lasciarono battere. <br />Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non <br />sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. <br />In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che <br />la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico <br />momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così <br />piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. <br />Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la <br />palla. <br />Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente <br />la palla a Shay. <br />Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che <br />ritornò lentamente verso il tiratore. <br />Ma il gioco non era ancora finito. <br />A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla <br />all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita. <br />Invece... Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l'uomo in prima base<br />e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. <br />Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a <br />gridare: 'Shay corri in prima base! Corri in prima base!' <br />Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così <br />raggiunse la prima base. <br />Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione. <br />A quel punto tutti urlarono:' Corri fino alla seconda base!' <br />Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. <br />Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva <br />ormai recuperato la palla.. <br />Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla sapeva di <br />poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la <br />palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la <br />lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e in modo che <br />nessun altro della squadra potesse raccoglierla. <br />Tutti urlavano: 'Bravo Shay, vai così! Ora corri!' <br />Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo <br />raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. <br />Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. <br />A quel punto tutti gridarono:' Corri in prima, torna in base!!!!' <br />E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria <br />e ne fecero l'eroe della partita. <br />'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi di entrambe le squadre <br />hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero <br />amore ed umanità'. Shay non è vissuto fino all'estate successiva. <br />E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più <br />dimenticato di essere l'eroe della partita e di aver reso orgoglioso e <br />felice suo padre.. <br />non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando <br />tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Motivazione]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=142"><![CDATA[Siamo in Texas e la figlia di un noto magnate del petrolio, arrivata ai 30 anni senza fidanzati, chiede al padre di aiutarla a trovarne uno che abbia i requisiti necessari per sposarla.<br />Il padre, temendo che qualcuno possa approfittarne per fare un matrimonio di interesse, organizza una gara per gli spasimanti.<br />Riempie una piscina del suo ranch con due squali bianchi, dei piranhas nella stagione degli amori e un caimano affamato, e poi si rivolge ai ragazzi.<br />Ovviamente in una simile occasione si sono presentati in tanti, per lo più appartenenti a tre categorie: gli Innamorati, che amano la ragazza o ne sono affascinati a tal punto da affrontare una prova d’amore; i Profittatori, cioè quelli che vedono l’opportunità per sistemarsi per tutta la vita con un matrimonio milionario; e infine i Disperati, coloro che non hanno più nulla da perdere e provano un ultima chance per rimettere a posto la propria esistenza.<br />Alla vista della piscina che pullula di pesci assassini, qual è la prima categoria che abbandona la scena? Ovviamente i Profittatori, che a conti fatti pensano a ciò che possono perdere e a ciò che possono guadagnare e non avendo altre motivazioni si ritirano aspettando un’occasione più favorevole.<br />Restano dunque solo gli Innamorati e i Disperati…<br />Ma come distinguerli tra loro? <br />Il magnate prende il microfono per dare le istruzioni per la prova, e mentre sta per parlare, uno dei ragazzi si tuffa vestito nella piscina e in un batter d’occhio salta fuori dalla parte opposta, prendendo di sorpresa pesci, squali e caimano, e presentandosi asciutto per l’effetto centrifugo generato dalla velocità delle sue bracciate.<br />Davanti gli si parano il padre e la ragazza, e lui orgogliosamente dice :”Abbiamo trovato il mio futuro genero: intraprendente, forte, risoluto e senza dubbio molto motivato… a lui andranno la mano di mia figlia e un giorno il mio patrimonio”.<br />Il ragazzo lo interrompe con decisione:” Guardi, non mi interessa il patrimonio, grazie…” e il padre ancor più entusiasta:”Grandissimo esempio di etica e moralità, mi piace sempre di più questo ragazzo, ti vorrò con me anche nella gestione del mio business”.<br />Ma il ragazzo, ancora un po’ scosso, lo interrompe nuovamente: “Mi scusi, ma io non voglio neppure la mano di sua figlia”.<br />E qui cala un silenzio irreale e la faccia del magnate cambia di espressione:”Come, non vuoi la mano di mia figlia? Ma scusami, allora che cosa vuoi?”<br />Il ragazzo fa un sospiro, prende fiato e dice: “Io non voglio i suoi soldi, e neanche la mano di sua figlia…ma una cosa la voglio eccome: voglio solo sapere il nome di quel bastardo che mi ha spinto”.<br /><br />Tratto da Bertolino/Varvelli.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Articolo che gira in rete]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=141"><![CDATA[Mamma, sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho bevuto una Sprite. Mi son sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa e finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: "Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco". Mamma, la sua voce sembra così lontana... Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: "Questa ragazza non ce la farà". Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire... Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare... Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva... La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura... Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata... Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo... Ti voglio bene e.... addio. Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva... scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli... Potresti perdere l'opportunita, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo. Questo piccolo gesto può fare la differenza. <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Indro Montanelli. Fucecchio 22 aprile 1909]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=140"><![CDATA[Nel centenario della nascita di uno dei più grandi giornalisti italiani (anche lui con i sui pregi e i suoi difetti), mi sembra giusto ricordare Indro Montanelli riportando parte di alcuni dei suoi articoli migliori.<br />Ricordo che Indro Montanelli è nato a Fucecchio (FI) il 22 aprile del 1909 ed è morto a Milano nel 2001  <br /><br />"Un’opposizione netta, dura, sia che vinca l’uno sia che vinca l’altro. Il difficile sarà distinguerci dall’altra opposizione. Se vince questa destra, noi certamente le faremo opposizione, cercando di distinguerci però da quella che faranno a sinistra. Se vince la sinistra, noi faremo opposizione ugualmente ferma, cercando di distinguerci da quello che faranno gli uomini della cosiddetta destra. Lì sarà la difficoltà, per noi” (Corriere della Sera, 21 marzo 1994).<br /><br />E purtroppo agli italiani piacciono le cose facili e avere la vita facile, finché a lungo andare sopravvivere diventa molto difficile. <br /><br />Invece due mesi e mezzo dopo la sua cacciata dal Giornale e poco prima della vittoria elettorale di Berlusconi scrisse: “L’impegno che prendiamo col lettore è il disimpegno da qualsiasi forza politica, anche se il 27 (marzo) dovremo optare per una di esse, e tutti ci chiedono per lettera, per telefono e per strada fino all’asfissia quale sarà".<br /><br />Continua dicendo:<br /><br />"E’ un discorso che cominceremo ad affrontare domani. Sarà una preferenza sotto condizione. Una recente esperienza, che non vogliamo ripetere, ci ha fatto toccare con mano l’incompatibilità del nostro modo di essere col modo di fare dei politici e del loro Palazzo, cui intendiamo restare del tutto estranei (chi scrive crede di averlo già dimostrato rifiutandosi di andare ad occuparvi una delle poltrone più comode). Nessuna pregiudiziale di simpatia o rancore riuscirà ad incrinare la nostra equidistanza dalle forze in campo e dai loro rappresentanti". <br /><br />"Se, per esempio, il Cavaliere si schiererà sulle posizioni che molto tempo prima di essere sue sono state e rimangono le nostre, rinunziando a quegli atteggiamenti da Uomo della Provvidenza, noi gli daremo lealmente una mano. Ci siamo soltanto riservati di farlo da uomini e giornalisti liberi piuttosto che da impiegati e trombettieri del padrone. Chissà se il padrone comprenderà la differenza. Ma credo che il lettore lo apprezzerà” (Corriere della Sera, 22 marzo 1994). <br /><br />Però gli Italiani si vogliono schierare, non amano pensare e l’Italia continua ad amare gli uomini potenti incapaci di pensare. Da noi “la politica è l’arte di evitare che la gente si interessi di ciò che la riguarda” (Paul Valéry). Che dire di più a proposito di Montanelli: “è difficile avere un buon carattere quando si ha carattere” (e questo è quello che lui diceva di se stesso). Chiudo poi con un suo pensiero molto rivelatore del carattere nazionale italiano: “La servitù in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi”. <br /><br />"E l’indefinibile e indifendibile opinione pubblica italiana continua a considerare il servilismo, l’immobilismo e il lassismo simili alla buona educazione, come affermato da Leo Longanesi in Italia “non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”".<br /><br />Gli articoli sono stati tratti dal libro “La scomparsa dei fatti".<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Votare per l'Europa e sentirsi fessi]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=139"><![CDATA[Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nauseato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazionale sono state un'umiliazione — liste bloccate, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano come una provocazione. <br />Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex potenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Strasburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai fotogrammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di discutere l'opportunità della candidatura Mastella?<br />Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovunque da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodeputato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta personalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «letterata » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «pattinatrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Elena Basescu, bella figliola del presidente della Romania, Traian Basescu. La ragazza ha competenze incerte, ma splendide foto. Memorabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco<br /> ( http://www.claudiocaprara.it /post/2214328.html). <br />A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte della maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il mandato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bassolino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva lasciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?). <br />Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidarsi ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltanto un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai sondaggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campagna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi eleggeranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?<br /><br />Beppe Severgnini per Corriere della Sera]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Silenzio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=138"><![CDATA[Ieri avevo pronto un nuovo post per il nostro blog.<br />Poi…hanno cominciato ad arrivare notizie con tutti i mezzi.<br />Tv, radio, internet. Facebook sembrava impazzito.<br />Io questa volta scelgo il silenzio. E’ stato detto di tutto e di più.<br />Provo solo dolore per le vittime, gli sfollati e tutti coloro che sono stati colpiti negli affetti.<br />Provo anche un grande fastidio per il fatto che si stia già facendo polemica sui media.<br />Prima salviamo chi c'è da salvare, poi ragioniamo sui come e sui perchè....<br />Sembrerebbe così scontato......<br />A dopo Pasqua.<br />Claudio Maffei<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Crisi e stile di vita: e se provassimo con la sobrietà?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=137"><![CDATA[Semplificando, ci sono due modi di reagire all’attuale crisi economica. Il primo insiste sulla necessità di rilanciare i consumi, sostenere la fiducia dei mercati e dei consumatori, iniettare nelle economie risorse straordinarie. Si ammette la necessità di qualche correttivo, si valuta l’opportunità di più stringenti «regole del gioco», ma né gli ingranaggi del «giocattolo», né lo spirito che anima i «giocatori» vengono messi in discussione. Questo approccio ha nel Prodotto interno lordo il suo totem: oggi un calo del Pil, anche minimo, è vissuto come un incubo; domani un suo incremento sarà il segnale che la tempesta è finita. Questa impostazione è prevalente in ambito politico, nei think tank dell’economia internazionale, persino in molte lotte sindacali.<br />La seconda modalità invita a riflettere anzitutto sul significato stesso del termine «crisi», che nella sua etimologia deriva dal greco krísis («scelta», da krínein, «distinguere», «scegliere») e che segnala - si legge nel dizionario - una «situazione di malessere o di disagio, determinata sul piano sociale dalla mancata corrispondenza tra valori e modi di vita». Da qui alcuni interrogativi di fondo sui limiti del modello economico costruito negli ultimi decenni e sul tipo di sviluppo che la società globalizzata deve perseguire. Sono interrogativi che riecheggiano da più parti: nel mondo dell’associazionismo e in quello della cooperazione internazionale, nella riflessione culturale sia di stampo laico che religioso.<br />Si diffondono in particolare gli inviti a (ri)scoprire la sobrietà: un valore, e prima ancora un’esperienza, straordinariamente profondi. Lungi dall’essere riducibile a un banale «spendere meno», l’autentica sobrietà sa farsi stile di vita, modalità di stare nel mondo capace di vedere la realtà nella sua interezza e complessità, con uno sguardo libero da attaccamenti che imprigionano. Sobrietà diventa allora sinonimo di uso non rapace delle risorse, nella consapevolezza che si esiste solo nella relazione con l’altro e che, nel mondo di oggi, le scelte di pochi hanno conseguenze su tutti (gli esseri umani) e su tutto (l’ambiente). Sobrietà come requisito essenziale di un’autentica corresponsabilità e solidarietà, antidoto a un individualismo suicida. Sobrietà, infine, come capacità di non essere spaventati dal futuro, come fondamento interiore di una vera speranza, ben diversa dalle effimere speranze che ci offrono i notiziari (il rimbalzo delle Borse, gli incentivi alla rottamazione…).<br />Se vissuta in questa prospettiva - per quanto sembri paradossale e pur senza sottovalutare le tante sofferenze connesse a un tempo difficile -, la crisi potrà forse rivelare un volto sorprendentemente benefico.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[La mappa non è il territorio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=136"><![CDATA[Alfred Korzybski (Varsavia, 3 luglio 1879 – Lakeville (Connecticut), 1 marzo 1950) è stato un ingegnere, filosofo e matematico polacco.<br />Viene ricordato principalmente per aver sviluppato la teoria della semantica generale.<br />I principi base della semantica generale furono esposti nel libro Science and Sanity, pubblicato nel 1933. Nel 1938 fondò un istituto finalizzato allo sviluppo delle sue teorie, l'Institute of General Semantics, che diresse fino alla morte.<br />Semplificando, l'essenza del lavoro di Korzybski fu l'affermare che gli esseri umani sono limitati nelle loro conoscenze dalla struttura del loro sistema nervoso, e dalla struttura dei loro linguaggi. Gli esseri umani non possono sperimentare il mondo direttamente, ma solo attraverso le loro astrazioni (impressioni non verbali, che derivano dal sistema nervoso, e indicatori verbali derivati ed espressi dalla lingua).<br />Qualche volta le nostre percezioni e la nostra lingua ci allontanano dai fatti con i quali abbiamo a che fare; la nostra comprensione di ciò che sta accadendo perde aderenza strutturale con ciò che sta realmente accadendo. Korzybski sottolineò l'importanza dell'addestramento alla consapevolezza dell'astrazione, usando tecniche che aveva derivato dai suoi studi della matematica e delle scienze. <br />Korzybski si accorse che il nostro modello mentale difettoso poteva generare gravi disfunzioni comportamentali ed era fermamente convinto che il problema fosse racchiuso nella natura intrinseca del linguaggio.<br />Un giorno mentre teneva una lezione ad un gruppo di studenti, s’interruppe per prendere dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco. Borbottò che aveva solo bisogno di mandar giù qualcosa, e offri i biscotti agli studenti seduti nella prima fila. Alcuni ne accettarono uno. – Buoni questi biscotti, non vi pare? – disse Korzybski dopo averne preso un secondo. Gli studenti masticavano vigorosamente. Poi tolse il foglio bianco mostrando il pacchetto originale. Sul quale c’era l’immagine di una testa di cane e le parole “biscotti per cani”. Gli studenti videro il pacchetto e rimasero scioccati. Due di loro si precipitarono fuori dall’aula verso i bagni tenendo le mani davanti alla bocca. – Vedete signori e signore? – commento Korzybski – ho appena dimostrato che la gente non mangia solo il cibo, ma anche le parole, e che il sapore del primo è spesso influenzato dal sapore delle seconde -. La sua burla mirava ad illustrare come certe sofferenze umane vengano originate dalla confusione tra la rappresentazione linguistica della realtà e la realtà stessa.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Ma che...bip...sappiamo veramente]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=135"><![CDATA[Quattordici scienziati, ricercatori e filosofi tra i più innovativi e autorevoli al mondo indagano il mistero dell’Universo, fornendo risposte inusuali e a volte sconvolgenti a quesiti fondamentali quali: di che cos’è fatto un pensiero? Di che cos’è fatta la realtà? Cosa succede dopo la morte? Che ci faccio qui? Oggi scienza, filosofia e teologia propongono una interpretazione completamente nuova di ciò che siamo e della realtà in cui viviamo.<br />La materia non è statica ma è il pensiero che la influenza. Per il cervello non c’è differenza tra ciò che vede e ciò che immagina, e tutti noi vediamo solo ciò che crediamo possibile.<br />BLEEP in tutto il mondo ha avuto un successo unico e straordinario, è stato visto da decine di milioni, perché la trama della storia è coinvolgente e appassionante, ed è arricchita dagli interventi di personaggi come Joe Dispenza, Fred Alan Wolf, Ramtha e JZ Knight, Amit Goswami e Micheál Ledwith, che aprono le nostre menti a concetti finora impensabili e mai esposti prima con tanta chiarezza e efficacia visiva, grazie agli effetti speciali di professionisti tra i più abili e capaci.<br />Dopo aver visto BLEEP non potrete più andare ogni giorno allo stesso lavoro e sentirvi sempre allo stesso modo.<br /><br />Centinaia di anni fa, la scienza e la religione si sono separate, diventando antagoniste nel grande gioco della spiegazione e della scoperta. Ma scienza e religione sono due facce della stessa medaglia. Entrambe aiutano a spiegare l’universo, il nostro posto nel grande disegno, e il significato della nostra vita.<br />Il film Ma che... Bip... Sappiamo Veramente!? con l’aiuto di oltre una dozzina di scienziati risponde a domande quali:<br />- Di che cos’è fatto un pensiero?<br />- Di che cos’è fatta la realtà?<br />- E soprattutto, come può un pensiero modificare la natura della realtà?<br />Uscito nella primavera del 2005 negli Stati Uniti, distribuito in 30 paesi, ha venduto oltre un milione di copie. <br />"What the Bleep..." sta lentamente rivoluzionando le coscienze in tutto il mondo!<br />Come al solito un video vale più di mille parole, per questo ti lascio al video trailer guardalo qui:<br />  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1cCek0lGN_Q" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=1cCek0lGN_Q</a> <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Il bambino e le stelle marine]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=134"><![CDATA[Una tempesta terribile si abbatté sul mare. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia: Le bestiole sul fondo, i crostacei, i piccoli molluschi venivano scaraventati a decine di metri sulla riva del mare. Quando la tempesta passò, l’acqua si placò e si ritirò… Ora la spiaggia era una distesa di fango, in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa. Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno. Le stelle marine erano quasi immobili. <br />Stavano morendo. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino, che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle marine. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente. All’improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle marine e, sempre correndo, le porto nell’acqua. Poi tornò indietro e ripeté l’operazione. Dalla balaustra di cemento, un uomo lo chiamò. “Ma che fai, ragazzino?” “ Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia”. “ Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvare tutte. Sono troppe! E questo succede su centinaia di altre spiagge! Non puoi cambiare le cose ! Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “ Ho cambiato le cose per questa qui ”. L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua. Un istante dopo scesero due ragazze. Ed erano in quattro a buttare stelle marine in acqua. Qualche minuto dopo erano cinquanta. Poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle marine nell’acqua. Così furono salvate tutte. <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Think different ]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=133"><![CDATA[Think different è uno slogan creato dall'agenzia TBWA per Apple Computer alla fine degli anni '90.  In una recente intervista l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne  loda la Apple per l’insieme di valori e di cose eleganti e coerenti che essa è riuscita a creare e ben rappresentati dallo slogan Think different.<br />Come è possibile che due semplici parole possano generare tanta emozione e tanto fervore nei dibattiti?<br /><br /><br />Per cercare di capire ciò, spendiamo un attimo per riflettere su che cosa è uno slogan. Qualunque sia il suo ambito (politico, pubblicitario, commerciale ecc.) uno slogan è una frase che sintetizza nel modo più rapido possibile un concetto molto ampio ed articolato, che richiederebbe una esposizione troppo lunga per poter essere comunicato nei tempi messi a sua disposizione ed in cui esso vive. Lo slogan, quindi, per risolvere il problema, cerca solo di indicare i principi primi del messaggio, i concetti essenziali: è la freccia che indica la strada che dovrà poi essere percorsa da chi riceve il messaggio. La sua forza espressiva risiede proprio in questo affidarsi all’ascoltatore in quanto l’individuo, percorrendo “da solo” la strada indicata, interiorizza il messaggio e lo ricorda più efficacemente. In tal senso il meccanismo ricorda molto quei reportage fotografici in cui dei semplici fotogrammi riescono a descrivere in maniera straordinaria una data situazione sfruttando proprio il potere evocativo che le immagini fanno emergere dall’interno dell’osservatore stesso. Il successo di uno slogan, quindi, risiede proprio nell’intensità emozionale che riesce a creare nelle persone e nella sua capacità di trasmettere loro una giusta informazione, come è stato nella maggior parte dei casi per Think different. <br /><br />In realtà il Think different vuole trasmettere un invito ad affrontare la vita pensando con la propria testa, promuove una filosofia per la quale il pensiero di ogni uomo ha pari dignità e da cui discende un etica in contrasto con il luogo comune, con l’opinione preconfezionata, con la massificazione.<br />L’innovazione ed il progresso, quindi, passano attraverso uomini grandi, spesso giudicati dai contemporanei pazzi, anticonformisti, rivoluzionari, uomini che comunque hanno avuto il coraggio di seguire la propria testa, di pensare ed agire in modo differente dagli altri<br />Democrazia e libertà, uguaglianza e umanesimo, velocità, semplicità e bellezza sono tutti i principi su cui, da sempre, si fonda la filosofia di questo marchio e sono quelli che il Think different vuole trasmettere. Steve Jobs, che è l’anima della Apple, ha sempre creduto in questi valori e nella forza creatrice che è insita in ogni uomo. Egli ha impiegato la sua vita a cercare di liberare tale forza, di facilitarla affinché l’umanità potesse trovare nel computer uno strumento amico, un alleato nel suo percorso naturale verso la conoscenza ed il progresso.<br />Voglio concludere citando il testo di una campagna pubblicitaria che apparve sul sito web Apple subito dopo la morte della pioniera dei diritti civili Rosa Parks (1913-2005) il 24 ottobre 2005 in cui si ripresentò brevemente l’headline Think different all’interno di un filmato in bianco e nero. Il testo, recitato in Italiano da Dario Fo diceva:<br /><br />“Questo film lo dedichiamo ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perchè riescono a cambiare le cose, perchè fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”.]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Robert Kennedy: Università del Kansas 18/03/1968]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=132"><![CDATA["Perchè è questa la verità. Tutto corre in avanti, in una gara al massacro, dove perde chi si stacca dal gruppo. Le persone si danno un gran da fare per superarsi l'una con l'altra. I valori, quelli veri, della famiglia, dell'onore, dell'amicizia, della tolleranza e del rispetto degli altri sono candeline che ogni giorno si spengono sempre di più. Un altro valore, quello della competizione, è diventato un virus letale, una miscela esplosiva fatta di arrivismo, egoismo, menefreghismo e superficialità. E' un contagio che ha colpito i singoli e la collettività. Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani".]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Abbiamo scelto la speranza]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=131"><![CDATA[Meglio di ogni parola sono le centinaia di foto di cittadini in lacrime a descrivere le emozioni trasmesse da Obama.<br />“Abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura”. Il 44° presidente degli Stati Uniti indica da subito la via perché “siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza”.<br />Non sono semplici proclami. Il suo discorso è intessuto di orgoglio nazionale, ma anche di una grande apertura alle novità.<br />“Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi”, afferma con forza Obama. “L'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta”. Parole per chiudere definitivamente con ogni sentimento antiamericano, “l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace”. Parole di distensione verso il mondo musulmano, verso le popolazioni più povere. Non è con la forza che si vincono le battaglie e Obama lo afferma in diversi passaggi del suo discorso.<br />E non rinuncia a tracciare alcune linee anche in materia economica e ambientale. “Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.<br />E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo”.<br />Si gioca poi tutto il suo carisma verso la fine del discorso quando il pragmatismo si lega alla poesia, alle emozioni che ne fanno davvero un grande leader.<br />“Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino”.<br />A Washington c'era un oceano di persone. Due, forse tre milioni. Ma molti altri milioni di persone, in tutto il mondo, erano incollate ai televisori, alle radio, ai siti web per vivere le emozioni di una giornata storica. E Barack Obama non li ha delusi. Con equilibrio, ma grande coraggio ha indicato loro nuovi sentieri. Per l'Occidente e il mondo intero da oggi si può voltare pagina<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Fabrizio De Andrè Genova 1940-Milano 1999]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=130"><![CDATA[Come qualche amico sa, io volevo fare il cantautore.<br />Ci ho anche provato e, per un po’, ci sono riuscito contro tutti<br />e tutto.<br />Sono stato quello che si può definire un ottimo dilettante.<br />Le canzoni mi hanno permesso di ricevere applausi, di divertire<br />gli amici e anche... di far innamorare qualche ragazzina.<br />Una generazione speciale, la mia, quella che oggi verrebbe<br />definita la generazione del ’68.<br />Da quegli anni in poi, la musica ha avuto, per le giovani generazioni,<br />il ruolo di lingua mondiale, unificando i popoli molto più<br />della politica o delle religioni.<br />Giovani di tutte le nazionalità si sono incontrati a Woodstock o<br />all’Isola di Wight, fraternizzando in due ore come mai sarebbero<br />riusciti a fare, dibattendo i loro problemi per giorni e giorni.<br />In quegli anni, sull’onda del pacifismo e dell’amore per gli altri,<br />la musica era semplicemente comunicare con la gente, soprattutto<br />quella della nostra età.<br />E io mi ci sono buttato.<br />Già nel 1966, a soli 14 anni, partecipai al Festival studentesco<br />che coinvolse tutte le scuole superiori di Milano.<br />La totale ignoranza della lingua inglese mi portò, immediatamente,<br />a interpretare le canzoni dei principali complessi italiani, i<br />Camaleonti, i Dik Dik, l’Equipe 84, i Giganti. Subito dopo, sfasciati<br />due o tre complessi per il mio maledetto carattere anarchico e zingaresco,<br />iniziai a interpretare i cantautori, primo fra tutti Fabrizio De Andrè.<br />Quante notti sulla spiaggia, quanti fuochi, quante bottiglie di<br />vino e poi, finalmente un palcoscenico, microfoni, riflettori e... il<br />pubblico.<br />Naturalmente facevo tutto ciò solo e unicamente per passione:<br />"vendere non passava tra i miei rischi", per fare una dotta citazione.<br />Poi l’illusione è finita, senza rimpianti.<br />L’altra sera però ho sentito due citazioni tratte da interviste di Fabrizio De Andrè.<br />Una diceva: “ Una sera Luigi Tenco mi becca in una balera di Genova e mi dice minaccioso:<br />E’ vero che ti vanti di aver scritto le mie canzoni? E io: Si ma lo faccio solo per portarmi a letto le ragazze.” Mamma mia, a quante ragazzine ho fatto sentire canzoni di De Andrè spacciandole per mie!<br />La seconda citazione riguarda George Brassens e dice: “Se non fosse esistito George Brassens forse avrei scritto lo stesso canzoni, ma non avrei mai pensato le cose che penso”.<br />Potrei averla detta io. Naturalmente riguardo a Fabrizio.<br />Fabrizio rimane per me, più che l'artista che tutti apprezziamo, un uomo di pensiero, di pensiero "forte" in tempi sempre più bui. Nel crollo verticale dell'etica, nel degrado irreversibile della società italiana, le parole di Fabrizio, restano le poche, forse le uniche, a infondere coraggio a chi vive controvento e rivendica un'intelligenza che è sempre meno moneta corrente.<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[9 buoni propositi per un 2009 ruggente!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=129"><![CDATA[Le persone sono il centro della nostra attività professionale e come tali devono essere considerate nel nostro lavoro quotidiano. <br />Quando svolgiamo il nostro fantastico lavoro ma innanzitutto nella vita quotidiana ricordiamoci che:<br />- gli uomini saggi non dicono tutto quello che pensano: pensano tutto quello che dicono.<br />- la mente è come un paracadute: funziona solo se si apre.<br />- per le persone eccellenti il successo è una conseguenza, non un obiettivo!<br />- la vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi.<br />- ciò che spinge gli uomini ad andare avanti è la coscienza profonda che non hanno fatto abbastanza.<br />- anziché essere spaventati dalle nuove idee dovremmo spaventarci per averne solo di vecchie.<br />- se vuoi un anno di prosperità fa crescere il grano. Se vuoi dieci anni di prosperità fa crescere gli alberi. Se vuoi cento anni di prosperità fa crescere le persone.<br />- l’unico posto in cui “successo” viene prima di “sudore” è il dizionario.<br />- grazie a Dio è lunedì, dovrebbe essere il nostro pensiero ogni nuova settimana di lavoro.<br />Tanti auguri a tutti per un ruggente 2009!<br />(da un’idea di Enrico Cogno)<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[250.000! Grazie &amp; auguri a tutti!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=128"><![CDATA[A tutti quelli che, nel 2008, hanno letto questo blog.<br />Da un po’ di giorni stavo pensando a un messaggio di auguri. Per il Natale ma, soprattutto, per il nuovo anno.<br />Non volevo scrivere cose banali  e mi scervellavo alla ricerca dell’originalità.<br />Poi,  domenica, apro questa pagina, leggo un commento e mi scappa l’occhio sul numeratore:  il mio blog ha superato la quota di 250.000 visite! <br />Forse, per qualcuno di voi, questo  numero è  insignificante. Ma  per me che,  non sono Beppe Grillo, non sono conosciuto al grande pubblico, e non vado neppure alla televisione…<br />Beh, fino a poco tempo fa pensare di essere letto da un numero così elevato di persone non mi passava neppure per la testa.<br />250.000 persone sono gli abitanti di una città come Venezia o un po’ di più di quelli di Verona, Messina, Trieste. <br />Dal cuore mi è venuto un Grazie. Ecco i miei auguri. Un grazie a tutti voi che mi avete letto.<br />Un grazie perché avete dato il mio  stesso valore a  una parola,  a uno sguardo, a un sorriso.<br />Un grazie a chi è passato di qui, anche per caso, e ha trovato qualche informazione interessante. <br />Un grazie a chi si è  fermato a commentare aggiungendo un pezzo di sé.  I vostri commenti mi fanno un enorme piacere. Lasciatene tanti, fa bene a tutti.<br />Che dire?  Fate in modo che queste feste siano qualcosa in più del mero consumismo.<br />Fate in modo che possano essere un periodo sereno, per voi e per chi vi sta vicino. C’è bisogno, di serenità!<br />Mi auguro che l’effetto benefico della crisi porti alla sparizione di un po’ di “Cafonal”, di tutti quelli per cui l’apparire è più importante dell’essere. C’è anche un enorme bisogno di sobrietà, davvero!<br />Auguri a tutti voi, lettori di relazionivirtuose.it, affinché possiate  realizzare un vostro sogno nel 2009!<br />Auguri per una vita felice, sempre. <br />Un GRAZIE immenso, col cuore.<br />Claudio Maffei<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[E crescendo impari]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=127"><![CDATA[E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.<br />Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, <br />come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...<br />La felicità non e' quella che affannosamente si insegue <br />credendo che l'amore sia tutto o niente,...<br />non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto"<br /> e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,<br />la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, <br />di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.<br />Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....<br />...e impari che il profumo del caffé al mattino e' un piccolo rituale di felicità, <br />che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore,<br /> che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, <br />che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.<br />E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi,<br /> di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore,<br /> che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,<br />e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, <br />che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno,<br /> e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. <br />E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, <br />di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi <br />e lunghi più di tante ore,e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina,<br /> leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo <br />e le distanze ed essere con chi ami. <br />E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, <br />sono piccoli attimi felici.<br />E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.<br />E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.<br />E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...<br />E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, <br />che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. <br />E impari che nonostante le tue difese,<br />nonostante il tuo volere o il tuo destino,<br />in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande<br />Jonathan Livingston.<br />E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Perchè ridere salva la vita]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=126"><![CDATA[Le affermazioni della saggezza popolare precorrono talvolta i risultati della ricerca scientifica: “il riso fa buon sangue” – si dice. L’interpretazione convenzionale di questo proverbio assegna al sangue la metafora della disposizione d’animo, forse riprendendola dalla teoria degli umori della medicina di Ippocrate, e quindi attribuisce all’umorismo una relazione benefica con lo stato di salute.<br />Ma il “buon sangue” non è solo buonumore. Già da alcuni anni, infatti, è stato dimostrato che ridere modifica la concentrazione di alcuni componenti presenti nel sangue e che queste variazioni sono, a loro volta, responsabili di cambiamenti di attività del sistema immunitario, tanto da poter pensare di impiegare la comicità nella terapia e nella prevenzione delle malattie.<br />L’aneddoto più noto a questo proposito è probabilmente costituito dalla vicenda di Norman Cousins (1915-1990), giornalista americano redattore letterario del Saturday Review, al quale fu diagnosticata una forma severa di spondiloartrite anchilosante - una malattia infiammatoria cronica autoimmune invalidante delle articolazioni - con complicanze cardiache. Allorché, in relazione alla scarsa efficacia dei trattamenti intrapresi, gli fu annunciata una prognosi con minime probabilità di sopravvivenza nel breve periodo, Cousins, alla luce di alcune ricerche di “biochimica delle emozioni” recentemente pubblicate, decise di affidarsi ad un programma terapeutico che comprendeva dosi imponenti di vitamina C, attitudine mentale positiva e visione di film comici e candid camera televisive. L’effetto immediato di tipo analgesico gli permise innanzitutto di poter dormire senza dolore, successivamente il lento miglioramento clinico gli consentì di riprendere il lavoro e di vivere fino a 75 anni: per più di sedici anni dopo la diagnosi e ben oltre quanto era stato pronosticato dai medici.<br />La base scientifica che oggigiorno ci offre la possibilità di comprendere, tra le altre cose, la relazione tra umorismo e salute è l’oggetto di una disciplina dal nome quasi impronunciabile – psico-neuro-endocrino-immunologia – per indicare la quale si preferisce utilizzare l’acronimo PNEI: in sintesi le emozioni e il pensiero, attraverso le vie del sistema nervoso, influenzano la secrezione di ormoni che regolano l’attività immunitaria.<br />Abbiamo percorso un tratto di strada ulteriore dalle osservazioni che Freud, all’inizio del secolo scorso, riportava nel suo saggio Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio (1905): ridere di cuore può permettere lo scaricare delle tensioni e uno stato di conseguente piacere. Il riso dunque è salutare perché alleggerire la tensione vuol dire intervenire in maniera positiva sullo stress e sull’ansia interrompendo il circolo vizioso che alimenta frustrazione, senso di inadeguatezza, aggressività e senso di colpa. Questo sul piano psichico, ma in condizioni di stress l’organismo produce una maggior quantità di cortisone che riduce la competenza immunitaria e facilita così l’insorgenza di malattie. Il senso dell’umorismo, moderando il calo delle difese immunitarie che si verifica sotto stress, ne antagonizza le conseguenze; inoltre è dimostrato che ridere di cuore provoca effetti simili all’esercizio fisico con successivo periodo di rilassamento: aumenta la produzione di beta-endorfine (un gruppo di sostanze prodotte dalle cellule del sistema nervoso) e riduce il rischio di infarto cardiaco e di depressione.<br />In un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da una congiuntura economica negativa che comporta un logorio individuale e sociale, una cura efficace a basso costo è sicuramente benaccetto.<br />In più la capacità di cogliere l’aspetto umoristico delle situazioni sollecita l’azione di cortocircuiti psichici simili a quelli provocati dall’arrivo improvviso di nuove idee e alla capacità di elaborare soluzioni alternative ai problemi utilizzando elementi occasionali.<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Sono contro la violenza sulle donne]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=125"><![CDATA[SONO CONTRO "un inarrestabile flagello mondiale", così l'ONU definisce LA VIOLENZA SULLE DONNE. I numeri aggiornati del flagello sono, come si dice, assordanti: quasi due miliardi di donne nel mondo e circa sette milioni in Italia hanno subito violenza almeno una volta nella vita, ed è fin troppo facile supporre che queste stime siano approssimate per difetto. Il flagello colpisce senza distinzione di continente o latitudine, e si tratta di violenze fisiche, sessuali, psicologiche, omicidi familiari, mutilazioni genitali, tratta, schiavitù, fino alla guerra, al dramma infinito delle donne che vivono nei paesi in guerra. <br /><br />Donne di ogni età. Le neonate soppresse in certe zone rurali della Cina. Le bambine vendute spose o schiave in India, quelle a cui vengono mutilati i genitali, quelle che si prostituiscono in Brasile, a Cuba, in estremo Oriente, le ragazze che a Ciudad Juarez, in Messico, sono state violentate e uccise a centinaia e poi seppellite nel deserto. Se non fosse stato per il coraggio di una sopravvissuta per miracolo (come non ricordare qui la 'nostra' Donatella Colasanti, e il massacro del Circeo?) nessuno ne avrebbe mai saputo niente. Quelle ragazze venivano da zone povere dell'interno a cercare lavoro in una fabbrica vicina alla frontiera nord, quella con gli Stati Uniti, ma le aspettava la fabbrica dello stupro e della morte. Erano almeno quattrocento. Ma questi sono solo alcuni esempi. Il flagello, dice l'ONU, è "inarrestabile". In ben 192 stati membri, la maggioranza cioè delle Nazioni Unite, non esistono leggi e strumenti adeguati a punire i colpevoli e a proteggere le vittime.<br /><br />In Italia, dice l'Istat, circa sette milioni di donne tra i 15 e i 49 anni - per la precisione 6.743.000 - hanno subito violenza almeno una volta. E purtroppo, dicono ancora i dati ufficiali, la maggioranza di queste violenze si compie dentro casa. Violentatori, molestatori, quando non i veri e propri aguzzini, sono in maggioranza gli uomini di casa - padri, mariti, fratelli - o comunque quelli della cerchia più ristretta tra le relazioni della vittima, conoscenti, vicini di casa, fidanzati, amici, amanti, ex. Alle donne 'campionate' dall'Istat - come giustamente rilevava Nina in un post che non riesco a rintracciare - bisogna però aggiungere le bambine che hanno meno di 15 e le donne che hanno più di 49 anni: paradossi della statistica, loro non le 'contiamo'?<br /><br />E attenti a quello che facciamo vedere ai nostri bambini. Guarda il video cliccando  <a href="http://it.youtube.com/watch?v=SJF50kwwRJE" target="_blank">qui</a> <br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[I fragili aspetti dell’identità]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=124"><![CDATA[Il concetto di “persona”, include l’immagine che abbiamo di  noi stessi.<br />L’idea della nostra identità, del nostro status sociale, è radicata nella nostra mente e influenza costantemente il nostro rapporto con gli altri.<br />Quando una discussione si fa accesa, non è tanto l’oggetto del dibattito che ci infastidisce, quanto la messa in discussione della nostra identità.<br />E’ sufficiente che qualche parola male interpretata minacci l’immagine che abbiamo di noi stessi, perché la situazione ci appaia insopportabile, anche se le stesse parole, rivolte a qualcun altro in circostanze differenti, non ci darebbero così fastidio.<br />Chiunque abbia una forte immagine di se stesso cercherà di assicurarsi che sia riconosciuta e accettata da tutti.<br />Non c’è niente di più angosciante che vederla contestata.<br />Ma qual è il valore di questa identità?<br />E’ importante ricordare che il termine “personalità” deriva da “persona” che in latino significa “maschera” .<br />La maschera attraverso (per) la quale l’attore fa riecheggiare (sonat) il proprio ruolo.<br />A differenza dell’attore, che sa di portare una maschera, noi ci dimentichiamo spesso di distinguere tra il ruolo che svolgiamo nella società e la nostra natura più profonda.<br />Di solito siamo spaventati all’idea di affrontare il mondo senza alcun riferimento, e quando dobbiamo abbandonare maschere e titoli siamo presi dalla vertigine dell’ignoto: se non sono più musicista, scrittore, impiegato, colto, bello o forte, chi sono?<br />Eppure l’assenza di etichette è la migliore garanzia di libertà, il modo più agile, leggero e gioioso di attraversare il mondo.<br />Non essere più vittime delle menzogne dell’ego non ci impedisce affatto di alimentare una forte determinazione per ottenere gli obiettivi che ci siamo prefissati e di godere in ogni istante la ricchezza delle nostre relazioni con il mondo intero.<br />Anzi, accade proprio l’esatto contrario.<br />(Matthieu Ricard)<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Da Barack Obama. Ieri alle 20.47]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=123"><![CDATA[Incredibile, ma vero.<br />In tempi non sospetti, circa due mesi fa, mi sono iscritto un po’ per gioco, un po’ per ricevere materiale elettorale, al fan club di Barack Obama.<br />Questa mattina, alle 7.00, ero proprio contento.<br />Per chi ha la mia età, vedere un nero alla presidenza degli Stati Uniti è come veder concretizzare un sogno che ha dell’impossibile.<br />Nessuno al mondo, quarant’anni fa avrebbe potuto immaginare che un uomo dalla pelle scura sarebbe stato votato dalla maggioranza degli elettori americani.<br />Si tratta di un fatto che ha una potenza dirompente e, da mesi, come Beppe Severgnini, dicevo “Fin che non lo vedo non ci credo”.<br />Quello che è successo oggi è la conseguenza della lotta condotta da Martin Luther King, è la vittoria del suo credo, della sua volontà di ottenere con metodi pacifici, diritti civili per gli afroamericani.<br />L’elezione di Barack Obama è la prova vivente che quella sfida alla fine è stata vinta.<br />Con questi pensieri nell’anima, un paio d’ore dopo ho acceso il computer e, ohibò, la lettera di Barack Obama.<br />Si, proprio lui, quello che avevo appena visto alla televisione.<br />Ha ringraziato tutti per e-mail…anche me.<br />Ah, Italia, quanto hai da imparare!<br /><br /><br />I'm about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first.<br /><br />We just made history.<br /><br />And I don't want you to forget how we did it.<br /><br />You made history every single day during this campaign -- every day you knocked on doors, made a donation, or talked to your family, friends, and neighbors about why you believe it's time for change.<br /><br />I want to thank all of you who gave your time, talent, and passion to this campaign. We have a lot of work to do to get our country back on track, and I'll be in touch soon about what comes next.<br /><br />But I want to be very clear about one thing...<br /><br />All of this happened because of you.<br /><br />Thank you,<br /><br />Barack <br /><br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Anthony Robbins a Roma]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=122"><![CDATA[Ce l’hanno fatta!<br />I miei amici  Mody e Nello Acampora e la loro organizzazione <br />Hi-Performance, sono riusciti a portare il mitico corso di Anthony Robbins “Sprigiona il potere che è in te”, a Roma, dal 25 al 28 di settembre.<br />Chi non ha mai visto Tony dal vivo approfitti di questa occasione!<br />Una sferzata di energia allo stato puro.<br />Ancora oggi quando le persone che si avvicinano alle materie che insegno mi chiedono un consiglio su un libro “facile” per un primo approccio, il mio consiglio è sempre lo stesso: “Come ottenere il meglio da sé e dagli altri” di Anthony Robbins. Una vera “bibbia” benché uscito nel 1987.<br />Tony è, di continuo, stimolo a tutto il mondo della formazione.<br />Ecco, qua sotto dodici principi da condividere con le persone che ci sono care.<br /><br />I dodici principi per vivere con consapevolezza sono semplici insegnamenti, potranno essere soltanto nutrimento per i tuoi pensieri oppure chissà…tra essi ne scoprirai uno che potrà cambiarti la vita per sempre.<br /><br />VIVI UNA VITA AL SERVIZIO DEGLI ALTRI.<br />“ Il modo migliore per trovare te stesso è perderti mettendoti al servizio degli altri”.<br /> Mahatma Gandhi<br /><br />OFFRI AGLI ALTRI CIÒ CHE VORRESTI RICEVERE.<br />“Abbiamo bisogno di tanto amore per perdonare, ma abbiamo ancor più bisogno di umiltà per chiedere perdono”.   <br /> Madre Teresa<br /><br />SII GENTILE.<br />“La vita è breve, eppure c’è sempre abbastanza tempo per essere cortesi”.<br /> Ralph Waldo Emerson<br /><br />SII STRAORDINARIO.<br />“Mira alla luna. Anche se mancherai il bersaglio, finirai pur sempre in mezzo alle stelle”.<br />Les Brown<br /><br />CERCA L’UNIONE.<br />“L’interdipendenza deve essere l’ideale dell’uomo, tanto quanto la sua autonomia”.<br /> Mahatma Gandhi<br /><br />IMPEGNATI PER VIVERE CON SAGGEZZA.<br />“La scienza è l’organizzazione della conoscenza. La saggezza è l’organizzazione della vita”.<br />Immanuel Kant<br /><br />ESPRIMI LA TUA GRATITUDINE.<br />“Quando provi gratitudine la paura si dissolve per lasciare il posto all’abbondanza”<br />Tony Robbins<br /><br />PENSA IN MODO CRITICO.<br />“Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero, e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare”.<br />Albert Einstein<br /><br />SII CORAGGIOSO.<br />“Le cose che devi fare sono proprio quelle che pensi di non riuscire a fare”.<br />Eleanor Roosevelt<br /><br />SII UMILE.<br />“Desideri che le persone abbiano una buona opinione di te? Non parlare esaltando te stesso”.<br />Blaise Pascal<br /><br />SII CREATIVO.<br />“Una persona creativa è motivata dal desiderio di arrivare, non da quello di superare gli altri”.<br />Aya Rand<br /><br />SII PRESENTE.<br />“La cosa meravigliosa è che non è necessario aspettare neppure un momento per iniziare a rendere il mondo migliore”.<br />Anna Frank<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Apparenti gaffes...per non apparenti verità]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=121"><![CDATA[Una frase od una parola detta in modo erroneo od in un contesto sbagliato.<br />Si può estendere anche ad un gesto….<br />Ho avuto il piacere di assistere una persona nel momento della sua morte, direi di accompagnarla in quel trapasso, a volte pieno di aspettative per chi crede, a volte pieno di niente.<br />Mi disse “si ricorda Dottore quella volta del vestito”<br />Io le tenevo la mano.<br />Certo che mi ricordavo…..<br />Era una bella ed esclusiva festa, in cui mi sentivo come sempre a disagio.<br />La riconobbi quella signora, che veniva verso di me dal fondo della sala, in compagnia di un uomo più giovane di lei, che la inebriava. Quel luogo stesso la emancipava perché era un luogo che era al di sopra della sua solita vita. Aveva un abito bianco attillato lungo fino ai piedi. Non poteva evitarmi.<br />Io camminavo tenendo tra le mani un grosso calice di vino merlot, pieno quasi all’orlo, di un liquido rosso vivo, un arma da guerra micidiale.<br />Conoscendo la mia proverbiale distrazione, quando fu a pochi metri da me mi disse “dottore faccia attenzione con quel bicchiere!”<br />C’era confusione nella sala, l’orchestra suonava, io non capivo, mi avvicinai a lei “cosa mi sta dicendo?” facendo questo mi chinai in avanti la mia mano si piegò anche essa e le rovesciai l’intero calice addosso.<br />Quel bell’abito bianco grondava di vino, lei immobile al centro della sala, tra i risolini e i commenti intorno. Il suo viso era più rosso del vino e sprizzava scintille d’odio.<br />Credo che quella serata fosse stata piena di aspettative per lei, e che quello fosse l’unico abito che avesse adatto alla serata, e credo che per lei comunque la serata finì lì.<br />Stava morendo, ora, mi disse “ le voglio bene, Dottore, ma non la perdonerò mai”<br />Vi possono anche essere delle gaffes “apparenti” nel senso che siano volutamente dette o inconsciamente dette , ma che sortiscono un effetto positivo….<br />I paradossi….<br />Contraddizioni logiche su due contesti diversi, spesso uno emozionale e l’altro razionale.<br />Famosa quella “se ti ammazzi ancora ti mando al ricovero” da me formulata e poi ripresa nelle lezioni della Società Medica Italiana di Ipnosi e Psicoterapia dal Dott Riccardo Arone di Bertolino.<br />Erickson diceva “fai deragliare i pensieri”<br />Bandler e Grinder dicevano “ad un catatonico saltategli sul piede”<br />Interrompendo il ciclo dei suoi discorsi o delle sue assenze.<br />Si potrebbe valutare la frase in un altro contesto della comunicazione, quello del cambiamento di canale sensoriale della comunicazione.<br />Erickson interruppe il suo professore buttandogli lì una frase che non c’entrava niente “ neanche a me piace la neve….e poi non esiste un fiocco di neve uguale ad un altro”<br />Erickson in un’altra occasione affidò ad uno studente-paziente il compito di valutare le diverse tonalità di verde che avevano le piante del suo giardino, per spingerlo a valutare i diversi punti di vista sulle cose.<br />Lo studente scoprì che non esiste pianta che abbia la stessa tonalità di verde di un’altra.<br />Apparenti gaffes…per non apparenti verità….<br />Liberamente tratto da Gilberto Gamberini  <br /><br />]]></content>
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		<title><![CDATA[Tutto ciò che state per leggere è vero]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=120"><![CDATA[Esiste un potentissimo solvente chimico che ha le seguenti proprietà: se impiegato in dosi anche minime (meno di un centimetro cubo) può danneggiare un elettrodomestico in modo irreversibile, evapora a temperatura ambiente diffondendosi silenziosamente nell’ambiente domestico, è stato rinvenuto nel 99% delle cellule tumorali, viene usato nelle centrali nucleari e nelle industrie che producono armi chimiche, è un prodotto necessario alla realizzazione di armi batteriologiche, viene distribuito nelle basi militari della NATO attraverso condotti sotterranei ramificati e complessi al cui controllo sono deputate strutture governative, se assorbito nell’organismo umano passa la placenta e filtra nel latte materno, è ustionante alle alte temperature.<br />Infine, e questo è il punto cruciale, questa sostanza chimica viene ancora oggi utilizzata nella preparazione di prodotti dolciari destinati all’infanzia da più di 20 multinazionali dell’alimentazione.<br />Proibireste l’uso di questa sostanza?<br />Se si, sappiate che rendereste la vita molto complicata a tutta la popolazione della terra.<br />Questa temibile sostanza chimica, infatti, non è altro che la chiara, fresca e dolce acqua.<br />Una sostanza che effettivamente possiede tutte le caratteristiche sopra menzionate.<br />Vi siete spaventati?<br />In questo caso dovrebbe spaventarvi di più constatare quanto sia facile indurre la nostra mente in errore.<br />Pensate ora a quanto può essere manipolatorio un telegiornale…<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Gioco]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=119"><![CDATA[Leggi le prime parole e il tuo cervello decifrerà automaticamente il resto del testo. Se lo leggi e lo capisci sei intelligente, hai fantasia ed hai l'emisfero destro del cervello ben sviluppato.<br /><br />UN 837 610RN0 D'357473 3R0 1N 5P146614 0553RV4ND0 DU3 81M83 610C4R3 N3774 548814, 574V4N0 74V0R4ND0 M0770 C057RU3ND0 UN C4573770 D1 548814 C0N 70RR1, P4554661 536R371 3 P0N71. QU4ND0 574V4N0 F1N3ND0 V3NN3 UN'0ND4 CH3 D157RU553 7U770 R1DUC3ND0 17 C4573770 4D UN MUCCH10 D1 548814 3 5CH1UM4... P3N541 CH3 D0P0 74N71 5F0RZ1 73 84M81N3 51 54R3883R0 M3553 4 P14N63R3, P3R0 1NV3C3 D1 QU3570 C0R53R0 P3R 74 5P146614 3 C0M1NC14R0N0 4 C057RU1R3 UN 477R0 C4573770; C4P11 CH3 4V3V0 1MP4R470 UN4 6R4N 73Z10N3; 1MP136H14M0 M0770 73MP0 D3774 N057R4 V174 C057RU3ND0 QU47CH3 C054 P3R0 QU4ND0 P1U 74RD1 UN'0ND4 4RR1V4 4 D157RU663R3 7U770, R3574N0 5070 7'4M1C1Z14, 7'4M0R3, 7'4FF3770 3 73 M4N1 D1 C070R0 CH3 50N0 C4P4C1 D1 F4RC1 50RR1D3R3. <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Accetta il consiglio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=118"><![CDATA["Non importa se cerchi di vendere Gesù, o Buddha, o i diritti civili. O come arricchirsi nel settore immobiliare senza rischiare un soldo. Questo non fa di te un essere umano. Semmai fa di te un agente vendite. Se vuoi parlare con qualcuno sinceramente, da essere umano, chiedigli dei suoi figli, scopri quali sono i suoi sogni. Solo per saperlo, per nessun'altra ragione. Perché appena cerchi di prendere le redini di una conversazione, per pilotarla, non è più una conversazione. È un pistolotto e tu non sei un essere umano, sei un venditore, un piazzista."<br /><br />Quest’estate ho rivisto un film che adoro "the big kahuna". Quello che segue è il testo del famoso monologo finale.<br /><br />Goditi potere e bellezza della tua gioventù.<br />Non ci pensare.<br />Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.<br />Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.<br />E in un modo che non puoi immaginare adesso.<br />Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi!<br />Non eri per niente grasso come ti sembrava.<br />Non preoccuparti del futuro.<br />Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.<br />I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente.<br />Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.<br />Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato.<br />Canta.<br />Non esser crudele col cuore degli altri.<br />Non tollerare la gente che è crudele col tuo.<br />Lavati i denti.<br />Non perder tempo con l'invidia.<br />A volte sei in testa.<br />A volte resti indietro.<br />La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.<br />Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.<br />Se ci riesci veramente dimmi come si fa.<br />Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto.<br />Rilassati.<br />Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.<br />Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.<br />I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.<br />Prendi molto calcio.<br />Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.<br />Forse ti sposerai o forse no.<br />Forse avrai figli o forse no.<br />Forse divorzierai a quarant'anni.<br />Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.<br />Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche.<br />Le tue scelte sono scommesse.<br />Come quelle di chiunque altro.<br />Goditi il tuo corpo.<br />Usalo in tutti i modi che puoi.<br />Senza paura e senza temere quel che pensa la gente.<br />È il più grande strumento che potrai mai avere.<br />Balla.<br />Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.<br />Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.<br />Non leggere le riviste di bellezza.<br />Ti faranno solo sentire orrendo.<br />Cerca di conoscere i tuoi genitori.<br />Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.<br />Tratta bene i tuoi fratelli.<br />Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.<br />Renditi conto che gli amici vanno e vengono.<br />Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.<br />Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.<br />Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.<br />Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.<br />Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.<br />Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.<br />I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.<br />Ma accetta il consiglio... per questa volta.<br />Potete anche ascoltarlo  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fFu1Ms0BhtU" target="_blank">QUI.</a> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Ridere fa benissimo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=117"><![CDATA[ “Risus abundat in ore stultorum:” il riso abbonda sulla bocca<br />degli stupidi, dicevano sempre i miei genitori e... a me... veniva<br />tanto da ridere!<br />Ho sempre riso molto, a scuola, con gli amici, nel lavoro. Per<br />un po’ ho anche fatto l’autore per il cabaret e ho pensato di poter<br />campare così.<br />Poi, preso per fame, ho cominciato a fare il formatore.<br />Ho cercato di trattenermi un po’, ma senza successo.<br />Cosa vi devo dire? Mi veniva da ridere!<br />Una buona battuta di spirito è, per me, talmente importante da<br />non riuscire a trattenerla, a costo di perdere un’amicizia e perfino<br />un lavoro.<br />Il ridere è un segno di trasgressione, di disobbedienza.<br />S m i t i z z a re, sovvertire le regole, dubitare di tutto ciò che è<br />ovvio, serve da valvola di sicurezza per non pre n d e re nulla e<br />soprattutto se stessi troppo seriamente.<br />Un autore americano, Og Mandino, ha scritto: “Non dovrò<br />d i v e n i re mai tanto importante, tanto saggio, tanto austero, tanto<br />potente da dimenticare di ridere di me stesso e del mondo. <br />In questo voglio rimanere per sempre bambino”.<br />In effetti, io ero così anche da piccolo. Ho sempre cercato di<br />far ridere tutti. Per tutti gli anni della scuola ho avuto otto in condotta,<br />ma qualche pro f e s s o re mi ha confessato, in privato, di<br />divertirsi come un matto con le mie invenzioni.<br />Totò e Ollio sono stati, fin dall’infanzia, i miei attori preferiti.<br />Cos’avranno mai avuto in comune? Forse la gestione del corpo, la<br />fisicità. Erano così diversi! Eppure, nei loro film, ogni movimento<br />era perfetto. Le mani, i piedi, le facce, erano talmente duttili da<br />sembrare di gomma. Potrei rivedere centinaia di volte “Fra diavolo”<br />o “Totò, Peppino e a malafemmina” e ogni volta divertirmi e<br />ridere di gusto.<br />Ma Totò era inimitabile. Infatti, oltre a snodarsi come un burattino,<br />era maestro nel gioco di parole: “Signori si nasce e io lo nacqui”,<br />“Una volta tandem”, “Tu prode! No, a me non mi prode!”,<br />“Sei edotto? Sì, fanno quattordici”, “Parli come badi”, “Ogni limite<br />ha una pazienza”, e si potrebbe andare avanti all’infinito.<br />Ma il mio parrucchiere non è da meno, anche se lo fa in modo<br />involontario: “Mia figlia vive in una villetta a scheda”, “È stata in<br />vacanza a Milano Sabbia d’Oro”, “Catilina era la moglie di<br />C i c e rone”, o addirittura “I figli di Adamo ed Eva erano Caino e<br />Adele!”.<br />Sono solo quelle che mi ricordo. Purtroppo non ho il coraggio<br />di andare con un blocchetto e scrivermele; faccio già abbastanza<br />fatica a stare serio.<br /> Hai bisogno di una bella risata? Clicca sull'immagine. Ridere fa benissimo ed è contagioso!<br />Guarda il filmato su  <a href="http://www.jacopofo.com/risata-contagiosa2" target="_blank">http://www.jacopofo.com/risata-contagiosa2</a> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Storytelling]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=116"><![CDATA[Storytelling è il titolo di un bel libro di Christian Salmon che questa estate mi ha fornito parecchi spunti di riflessione.<br />Lo scrittore e saggista francese sostiene che la chiave della leadership oggi sta, in gran parte, nello storytelling, il raccontare storie.<br />È una tendenza che fa la sua comparsa negli anni '80, sotto la presidenza di Ronald Reagan, quando le storie cominciano a sostituire argomentazioni razionali e statistiche nei discorsi ufficiali. L'ex attore di Hollywood credeva al «potere delle storie» sull'animo umano. A volte gli capitava di raccontare un episodio tratto da un vecchio film di guerra, come se fosse un fatto storico realmente accaduto negli Stati uniti.<br />Ma è sotto la presidenza Clinton che lo storytelling politico entra alla Casa bianca con la sua corte di consulenti, sceneggiatori hollywoodiani e pubblicitari. «Lo zio Buddy mi ha insegnato che ognuno di noi ha una storia», scrive Clinton nelle prime pagine delle sue Memorie, che terminano con queste parole: «Ho scritto un grande libro?<br />Chi lo sa? Comunque sono certo che si tratta di una buona storia».<br />Fin dal suo arrivo alla Casa bianca, nel 2001, Bush aveva presentato il suo gabinetto alla stampa dichiarando: «Ogni persona ha la sua propria storia che è unica, tutte queste storie raccontano quel che l'America può e deve essere. La frequenza della parola story nei discorsi di Bush non è casuale.<br />Rivela l'influenza dei consulenti in management che lo circondano (è il primo presidente americano ad essere stato formato in una business school, una grande scuola commerciale). La storytelling management, una nuova scuola per la direzione d'impresa, comparsa a metà degli anni '80 negli Stati uniti, ha conosciuto dal 2001 un successo crescente in aziende come Disney, McDonald's, Coca-Cola, Adobe, Ibm, Microsoft.<br />Nasa, Verizon, Nike e Lands' End considerano lo storytelling come l'approccio attualmente più efficace negli affari. «Quando vedo la facilità con cui storie ben congegnate possono entrare nell'animo della gente – scrive Stephen Denning ex dirigente della Banca mondiale - io stesso mi stupisco della predisposizione del cervello umano ad assimilare i racconti.   E ancora «Per un imprenditore il lavoro più importante è motivare il personale.<br />Per farlo bisogna coinvolgere le emozioni. E la chiave per entrare nei loro cuori, è una story. La maggior parte delle migliaia di relazioni presentate in questi ultimi trent'anni da imprenditori alla ricerca d'investimenti, falliva per incapacità di comunicazione. «Nessuno sa raccontare una storia».<br />«Volete sapere come raddoppiare le vendite e quadruplicare il profitto?» «Venderete molto di più utilizzando una success story, che descrivendo le caratteristiche e i vantaggi del vostro prodotto o servizio. Una storia, e il prodotto è venduto. La gente adora le storie ». Il successo dello storytelling non è rimasto confinato alle sole direzioni d'impresa e al marketing, in dieci anni si è imposto a tutte le istituzioni, tanto da apparire come il paradigma della rivoluzione culturale del capitalismo, una nuova norma narrativa che alimenta e vitalizza i più diversi settori di attività.<br />Raccontare è diventato un mezzo per sedurre e convincere, influenzare pubblico, elettori, clienti. Ma significa anche: condividere, trasmettere informazioni, esperienze. Definire azioni, capacità professionali..<br />Che vogliate portare a buon fine una trattativa commerciale o far firmare un trattato di pace a fazioni rivali, lanciare un nuovo prodotto o fare accettare a un collettivo di lavoro un cambiamento importante, concepire un videogioco o consolidare la democrazia in un paese dell'ex Unione sovietica...<br />il metodo impiegato, gli interlocutori, i finanziamenti, il calendario sono gli stessi e si basano sul modus operandi dello storytelling, diventato l'abc dell'ideologia insegnata a uomini politici e imprenditori.<br />Lo storytelling invade poco a poco discipline le più diverse quali sociologia, economia, diritto, psicologia, istruzione, neuroscienze, intelligenza artificiale...<br />In un contesto di sovrainformazione, di «assedio testuale», la capacità di selezione degli individui è costantemente sollecitata.<br />Il cervello umano ha una prodigiosa capacità di sintesi multisensoriale dell'informazione, quando questa è presentata sotto forma narrativa. Ogni volta che si è introdotta una nuova tecnologia nello storytelling, si è cambiato il mondo.<br />Basta pensare alla stampa, al telegrafo e al telefono, a giornali, radio e televisione, e più di recente a Internet».<br />Il successo dei blog fornisce un chiaro esempio di questa infatuazione per le storie. Secondo Pew Internet &amp; American Life Project, attualmente si crea un blog ogni secondo. Undici milioni di americani avrebbero già un proprio blog e i lettori sarebbero trentadue milioni. Sembra che il loro numero raddoppi ogni cinque o sei mesi. La motivazione degli autori dei blog è chiara. Secondo l'inchiesta, il 77% di loro avrebbe aperto un blog non per partecipare ai grandi dibattiti del momento ed esprimere un'opinione, ma per «raccontare la propria storia».<br />Il rapporto, scritto da due ricercatrici di Pew, Amanda Lenhart e Susannah Fox, e pubblicato nel luglio 2007, s'intitola: «Bloggers: un ritratto dei nuovi cantastorie di Internet» .<br />I siti di accesso che moltiplicano le offerte di format includendo fotografie, suoni e impaginazioni standard, stimolano l'appetito narrativo. Essere se stessi non basta più. Bisogna diventare la propria storia. Costruisci un racconto. La story, sei tu! <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Via!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=115"><![CDATA[Carissimi, <br />questo e' l'ultimo pezzo, che scrivo prima della pausa estiva. E’ anche un intervento molto ridotto perche' mi scivolano le dita sulla tastiera dal caldo.<br />Spaparanzatevi, rilassatevi, dormite, mangiate bene, giocate, fate l'amore, coccolate i cani e i gatti, picchiate le zanzare, abbronzatevi, passeggiate, nuotate, guardate le stelle cadenti, allacciate nuove amicizie e nuovi amori, massaggiate e fatevi massaggiare, ridete, costruite castelli di sabbia... e soprattutto ritornate a fine agosto!!!<br />Buone vacanze a tutti<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Iris, un'amica mai incontrata...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=114"><![CDATA[Post trovato nel blog di Iris, un’amica mai incontrata…<br />( <a href="http://musicaepoesia39.spaces.live.com" target="_blank">http://musicaepoesia39.spaces.live.com</a> )<br /><br />Ho letto l’ultimo libro di Claudio Maffei<br />Pensieri, Parole, Stati d’animo.<br />è un bellissimo libro, d’insegnamento etico- morale<br />non solo per i grandi......condottieri di azienda per come comunicare con il personale<br />ma anche per la gente comune, nei rapporti quotidiani, in società<br />per saper comunicare in modo adeguato e corretto.<br />abbattendo le barriere . <br />Leggere questo libro.. non solo mi ha insegnato molto ma<br /> ho trovato delle conferme ad alcuni miei pensieri…in sospeso.<br /> <br />Un grazie per questo meraviglioso libro<br />e un saluto cordiale.<br />Iris<br /><br />E ancora un po’ più avanti…<br /> <br />Intelligenza emotiva<br />Sette passi per comunicare con il cuore<br /><br />1.	Convincersi che comunicare con il cuore è possibile oltre che psicologicamente gratificante. Basta volerlo e cominciare subito a farlo con la consapevolezza che solo la pratica rende perfetti. Lo sforzo iniziale che può rendere difficile la partenza, sarà largamente compensato in seguito dalla gioia derivante dall'essere riusciti a diventare emotivamente più intelligenti. <br />2.	Interessarsi agli altri. Più ci interessiamo degli altri e di quello che sta loro a cuore e più gli altri si interesseranno di noi. Ognuno in cuor suo vuole sentirsi importante, apprezzato e stimato. E se è vero che il proprio mondo conta sempre di più di quello degli altri, è anche vero che cercare di capire che cosa interessa agli altri, quali sono i loro obiettivi, le loro speranze, le loro paure, aiuta a comunicare meglio e a farsi degli amici, bloccando già sul nascere molti dei possibili motivi di divergenza o fattori di conflitto interpersonale. <br />3.	Abbandonare l'idea di essere infallibili. Errare humanun est, dicevano i latini e pensare di avere sempre ragione è pura follia! Nessuno è o potrà mai essere detentore di verità assolute; perciò chi riesce a dubitare di sé e delle proprie opinioni e mette in conto l'eventualità di potersi sbagliare, è più saggio di quanto non pensi. Nella sua filosofia di vita trova spazio un principio cardine della P.N.L. (Programmazione Neurolinguistica): la mappa non è il territorio. E la mappa comprende le proprie convinzioni, idee, opinioni che sono le proprie e non quelle dell'umanità intera. <br />4.	Imparare ad ascoltare. Saper ascoltare sembra facile o addirittura scontato, dopotutto è una funzione spontanea e naturale della comunicazione, appresa sin dall'infanzia, che sembrerebbe non richiedere alcuna abilità. Invece non è così, perché saper ascoltare è una competenza emotiva di fondamentale importanza, ed è grazie ad essa e all'empatia, che poi è la capacità di mettersi nei panni degli altri, sforzandosi di vedere le cose dal loro punto di vista e di coglierne il vissuto emotivo, che si può imparare a comunicare con il cuore. Senza una buona capacità di ascolto empatico, è praticamente impossibile riuscire a farlo! <br />5.	Considerare le emozioni una risorsa. Imparare a riconoscere, gestire ed esprimere i propri sentimenti e stati d'animo è una grande conquista personale, che promuove l'equilibrio interiore e predispone all'autorealizzazione. Per questo soffocare le proprie emozioni è l'atteggiamento più sbagliato che ci sia, mentre intraprendere, a qualsiasi età, un percorso di alfabetizzazione emozionale è una scelta vincente che può migliorare la qualità della propria vita affettiva, sociale e professionale. <br />6.	Dire quello che si pensa senza temere il giudizio degli altri. Se dire quello che si pensa aiuta a sentirsi bene ed in pace con se stessi, farlo con un pizzico di tatto e diplomazia è un obbligo sociale ancora più importante ai fini dell'approvazione e del consenso in quanto consente di apparire agli occhi degli altri più sicuri di sé e delle proprie convinzioni nella giusta misura. Per questo nel sostenere le proprie idee ed opinioni, bisognerebbe accuratamente evitare qualsiasi esagerazione o forma di arroganza, saccenza e assolutismo che potrebbero indurre l'interlocutore ad irrigidirsi, a stare sulla difensiva e a contraddire o rifiutare del tutto il nostro punto di vista. Siate perciò eleganti nel linguaggio e nel modo <br />7.	Sviluppare un orientamento al dialogo. Chi vuole davvero imparare a comunicare con il cuore non ha altra scelta: deve far proprio il principio win-win (vincere-vincere) e assumerlo come costante psicologica in tutte le dimensioni della propria esistenza, da quella affettiva a quella sociale e professionale. In base a tale principio, in qualsiasi contesto o situazione comunicativa si può vincere insieme (vinco io - vinci tu) senza entrare inutilmente in conflitto con l'altro. Anzi il conflitto, che per sua natura è parte integrante della vita di relazione, in base al suddetto principio, viene vissuto come una buona occasione di confronto, utile alla propria crescita, anziché come un inevitabile scontro in cui uno deve per forza vincere e l'altro perdere.<br /><br /> Grazie a te, Iris, con tutto il cuore!<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Neuropanzane]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=113"><![CDATA[Lo sapevate che dimenticare è un processo di conoscenza? "L'atto del dimenticare è in realtà funzionale al ragionare" ha spiegato il professore Sergio Della Sala che vive ad Edimburgo ma quando torna in Italia per una conferenza ama sorprendere il suo pubblico con uno stile informale e per niente english, ma molto divertente. Inizia indossando una berrettina di lana per dimostrare che ha gli stessi effetti dell'elmetto venduto negli States per duecento dollari: protegge dai rapimenti di alieni. E lui lo dimostra con una battuta. "Vedete? Funziona: non mi hanno rapito" dice dopo averla calzata. <br />All'università di Edimburgo insegna al corso di laurea in Psicologia, ma gira spesso per conferenze e corsi ed è venuto di recente alla facoltà di Scienze Cognitive di Rovereto dove ha dimostrato che oltre ad essere un bravo scienziato è pure un brillante relatore. Studioso delle patologie legate alla memoria si occupa del rapporto tra comportamento e cervello in particolare di memoria, amnesia e deficit cognitivi causati da lesioni o malattie cerebrali, tipo Alzheimer e ictus. Laurea in medicina e direttore dello Human Cognitive Neuroscience della facoltà scozzese, è anche membro storico del Cicap, il comitato per il controllo sul paranormale. Agli studenti di Rovereto ha cercato di far ordine e chiarezza su aspetti scientifici che hanno alimentato leggende metropolitane dure a morire. False credenze sul cervello che si riproducono e radicano non solo per il sensazionalismo dei media ma anche per gli interessi imprenditoriali che stanno dietro alla comunicazione scientifica, diventando appunto neuromiti. Qualche esempio: è proprio vero che ascoltare i Requiem di Mozart rende più intelligenti? No, solo che la notizia è servita a vendere molta più musica classica. E risponde a verità scientifica che l'emisfero destro sovrintende alla creatività e lavora come un artista hippie mentre il sinistro è simile ad un grigio ragioniere contabile? Niente affatto, spiega il professore, ma la notizia è servita a vendere software per imparare le lingue di notte o sollecitare la nostra parte destra piuttosto che quella sinistra. "Miti sulla mente duri a morire" ha detto Della Sala che è anche specializzato in Neurologia e dottore di ricerca in Psicobiologia. <br />In una delle aule di Palazzo Fedrigotti dove la facoltà di scienze cognitive ha trovato sede ha sottoposto il folto e attento il pubblico ad alcuni esperimenti. Risultato: crediamo a quanto ci viene detto perché attribuiamo autorità a chi ci parla senza verificare i dati. L'aiuto di un semplice foglio di carta forato gli ha permesso di spiegare con un efficace giochino che il cervello ricostruisce le immagini: non vede ciò che osserva, ma "ricorda". E' inoltre stato osservato che prestiamo attenzione a pochissime cose e siamo selettivi e che quel che vediamo, lo guardiamo pure male: due terzi degli errori giudiziari sono dovuti a testimonianze oculari sbagliate. "La memoria non è una scatola chiusa che conserva i dati in maniera perfetta. Ma la più bella panzana - dice Della Sala - è che noi usiamo solo il 10% del cervello. In realtà tutto deriva da una frase di William James il quale aveva osservato alcune persone che usano solo il 10% del cervello". Ben diverso, davvero.<br />Il professor Della Sala ha lavorato in molte università da Berkeley (California) a Cambridge e alla University of Western Australia di Perth, prima di arrivare ad Edimbrugo dopo dieci anni di ‘full professor' in Neuropsicologia ad Aberdeen in Gran Bretagna. Quello che si dice...un cervello in fuga. Ma questa non è una panzana, è la realtà scientifica italiana (purtroppo). Il professore però se la ride e al termine delle sue brillanti e divertenti conferenze si diverte a farsi prendere a palle di carta per dare al pubblico la soddisfazione di sfogarsi una volta per tutte sui neuroscienziati, sulle neuroscienze e sulle...neuropanzane.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			
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		<title><![CDATA[Atleti super con il placebo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=112"><![CDATA[Si può imbrogliare senza imbrogliare. Il segreto è nell’effetto placebo, un esempio classico eppure sempre sorprendente delle complesse interazioni tra mente e corpo.<br />Come può una semplice pillola contenente zucchero mimare gli effetti benefici di un vero farmaco? Come può un atleta «doparsi» senza assumere nient’altro che innocua caramella? Perché il nostro cervello si lascia ingannare?<br /><br />Professor Fabrizio Benedetti, lei è professore di fisiologia all’Università di Torino, è specializzato in neurofisiologia clinica e i suoi studi suscitano sempre grande interesse, non soltanto tra gli addetti ai lavori. Partiamo dall’inizio: che cos’è esattamente l’effetto placebo? <br />«Il placebo è una sostanza inerte ed è privo di efficacia clinica. Ma non c’è di mezzo solo l’assunzione di una pastiglia di zucchero. Bisogna aggiungere anche le suggestioni verbali che il paziente riceve dal medico. E’ tutto l’insieme che concorre a far sì che il placebo faccia effetto. E’ terapeutico il contesto psicosociale».<br /><br />E il suo contrario, l’effetto nocebo?<br />«Essendo l’effetto opposto, le suggestioni verbali devono essere negative. Il soggetto non si aspetta un beneficio, ma un peggioramento del sintomo».<br /><br />Qual è l’area cerebrale responsabile di questi fenomeni?<br />«In alcuni casi gioca un ruolo l’attivazione cerebrale dei meccanismi cognitivi della ricompensa. Un esempio viene dal gioco d’azzardo: vincendo una cifra modesta, si ha un piccolo rilascio di dopamina nel nucleo accumbens, una minuscola area del nostro cervello. Vincendo una somma più consistente, il rilascio di dopamina è maggiore, dato che la ricompensa è maggiore. Nell’effetto placebo sono implicate queste stesse aree cerebrali: si ha un’attivazione dopaminergica grazie alla ricompensa (in questo caso il beneficio terapeutico) che il paziente si aspetta di ricevere».<br /><br />Ma ci sono anche gli effetti placebo inconsci: in che cosa consistono?<br />«L’effetto placebo si innesca nel paziente dopo che è stato “condizionato” ad associare l’assunzione della pillola alla scomparsa del sintomo. Quando gli si somministra un farmaco uguale a quello solito, ma privo di efficacia, avviene comunque una risposta dell’organismo. Un po’ come con i famosi cani di Pavlov che associavano l’arrivo del cibo a un suono: appena lo sentivano, cominciavano a salivare».<br /><br />Che cosa avete scoperto di questi processi fisiologici?<br />«Abbiamo dimostrato che l’effetto placebo è mediato dagli oppioidi endogeni ed è dovuto all’attivazione di sostanze come le endorfine. L’effetto nocebo, invece, è dovuto all’attivazione di un neuropeptide, la colecistochinina, che ha un effetto iperalgesico, vale a dire un incremento dello stimolo dolorifero. Se si danno suggestioni verbali positive e il paziente si aspetta un miglioramento, si verifica l’attivazione delle endorfine. Se, invece, il soggetto si aspetta di stare peggio, si assiste all’attivazione dell’altro meccanismo. Questi processi si localizzano nei lobi prefrontali del cervello e, infatti, i pazienti con una degenerazione a questo livello dimostrano una riduzione della risposta al placebo».<br /><br />Adesso vi state occupando anche di doping, giusto?<br />«Sì. Abbiamo pubblicato una ricerca in cui, mediante un protocollo di condizionamento, si è riusciti a testare l’effetto della somministrazione di morfina negli atleti, aiutandoli così a diminuire la percezione dello sforzo fisico e del dolore. Una squadra è stata allenata con dosi di morfina, somministrata per un periodo di tre settimane, mentre l’altra ha avuto un allenamento standard. Il giorno della gara il risultato della squadra “condizionata” è stato migliore rispetto all’altra, ma il punto è che quel giorno aveva ricevuto solo un placebo. Qualsiasi procedura anti-doping, quindi, non avrebbe rilevato alcun farmaco nell’organismo, perché non era stato somministrato».<br /><br />E quindi?<br />«Quindi è possibile condizionare un atleta con una sostanza dopante durante l’allenamento e poi sostituirla il giorno della competizione con un placebo. Il nostro studio è stato pubblicato su “The Journal of Neuroscience” ed è stato ripreso dall’”Economist”, che ha titolato “Come imbrogliare senza imbrogliare!”».<br /><br />I placebo hanno applicazioni cliniche?<br />«Sono utilizzati nei “trial” clinici per testare la validità dei nuovi farmaci, che devono avere una risposta migliore rispetto al placebo stesso: soltanto così possono essere considerati efficaci. Ora stiamo studiando dei protocolli per sfruttare il meccanismo del condizionamento, riducendo l’assunzione di farmaci con forti effetti collaterali».<br /><br />In pratica che cosa fate?<br />«Si somministra la sostanza per qualche giorno, poi se ne riduce il dosaggio e si dà, al suo posto, un placebo, ma l’effetto terapeutico rimane lo stesso. Abbiamo sperimentato questo schema usando un derivato della morfina, utilizzato per lenire il dolore nella degenza post-operatoria, e siamo riusciti a ridurlo del 30%».<br /><br />La rivista scientifica britannica «The Lancet» ha pubblicato uno studio che ha fatto discutere: non esiste differenza - si sostiene - tra chi si cura con l’omeopatia e chi si cura con un placebo. Che cosa ne pensa?<br />«Nessuno studio effettuato in maniera scientifica ha dimostrato che l’omeopatia sia superiore a un placebo. Significa che la medicina omeopatica ha scarsa efficacia».<br /><br />Giulia Caterina La Stampa 11.06.2008<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Mappa aziendale o realtà virtuale?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=111"><![CDATA[Sembrerà strano, ma tre degli elementi centrali della vita di una azienda – la sua vision, la sua mission e persino la sua cultura – sono in realtà mappe.<br />Va inoltre detto che chiamarle vision o mission “aziendali” è in genere fortemente fuorviante.<br />Sfortunatamente, molte organizzazioni definiscono la propria mission in modi che sono decisamente carenti dal punto di vista del contenuto, come si può osservare nell’esempio che segue, tratto dalla brochure di un importante comitato accademico di valutazione:<br /><br />Promuovere i metodi migliori per una direzione flessibile ed efficace e per la formazione, lo sviluppo e la crescita del management.<br /><br />Suona bene, ma cosa significa?<br />Esiste forse qualche organizzazione degna di questo nome che scelga deliberatamente di usare metodi che non siano i migliori? E cosa si intende di preciso con “migliore”, “flessibile” e “efficace” – tutte parole dal significato altamente soggettivo?<br />“Migliore” rispetto a cosa? “Flessibile” in che modo? Chi ha definito tali metodi come “efficaci” e in base a quale parametro?<br />Come indicatore di intenti, questa definizione risulta essenzialmente un insieme privo di significato di parole eleganti e alla moda. Come “mappa” descrive un “territorio” che è poco più di una realtà virtuale.<br />Andrew  Bradbury - Develop your NLP skills<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[PNL è libertà]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=110"><![CDATA[La libertà individuale è la capacità di provare le sensazioni che vuoi, così da spezzare le “catene dei liberi”: la paura, la tristezza e l’odio. La vera libertà individuale si ottiene quando si riesce ad affrontare e a spezzare quante più catene possibile. E queste catene sono fatte di emozioni negative, di convinzioni limitanti e di comportamenti distruttivi. Si tratta di imparare a costruire il genere di stati interni capaci di portare le persone a star bene per mezzo della curiosità.<br />Anziché essere vittima di queste catene, puoi lasciare che le novità ti incuriosiscano o, al limite ti lascino indifferente; è una tua scelta. Se le persone fossero più curiose di conoscere le altre culture, non ci sarebbe tutto quest’odio sulla terra. Per certe persone, l’unica risposta possibile quando si trovano di fronte a un’altra cultura è la paura o la rabbia. Per quel che mi riguarda, queste emozioni non sono che stupidità all’ennesima potenza.<br />Eh si…sono stato per tre giorni, all’ennesimo seminario con Richard Bandler e ogni volta riesce a sorprendermi. La continua evoluzione del suo pensiero è veramente stupefacente. <br />Ora poi, alla sua età, se ne frega nel modo più assoluto dell’opinione altrui ed è ancora più grande.<br />Io penso che i veri grandi non vogliano diventare i migliori. Vogliono solo migliorarsi continuamente. Infatti per essere il migliore devi metterti a confronto con gli altri e invece per migliorarti devi confrontarti solo con te stesso! Ogni giorno, invece, incontro persone che vogliono solo cambiare gli altri, convinti come sono che gli altri siano la causa della loro infelicità. <br />Eh no, troppo comodo, l’unico modo per ottenere risultati è sempre il lavoro su di sé.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Il linguaggio della salute]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=109"><![CDATA[Il linguaggio della salute<br />Alessandro Lucchini <br />Sperling &amp; Kupfer<br /><br />Partecipazione umana e comunicazione giusta sono già una medicina per chi è malato: un libro per chi cura e per chi ha bisogno di cure, per evitare malintesi e ridare speranze. <br /><br />Il dialogo tra medico e paziente è forse, tra tutti, il più complicato e il problema non è solo nelle "parole difficili" A volte manca il tempo per spiegare, oppure il malato, fino in fondo, non vuole sapere. Spesso è il medico che non fa molto per essere chiaro: desterebbe troppi guai, dubbi, domande assillanti. Per non parlare del lato emotivo: lasciarsi coinvolgere, condividere, cercare le parole giuste, diverse a seconda del paziente... La consapevolezza del linguaggio può fornire tecniche e strumenti che aiutano da un lato i medici, attuali e futuri, e gli altri operatori della sanità, dall’altro i pazienti e i loro famigliari, a comunicare meglio tra loro, e quindi a percorrere insieme il cammino verso la salute<br /> <br />Infatti il libro è pensato per diversi lettori.<br />           Medici, psicoterapeuti, infermieri, professionisti sanitari e amministrativi operanti nel pubblico e nel privato: più di un milione di persone. Per loro potrà essere un aiuto a costruire relazioni più proficue con i loro interlocutori, non solo nei contesti critici (relazioni a congressi, pubblicazioni scientifiche, referti, lettere a colleghi), ma anche negli scambi quotidiani.<br />         Studenti delle facoltà di medicina e delle scienze mediche in generale: circa 190mila persone. Per loro potrà essere un’occasione per coltivare, fin dall’inizio dei loro studi, un maggior interesse umano, oltre a quello clinico, verso i destinatari dei loro studi.<br />         Professionisti che operano nell’industria farmaceutica e negli altri settori legati alla sanità: potranno trarne suggerimenti per salvaguardare le    motivazioni etiche e “di servizio” della loro comunicazione, pur in una legittima visione “di profitto”.<br />         Formatori, giornalisti e divulgatori di scienza, comunicatori e studiosi del linguaggio, che potranno apprezzare lo sforzo di concretezza nelle tecniche presentate come nelle esemplificazioni. <br />E sono altre centinaia di migliaia di persone.<br />E poi, tantissimi altri esseri umani che stanno attraversando periodi di malattia o che sono interessati a come possono superare quei periodi, anche con il supporto di una comunicazione più efficace. Persone che, sempre più critiche ed esigenti, vogliono partecipare attivamente alle decisioni sulla propria salute, vogliono essere informate, consultano internet, cominciano a scegliere gli ospedali in base alle specializzazioni. E sono davvero tante: negli ospedali italiani transitano ogni anno 21 milioni di persone - di cui 10 milioni malati lievi, 2 milioni malati gravi e 9 milioni visitatori e accompagnatori - tutte più o meno esposte a discorsi, avvisi, manifesti, referti, moduli e testi vari di difficile comprensione. Si considerino poi gli studi medici privati, le farmacie e gli altri luoghi in cui si concentrano le persone alle prese con disturbi di varia natura. Se sommiamo queste cifre abbiamo un’idea della portata sociale della comunicazione legata alla salute, e quindi della rilevanza di una riflessione sulle sue opportunità di miglioramento<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Presentazione a Trento]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=108"><![CDATA[Confindustria  ospita la presentazione di:<br />Pensieri, parole, stati d’animo<br />Mercoledì 4 giugno, alle ore 18.30,<br />Trento via Degasperi 77<br />presso la Sala Assemblee di Palazzo Stella <br />La partecipazione è gratuita<br /> <a href="http://www.gitn.it" target="_blank">www.gitn.it</a> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Forse non tutti sanno che...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=107"><![CDATA[La salute è una cosa troppo importante<br />per affidarla soltanto ai medici!<br />Voltaire<br /><br />Non sono un guaritore,<br />insegno alla gente a guarirsi da sola.<br />Emile Coué<br /><br />Il farmacista francese Emile Coué (1857-1926) è noto in tutto il mondo come il padre, o l’ispiratore, di movimenti quali il pensiero positivo, la visualizzazione, il training autogeno di Schultz, la sofrologia, l’analisi transazionale (AT) e la programmazione neurolinguistica (PNL).<br />Il metodo “originale” di Coué, volendolo semplificare al massimo, si basa su 5 grandi idee:<br />•	l’essere è doppio: conscio e inconscio; <br />•	noi non possiamo esercitare il nostro libero arbitrio se non impariamo a dirigere il nostro inconscio, invece di essere diretti da lui; <br />•	l’inconscio è più forte del conscio, ma noi possiamo imparare a controllarlo; <br />•	per avere il dominio di noi stessi dobbiamo “immaginare” che possiamo fare quello che vogliamo fare; <br />•	l’immaginazione (e non la volontà) è la prima facoltà dell’uomo. L’immaginazione può far ammalare il corpo, ma lo può anche guarire. <br /><br />«L’autosuggestione è uno strumento che noi possediamo dalla nascita e questo strumento, o meglio questa forza, è dotata di una potenza inaudita, incalcolabile che, secondo le circostanze, produce i migliori o i peggiori effetti».<br /><br />«Esistono in ciascuno di noi due individui assolutamente distinti l’uno dall’altro. Entrambi sono intelligenti; ma, mentre l’uno è cosciente, l’altro è incosciente, e per questa sua peculiare natura, l’esistenza del “secondo individuo” passa generalmente inavvertita».<br /><br />«Se paragoniamo l’essere cosciente all’essere incosciente, constatiamo che mentre il cosciente è dotato spesso di una labile memoria, l’incosciente al contrario è provvisto di una memoria straordinaria, impeccabile, che registra a nostra insaputa i minimi avvenimenti, i minimi fatti della nostra esistenza. Ed inoltre esso è credulo e accetta, senza ragionare, tutto quello che gli si dice».<br /><br />«Ed ecco che noi, così fieri della nostra volontà, che crediamo di compiere liberamente ogni nostra azione, non siamo in realtà se non delle marionette, di cui la nostra immaginazione tiene tutti i fili: noi non smettiamo d’essere delle marionette se non quando abbiamo imparato a guidare quest’ultima».<br /><br /><br />«Se persuadete voi stessi che potete fare una cosa qualsiasi, purché sia possibile, voi la farete per quanto difficile essa sia. Se, al contrario, vi immaginate di non poter fare la cosa più semplice del mondo, vi sarà impossibile farla, e le colline diventeranno per voi montagne inaccessibili».<br /><br />«Quando la volontà e l’immaginazione sono in conflitto, vince sempre l’immaginazione senza nessuna eccezione».<br /><br />«Ogni pensiero che occupi esclusivamente la nostra mente diventa vero per noi ed ha la tendenza a trasformarsi in atto.<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Link]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=106"><![CDATA[La mia amica Luisa Carrada collabora a Saper scrivere, il corso di scrittura venduto con Repubblica. Ovviamente, leggendo un nome a me noto, mi sono soffermato con particolare attenzione.<br />Ecco fra l’altro cosa ho letto:<br />“Ricorda una cosa: sono i link, ovvero i continui collegamenti ad altri siti, a far vivere il web.<br />Anche la blogsfera (il mondo dei blog online) funziona in questo modo. Quando trovi un blog interessante consiglialo ai tuoi lettori. Allo stesso modo condividi con loro quello che vedi, ascolti, leggi, impari su altri siti.<br />Questo gioco di rimandi renderà più interessante il tuo diario.”<br />L’ho letto ieri sera prima di addormentarmi. E’ scattata una riflessione…”Claudio, ma tu lo fai?”<br />Beh questa mattina, sabato, ho un po’ di tempo libero e…corro ai ripari.<br />Almeno elenco i blog e i siti dove vado a curiosare più spesso, poi, come dice Luisa, cercherò di farla diventare un’abitudine.<br />Partiamo proprio da lei, Luisa Carrada. Ha un sito stupendo e notissimo  <a href="http://www.mestierediscrivere.it" target="_blank">www.mestierediscrivere.it</a>  <br />Per me è una vera pietra miliare. Con i due siti di Alessandro Lucchini  <a href="http://www.magiadellascrittura.it" target="_blank">www.magiadellascrittura.it</a>  e   <a href="http://www.palestradellascrittura.it" target="_blank">www.palestradellascrittura.it</a>   fa parte delle mie frequentazioni giornaliere. Ah, sapete che è uscito il nuovo libro curato da Alessandro? Si chiama Il linguaggio della salute.<br />Poi  <a href="http://www.comunicobene.com" target="_blank">www.comunicobene.com</a> La comunicazione che funziona è quella che ci mette in contatto diretto con le persone e con le esperienze, per vivere la vita in modo più pieno e più ricco." scrive Linda Scotti sulla home page del suo sito.<br />Parole, voci, gesti in un bellissimo sito italiano molto orientato alla Programmazione Neurolinguistica. <br />E anche  <a href="http://www.comunitazione.it" target="_blank">www.comunitazione.it</a>  un sito ricchissimo di idee, spunti, persone.<br />E come dimenticare il mio antichissimo amico  <a href="http://www.umbertosantucci.it" target="_blank">www.umbertosantucci.it</a> ? Un vero modo diverso di vedere il mondo del lavoro  con il suo manager ludens su  <a href="http://www.managerzen.it" target="_blank">www.managerzen.it</a>  <br />Certo sono solo i primi che mi vengono in mente, sto proprio andando a braccio!<br />Ah, a proposito di amici, simpatico è  <a href="http://percorrereliberamente.blogspot.com" target="_blank">http://percorrereliberamente.blogspot.com</a>  della mia amica Loretta Bert ingegnere col pallino per la comunicazione.<br />Per finire tre lettori di questo blog.<br />Un saluto e un pubblico ringraziamento a Iris,  <a href="http://musicaepoesia39.spaces.live.com" target="_blank">http://musicaepoesia39.spaces.live.com</a>  instancabile lettrice. <br />Il suo blog è tra i più belli. E’ un vero diario on-line.<br />Un grosso grazie e un saluto anche a Barbara<br />  <a href="http://barbara-ilblogdibarbara.blogspot.com" target="_blank">http://barbara-ilblogdibarbara.blogspot.com</a>  anche lei, in modo completamente diverso da Iris, è piacevole per la sua curiosità. Inoltre fa costantemente ciò che Luisa Carrada insegna. Mette a disposizione dei suoi lettori tutto ciò che trova.<br />Vorrei finire citando un certo  <a href="http://www.sporthink.it" target="_blank">www.sporthink.it</a>  che commenta così il mio ultimo post. “In realtà il relativismo è e resta il male del secolo”. <br />Anche a te rispondo pubblicamente.<br />Il tuo commento mi sembra assolutista. E l’assolutismo è stato il male che ha piagato tutti i secoli che hanno preceduto l’attuale. <br />Comunque io sono un volteriano e Voltaire diceva: “Disapprovo quel che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. E anche di scriverlo sul mio blog. <br />Ciao a tutti.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[L’uccellino, la mucca e  il lupo siberiano]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=105"><![CDATA[Un uccellino nel freddo inverno della Siberia, si mise a saltellare sul ramo di un albero.<br />Provò a volare ma per il freddo le ali gli si erano gelate e  cadde dall’albero nella neve.<br />L’uccellino stava già per morire quando un mucca, che rientrava nella stalla, lo vide.<br />Voleva salvarlo, ma non sapeva come…<br />La mucca si mise in posizione e…plaf: <br /> l’uccellino si ritrovò nel calore che lo sterco della mucca aveva prodotto.<br />Quel calore lo salvò e gli fece recuperare le forze.<br />Quindi la mucca se ne andò.<br />Sembrava che tutto si fosse risolto per il meglio.<br />Ma….arrivò un lupo siberiano, <br />che per tutto il giorno aveva vagato nella neve alla ricerca di una preda, senza trovarla.<br />Vide quell’uccellino che si coccolava  felice al caldo nello sterco della mucca.<br />Il lupo, affamato, allungò una zampa…schifato.<br />Afferrò l’uccellino…lo pulì, alla meglio, sbattendolo  nella neve fresca…e poi lo inghiottì.<br /><br />Morale:<br />Non sempre chi ti mette nella merda lo fa per il tuo male.<br />Non sempre chi ti salva dalla merda lo fa per il tuo bene.<br /><br />E poi continuano a dire che il relativismo è il male del secolo...<br /> <br />Liberamente tratto a memoria da  Paul Watzlavick Il Linguaggio del Cambiamento. Elementi di Comunicazione Terapeutica. Feltrinelli <br /> <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Un pensiero molto profondo...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=104"><![CDATA[Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.<br />A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.<br />Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.<br />Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla, con gli occhi della sua mente, così come l'uomo alla finestra gliela descriveva.<br />Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per lavarsi e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.<br />L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.<br />Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l 'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. 'Forse, voleva farle coraggio.' disse.<br />Vi è un'immensa felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi e che il denaro non può comprare. Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		</author>
		<title><![CDATA[Riceviamo...e volentieri pubblichiamo...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=103"><![CDATA[Al di la del colore politico di ognuno di noi, ma è possibile che un responsabile della comunicazione e immagine o presunto tale possa inviare agli organi di informazione una nota scritta in questo modo?<br /><br /><br />- Messaggio Originale - <br />PRIMI PASSI DI BERLUSCONI<br /> <br />il premier Berlusconi ancor prima di insediarsi si è già messo all'opera e sembra non scherzare; con veri stile imprenditoriale ha già fatto una tappa a Napoli per la questione rifiuti, lanciando i 1000 giorni che scatteranno dal Consiglio dei Ministri che propio a Napoli vedrà l'inizio del Governo Berlusconi.Mille giorni in cui il Governo si impegna a sistemare e "incanalare" il problema rifiuti in Campania.<br />La crisi Alitalia occupa la seconda parte di questa settimana di Berlusconi, non escludendo ipotesi di Air France - previa una telefonata con il leader francese Sarkozy - ma decidendo noi le condizioni.<br />"Sono italiano e volo Alitalia" ha detto Silvio Berlusconi.<br />Oggi Vladimir Putin, ospite a Villa San Matino in Sardegna di Berlusconi, ha fatto sapere che Aeroflot è disposta a sedersi ad un tavolo con Alitalia e visti i buoni rapporti con Putin...chissà!!!<br /> <br /> <br />Le analisi del voto sono iniziate, i compagni ancora stanno raccogliendo i denti persi lunedi scorso e sembra che sia stato messo in vendita il bus della campagna elettorale di Veltroni !!!!<br /> <br />Il sito di Forza Italia snocciola questi dati:<br />"Alla Camera il Popolo della Libertà conquista il 37,3%, pari a 272  seggi ( più i 60 alla Lega Nord e gli 8 all’Mpa) e a 13.628.865 voti. Al Senato il Popolo della Libertà conquista il 38%, pari a 12.510.306 voti: la coalizione Pdl-Lega-Mpa può contare su 174 senatori (147 Pdl; 25 Lega; 2 Mpa) contro i 132 del Pd."<br /> <br />GRAZIE, ITALIA!!!<br /> <br />Buon week-end e buon lavoro a tutti<br />C… S…<br />resp.comunicazione immagine<br /><br /> <br />La domanda è: è lui che abusa di un titolo (responsabile comunicazione ed immagine) o sono io che in tanti anni non c'ho capito nulla e faccio un altro mestiere senza rendermene conto?<br /><br /> <br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Una guida pratica per migliorare la propria esistenza]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=102"><![CDATA[Matthieu Ricard, monaco buddista occidentale, posiziona la felicità al primo posto nella classifica dei sentimenti di ognuno di noi. Come identificarla, raggiungerla e conservarla? Attraverso un percorso individuale di presa di coscienza interiore e di equilibrio della mente. La felicità è il motore dell'esistenza e rappresenta, più di ogni altro sentimento, l'amore per noi stessi e per il prossimo. Per questo motivo, imparare a conoscere i meandri della nostra mente e le tecniche che ne aiutano l'equilibrio diventano pilastri fondamentali del nostro benessere interiore che inevitabilmente terminerà con influenzare positivamente tutto il corso della nostra vita. <br />Il gusto di essere felici edito da Sperling &amp; Kupfer è l’ultima opera di Matthieu Ricard. 62 anni. Ricard ha buttato all’aria il dottorato in genetica cellulare all’Istituto Pasteur di Parigi per cercare la sua strada in Himalaya. Oggi è uno dei consiglieri del Dalai Lama e gli scienziati dell’Università del Wisconsin che hanno studiato le sue onde cerebrali lo hanno definito l’uomo più felice della terra.<br />In una recente intervista al Corriere della Sera ha dichiarato: “Istintivamente riponiamo tutte le nostre speranze nelle condizioni esteriori. E’ normale anelare a una vita lunga, in salute, in un paese libero e democratico. Ma è fondamentale che ci concentriamo sulle condizioni interiori. Perché la felicità non è una successione fortunata di eventi felici, ma è un modo di essere ottimale che ci dà le risorse per gestire ciò che ci succede. La strada per arrivarci è l’allenamento dei nostri sentimenti migliori: l’altruismo, la compassione, la pace interiore. Ed è anche la liberazione progressiva dalla collera, dalla paura, dalla gelosia, dall’orgoglio.<br />E’ incredibile come il pragmatismo americano e la spiritualità orientale a volte portino, per vie del tutto differenti, agli stessi risultati.<br />E’ la tesi che cerco di dimostrare nel libro Pensieri, parole, stati d’animo.  <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[E' uscito!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=101"><![CDATA[Pensieri, parole, stati d’animo.<br />Il nuovo libro di  Claudio Maffei<br /><br />La comunicazione è magia... E’ molto potente, in grado di modificare la realtà nostra e degli altri. Con il linguaggio possiamo creare  emozioni, influenzando noi stessi e le persone con cui entriamo in contatto. <br />I cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) sono le nostre porte verso il mondo. E’ attraverso di loro che noi percepiamo la realtà e modelliamo la nostra immagine della  realtà. Un’infinità di segnali arrivano contemporaneamente ai nostri occhi e alle nostre orecchie. C’è bisogno di semplificare, di concentrare l’attenzione solo su quei segnali che riteniamo importanti.  Il criterio di selezione dipende dai nostri filtri sensoriali e da altri fattori come le convinzioni che condizionano le esperienze e le esperienze che hanno formato le convinzioni....<br />Incominciamo molto presto a filtrare le informazioni e ad elaborarle secondo schemi mentali che andiamo a costruire nel tempo in base al nostro vissuto e alle nostre percezioni, assolutamente soggettive. Quando impariamo a codificare i nostri pensieri per comunicare, utilizziamo un linguaggio. Ad ogni parola attribuiamo un significato e una serie di emozioni legate a ciò che quella parola evoca in noi. <br />Tutti noi abbiamo una collezione di “parole magiche” che ci fanno sentire felici e, viceversa, detestiamo altre parole perché queste  risvegliano nella nostra mente ricordi dolorosi o  sgradevoli.  Il punto affascinante è che ciascuno di noi riesce a costruirsi una propria mappa del territorio, mappa che, naturalmente, come tutte le mappe di questo mondo, è soltanto una rappresentazione della realtà, con sconti,  approssimazioni e addirittura distorsioni.<br />Essere consapevoli di questi meccanismi mentali può essere di grande aiuto per stare meglio e per comunicare più efficacemente con le persone che ci stanno accanto.<br />Addirittura possiamo dire che, modellando opportunamente i nostri pensieri, aumenteremo le nostre probabilità di successo.  Quando siamo giù di tono, rendiamo inevitabilmente di meno ed è meno probabile che riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo. Quando invece stiamo bene, siamo in piena forma, abbiamo la convinzione di farcela, è molto più probabile che ne usciamo vittoriosi.<br />Il pensiero influenza la fisiologia e viceversa. Il modo in cui ci sentiamo ci fa entrare nel ruolo del vincente e ci mette nella condizione di raggiungere gli obiettivi. E’ come se indossassimo un abito magico.<br />Questo grande potere sta in quella parte della mente che chiamiamo “inconscio”. E’ l’inconscio ad essere responsabile dell’apprendimento, del comportamento e del cambiamento. Si può cambiare in qualunque momento, a qualunque età. Basta volerlo! Il cambiamento non solo è possibile ma è insito nella natura. Tutto cambia, tutto è in perpetua evoluzione, tutto si trasforma continuamente. Sarebbe follia pensare che solo gli esseri umani possano sottrarsi a questa legge naturale.<br />Pensieri, parole, stati d'animo - Falzea editore - 15 euro<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Allenare alla vittoria]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=100"><![CDATA[Allenare alla vittoria significa soprattutto allenare se stessi. Il grande<br />comandamento introdotto da Gesù Cristo è: "Ama il prossimo tuo come te<br />stesso". Dice proprio così: "come te stesso", nè di meno nè di più. Vuol<br />dire che solo chi è capace di amore per se stesso sarà in grado di dare<br />amore alle persone che lo circondano. Chi crede in se stesso crede anche<br />nella propria squadra. Per questo allenare alla vittoria passa attraverso un<br />processo di auto-allenamento.<br />Quando dico queste cose agli studenti, mi viene chiesto: "ma non è che oggi<br />le persone si "gasano" un po' troppo, si vantano, millantano meriti che non<br />hanno? Oggi giorno le persone sembrano pensare troppo a se stesse e poco<br />agli altri. Lo si vede un po' in tutti gli ambienti, con questa mania di<br />esibirsi, di dare spettacolo di se stessi a qualunque costo, nel bene e nel<br />male...". D'altra parte, citando Gesù, mi sento anche obiettare che il<br />cristianesimo ha da sempre raccomandato l'umiltà, piuttosto che l'autostima.<br />Ci troviamo quindi di fronte ad un'apparente contraddizione. Come posso<br />essere umile e amare me stesso? Amare me stesso non è forse in<br />contraddizione con l'amore per il prossimo?<br />In realtà, umiltà e autostima non sono affatto in contraddizione. Direi anzi<br />che sono perfettamente complementari. Chi si vanta troppo in realtà nasconde<br />sempre un'insicurezza interna, la paura di essere giudicato male dagli<br />altri. Se mi preoccupo eccessivamente del giudizio degli altri, significa<br />che, in fondo, sono io il primo a non credere nelle mie capacità.<br />L'arroganza che spesso lamentiamo nasce pertanto da una profonda insicurezza<br />e, in definitiva, da un disamore verso se stessi. L'umiltà è di fatto un<br />lusso che possono permettersi soltanto coloro che credono in se stessi e che<br />si piacciono. Sono le stesse persone che, quando sbagliano, lo ammettono ma<br />sono anche capaci di perdonarsi e di trarre insegnamento dai propri errori.<br />L'adulto non ha bisogno di adulazioni, conosce i propri punti di forza e i<br />propri punti di debolezza e li gestisce al meglio per raggiungere i<br />risultati, a differenza del bambino che dicendo "Guarda, papà, come sono<br />bravo!", cerca in realtà nel proprio genitore quella conferma che non è<br />ancora in grado di dare a se stesso.<br />Ecco perché per essere un buon leader occorre prima di tutto avere una<br />personalità adulta ben sviluppata: un buon livello di autostima, la piena<br />consapevolezza delle proprie doti e delle proprie carenze, la capacità di<br />allenare se stessi alla vittoria...<br /><br />Dalla prossima settimana sarà disponibile il nuovo libro Pensieri, parole, stati d'animo.<br />Ne darò annuncio su questo blog.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Metafore terapeutiche]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=99"><![CDATA[David Gordon nel libro “Metafore terapeutiche” racconta che un cliente andò da lui esponendogli il seguente problema :”Il mio capufficio è senza cuore. E’ una persona enormemente rigida.<br />A causa di seri problemi familiari dovrei uscire dal lavoro dieci minuti prima per andare a prendere mia figlia a scuola, ma lui non lo permette, così mi trovo costretto ad assumere una baby-sitter.<br />Non so come convincerlo ad essere più indulgente con me. Eppure conosce i miei problemi economici! Mi ha anche minacciato dicendomi che, se si accorgerà che sono uscito prima senza il suo permesso, mi farà licenziare”.<br />A questo punto Gordon chiede: “Come mai, secondo lei, le viene negata la possibilità di uscire qualche minuto prima dal lavoro? “ <br />Il cliente rispose :” Perché il mio capo è una persona estremamente pignola; anche il capo del mio capufficio è così, forse anche peggio! Una volta a causa di una piccola  irregolarità nel suo ufficio l’ha rimproverato severamente davanti a tutti i suoi dipendenti”.<br />Il terapeuta intuisce che il capo non gli concede il permesso in quanto teme che, se lo scoprisse il suo diretto superiore, potrebbe avere dei problemi.<br />Mette il cliente in una situazione di totale rilassamento e costruisce la seguente metafora: “ C’era una volta, tanto tempo fa, un contadino che decise di costruirsi una casa in campagna per lavorare la terra in pace e tranquillità. Decise quindi di andare a cercare un terreno adatto su cui costruirla.<br />Dopo aver camminato a lungo in mezzo a molte difficoltà, proprio quando gli sembrò di scorgere il posto adatto, si trovò di fronte un enorme muro di pietra ad ostacolargli il cammino. Il contadino cercò di scavalcare il muro, ma questi si mise a protestare: “Di qui non passi senza il mio permesso !”. Il contadino rispose con voce dimessa: “Mi scusi, non pensavo fosse un problema per lei”.<br />E aggiunse: “Gentilmente mi lascerebbe passare?”. “No!”, rispose il muro. “Non azzardarti a farlo altrimenti, quando sarai passato, io ti crollerò addosso e con il mio peso ti schiaccerò”.<br />Il contadino era veramente disperato, non riusciva ad ottenere il permesso dal muro e quindi a raggiungere la tranquillità. Il contadino notò che il muro che ostacolava il suo passaggio era tutto ricoperto di rovi e allora disse:” Quanti brutti rovi ricoprono le tue pareti, non c’è nessuno che te li possa togliere?”.<br />E il muro rispose: “Il padrone dei terreni qui intorno qualche volta lo fa, ma solo se io obbedisco ai suoi ordini non lasciando passare nessuno. Lui deve togliere anche i rovi che infestano i suoi terreni e non ha molto tempo per me. Queste spine entrano tra le mie pareti trafiggendomi”.<br />Il contadino ci pensò un istante e poi disse: “Amico muro, chiama il tuo padrone e io ti aiuterò a risolvere il problema dei rovi”. Il muro accettò, fece cadere una delle sue scure pietre e un grosso uomo dallo sguardo serio comparve al suo cospetto. “Scusi se la disturbo”, disse il contadino, “Il suo muro mi ha detto che nei campi dall’altra parte ci sono moltissimi rovi che la infastidiscono. Io sono un abile contadino, se lei lo autorizza a farmi passare, mi occuperò personalmente di toglierne i rovi di tanto in tanto e ne toglierò alcuni anche dai suoi terreni”.<br />“Davvero lo faresti?”, ribattè l’uomo. “Certamente”, rispose il contadino. “Per me è importante trovare un terreno dove costruire la mia casa e, se mi aiuti, ti ricompenserò”.<br />I tre si misero quindi d’accordo: il muro e il suo padrone ora sono più liberi dai rovi e il contadino si gode la meritata serenità.<br /><br />I lettori di questo blog sanno che le metafore non si spiegano mai, quindi… ;-)<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[La legge di attrazione]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=98"><![CDATA[Conoscendo la legge di attrazione, volevo utilizzarla davvero e vedere cosa sarebbe successo.<br />Nel 1995 ho cominciato a creare una cosa a cui ho dato il nome di  Tabellone della Visione: prendevo l’immagine di qualcosa che desideravo ottenere o attrarre, come un’automobile o un orologio o la mia anima gemella, e  l’attaccavo su questo tabellone. <br />Ogni giorno,  mentre ero seduto in ufficio, alzavo gli occhi verso il tabellone e cominciavo a visualizzare, dopo di che entravo davvero nello stato d’animo di aver già ottenuto la cosa desiderata.<br /><br />Mi stavo preparando al trasloco. Avevo messo in magazzino tutti i mobili e gli scatoloni, e nell’arco di cinque anni avevo fatto tre traslochi. Poi sono finito in California e ho comprato questa casa; i lavori di ristrutturazione sono durati un anno,  dopo di che vi ho portato tutta la roba della casa in cui avevo vissuto cinque anni prima.<br />Una mattina mio figlio Keenan è venuto nel mio studio e sul gradino davanti alla porta ha visto uno degli scatoloni sigillati cinque anni prima.<br />Mi ha chiesto: “Papà, cosa c’è in quello scatolone?” e io gli ho risposto: “Ci sono i miei Tabelloni della Visione”.  Quando mi ha domandato cosa fosse un Tabellone della Visione, gli ho spiegato: “Beh, è dove segnavo tutti i miei obiettivi. Li ritagliavo e ce li attaccavo sopra come qualcosa da raggiungere nella vita”.<br />Ovviamente, con i suoi cinque anni e mezzo non poteva capirmi, così ho aggiunto:”Aspetta, tesoro, ti faccio vedere, così è più facile per te”.<br />Ho aperto lo scatolone e su un Tabellone della Visione c’era l’immagine di una casa che avevo visualizzato cinque anni prima. La cosa sconvolgente è che vivevamo proprio in quella casa.<br />Non in una simile, no, avevo proprio comprato la casa dei miei sogni e l’avevo ristrutturata senza neppure rendermene conto.<br />Ho guardato la casa e mi sono messo a piangere perché ero sbigottito.<br />Keenan mi ha chiesto: “Perché piangi?” e la mia risposta è stata: “Finalmente ho capito come funziona la legge di attrazione, finalmente ho capito il potere della visualizzazione.<br />Finalmente ho capito tutto quello che ho letto, quello con cui ho lavorato per tutta la vita, il modo in cui ho fondato le società.<br />Tutto questo lavorava anche per la mia casa e ho comprato la dimora dei nostri sogni senza nemmeno rendermene conto.<br />                                                                                                                                      John Assaraf<br /><br /><br />“L’immaginazione è tutto. E’ l’anteprima delle attrazioni che la vita ci riserva”.<br />Albert Einstein<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Non chiamatelo amore]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=97"><![CDATA[Quello di cui sto parlando non è facile, lo so bene!<br />Mi sono sentito tradito molte volte.<br />Sembra essere una costante nella mia vita, ma alla fine ne sono uscito comprendendo il segreto del tradimento che svelerò anche a voi: nessuno può tradirvi a meno che non lo abbiate voluto.<br />Il tradimento, se seguite quello che sto dicendo, è causato dal fatto che voi chiedete che qualcuno si comporti in un certo modo.<br />Così se mi diceste: amavo questa persona ed essa mi tradiva, vi risponderei che non l’avete amata perché vi aspettavate si comportasse in un certo determinato modo e questo non è amore.<br />L’amore vuol dire ti amo, ti do il mio amore e tu sei libero di esprimere il tuo amore in qualunque modo, che può essere anche andartene. <br />E’ vero! E’ la verità.<br />Amore significa che devi comportarti in questo modo con me per provare che mi ami.<br />Questo significa che do amore solo a chi me lo da indietro?<br />In egual misura o anche di più o meglio?<br />No, significa darlo e basta, e se date amore in questo modo, ne avete un immediato riscontro perché la gioia che provate amando, è vostra!<br />La gioia non dipende dalle altre persone. E’ una considerazione interessante no?<br />So che è chiamato amore incondizionato, ma mi piace di più chiamarlo gratificazione immediata: do amore perché amo dare amore e sono felice. E non c’è bisogno che tu faccia niente. Sono libero. Hai scelto di ricambiarlo? Va bene.<br />Ho studiato inizialmente come avvocato e per la legge inglese perché un contratto sia valido, ambedue le parti devono essere a conoscenza del contratto: tutte e due le parti devono firmarlo e devono in qualche modo conoscerlo e inoltre, perché sia valido un contratto deve essere remunerato: una parte deve fare una certa cosa e in cambio l’altra parte deve fare qualcos’altro.<br />Molte relazioni amorose sono contratti.<br />L’unico problema è che il contratto non è scritto e di solito non è riconosciuto dalle due parti.<br />Perché se dite: io ti amerò se starai con me per sempre, state redigendo un contratto, volete essere sicuri che l’altra persona abbia riconosciuto il contratto e sia d’accordo.<br />Non è amore, non chiamatelo amore. E’ un contratto, null’altro che un contratto.<br />Fino a quando seguite le regole di un contratto, non chiamatelo amore.<br /><br />                                                                                                                                Lee Coit<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[San Valentino]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=96"><![CDATA[La scoperta più grande della mia generazione è che un essere umano può cambiare la propria vita cambiando il proprio atteggiamento mentale (William James).<br />Prestate attenzione a quel che pensate, con i vostri pensieri potete fare ciò che volete.<br />Ma prestate attenzione anche al vostro modo di parlare.<br />Le parole che pronunciamo hanno un effetto preciso e diretto sui nostri pensieri.<br />I pensieri creano le parole perché le parole sono il veicolo delle idee; ma le parole influiscono anche sui pensieri e contribuiscono a condizionare gli stati d’animo, se non a crearli.<br />Infatti, ciò che spesso chiamiamo pensiero comincia con una parola.<br />Pertanto, se il linguaggio quotidiano viene vagliato e controllato perché contenga espressioni piene d’amore, il risultato saranno pensieri d’amore e, in ultima analisi un animo in pace con gli altri.<br />Chi litiga con gli altri litiga prima di tutto con se stesso.<br />Le persone a cui manca la sfera affettiva soffrono di squilibri in misura più o meno accentuata a causa dei loro profondi conflitti emotivi e psicologici.<br />Nella melassa commerciale di San Valentino mi è scattata automaticamente questa riflessione.<br />Dovremmo renderci conto che, al di là dei Baci Perugina, la forza che muove il mondo e che ci fa star bene è l’amore.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Pensieri, parole, stati d'animo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=95"><![CDATA[Fra qualche giorno uscirà in libreria il mio nuovo libro Pensieri, parole stati d’animo.<br />E’ il seguito naturale di Le relazioni virtuose un libro che ha riscosso molto successo e che, come forse molti sapranno, è stato sul podio (al secondo posto per la precisione) dei libri più venduti nel settore della formazione.<br />Perché ho scritto questo nuovo libro?<br />Perché c’è una vita, dentro ognuno di noi, che non è mai la vita che stiamo vivendo,<br />è una specie di sogno, di desiderio.<br />In quella vita tutti noi siamo forti, coraggiosi, determinati.<br />Ma la riteniamo irraggiungibile, ed è un errore!<br />Perché quella vita è dietro una porta, che possiamo aprire con le giuste chiavi,<br />e farla così diventare, la nostra vera vita!<br /><br />Invece affidando il controllo della nostra vita agli altri, alle consuetudini, al “dovrei”, al “si deve” non si costruisce nulla se non il perpetrarsi di pregiudizi e cose scontate.<br />Se vuoi che la tua vita abbia un senso, se ti va di lasciare una traccia del tuo passaggio, o se vuoi semplicemente godere del tempo che ti è dato, lascia la gabbia che qualcuno ha preparato per te, e semplicemente vivi!<br /><br />Questo è il messaggio. In  questo libro ho cercato di dimostrare come chiunque può trasformare il dolore e la lotta dell’esistenza quotidiana  in una vita felice e costruttiva.<br />A fra pochissimo! Vi segnalerò su questo blog il giorno di uscita. <br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Gandhi]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=94"><![CDATA[Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo <br />quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto e della lealtà <br />del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere <br />assolutamente irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato. <br />In altre parole, per poter criticare, si dovrebbe avere un'amorevole capacità, <br />una chiara intuizione e un'assoluta tolleranza <br />                                    ----------------<br /><br /> Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità <br />per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra<br />condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. <br />Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, <br />l'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un' insopportabile <br />interferenza nella libertà di coscienza di ognuno <br />                                      ---------------<br /> Non è la letteratura né il vasto sapere che fa l'uomo, <br />ma la sua educazione alla vita reale. <br />Che importanza avrebbe che noi fossimo arche di scienza, <br />se poi non sapessimo vivere in fraternità con il nostro prossimo? <br /><br />30 gennaio 2008 - 60° anniversario dalla morte del Mahatma Gandhi<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Vendite: i master puntano sulle relazioni. Ma va?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=93"><![CDATA[Il Corriere della Sera di ieri riporta un articolo intitolato così.<br />Riassumo liberamente, qui di seguito, parte del testo.<br />Focus sulla relazione.<br />E’ questo l’elemento su cui si sta concentrando la formazione rivolta ai sales manager.<br />La vendita è inquadrata nel più ampio contesto del rapporto stabilito con il cliente.<br />Va in tale direzione l’Executive master in marketing &amp; sales organizzato da Sda Bocconi e dalla spagnola Esade Business School.<br />Una parte delle lezioni, che si protraggono per 14 mesi, è infatti incentrata proprio sui processi relazionali e sulla costruzione della relationship.<br />Ma anche i progetti formativi di minore durata dedicano sempre maggiore attenzione a tali aspetti.<br />Lo studio delle dinamiche più prettamente psicologiche occupa un ruolo significativo anche nei percorsi formativi focalizzati su ambiti specifici della vendita. Per esempio, il corso che la business school del “ Sole 24 Ore” dedica alla gestione dei key customer comprende un approfondimento sull’ottimizzazione del sistema di relazione.<br />Naturalmente un taglio di questo tipo comporta l’utilizzo di strumenti adeguati. Come la programmazione neurolinguistica, all’interno del seminario Ipsoa in “Tecniche di vendita”.<br /><br />Ho sempre pensato che essere vent’anni avanti è come essere vent’anni indietro. Sei comunque fuori tempo. <br /><br />Migliaia di persone  possono testimoniare che queste cose le insegnavo già  20/25 anni fa.<br />Ho ritrovato di recente un numero del mensile Convegni datato 1987 con un mio articolo sull’utilità della programmazione neurolinguistica nella vendita!<br /><br />E…vi giuro…era molto più comprensibile delle righe che avete letto qui sopra.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Do you remember sixtyeight ? ]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=92"><![CDATA[Quand’ero ragazzo io e mio padre litigavamo continuamente per ogni cosa.<br />Io avevo i capelli lunghi, giù fin sotto le spalle.<br />Avevo 17, 18 anni, e lui non lo sopportava. E arrivammo al punto che litigavamo tanto che io stavo quasi sempre fuori casa.<br />L’estate non era male, perché era caldo e c’erano gli amici. Ma d’inverno, mi ricordo che stavo lì in città ed era così freddo…e quando c’era il vento, mi mettevo in una cabina del telefono e telefonavo alla mia ragazza per ore, parlavamo tutta la notte. Poi, alla fine, trovavo il coraggio di andare a casa; mi fermavo lì nel viale, e lui mi aspettava in cucina. Mi infilavo i capelli nel colletto e entravo. Lui mi chiamava e mi diceva di tornare indietro e mettermi seduto lì con lui. E la prima cosa che mi chiedeva era che pensavo di fare di me stesso.<br />E il peggio di tutto era che non trovavo mai il modo di spiegarglielo. <br />Mi ricordo che una volta ebbi un incidente con la moto e stavo a letto e lui fece venire un barbiere che mi tagliò i capelli. Mi ricordo di avergli detto che lo odiavo e che non lo avrei mai, mai dimenticato.<br />Mi diceva sempre non vedo l’ora che ti pigli l’esercito. Quando ti piglia l’esercito ti fanno diventare un uomo. Ti tagliano i capelli e fanno di te un uomo.<br />E questo avveniva nel 1968 e c’erano un sacco di ragazzi del quartiere che andavano in Vietnam. Mi ricordo il batterista della mia prima band che  venne a casa mia con la divisa dei marines addosso a dirmi che ci andava e non sapeva dov’era. E un sacco di ragazzi andarono, e un sacco di ragazzi non tornarono. E quelli che tornarono non erano più gli stessi.<br />                                                                          Bruce Springsteen<br /><br />Chiunque ha fatto un corso con me sa che lo ricordo sempre: avevo 16 anni nel ’68 e stavo in un liceo classico milanese dove…passava la storia.<br />Con il ’68 il mondo è andato avanti nella conquista dei diritti civili. E’ per questo che è utile dire, soprattutto ai giovani, che io rifiuto, nel modo più assoluto, la teoria secondo la quale il ’68 è stata la culla del terrorismo e degli anni di piombo. Il ’68 ha rappresentato per la storia del mondo un punto di non ritorno. E’ stato l’anno della Primavera di Praga, delle rivolte studentesche, dell’opposizione alla guerra in Vietnam, dell’omicidio di Martin Luther King.<br />E ancora è stato l’anno in cui è nato il movimento femminista e, forse, l’anno in cui ha avuto inizio l’irreversibile declino dell’Unione Sovietica.<br />“Tutte le nozioni esistenti sono scadute e devono essere ripensate”, così diceva una scritta sul muro nel maggio parigino. Si può anche non arrivare a tanto ma va da sé che da quel momento abbiamo dovuto attenerci a un nuovo principio: è un buon insegnante colui che mentre insegna, impara ed è un buono studente colui che mentre impara, insegna.<br />Un mio grande maestro Giovanni Spadolini (di certo non comunista) <br />diceva: “ Ho sempre ritenuto che il ’68 abbia avuto un valore notevole nel liquidare tutte le forme di dogmatismo e di fideismo”. <br />E il premio nobel Dario Fo ha detto: “ Che cosa ha avuto di stupendo il sessantotto? Buttare all’aria i luoghi comuni, le certezze consolidate, mettere in discussione tutto, non fidarsi delle tradizione riscritte secondo gli interessi di qualcuno”.<br /><br />E oggi, dopo quarant’anni, cos’ è rimasto di questo spirito?<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Buone feste]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=91"><![CDATA[<br />In questo periodo di festa gli auguri sono rituali, e forse spesso scontati. Perde così valore un importante momento di relazione, un’occasione per sentire amici e conoscenti, persone vicine e lontane,  persone che magari da molto non sentivamo. <br />Per non apparire conformisti  spesso rinunciamo a compiere questo semplice gesto, pensando: “ tanto lo fanno tutti, chissà quante mail arriveranno…” , togliendoci così a cuor leggero il disturbo. <br />Anch’io sono stato tentato di comportarmi così,   motivato dal tempo scarso e dagli impegni che si inseguono, poi però ho cambiato idea e ho pensato: ”perchè invece non usare questa occasione anche per ringraziare. Quei ringraziamenti che troppo spesso riserviamo solo ai momenti di commiato”. <br />Quindi nell’augurare a voi e tutte le vostre famiglie un buon Natale e un felice anno nuovo, ringrazio di cuore, con un abbraccio forte, tutti coloro che anche quest’anno hanno creduto in me, tutti coloro che mi sono stati vicini, chi ha riso con me e chi, con me,  ha condiviso altre emozioni, chi mi ha aiutato e chi ha apprezzato il mio aiuto, chi mi ha indicato la strada e chi l'ha percorsa con me. <br /><br />Buone feste<br /><br /><br /> Nessuno puo' rivelarvi nulla<br />se non cio' che già si trova<br />in stato di dormiveglia<br />nell'albeggiare della nostra conoscenza.<br />L'insegnante che avanza<br />nell'ombra del tempio,<br />fra i suoi discepoli,<br />non trasmette la sua sapienza,<br />ma piuttosto la sua fede<br />e la sua amorevolezza.<br />Se è veramente saggio,<br />non vi introdurrà<br />nella casa della sua sapienza,<br />ma vi accompagnerà<br />alla soglia <br />della vostra mente.<br />Kahlil Gibran<br />"Il profeta"<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Mi hanno raccontato una storia]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=90"><![CDATA[Mi hanno raccontato una storia, questa mattina.<br />Parla di un luogo in cui le persone vivono la loro vita in ordine inverso. <br />Come prima cosa, muoiono, e si sbarazzano subito di questa spinosa questione. <br />Passano i primi anni della loro vita in case di riposo, stanchi del mondo e delle relazioni, con gli occhi persi di chi non aspetta perchè non ha più niente da aspettare. <br />Poi, col crescere, diventano più giovani e, quando è giunta l'ora, lasciano la casa di riposo. Qualcuno gli regala un orologio d'oro e iniziano a lavorare. Nei primi anni, gli pare d'aver già fatto tutto quel che c'era da fare, e che non potrebbero dare alcun contributo di novità. Anzi, a guardar bene, la novità un po' li spaventa. Ma più passa il tempo, e più diventano entusiasti, creativi, alcuni addirittura incendiari, rivoluzionari. Il lavoro sembra, ora, una fantastica avventura.<br />Viene, a questo punto, il tempo di lasciare il lavoro per andare a scuola, per imparare qualcosa su se stessi, sul mondo, e su se stessi dentro al mondo.<br />Succede, a molti, allora, di vivere una fase di confuso cambiamento, in cui non ci si sente più, ma non si è ancora. Si chiama adolescenza. E per attraversare questa fase molti di loro si aggrappano al ricordo delle loro esperienze di adulti, vissute anni prima. <br />Arriva infine l'infanzia. I loro occhi si spalancano sulle meraviglie del mondo. Le loro energie crescono, le convinzioni su ciò che è possibile si espandono insieme alla loro flessibilità. Passano, questi esseri, gli ultimi mesi della loro vita in un ambiente caldo e morbido, in un luogo in cui ogni loro desiderio è soddisfatto. <br />E tutto si conclude nello scintillio d'occhi di uno sconosciuto.<br /> <br />L'ha raccontata, con parole a tratti un po', a tratti molto diverse, Robert Dilts nel suo libro "Changing Beliefs Systems with NLP".<br />Mi pare una di quelle storie che adesso non le capisci fino in fondo, ma che verrà un giorno in cui dovrò spiegare una cosa alle mie figlie, e dirò loro: "Mia hanno raccontato una storia, un giorno. Parla di un luogo in cui..."<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[La leadership è diventata dolce]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=89"><![CDATA[Ragazzi di oggi e leader di domani.. c’è una buona notizia: la leadership è diventata “dolce” ! <br />I modelli autoritari, la manipolazione, l’arroganza, l’arrivismo, i prepotenti.. ormai sono fuori moda, superati, obsoleti. <br />In ogni scuola, in ogni libro di management, in ogni istituzione, il modello riconosciuto è quello di una nuova figura di manager e leader, sicuramente più evoluta, anche se ancora “rara” da incontrare negli uffici delle aziende. <br />Umanità, empatia, ascolto sono le qualità oggi più apprezzate e riconosciute come vincenti, fino a spingersi all’ “amore” considerato come l’arma più forte anche nel contesto lavorativo (vedi il recente testo: “L’amore è la killer App!” di Tim Sander, chief solutions officer di Yahoo!). <br />Strano vero? <br />Però è così: competenze e conoscenze sono e rimangono importanti, ma ciò che fa la differenza sono, e saranno sempre più, le qualità umane della persona: il resto è in qualche modo sostituibile o “automatizzabile”: sentimenti e valori invece rimangono esclusiva del singolo e ne costituiscono a pieno titolo la personalità unica e originale. <br /><br />Ai giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro ecco allora 7 consigli utili per essere leader fin da subito: <br />•	essere se stessi: meglio un autentico indeciso che un falso sicuro di sé, meglio un sincero “non lo so” che una falsa ostentazione di conoscenza presto smascherabile, meglio esprimere una reale preferenza piuttosto che un generico “mi piace tutto” per essere certi di non contraddire un superiore. Quando siete voi stessi in qualche modo la vostra autenticità e umanità raggiunge gli altri e le lacune, se ci sono, potranno facilmente essere perdonate. Quando siete voi stessi siete in realtà al massimo del vostro potenziale! <br />•	essere umili: non significa essere sottomessi, ma semplicemente essere consci dei propri limiti e non avere paura di mostrarli, anzi fare leva su di essi per essere disponibili e aperti ai consigli, per non temere di chiedere aiuto ai propri referenti e responsabili. Tutti, un giorno, abbiamo iniziato e tutti all’inizio abbiamo commesso errori e non sapevamo muoverci. Umiltà significa rispetto ed è segno di grande maturità <br />•	essere curiosi: non guardate solo al vostro lavoro, la curiosità di conoscere quello che accade intorno, nel resto dell’azienda e fuori dall’azienda; conoscere le aziende prima ancora di contattarle, capire cosa producono che servizi offrono, chi sono i clienti, il mercato.. curiosità è segno di un’intelligenza fresca e viva. Internet è un ottimo mezzo per conoscere e curiosare. Ma anche curiosi e voraci di letture, curiosi delle persone che vi circondano, delle culture diverse dalla vostra… <br />•	condividere la conoscenza: all’inizio sarete riconoscenti verso chi sarà disposto a condividere con voi la propria conoscenza, maturata con anni di esperienza. Imparate fin da subito a condividere la vostra con lo stagista arrivato dopo di voi: c’è ancora chi crede che trattenere le informazioni sia un trucco per restare indispensabili all’azienda, per non “farsi rubare” i meriti, ma in realtà chi non condivide finisce isolato e presto inutile. <br />•	essere responsabili: non è necessaria nessuna carica aziendale per essere responsabili. Potete essere responsabili del vostro lavoro dal primo giorno imputando a voi stessi e non agli altri (colleghi, capi, azienda, clienti) i vostri risultati, quelli del vostro reparto e anche quelli dell’azienda. Assumersi la responsabilità di un errore, di una decisione, di una proposta di miglioramento, di far funzionare meglio le cose, di capire e di agire. Questo significa anche accettare le critiche e sbagliare, ma sempre presuppone un atteggiamento attivo. Le persone che si “muovono” sono responsabili! <br />•	coltivare relazioni positive: gli altri sono la cosa più importante! Coltivate relazioni positive con colleghi clienti e superiori: vi aiuterà sempre nel vostro lavoro. Questo non significa “arruffianarsi” il capo, significa piuttosto tenere in alta considerazione gli altri, essere disposti ad aiutare il collega anche se questo non è a vostro diretto vantaggio nel conseguimento degli obiettivi, significa essere aperti all’ascolto e alla comprensione delle difficoltà altrui, anche quelle dei propri superiori.. e ne hanno sempre tante! <br />•	sviluppare la crescita personale: avete studiato fino adesso e solo ora forse incomincia la vostra crescita personale: non sarà più aula, non saranno più esami scolastici, ma sicuramente saranno libri, corsi, esperienze. L’obiettivo è quello di conoscersi sempre meglio per realizzare la vostra professionalità e personalità in un lavoro che vi assomigli, che sia in linea con le vostre aspirazioni ed i vostri valori, che vi consenta di esprimere al meglio i vostri magici talenti, quali essi siano! <br /><br />Il nuovo modello di leadership dolce, affermato in tutte le aule di management, deve tuttavia ancora diffondersi nelle situazioni lavorative e questo è un vostro compito! Non sarà facile: dovrete convivere con qualche manager della vecchia guardia e toccherà a voi dare l’esempio positivo. <br />E allora, cari nuovi manager e nuove leader, il futuro è vostro, rendetelo migliore! <br /> <a href="http://managerzen.it" target="_blank">managerzen</a>  <br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Relazioni personali e virtuali]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=88"><![CDATA[L'altro giorno a New York Larry Foster, per 33 anni responsabile delle relazioni pubbliche della Johnson &amp; Johnson, ha ricevuto dall'Institute for Public Relations , il più importante centro di ricerca mondiale delle relazioni pubbliche, il Premio Alexander Hamilton e ha pronunciato un discorso brevissimo, di straordinaria importanza e attualità che qui riproduco in versione italiana. Tutto da leggere e da imparare a memoria. E' breve<br />DISCORSO DI LARRY FOSTER IN OCCASIONE DELL'ASSEGNAZIONE DEL PREMIO ALEXANDER HAMILTON <br />Yale Club, New York City<br />16 novembre 2007<br />Sono stato sorpreso ed onorato quando ho ricevuto la telefonata di Frank Ovaitt per la Alexander Hamilton Medal. Quando si è stati nella professione per più di 50 anni e si è ormai fuori dal giro, è davvero gratificante essere ricordati. Un grazie sincero all'Istituto.<br />Cinquant'anni fa ho preso la saggia decisione di lasciare il giornalismo - ero redattore ‘notturno' del Newark News, allora il giornale a più larga diffusione del New Jersey – e sono entrato alla Johnson &amp; Johnson per collaborare all'avvio del suo primo Ufficio Relazioni Pubbliche. Si trattava di una sfida alla quale non ho saputo resistere.<br />Per i successivi 33 anni mi sono sentito l'individuo più fortunato del mondo – e lo ero.<br />La straordinaria società di cui facevo parte è cresciuta di quaranta volte durante la mia permanenza.<br />Sin dall'inizio il Chairman/CEO ha stabilito che le RP dovevano riportare direttamente a lui – e così è ancora oggi.<br />Nel 1990 mi è succeduto Bill Nielsen e tre anni fa è toccato a Ray Jordan: dunque negli ultimi cinquant'anni solo tre di noi hanno occupato quella posizione. Nello stesso periodo ci sono stati cinque Chairmen, il che ci fa pensare che noi li logoriamo più di quanto loro non logorino noi.<br />Non c'è dubbio, comunque, che oggi si tratti di un mestiere diverso. E che mi porta all'unica considerazione che voglio condividere con voi.<br />Mi stupisco della quantità di tecnologia alla quale oggi avete accesso, ma ho anche una preoccupazione. Se condividerete con me questa preoccupazione, avrò bisogno del vostro aiuto – e della vostra immaginazione.<br />Immaginate che io abbia di fronte una grandissima bilancia, tipo quelle che si vedono nelle raffigurazioni della giustizia. Questa bilancia in alto ha un braccio dal quale pendono due grandi piatti sospesi a delle catene. Il vostro è il piatto di sinistra – che indichiamo con il 2007 – il mio è quello di destra – che indichiamo con il 1957.<br />Ora vi chiedo di sistemare sul vostro piatto, come per magia, tutti i vostri accessi a Internet, i vostri computer desktop e laptop. Poi i vostri Blackberry e Palm. Il vostro fax, fotocopiatrice e tutte le vostre potenzialità collegate alla televisione a colori – videotape, DVD, camcorder. Tutti i vostri telefoni cellulari e iPhone, eliminando così le segreterie telefoniche e i messaggi vocali – e includendo invece le e-mail.<br />(Mi pare di aver sentito una signorina seduta laggiù che diceva ‘non gli darò certo il mio cellulare', e l'ha nascosto sotto il tovagliolo).<br />L'altro piatto della bilancia è vuoto perché cinquant'anni fa non avevamo neppure uno di questi fantastici strumenti tecnologici. Potevamo contare solo su quello che chiamavamo Relazioni Personali. E allora mettiamo queste sul mio piatto della bilancia. Le Relazioni Personali.<br />Non intendo giudicare dove stia il punto di equilibrio – tra la tecnologia, che occupa la maggior parte del vostro tempo, e lo sviluppo di Relazioni Personali che, cinquant'anni fa, occupava la maggior parte del nostro tempo.<br />So che per il successo nelle Relazioni Pubbliche è fondamentale instaurare un sentimento di fiducia tra due persone, o due organizzazioni. E sono convinto che il modo migliore per generare fiducia sia una relazione personale – e non una e-mail.<br />E quindi vi chiedo: consentite al fascino che la tecnologia esercita su di voi – e sulla quale contate, di impedirvi di migliorare le vostre relazioni personali a lungo termine, così importanti per il vostro successo nelle relazioni pubbliche?<br />Le continue ondate di nuove tecnologie accelerano il ritmo del vostro lavoro e si aggiungono alla pressione per la mancanza del tempo necessario a fare tutto ciò che si vorrebbe. E' una sfida continua.<br />Ma questo vale anche per la costruzione di relazioni personali. <br />Con quante persone avete comunicato on line per anni, senza averle mai viste in faccia?<br />Ed è così che la tecnologia ha incrementato, in modo significativo, la vostra produttività, ma ha anche avuto un effetto paralizzante sulle vostre relazioni personali.<br />Sono fermamente convinto che il vostro successo nella professione sarà giudicato in base alla qualità delle vostre prestazioni, ma anche sulla vostra integrità e capacità di generare fiducia nelle relazioni con gli altri.<br />Se non tenete conto dell'importanza delle relazioni personali, private gli altri della possibilità di apprezzare la vostra qualità più rilevante, la vostra unicità come persona. E' ciò che vi distingue dagli altri.<br />Si tratta di prendere una decisione molto personale: consentire all'ondata di tecnologia di dominare la vostra vita professionale, o trovare il modo di usare la tecnologia, ma anche l'unicità che è in voi.<br />Spetta soltanto a voi decidere....<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Il colpo di fulmine]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=87"><![CDATA[Il colpo di fulmine? <br />Semplice calcolo statistico <br />Vi è mai capitato di incontrare una persona speciale e vivere quella rara ma entusiasmante esperienza denominata “colpo di fulmine”? Alcuni scienziati dell'Ohio State University, negli Usa, hanno cercato di comprendere quale sia il fattore scatenante e hanno scoperto qualcosa di sorprendente. In amore, ma anche in amicizia, contano i primi minuti di conoscenza. Il nostro cervello, inconsciamente, analizza la persona che si trova di fronte e, se particolarmente interessante, effettua una veloce previsione di quanto si ha in comune con la stessa. <br />Per evitare di perdere “secondi preziosi”, insomma, scatta quella molla che ci permette di aprirci di più, facendoci rivelare quanto più possibile di noi stessi. Si compiono cioè tutti quei gesti che aiutano l'instaurarsi di un rapporto che può essere di natura amorosa o di forte amicizia. Dunque il famoso colpo di fulmine non sarebbe altro che un complesso e veloce, ma romantico, calcolo delle probabilità. <br />Questo, spiegano gli scienziati sul Journal of Social and Personal Relationships, fa comprendere meglio il perché gli “speed date”, gli appuntamenti a cronometro, non siano un'invenzione totalmente campata in aria. Si tratta di una scoperta importantissima, hanno detto gli stessi ricercatori, perché “sovverte quanto pensato finora sulla formazione delle relazioni d'amore o di amicizia”. La ricerca, condotta su un campione di 164 studenti, metteva i giovani in condizione di formulare un rapido giudizio sulle persone incontrate a distanza di tre, sei o, al massimo, dieci minuti. <br />A distanza di nove settimane è stata poi verificata l'eventuale corrispondenza tra il giudizio “fast” e quello sottoposto alla prova del tempo. “Le conclusioni raggiunte nei primissimi minuti – hanno concluso gli scienziati - sono state confermate dalla lunga frequentazione”. <br />Fonte ecplanet.com<br />]]></content>
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	<entry>
	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Gestisci il tuo stato d'animo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=86"><![CDATA[Uno stato d’animo positivo è una condizione esistenziale a cui tutti ambiscono e, incapaci di raggiungerla, attribuiscono il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno.<br />L’amore, la salute, il denaro, l’aspetto fisico, le condizioni di lavoro, l’età sono una serie di fattori su cui non abbiamo nessun controllo.<br />Ciò consente a ciascuno di noi di non essere non dico felice, ma almeno di buon umore, perché nulla possiamo fare sulle circostanze che non dipendono da noi.<br />Eppure questa condizione dell’animo è accessibile a qualsiasi essere umano a prescindere dalla sua ricchezza, dalla sua condizione sociale, dalle sue capacità intellettuali, dalle sue condizioni di salute. Non dipende dal piacere, dalla sofferenza fisica, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui, ma esclusivamente dalla piena accettazione di sé che Nietzsche ha sintetizzato nell’aforisma: “Diventa ciò che sei”.<br />Sembra quasi un’ovvietà, ma non capita quasi mai, perché noi misuriamo la felicità non sulla realizzazione di noi stessi, che è fonte di energia positiva per quanti ci vivono intorno, siano essi familiari, colleghi, conoscenti, ma sulla realizzazione dei nostri desideri che formuliamo senza la minima attenzione alle nostre capacità e possibilità di realizzazione.<br />Non accettiamo il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione, la qualità dei nostri amori perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli stereotipi che la pubblicità ci offre ogni giorno.<br />Se uno stato d’animo cattivo è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità, non ho alcuna difficoltà a dire che chi è di cattivo umore è colpevole, perché è lui stesso causa della sua infelicità.<br />A questo punto uno stato d’animo positivo non è più una faccenda di “umore” ma oserei dire un vero e proprio “dovere etico” non solo perché nutre il gruppo che ci circonda di positività, ma perché presuppone una buona conoscenza di sé. Infatti nello scarto tra il desiderio che abbiamo concepito e le possibilità che abbiamo di realizzarlo c’è lo spazio aperto, e talvolta incolmabile, della nostra infelicità.<br />Le conseguenze sono note: ansia e depressione che diventano condizioni permanenti della nostra personalità, che abbassano il tono vitale della nostra esistenza, quando non addirittura, a sentire i medici, il nostro sistema immunitario, disponendoci alla malattia che non è mai solo un’insorgenza fisica, ma anche spesso una disposizione dell’animo che ha rinunciato a quel dovere etico che Aristotele segnala come scopo della vita umana: la felicità.<br /><br />Liberamente tratto da Umberto Galimberti per Repubblica.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Viva le metafore!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=85"><![CDATA[Quando Atene fioriva per le giuste leggi, l’eccessiva libertà sconvolse la cittadinanza e l’abuso infranse l'antico freno. Allora, mentre le fazioni politiche cospiravano tra loro, il tiranno Pisistrato occupò l'acropoli. <br />Poiché gli abitanti dell'Attica si lamentavano della triste oppressione - non perché fosse crudele, ma perché ogni peso è grave per coloro che non sono abituati - e avevano iniziato a interrogarsi, Esopo prese la parola e raccontò questa favola: <br />"Le rane che vagavano libere nella palude chiesero con gran clamore a Zeus un re che con la sua autorità tenesse a freno i costumi dissoluti. Il padre degli dei rise e inviò loro un travicello, che piovve all’improvviso e con gran rumore nell'acqua dello stagno, terrorizzando la pavida stirpe. <br />Il travicello giaceva immerso nel limo da un po’ di tempo allorché, per caso, una rana sporse silenziosamente il capo dallo stagno e, dopo aver osservato il re, chiamò tutte le altre a raccolta.<br />Quelle, deposto ogni timore, a gara nuotarono verso di esso e la moltitudine gracidante iniziò a saltare sopra il legno. E, dopo averlo insozzato e dileggiato con ogni sorta di insulto, mandarono a Zeus un’ambasceria reclamando un altro re, poiché era inutile quello che era stato dato. Allora Zeus mandò loro un serpente che, con dente vorace, iniziò ad ucciderle una dopo l’altra. <br />Invano, le rane cercarono di fuggire la morte, incapaci di reagire: la paura le rendeva mute. <br />Le poche rane superstiti, afflitte, affidarono di nascosto a Hermes un'ulteriore missiva per Zeus affinché le soccorresse e le liberasse. “Poiché non voleste sopportare il vostro bene” - rispose Zeus - “ora subite il male”.<br />"Anche voi, o cittadini," - concluse Esopo - "sopportate questo male affinché non ve ne capiti uno maggiore". <br />Eh… un mio maestro mi ha detto, decine di anni fa, che le metafore non si spiegano mai!  ;-)<br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[La grammatica della salute]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=84"><![CDATA[Ricerca sull’informazione e la comunicazione scritta in sanità<br />Prima azione: un sondaggio online <br /> <a href="http://palestradellascrittura.g2k.it/" target="_blank">vai al sondaggio online</a>  <br />Parte la prima ricerca italiana sul linguaggio usato nella comunicazione scritta in sanità. Realizzata dalla Palestra della scrittura, nasce dall’ascolto, con un sondaggio online e una serie di interviste svolte da una società specializzata, in collaborazione con Regione Lombardia; sarà presentata ufficialmente in un convegno al Compa di Bologna (6 novembre, ore 14,15); e diventerà presto un libro. <br />Qual è l’esperienza dei cittadini con il linguaggio di referti, cartelle cliniche, “bugiardini” ecc.? Il consenso informato: informa davvero? Le informazioni sulla salute sono efficaci e comprensibili? <br />Il medico un tempo affermava la propria autorità e autorevolezza attraverso tecnicismi poco incoraggianti per il paziente. Ora la conoscenza sulla nostra salute si diffonde anche attraverso altre fonti, e le persone desiderano partecipare in modo più attivo alle decisioni sulla propria salute. Questo ha contribuito a rendere le informazioni più chiare? <br />Aiutaci a fotografare la percezione del linguaggio usato dai vari attori della sanità. <br />Solo dieci clic, e darai un contributo importante alla prima ricerca su un tema centrale per tutti noi. <br />Grazie.<br /> <a href="http://palestradellascrittura.g2k.it/" target="_blank">vai al sondaggio online</a> <br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Quale Impresa?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=83"><![CDATA[Sono stato relatore a una tavola rotonda, organizzata da Qualeimpresa, nell’ambito del convegno dei giovani imprenditori (Confindustria)  svoltosi a Capri il 5 e 6 ottobre.<br />Lì, con la mia consueta e intempestiva irruenza, unita ad assai poco fair-play (e sì che da trent’anni insegno la comunicazione!) ho criticato, in modo un po’ provocatorio, due frasi del presidente Matteo Colaninno che riporto testualmente.<br />“Siamo profondamente convinti che le istituzioni contino più degli uomini”.<br />“Diciamo no all’antipolitica, dei predicatori, dei comici, delle veline”.<br />Vorrei in questo spazio riassumere il mio intervento e le ragioni che mi hanno portato ad assumere queste posizioni.<br />La prima dichiarazione mi fa una certa impressione. Sono infatti certo che nulla, ripeto nulla, sia più importante degli uomini. Non solo le istituzioni (perché non ricominciamo a insegnare ai bambini che lo stato siamo noi?) ma neppure le imprese. Dico questo perché a volte, in certi ambienti, sento aleggiare questa idea dell’impresa sopra a tutto.<br />Invece, tramontato l'entusiastico yuppismo e crollati i miti della società dell'immagine, oggi ci ritroviamo in un momento molto delicato, nel quale appare fortissima ed impellente la ricerca del nuovo collegata con il recupero di valori forti: l'onestà, la verità, la solidarietà. Questa tendenza ci impone la necessità di tornare ad umanizzare i ruoli nel mondo del lavoro e in tutti gli aspetti della nostra vita: l'uomo, quindi, come centro del sistema. <br />Non e' certo un'idea nuova, ma rimane un concetto forte che oggi può aiutarci a superare l'attuale crisi di valori individuali e di ideologie collettive.<br />L'apparato non può essere sopra a tutto e prima di tutto, perchè ciò costituisce solo una spersonalizzazione, uno stratagemma ideato per sfumare i ruoli, favorire le coperture e rendere difficile l'attribuzione delle responsabilità.<br />I mali che ha prodotto questo sistema sono purtroppo ben visibili davanti agli occhi di tutti! A questo punto appare chiaro che stiamo entrando in una nuova fase che da molti e' già stata definita "nuovo umanesimo". <br />Protagonista assoluto torna ad essere l'uomo, inteso come individuo, che ha veramente qualcosa da dire e un ruolo da giocare. La persona, in sintesi, che grazie alle sue qualità riesce a meritarsi la fiducia ed il rispetto degli altri.<br />Sei mesi fa Matteo Colaninno era certamente d’accordo con me perché a queste tesi è stato dedicato  l’incontro di Santa Margherita. Ma oggi cos’è cambiato?<br />Seconda affermazione. Non sono certo qui a difendere Beppe Grillo che sa difendersi molto bene anche da sé. Però un fenomeno del quale i media parlano ormai da un mese non si può relegare tra nani e ballerine. L’effetto Grillo si sta facendo sentire nel paese da quel 8 settembre in cui dalla piazza virtuale si è passati alle piazze reali, quando a internet si sono affiancati la televisione e i giornali nazionali. Da allora non si parla d’altro.<br />La tavola rotonda alla quale ho partecipato si chiamava Be connected e non ha certo raccolto il grande pubblico del giorno successivo, quando è sfilata “la casta”.<br />Questo mi fa fare un ultima riflessione. E’ possibile che al convegno dei giovani imprenditori i volti dei soliti noti continuino a fare più audience di un momento di formazione autentica sugli scenari futuri delle imprese e delle persone?<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Public Speaking, ancora Steve Jobs]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=82"><![CDATA[Dopo un pomeriggio fantastico  di golf  qualche giorno fa, mio nipote sembrava ansioso di tornare a casa, arrivando ad ignorare il mio invito a cena. Mio nipote sta per diplomarsi alla high school, così pensai che volesse incontrarsi coi suoi amici. La mia interpretazione era corretta solo in parte.  Voleva sì incontrare i suoi amici, ma in rete per il nuovo iPhone. <br />Dobbiamo a Steve Jobs, Chief Executive della Apple,  il merito di aver generato una frenesia superiore a quella creata da qualunque altro gadget divertente nel nostro Paese. E’ cominciato tutto con quella che io considero la miglior presentazione di Steve Jobs fino ad oggi. <br />Dopo aver visto e analizzato la presentazione, ho pensato a circa cinque punti per distillare le tecniche di presentazione di Jobs,  con lo scopo di aiutare chiunque lo desideri a sviluppare una comunicazione persuasiva. <br />1. Costruisci tensione<br />Un buon romanziere non rivela l’intera trama e la conclusione nella prima pagina del libro. Costruisce qualcosa che porta al compimento della narrazione. Jobs comincia la propria presentazione facendo un riepilogo dei prodotti “rivoluzionari” che Apple ha introdotto sul mercato. Secondo Jobs, “di tanto in tanto arriva un prodotto rivoluzionario che cambia tutto…Apple è stata fortunata a introdurre nel mondo alcune cose.” Jobs continua descrivendo il lancio, nel 1984, del Macintosh come un evento che “ha cambiato l’intero settore dei computer”. La stessa cosa avvenne con l’introduzione del primo iPod nel 2001,  un prodotto che, lui dice, “cambiò l’intero settore della musica”. <br />Dopo aver messo le fondamenta, Jobs costruisce l’interesse per il nuovo prodotto prendendosi gioco del pubblico: "Oggi, stiamo introducendo tre prodotti rivoluzionari. Il primo è un iPod con ampio schermo e touch-control. Il secondo è un nuovo telefono mobile rivoluzionario. Il terzo è uno strumento di comunicazione via Internet.” Jobs continua a costruire tensione. Ripete l’espressione “tre strumenti” parecchie volte, poi dice”Avete capito? Questi non sono tre strumenti distinti. Questo è un solo strumento…oggi Apple ha reinventato il telefono!" La folla si scatena. <br />Jobs conduce una presentazione come una sinfonia, con flussi e riflussi, accumuli e culmini. Crea entusiasmo in chi l’ascolta. La lezione che ci portiamo a casa? Costruite la tensione verso qualcosa di imprevisto nella vostra presentazione. <br />2. Fissa un tema per ogni slide<br />Un docente brillante mi disse un giorno che le presentazioni efficaci hanno un solo messaggio per ogni diapositiva o slide. Una slide, un punto chiave. Quando Jobs introdusse i “tre prodotti rivoluzionari” nella descrizione di cui sopra, non mostrò una diapositiva con tre strumenti. Quando parlava di ogni caratteristica (l’iPod con ampio schermo, il telefono mobile,e il mezzo per comunicare via Internet), appariva una slide con una immagine di ogni caratteristica. <br />Jobs rende inoltre molto visive le proprie slide. In nessun momento,  nella sua presentazione,  il pubblico vede slide a punti o con dati che intorpidiscono la mente. Un’immagine è tutto ciò che gli serve. La semplicità delle diapositive cattura l’attenzione del pubblico e la convoglia verso lo speaker, come dovrebbe essere. Le immagini sono memorabili, e, fatto più importante, fanno da complemento a chi parla.  Troppo testo distrae  dalle parole dell’oratore. Preparate slide che siano stimolanti dal punto di vista visivo e focalizzatevi su un solo punto chiave. <br />3. Aggiungi vivacità alla tua capacità oratoria<br />Jobs modula la voce per costruire l’entusiasmo. Quando apre la presentazione descrivendo i prodotti rivoluzionari di Apple creati nel passato, il suo volume è basso e lui parla lentamente, quasi con tono reverenziale. Il suo volume continua ad alzarsi fino a questa frase “Oggi Apple sta per reinventare il telefono”. Siate elettrizzanti variando la velocità con cui parlate e alzate e abbassate la vostra voce nei tempi appropriati. <br />4. Fai pratica<br />Jobs fa sì che le presentazioni sembrino senza sforzo perché non dà nulla per scontato. Jobs è noto  per provare le dimostrazioni per ore prima di lanciare eventi. Posso citare molti manager di alto profilo che scelgono di andare allo sbaraglio.  Si vede. Mi sorprende sempre che molti imprenditori spendano decine di migliaia di dollari per preparare presentazioni, ma poi non le provino. Non perdete il vostro pubblico. Provate una presentazione ad alta voce finché siete in grado di padroneggiarla. <br />5. Sii onesto e mostra entusiasmo<br />Se credete che il vostro particolare prodotto o servizio cambierà il mondo, ditelo. Divertitevi col contenuto. Durante il lancio dell’iPhone, Jobs usa molti aggettivi per descrivere il nuovo prodotto, fra cui “notevole”, “rivoluzionario”, e “ fantastico”. Scherza sul fatto che le caratteristiche di touch-screen “funzionano magicamente…e, ragazzi, l’abbiamo brevettato”.<br />Penso che chi parla in pubblico sia così spaventato di sovrastimare un prodotto da andare nella direzione opposta e rendere la presentazione noiosa. Se avete passione per un prodotto, un servizio, o una azienda, fatelo sapere a chi vi ascolta. Consentitevi di essere sciolti, di divertirvi, di esprimere il vostro entusiasmo! <br />Ora, per favore,non dite “Sembra bello, Carmine,  ma io non sono carismatico come Steve Jobs." Jobs ha lavorato su questo ed è molto più bravo a presentare oggi che non molti anni fa. Abbiamo tutti spazio per crescere e migliorare il modo in cui parliamo di noi stessi e dei nostri prodotti. Buona fortuna! <br />Carmine Gallo è un coach di comunicazione di Pleasanton, California ed è autore dell’imminente libro, Fire Them Up!  (Appassionateli) (John Wiley &amp; Sons; Septtembre, 2007). <br />]]></content>
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			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[I guai vanno detti con umanità]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=81"><![CDATA[Su Io Donna, femminile del Corriere della Sera, in edicola Sabato 15 settembre, Marina Terragni scrive:<br />Che il cielo benedica gli sceening di massa.<br />Salvano la pelle a un sacco di gente, e forse ce ne vorrebbero di più. Una lettera mi invita a sottopormi a mammografia di controllo, e io aderisco. Cinque giorni dopo sono fuori città per servizio. Sono molto allegra, è una bella giornata di sole. Squilla il telefono, è un’addetta dell’Asl. Serve un controllo supplementare. Cerco una panchina, devo sedermi. “Venga domani alle 12”.<br />“…Il fatto è che sono fuori” dico, un filo di voce. Spero mi dica: ma no, faccia con comodo. “Veda lei…” disapprova “Se vuole venire venerdì…”. “Può dirmi” domando “se avete visto qualcosa di serio?”. “Non sono un medico”. “E medici non ce n’è?”. “No, non ce n’è”. “La prego di comprendere” insisto. “Non sono nemmeno in città. Sono molto spaventata”. “Non posso dirle nulla. Se vuole chiami i medici. A questo numero”. Chiamo. Stavolta è un uomo. Neanche lui è medico: “Non so dirle nulla. Le lastre non sono qui”. “Non credo di farcela per domani. Sto lavorando”.<br /><br />Le mie gambe e le mie braccia sono piene di spilli. “Direi che il lavoro può aspettare” mi dice l’uomo, severo. “Direi che certe cose contano più del lavoro”.<br />Il giorno dopo, ore 11.30, mezz’ora in anticipo, sono all’ospedale. Il sospetto “nodulino” che si intravedeva era solo un difetto della lastra. Il mio seno sta bene. Il cielo benedica gli screening di massa, perché se il nodulo ci fosse stato, e anche se non fosse stato benigno, avrei potuto curarmi con ottime probabilità di guarire.<br />Ma visto che si fa questo gran lavoro, mi chiedo – anzi, chiedo alla Asl - , visto che ci si mobilita per salvare delle vite, perché non fare un piccolo passo in più, curando anche la comunicazione con il paziente? Perché non si istruiscono meglio quelli a cui tocca il compito ingrato di richiamarti, affinché seguano un protocollo più accurato e più umano? Sono stata molto male, in quelle 26 ore, e la mia famiglia ha sofferto con me. Sono stata male anche nei giorni seguenti, lo spavento non va via subito. Questo non fa bene alla salute e neanche agli screening. Per noi esseri umani la relazione è importante. La relazione è tutto.<br /> <u> <a href="http://www.comuniconline.it/pagina.asp?ct=5" target="_blank"> <u>  </u>Vedi comuniconline </a>   </u> ]]></content>
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[Vaffanculo day]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=79"><![CDATA[Centinaia di migliaia di persone hanno aderito al V-Day (Vaffanculo Day) di Beppe Grillo, che si è svolto  in piazza Maggiore a Bologna con propaggini in moltissime altre citta' italiane. L'artista genovese ha invitato a firmare a sostegno della proposta di legge ''Parlamento pulito'' contro la presenza in parlamento di politici condannati con sentenza definitiva. I punti chiave sono tre: nessun cittadino italiano potra' candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva o in primo e secondo grado, in attesa di giudizio finale; non sara' possibile essere eletti in Parlamento per piu' di due legislature, anche retroattivamente; infine, i parlamentari non saranno scelti dai segretari di partito, ma votati dai cittadini con la preferenza diretta. ''E' il trionfo dei miei Grilli incazzati ha dichiarato il comico. Basta gente che festeggia trent'anni di politica come se fosse un guinness dei primati, basta con i morti viventi''.<br />Durante il comizio spettacolo Grillo non ha risparmiato “vaffanculo” a nessuno. A destra e a sinistra. D’altra parte mandare al diavolo in modo volgare una persona, cioè dirgli pubblicamente «vaffanculo» non è offensivo. Almeno non da un punto di vista penale. È la Cassazione a dichiararlo, nella sentenza n. 27966, una decisione che ha già suscitato un mare di polemiche e di reazioni scandalizzate. All’origine del caso, un episodio da Strapaese degno delle liti di Peppone e don Camillo, il “vaffanculo” di un consigliere comunale di Giulianova all’indirizzo del vicesindaco che aveva evocato gli errori passati del comunismo durante una seduta del consiglio comunale, ben otto anni fa. Artefice dell’intervento ermeneutico-legale una donna, il giudice relatore Giuliana Ferrua, che nel testo della sentenza scrive pure una serie di altre espressioni che, “pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensivo, prendendo il posto nel linguaggio corrente di altre sempre meno utilizzate”. Ecco alcuni esempi: “Me ne fotto” in luogo di “Non mi cale”, “E’ un gran casino” in luogo di “E’ una situazione disordinata”. Insomma un po’ come per l’espressione “vaffanculo”, la quale – annota ancora la relatrice – “trasformatasi anche dal punto di vista strutturale (trattasi ormai di un’unica parola), viene frequentemente impiegata per dire “Non infastidirmi”, “Non voglio prenderti in considerazione" ovvero “Lasciami in pace".<br />Nonostante questa decisione della Cassazione dare dell'"azzeccagarbugli" o del "gaglioffo" a qualcuno è ancora diffamatorio. Il primo sta infatti per "manigoldo, delinquente, avvezzo alla sopraffazione", mentre azzeccagarbugli - nonostante la derivazione colta (Manzoni, nei Promessi sposi) - resta, a distanza di più di un secolo, sinonimo di "operatore del diritto di scarsa levatura morale, imbroglione, propenso a difendere i forti contro i deboli”.<br /><br />E’ di meta’ agosto poi, la sentenza che assolve un cittadino per avere detto “Mi fai schifo”.<br />Perchè? Solo per aver usato la particella pronominale “mi” che sta a indicare un giudizio di tipo soggettivo. Se invece avesse detto “Fai schifo” sarebbe sicuramente stato condannato.<br />Mi chiedo…l’ordinamento giudiziario italiano non ha altro di meglio su cui sentenziare?<br /> <br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		<title><![CDATA[Settembre, andiamo. E' tempo di migrare...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=78"><![CDATA[Settembre, andiamo. E' tempo di migrare…<br />Forse è un’abitudine che ho assimilato da bambino, ai tempi della scuola dell’obbligo, ma, ancora oggi considero il primo di settembre il mio vero capodanno!<br />Forse perché odio l’inverno e mi piacerebbe andare in letargo come gli orsacchiotti. Neppure il natale mi è mai piaciuto tanto o almeno non tanto da giustificare sei lunghi mesi freddi con le giornate corte.<br />Per me gli anni, da sempre, cominciano il primo di settembre e finiscono il 31 luglio.<br />L’agosto è una specie di limbo dove si vive una vita fasulla leggendo qualcosa in spiaggia sull’omicidio di Garlasco o sugli incontri di Telese. E’ il colmo che l’Italia si interessi tanto a cose come queste!<br />Io per fortuna avevo da finire il nuovo libro.  Ora lo darò all’editore con la mente già rivolta alle presentazioni da fare in giro per l’Italia. Incontri, corsi, mani da stringere persone con le quali discettare di cose coltissime durante noiosissime cene rotariane.<br />Ma non sarà anche questo il mio Matrix?<br />Quest’estate ho conosciuto una persona meravigliosa.<br />In un paese dell’estremo Levante Ligure, a mezza costa, c’è una bella casa che si affaccia sul mare. Da lì si gode una magnifica vista sul golfo e la sera si sentono i grilli cantare. In quella pace, fra gli ulivi e le viti, vive un’anziana signora  di quasi novantasei anni, lucidissima e in buona salute. Parla esclusivamente in dialetto ma riesce a comunicare meravigliosamente col suo sorriso, con la dolcezza della sua voce e dei suoi gesti. Vi assicuro che la lingua non costituisce affatto un problema. Ha una parola buona per tutti e sa godere di ogni momento della sua vita. Ai suoi nipoti e pronipoti racconta delle scorrerie saracene, che segnarono la storia della sua terra nel seicento, con una partecipazione emotiva impressionante. Sono passati alcuni secoli, ma il racconto è così vivo e così intriso di umana empatia che sembra di rivivere quegli episodi ora, in questo preciso istante. Rievoca episodi del proprio passato con una incredibile ricchezza di sentimenti. Eppure, le cose di cui parla ruotano intorno a pochi semplici concetti: il desiderio dei genitori di proteggere i propri figli, il dolore per la perdita delle persone care, l’amore e la fede in una Provvidenza che, alla fine, riesce a dare un senso ad ogni cosa. Nonna Angela non ha potuto frequentare l’Università, ha incominciato a lavorare la terra quando era molto giovane, ma ha fatto studiare le sue figlie  e le ha cresciute con tutto il suo amore. Ha condiviso il suo segreto di felicità con molte persone che oggi la chiamano “Nonna” pur non essendo consanguinei e che hanno avuto l’opportunità di poterla avere come esempio.<br />Ah perché non son io co’ miei pastori? <br /><br />]]></content>
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	  	<author>
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		<title><![CDATA[Via!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=77"><![CDATA[Carissimi, <br />questo e' l'ultimo pezzo, che scrivo prima della pausa estiva. E’ anche un intervento molto  ridotto perche' mi scivolano le dita sulla tastiera dal caldo.<br />Spaparanzatevi, rilassatevi, dormite, mangiate bene, giocate, fate l'amore, coccolate i cani e i gatti, picchiate le zanzare, abbronzatevi, passeggiate, nuotate, guardate le stelle cadenti, allacciate nuove amicizie e nuovi amori, massaggiate e fatevi massaggiare, ridete, costruite castelli di sabbia... e soprattutto ritornate a fine agosto!!!<br />Buone vacanze a tutti<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[La centesima scimmia]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=76"><![CDATA[La scimmia giapponese Macaca Buscata è stata osservata allo stato selvaggio per più di trent’anni.<br />Nel 1952, sull’isola di Koshima, gli scienziati approvvigionavano le scimmie di patate dolci, lasciandole nella sabbia. Alle scimmie piacque il sapore delle patate crude dolci ma non lo sporco che c’era su di esse. Una femmina di diciotto mesi, di nome Imo, scoprì di poter risolvere il problema lavando le patate nel vicino corso d’acqua.<br />Essa insegnò questo trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco impararono questo nuovo modo e lo insegnarono anche alle loro madri.<br />Questa innovazione culturale fu gradualmente assimilata da diverse scimmie davanti agli occhi degli scienziati. Tra il 1952 e il 1958, tutte le scimmie giovani impararono a lavare le patate dolci piene di sabbia per renderle più appetibili. Solo gli adulti che imitavano i figli impararono questo miglioramento sociale. Altri adulti continuarono a mangiare le patate dolci sporche. Poi qualcosa di impressionante prese piede.<br />Nell’autunno del 1958, un certo numero di scimmie di Koshima lavavano le patate dolci (non si conosce il numero esatto).<br />Supponiamo che quando il sole sorse un giorno ci fossero 99 scimmie sull’isola di Koshima che avevano imparato a lavare le loro patate dolci. Supponiamo inoltre che più tardi, quel mattino, la centesima scimmia abbia imparato a lavare le patate.<br />A quel punto successe il fatto!<br />Alla sera quasi tutti nella tribù lavavano le patate dolci prima di mangiarle. L’energia aggiunta di questa centesima scimmia in qualche modo creò una breccia ideologica.<br />Ma notate questo. La cosa più sorprendente osservata da questi scienziati fu che l’abitudine di lavare le patate dolci saltò poi spontaneamente oltre mare! Colonie di scimmie su altre isole e la truppa di scimmie sull’isola maggiore Takasakiyama incominciarono a lavare le loro patate dolci.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Steve Jobs, ultima parte]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=75"><![CDATA[ <b>La terza storia parla di morte  </b> <br /><br />Quando avevo 17 anni, lessi un brano che diceva più o meno: "se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, prima o poi sarà l’ultimo veramente". Mi rimase impresso, e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto:"se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto facendo oggi?" E ogni volta che la risposta era  "No"  sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.<br />Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante. Mi  ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto - tutte le aspettative, l'orgoglio, le paure di fallire - tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.<br />Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare la trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.<br />Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto una TAC alle 7.30 del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas! I dottori mi dissero che si trattava sicuramente di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto un'aspettativa di vita non superiore ai 3-6 mesi. Il mio dottore mi consigliò di andare a casa e di sistemare le mie cose, che è il messaggio in codice dei dottori per dirti di prepararti a morire. Significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni. Significa che devi assicurarti che ogni cosa sia a posto, così che tutto sarà più facile per la tua famiglia. Significa che devi dire addio.<br />Ho vissuto con quella diagnosi in testa tutto il giorno. Più tardi, nel pomeriggio, mi è stata fatta una biopsia. Mi hanno infilato un endoscopio nella gola che è passato per il mio stomaco ed il mio intestino. Hanno messo un ago nel mio pancreas e hanno prelevato alcune cellule dal tumore. Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno analizzato le cellule al microscopio i dottori  si sono messi a piangere.  Infatti si trattava di una rarissima forma di cancro pancreatico curabile con la chirurgia. Sono stato operato. Ora sto bene.<br />E' stata la mia esperienza più vicina alla morte e spero che rimanga tale per qualche decennio ancora. Avendola superata posso dirvi con certezza una cosa:  Nessuno vuole morire. Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci prima. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così deve essere.<br />Perchè la Morte è probabilmente l'unica, migliore invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo. Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato. Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità.<br />Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita che qualcun altro vuole per voi. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi - che vuol dire vivere seguendo i pensieri di altri. Non lasciate che l’ opinione altrui faccia tacere la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero giovane, c'era un'incredibile pubblicazione chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Era stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non troppo lontano da qui, a Menlo Park, e la portò alla luce con il suo tocco poetico. Stiamo parlando degli anni '60, prima dei computer e del desktop publishing, quindi era tutta fatta con la macchina da scrivere, le forbici e la Polaroid. Era una sorta di Google di carta, 35 anni prima della venuta di Google: era idealistico, e pieno di strumenti utili ed informazioni preziose. Stewart ed il suo gruppo pubblicarono molti numeri del Grande Catalogo Mondiale fino all'ultima edizione. Eravamo a metà degli anni '70 ed io avevo la vostra età. Sul retro di copertina dell'ultimo numero c'era la foto di una strada di campagna all'alba, quel tipo di strada sulla quale potreste trovarvi a fare l'autostop, se foste così avventurosi. Sotto c'erano queste parole "Siate affamati, siate assurdi". Questo era il messaggio di congedo. Rimanere affamato. Rimanere assurdo. Me lo sono sempre augurato. Ed ora,  a voi, che state per laurearvi, io auguro solo questo:<br />Siate affamati. Siate assurdi.<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Steve Jobs, continua...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=74"><![CDATA[ <b>La seconda storia parla d'amore e di perdita  </b> <br /><br />Sono stato fortunato - ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent'anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati. Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto - il Macintosh – un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. E fui licenziato. Come si fa ad essere licenziato dalla compagnia che hai fondato? Beh, non appena la Apple si espanse assumemmo qualcuno che pensavamo fosse molto capace nel gestire l'azienda, e per il primo anno le cose andarono bene. Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere e alla fine decidemmo di rompere. Quando ci fu la rottura i nostri dirigenti decisero di stare dalla sua parte. Così, a trent'anni, ero fuori. Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante. Non ho saputo che pesci pigliare per un po' di mesi. Sentivo di aver deluso la precedente generazione di imprenditori per aver mollato la presa. Incontrai David Packard e Bob Noyce per cercare di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu un fallimento pubblico, pensai addirittura di suicidarmi. Ma qualcosa, lentamente, si faceva luce in me.<br />Amavo ancora quello che avevo realizzato. L'inaspettato e repentino cambiamento alla Apple non aveva cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Quindi decisi di ricominciare.<br />All'epoca non me ne accorsi, ma il mio licenziamento dalla Apple fu la cosa migliore che poteva capitarmi. Il peso del successo fu rimpiazzato dall'illuminazione di essere un principiante ancora una volta, con molta meno sicurezza su tutto. Questo mi liberò e mi consentì di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.<br />Durante i cinque anni successivi, fondai una società di nome NeXT, un'altra di nome Pixar, e mi innamorai di una meravigliosa donna che sarebbe poi diventata mia moglie.<br />Pixar finì per creare il primo film animato al computer della storia, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione più famoso al mondo. Apple, con una mossa notevole, acquisì NeXT, io tornai ad Apple, e la tecnologia che sviluppai con NeXT è oggi nel cuore dell'attuale rinascita di Apple. Laurene ed io abbiamo una stupenda famiglia.<br />Sono sicurissimo che niente di tutto ciò sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple. E' stato un boccone amarissimo da buttar giù, ma era la medicina di cui avevo bisogno. A volte la vita ti colpisce in testa come un mattone. Non perdete la fede. Sono convinto del fatto che l'unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l'amore che provavo per quello che facevo. Dovete trovare ciò che amate. E' questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l'unico modo per essere veramente soddisfatti e quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. E l'unico modo per fare il lavoro migliore è quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi fermate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore col passare degli anni. Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l'avrete trovato. Non fermatevi. (continua…)<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
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		</author>
		<title><![CDATA[Discorso di Steve Jobs agli universitari]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=72"><![CDATA[<b><i>Questo è il testo del discorso di Steve Jobs, fondatore di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della consegna dei diplomi  di laurea celebrata a Stanford.</i></b><br /><br />Sono onorato di essere con voi oggi per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questa è la cosa più vicina ad una laurea, per me.<br />Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.<br /><br /><b>La prima storia parla di unire i puntini.</b><br /><br />Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma ci sono rimasto per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente. Perchè lo feci?<br />Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studente universitaria nubile e decise di darmi in adozione. Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione, alla nascita, per un avvocato e sua moglie. Solo quando vidi la luce questi decisero, all'ultimo momento, che avrebbero preferito una bambina. Quindi i miei genitori, che erano in lista d'attesa, vennero chiamati nel mezzo della notte da una voce che chiedeva: "Abbiamo un bambino indesiderato, lo volete?" Essi dissero: "Certo". Mia madre biologica scoprì in seguito che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva neanche il diploma di scuola superiore. Rifiutò di firmare i documenti per l'adozione. Accettò, riluttante, solo qualche mese dopo quando i miei genitori promisero che un giorno sarei andato all'università.<br />17 anni dopo andai all'università. Ma ingenuamente scelsi un istituto universitario costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori lavoratori furono spesi per la retta. Dopo sei mesi non riuscivo a vederne l'utilità. Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessun indizio su come l'università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo. Così spesi tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un'intera vita di lavoro. Decisi di non seguire il piano di studi obbligatorio, confidando nel fatto che tutto si sarebbe sistemato. Ero molto spaventato da quella decisione, ma col senno di poi, sarebbe stata una delle migliori decisioni che avessi mai preso. Nel momento in cui scelsi un piano di studio personalizzato avevo la possibilità di ignorare le lezioni che non mi interessavano e di scegliere quelle che mi apparivano più interessanti.<br />Non era per niente romantico. Non avevo una stanza al dormitorio, così dormivo sul pavimento in stanze di amici. Restituivo  vuoti di cocacola per i 5 centesimi di deposito e ci compravo da mangiare,  mi facevo più di 10 chilometri a piedi attraverso la città, ogni domenica notte, per avere un pasto a settimana al tempio degli  Hare Krishna. Che bello! Tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosità ed il mio intuito si rivelò in seguito di valore inestimabile.<br />Per esempio:<br />il Reed College all'epoca offriva quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta su ogni cassetto, era meravigliosamente scritto a mano. Decisi di prendere lezioni di calligrafia. Appresi la differenza tra i tipi di caratteri con grazie e senza grazie. Imparai l'importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri. Mi insegnarono quali elementi fanno della tipografia, una grande tipografia. Era affascinante: si trattava di storia, bellezza ed arte, cose che  la scienza non può catturare.<br />Niente di tutto ciò aveva la benchè minima speranza di una qualunque applicazione nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintosh, tutto mi tornò utile. E lo mettemmo interamente nel Mac. Era il primo computer che curasse la tipografia. Se non avessi mai scelto quel corso, al college, il Mac non avrebbe mai avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato il Mac, è probabile che nessun computer li avrebbe avuti. Se non avessi scelto di interrompere il piano di studi obbligatorio non avrei scelto quel corso di calligrafia ed i personal computer avrebbero potuto non avere la stupenda tipografia che hanno ora. Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college e capire in cosa si sarebbe concretizzato. Ma la realizzazione era estremamente chiara, guardandomi alle spalle, dieci anni dopo.<br />Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa - il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto  la differenza nella mia vita.  (continua…)]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[“Le relazioni virtuose” secondo in classifica!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=71"><![CDATA[Nel numero di giugno della rivista Business People, a pagina 128, il giornalista Franco Toscano, titolare della rubrica “Leggere” elenca  nel  “podio di giugno” i tre libri di economia e management più venduti alla libreria Hoepli di Milano, la più importante d’Italia in questo settore<br /> ( <a href="http://www.hoepli.it" target="_blank">www.hoepli.it</a>  )<br />1° John Kotter – Holger Rathgeber  Il nostro iceberg si sta sciogliendo – Sperling &amp; Kupfer<br />2° Claudio Maffei – Le relazioni virtuose –Falzea<br />3° Stuart  Crainer Des Dearlove – Il grande libro dei Guru – Etas.<br />La prima reazione, quando il mio amico Paolo Iabichino mi ha avvisato, è stata quella del terzino Fabio Grosso l’anno scorso ai mondiali.<br />Appena eliminata la Germania in casa sua, con un sinistro a rientrare, ha gridato alle <br />telecamere:”Non ci credo!”. Io ho più o meno reagito nello stesso modo e sono andato in edicola per controllare. Tutto vero. Che dire?<br />Grazie a Franco Toscano e a Business People, grazie alla libreria Hoepli ma, più ancora, grazie a tutti voi lettori di questo sito, dei miei libri e ai discenti dei corsi di Comunico che mi avete stimolato con domande importanti e aiutato a mettere a punto alcune idee originali.<br />Ogni giorno mi arrivano e-mail e i contatti crescono in modo esponenziale ma…trovarsi così, senza saperlo, in vetta ad una classifica, sia pure di nicchia, è una bella soddisfazione!<br />E ora un annuncio. Se mi sacrifico un po’ nel mese di agosto e dedico giornalmente qualche ora alla correzione delle bozze, nel gennaio del 2008 uscirà il nuovo libro dal titolo “Pensieri, Parole, Stati d’animo”. Forse riesco a convincere il mio editore, Paolo Falzea, a fare un lancio natalizio riservato ai lettori di questo sito. Chi vorrà, potrà regalarselo o regalarlo per Natale, con un mese di anticipo sull’uscita nelle librerie. E’ il seguito ideale di “Le relazioni virtuose”. A presto!<br />                                                                                                                                   <br /><br /><br /><br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Se vieni offeso, ti senti ferito?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=70"><![CDATA[Una sciocchezza ci consola, perché è una sciocchezza che ci rattrista. Blaise Pascal<br /><br />Oggi affrontiamo la “Political correctness”.<br />Questo concetto presume che la cosa peggiore che possiamo fare sia offendere qualcuno.<br />Un mucchio di persone si sentì offesa quando Galileo ipotizzo che la Terrà ruotava attorno al Sole.<br />Molte persone  si sentirono offese da Picasso perché, nei suoi ritratti, gli occhi occupano un posto diverso da quello che la natura ha assegnato loro. Molte persone si sono sentite offese da Rosa Parkes quando, in Alabama, si è rifiutata di sedere sul retro di un pullman solo a causa del colore della sua pelle. <br />Vedi, tutti sono offesi da qualcosa. Uno scherzo, una trasmissione televisiva, una canzone, un’idea… Qualcuno sta per sentirsi offeso da qualcosa. E offendere è ben diverso dal far male…<br />La “Political correctness” cerca di proteggerci da noi stessi, ma a che cosa dobbiamo rinunciare! <br />Al senso dell’umorismo, al romanticismo, al senso del gioco. Rinunciamo al coraggio di essere diversi, di pensare in modo diverso dagli altri.<br />Alfred Molina nella serie televisiva Ladies Mann<br /><br /><br /><br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Mail che gira in rete]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=69"><![CDATA[Mail che gira in rete.. Ah ah ah (  <a href="http://www.managerzen.it" target="_blank">www.managerzen.it</a> )<br />"Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. Anche un´ arancia per la vitamina C e una tazza di té verde senza zucchero, per prevenire il diabete. Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d´ acqua (sí, e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso in berteli). Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere i 'L. Cassei Defensis', che nessuno sa bene che cosa cavolo sono, peró sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi bacilli (?) tutti i giorni, inizi a vedere sfocato. <br />Ogni giorno un´aspirina, per prevenire l´infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l´infarto. E un altro di bianco, per il sistema nervoso. E uno di birra, che giá non mi ricordo per che cosa era. Se li bevi tutti insieme, ti puó dare un´ emorragia cerebrale, peró non ti preoccupare perché non te ne renderai neanche conto. Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione. Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore. Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia che dopo l´ Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo il banano i denti... e cosí via finché ti rimangono dei denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, il risciacquo con Listerine... Meglio ampliare il bagno e metterci il lettore di CD, perché tra l´ acqua, le fibre e i denti, ci passerai varie ore lí dentro. Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, piú le 5 necessarie per mangiare, 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico. Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno. Giá non si puó, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz´ ora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz´ora diventa una) Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. E anche quando vai in vacanza, suppongo. <br />Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica. Ah!, si deve fare sesso tutti i giorni, peró senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione. Tutto questo ha bisogno di tempo. E senza parlare del sesso tantrico (al rispetto ti ricordo che bisogna lavarsi i denti dopo che si mangia qualsiasi cosa!). Bisogna anche avere il tempo di scopar per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o... dei FIGLI??? <br />Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al giorno. La unica possibilitá che mi viene in mente é fare varie cose contemporaneamente. Per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta cosí ti bevi i due litri d´ acqua. Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l´amore (tantrico) al compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra. Ti é rimasta una mano libera? Chiama ai tuoi amici! E ai tuoi! Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno). Il BioPuritas con la mela te lo puó dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l´Actimel, e domani fanno cambio. E meno male che siamo cresciuti, se no dovremmo trangugiare un ALPINITO Extra Calcio ttti i giorni. Uuuuf! Peró se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi amici (che bisogna innaffiare come una pianta) mentre mangi una cucchiaiata di Total Magnesiano, che fa un mondo di bene. Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d´ acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, giá non so piú cosa sto facendo peró devo andare urgentemente al cesso. E ne approfitto per lavarmi i denti..."<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Cogliete l'attimo, ragazzi]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=68"><![CDATA[Qualunque cosa si dica in giro,  parole e idee possono cambiare il mondo.<br />Ci teniamo tutti a essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano impopolari, anche se il gregge dice:” Non è beeee”. <br />Come ha detto Frost : “Due strade trovai nel bosco e io, io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso”.<br />Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi: è da sempre così e così sarà per sempre.<br />Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento: perché il poeta usa questi versi? Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avete visti mille volte, ma non credo gli abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio dei capelli, pieni di ormoni come voi, e invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza: proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché, vedete, questi ragazzi ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi! Ascoltate! Sentite? Carpe diem, cogliete l’attimo, ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.<br />Peter Weir - L’attimo fuggente. Trascrizione dal film<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Modelli limitanti]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=67"><![CDATA[Commemorando Paul Watzlawick, su questo blog, il 10 aprile scrissi “ognuno di noi costruisce ciò che poi subisce”. Un lettore, Luigi Poderico, mi scrive: sarebbe affascinante approfondire questo concetto, a che cosa si riferisce precisamente? E’ il subisce che mi lascia perplesso, perché l’uso di un termine negativo?<br />Allora spiegai che il mio approccio è più bio-chimico che psicologico. I pensieri che facciamo influiscono sulle sensazioni che proviamo, che a loro volta agiscono sulla chimica del nostro cervello e del nostro corpo. Ci rinchiudiamo all’interno dei limiti della nostra stessa mente, limiti che sono costituiti dalle nostre convinzioni, dai nostri pensieri e dalle nostre sensazioni.<br />Torno oggi da Zurigo dove ho trascorso cinque giorni intensissimi con Richard Bandler e butto giù queste riflessioni a caldo, per approfondire l’argomento.<br />Gli schizofrenici hanno un modello del mondo molto piccolo e si arrabbiano se le persone non si adeguano al loro modello del mondo.<br />E’ strano ma molte persone pensano che sia più importante avere ragione che essere felici.<br />Questo è pazzesco! L’unica cosa importante è essere in grado di uscire dal proprio modello del mondo. Quando diamo eccessivo potere alle nostre convinzioni queste convinzioni possono farci soffrire.<br />Le persone metodiche sono le più esposte alla sofferenza.<br />Bisogna smetterla una volta per tutte di stare dentro alle nostre convinzioni negative. Un modo ideale è ridere delle cose che ci fanno star male. Ma chi sa veramente usare l’autoironia?<br />I peggiori in questo senso sono i “precisini” e i “capi”.Queste persone sono troppo analitiche, vogliono avere il controllo di tutto e così stanno male. I grandi capi delle multinazionali mi chiamano per farli lavorare meglio e, poi, mi dicono cosa devo fare con loro, perché sono abituati a comandare.<br />Anche gli insegnanti, spesso, sono troppo impegnati a dare i voti alle persone e si dimenticano di insegnare loro nuove possibilità.<br />I medici come gli insegnanti sono troppo impegnati a fare delle diagnosi, a dare dei nomi alle cose che affliggono le persone, per poi dar loro delle medicine. <br />Hai questo…zac…devi prendere questo.<br />Gli psicologi invece pensano che gli uomini siano molto complicati. Invece sono mooolto semplici!<br />La necessità spesso è la madre della capacità e della creatività. Ogni giorno incontro persone che mi dicono: cosa pagherei per parlare bene l’inglese! In Brasile, a Salvador de Bahia, ho incontrato un bambino che sapeva cinque lingue e gli ho chiesto: Come le hai imparate? Mi ha risposto le ho imparate per chiedere soldi!  Semplice no?<br />Richard Bandler insegna alle persone a essere “libere”. Il contrario di essere “libero” non è essere “prigioniero” ma è essere “ostinato”. Le persone ostinate sono come gli schizofrenici.<br />Tutto, anche loro stessi, deve funzionare secondo  la loro mappa del mondo.<br />Einstein ha cambiato le leggi dell’universo perché quando era bambino e a scuola gli dicevano: “queste sono le regole dell’universo”, lui diceva: bah… può darsi ma… non ci credo!<br />Quando una persona è diversa bisogna insegnargli le cose in modo diverso, la cosa peggiore è etichettare le persone. Etichettare è fare una diagnosi. Nessuno è qualcosa. Perché “è” è statico, e così non puoi cambiarlo. E’ paranoico, è schizofrenico. <br />Bisogna dimenticare le regole. I modelli limitanti. Provare cose nuove è forse la cosa più bella che possiamo fare. Ma le nostre convinzioni spesso ci impediscono di farlo.<br />Il fatto che uno provi paura anche solo immaginando di trovarsi di fronte a un serpente significa che la paura non ha nulla a che vedere con il serpente, ma sta solo nel cervello della persona.<br />Le nostre convinzioni limitanti ci mettono addosso un sacco di stupide paure che diventano vere e proprie catene che ci rendono prigionieri. Le uniche paure “naturali” sono la paura di cadere (del vuoto) e quella dei rumori forti. Tutte le altre ci sono state indotte e sono solo nella nostra mappa o modello del mondo.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Il teatro è una palestra eccellente]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=65"><![CDATA[Il teatro è una palestra eccellente, far teatro vuol dire, anzitutto saper comunicare, fare arrivare quello che dici a quelli che ti stanno davanti. Senza fartene scappare neanche uno, senza perdere mai la loro attenzione. Che poi è quello che dovrebbe fare, e tanto spesso non fa, la scuola…ma per far scattare questo straordinario contatto bisogna saper innescare curiosità e complicità, stimolare l’immaginazione, e poi lasciar entrare l’altro nel discorso, spingendolo a partecipare, a completarlo insieme. Il bravo attore e il bravo insegnante hanno molto in comune. Nessuno dei due deve stare in cattedra, pretendere di essere nel giusto. Lasciamo ai papi il pontificare. Molto più divertente ed efficace, invece, è mettere in discussione le proprie tesi. Se un maestro o un attore danno la sensazione di sparare verità assolute, già conchiuse, chi sta loro davanti sbadiglia. Le tesi, per essere assimilate, vanno verificate insieme, magari modificate…allora sì che il gioco si fa interessante.<br />Nel realizzare i miei lavori ho sempre cercato di mettere in atto questi principi, soprattutto quello di non definire mai una commedia come conclusa, ma anzi concepirla aperta, spalancata a continue variazioni, sera dopo sera, a seconda di quello che offriva la cronaca e chiedeva la platea che ci stava davanti. In questo modo ogni volta lo spettacolo risulta nuovo, diverso. Io non mi annoio e non si annoia il pubblico.<br />                                                                                                         Dario Fo<br />                                                                                                         Il mondo secondo Fo-Guanda<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Questa volta fatemi parlare dell'Inter!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=64"><![CDATA[<img src="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/public/images_upload/cinter.JPG" border="0" alt="" / align="left"  hspace="5" width="120" height="200"> Ebbene si, lo ammetto, sono andato anch’io in piazza a godermi la festa nerazzurra che inondava il centro, davanti al Duomo, in Galleria, in corso Vittorio Emanuele, lungo via Dante. Chiunque ha fatto un corso con me conosce questa mia debolezza, questa passione che non ho mai provato per una fede politica, per un credo religioso e forse neppure per l’amore della mia vita, le relazioni interpersonali. Chiunque ha fatto un corso con me ricorda le mie cravatte nerazzurre sfoggiate con particolare soddisfazione al lunedì, dopo una vittoria della beneamata. Che ci volete fare? Sono stato portato allo stadio da bambino, durante l’epopea della grande Inter di Helenio Herrera e mai potrò dimenticare quei ragazzi che allora erano per me eroi mitologici: Sarti Burgnich Facchetti…<br />A proposito ciao grande Giacinto! Si lo so ti hanno ricordato tutti, a partire dal presidente Moratti. Ma io non dimenticherò mai che a undici/dodici anni scrissi a tutti i giocatori dell’Inter presso la sede per chiedere una foto con l’autografo.<br />Dopo qualche tempo mi arrivò una letterina con il timbro postale di Treviglio e l’indirizzo scritto a mano. Dentro con mia grande gioia c’era una foto. La dedica era: a Claudio sportivamente Giacinto Facchetti. Ma forse non erano ancora i tempi degli sponsor, dei miliardi e degli uffici stampa!]]></content>
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	  	<author>
			<name>Marcello Cividini</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Se volete fare carriera nella vostra ditta ...]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=63"><![CDATA[Se volete fare carriera nella vostra ditta o se state solo aspettando la pensione NON leggete questo articolo! <br />Nel 1866 un giovane di New York comprò una rivista illustrata per compiacere la bella ragazza che la vendeva. Come sia finita la storia della ragazza nessuno se lo ricorda. Un articolo della rivista, raccontava come il Regno di Savoia (gli italiani erano all'avanguardia) stesse accelerando i lavori del traforo del Moncenisio, con una nuova trivella funzionante ad aria compressa. Il suo interesse si risvegliò, immaginò, costruì e poi brevettò l'Air brake il primo freno per treni ad aria compressa. Il signore si chiamava George Jr. Westinghouse. Ma non fu così facile. Solo per far provare il suo freno "Crazy George" (amorevole soprannome guadagnato con la sua idea) passò anni di tedio e derisioni, mentre gli incidenti ferroviari continuavano a mietere vittime. Questo piccolo aneddoto sugli inizi di un'impero la dice lunga sulla natura umana. Ognuno di noi ha un idea buona nel cassetto, ma gli ostacoli che l'establishment di tutti i tipi mette al cambiamento, sono innumerevoli. Ma andiamo per gradi, definiamo prima chi intendo per NOI. Escludiamo i pensionati, che si suppone abbiano già dato (nella maggior parte dei casi non è vero). Escludiamo anche i bambini (che le idee ce le avrebbero, ma nessuno li ascolta). Togliamo statali, regionali, provinciali, comunali, enti vari (quandanche avessero idee non possono esprimerle). Gli operai e i contadini sono una specie in estinzione. Le professioni liberali sono troppo occupate a difendere i propri privilegi in combutta con politici di tutti i colori. NOI siamo in pochi. Un po' di imprenditori, qualcuno fa il consulente e qualcuno lavora nelle grandi società, ma siccome ha delle idee NON fa carriera. Comunque, senza di NOI, gli umili "Crazy George" della situazione, la nostra complessa società è destinata all'estinzione per noia. Cari (pochi) colleghi rimboccatevi le maniche, perchè senza di NOI il progresso non esiste. E' giunta l'ora di saltare il fosso e di cominciare a lottare davvero per rivoluzionare ciascuno il suo settore. Allora gettate la maschera e fate come me. Non guadagnerete tanti soldi, ma se lottate duramente arriverete certo in qualche porto nuovo e magari inaspettato. Se tutti NOI, nel nostro cantone, cambiamo anche un solo particolare del "tradizionale" modo di progettare, produrre, comunicare e vendere, avremo un successo incredibile. L'Italia anche in questo periodo di crisi, rimane leader mondiale nelle macchine che fanno le macchine, con una miriade di piccole società che inventano il futuro ogni giorno. Questo è il vero tessuto che tiene a galla il paese. Guardate ora in fondo al vostro cassetto segreto e tirate fuori quell'idea che non avete mai avuto il coraggio di portare avanti. Certo occorre un briciolo di follia, ma vivrete almeno una stagione da leoni. Se non lo fate ora, passatevi automaticamente nelle categorie eliminate e ... dimenticate questo articolo.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Ciao, Paul!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=62"><![CDATA[Nel maggio dell’anno scorso è avvenuto un fatto accidentale molto interessante, per me che cerco di studiare quella che si chiama la “costruzione della realtà attraverso la comunicazione” . Una donna, era stata ricoverata d'urgenza, provvisoriamente, all’Ospedale Generale di Grosseto in uno stato di schizofrenia acuta e si era poi deciso di trasferirla nella clinica psichiatrica della sua città natale, Napoli. All’arrivo degli infermieri, la paziente era seduta sul letto, completamente vestita, borsa già pronta. Alla richiesta di seguire gli infermieri la donna dà in escandescenze, diventa belligerante; ha quella che si potrebbe definire una crisi di schizofrenia. Dopo un’iniezione calmante, l'ambulanza parte per Napoli, ma all'altezza di Roma, viene fermata e rimandata d'urgenza a Grosseto . C’era stato un errore: la signora era solo la parente di un uomo che era stato operato all’ospedale. <br />Bene: quello che mi interessa non è il fatto che ci sia state un errore, poiché questo può succedere. La cosa per me più importante è che nel contesto che si era creato, quindi nella realtà creata da questo errore, ogni comportamento di quella donna era prova ulteriore della sua follia. <br />Questa storia la sentii personalmente al Centro Studi Comunicazione di Enrico Cogno nel 1987.<br />Colui che la raccontava era uno dei più straordinari studiosi della comunicazione umana che io abbia mai incontrato, Paul Watzlawick. Nato in Austria il 25 luglio del 1921 ci ha lasciato a Palo Alto, USA, il 31 marzo del 2007.<br />Mi invaghii immediatamente del suo approccio al problem-solving che muoveva non dalle tradizioni della psichiatria o della medicina ma dalle tradizioni della logica dell’antropologia, della filosofia e dello studio della comunicazione umana partendo da un’idea: “ ognuno di noi costruisce ciò che poi subisce”. Noi forgiamo senza sosta la nostra realtà  in un interazione perpetua fra il cosciente e l’incosciente, fra noi stessi e il mondo che ci circonda.<br />Fin dal 1960 il Mental  Research Institute di Palo Alto ha visto fra le sue mura studiosi quali Gregory Bateson, Margaret Maed, Don Jackson e Milton Erickson , creare  la cosiddetta terapia breve invertendo completamente le credenze freudiane che partono dall’idea che le persone devono diventare consapevoli delle cause dei propri problemi per riuscire a superarli.<br />Paul Watzlawick è l’unico di questi studiosi rivoluzionari che ho potuto avvicinare di persona.<br />Aveva una caratteristica fondamentale, l’umiltà.<br />Ricordo di lui un’altra frase che mi rimase impressa :<br /> “ Se potessi un giorno imporre una regola dittatoriale in tutte le scuole della terra, sarebbe quella di obbligare tutti gli allievi a viaggiare. La scoperta di altri Paesi e di altri costumi ci obbliga a pensare che esiste una moltitudine di modi di fare le cose. Comprendere questo eviterà che crescendo questi allievi divengano razzisti, sciovinisti e che credano che esista una sola soluzione ai problemi”.<br /> <font color="black">  </font> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
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		<title><![CDATA[Richard Bandler a Milano ]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=61"><![CDATA[Il tuo cervello è un autobus.<br />Puoi decidere di salire a bordo, timbrare il biglietto, sederti tra i passeggeri e fare il viaggio lasciandoti trasportare. O puoi decidere di salire in testa alla vettura, sederti al posto di guida, afferrare il volante e condurlo dove vuoi alla velocità che vuoi.<br /><br />Se impariamo a guidare la nostra mente, se scegliamo di controllare i suoi processi, diventiamo persone libere. Siamo liberi di eliminare i condizionamenti, i pensieri e le idee che ci limitano. Liberi di scegliere come guardare il mondo. Liberi di vivere felici perché troviamo nuovi modi di sentire le cose che ci accadono. Liberi di eliminare i processi mentali inutili che ci hanno affossato finora come la rabbia, la depressione, la paura, l’angoscia.<br />Possiamo insegnare alla mente nuovi modi per pensare e possiamo controllare, attraverso tecniche precise e molto allenamento, i meccanismi di funzionamento del nostro cervello, in modo fargli fare quello che vogliamo.<br /><br /><br />Richard Bandler, il co-creatore, con John Grinder, della programmazione neurolinguistica (PNL), è considerato oggi uno dei più grandi geni al mondo. Da 35 anni si occupa della mente umana e dello sviluppo personale. Ha scoperto e continua a sviluppare tecniche, schemi e metodologie che, lavorando sul funzionamento del cervello e sugli stati d’animo, aiutano le persone a pensare in modo diverso, a cambiare le abitudini e quindi a cambiare la loro vita. La PNL, infatti, studia le procedure per strutturare e cambiare il modo in cui il nostro cervello rappresenta le esperienze attraverso la neurologia, cioè i collegamenti elettrici e gli scambi chimici: l’obiettivo è migliorare la nostra vita, risolvere i problemi che ci limitano e comunicare meglio con noi stessi e gli altri.<br /><br />I corsi di Richard Bandler sono vere e proprie tempeste di aneddoti e storie delle sue esperienze professionali e umane: mentre parla rimani incantato, quasi ipnotizzato, dalla sua capacità di coinvolgere il pubblico e mantenere viva l’attenzione. Otto ore con gli occhi incollati su di lui e le orecchie tese a cogliere ogni parola senza renderti conto che il tempo passa. Le decine di episodi che racconta hanno l’obiettivo di mostrare come puoi cambiare la tua vita con la PNL, e mentre parla applica il cambiamento su di te. Infatti la sua comunicazione, il suo linguaggio, agiscono sempre su due livelli: uno si rivolge alla parte conscia, l’altro a quella inconscia. Con le sue storie, col suo modo affascinante e divertente di raccontarle solletica la parte conscia e razionale distraendola, tenendola occupata, e intanto parla alla parte inconscia e più profonda delle persone per potenziarne le abilità e spingerle al cambiamento. Mentre ti parla ti chiede di cambiare.<br /><br />Il mio amico Alessio Roberti con la sua organizzazione NLP Italy (  <a href="http://www.PNL.Info" target="_blank">www.PNL.Info</a> ) è riuscito a far venire Richard Bandler a Milano dal 18 al 20 maggio prossimi. Sarà, come di consueto, un evento imperdibile!<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Marcello Cividini</name>
			
		</author>
		<title><![CDATA[SSSSSSS LUNGA]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=60"><![CDATA[ <font color="black">  </font> <br />Hanno aperto una nuova SSSSSSSS lunga vicino a casa mia.<br />Vivo a Milano in un quartiere costellato di ex fabbriche che è diventato di moda.<br />Anzi ora che, dopo trent’anni di auge la moda di Milano sta tramontando, ci faranno pure la città della moda.<br />Si sussurra da tempo che sarà nella vecchia Ansaldo.<br />E’ stata una gara negli ultimi anni a chi ristrutturava meglio.<br />La Riva &amp; Calzoni e diventata un museo della fondazione Arnaldo Pomodoro.<br />La ex Ferrochina Bisleri ospita agenzie di pubblicità.<br />E tanti atelier d’avaguardia hanno voluto qui le show room.<br />La ex fabbrica del surrogato di caffe Frank ospita Armani che si si è fatto fare il teatro da Tadao Ando.<br />I grandi fotografi lavorano al Superstudio nelle ex botteghe artigiane.<br />Architetti e designer si sono affollati a trasformare in loft gli spazi industriali e riqualificare le bellissime case popolari di Via Solari.<br />La Slunga è arrivata qui con il suo scatolone standard per le periferie delle città e mi ha lasciato la bocca amara.<br />Ci sono andato stasera all’imbrunire per vedere la novità.<br />Nel parcheggio regolava il traffico un gruppo di ragazzi immigrati, tutti belli e gentilissimi (devono avere fatto un casting).<br />Tutto pulitissimo ed illuminato, due piani! Salgo le slunghissime rampe per salire al primo piano e trovo gastronomia… e pescheria... e basta …<br />Ma come, qui c’era la possibilità di sperimentare, di cambiare!<br />Questo è un quartiere vivissimo e ricco, non siamo a Quarto Oggiaro (senza offesa ai quartoggiaresi).<br />Potevano dire all’architetto che questo punto vendita era in città! Potevano almeno evitare le finestre di alluminio.<br />E con tutto questo spazio cosa dire dell’eterna mancanza di sedie o panchine !<br />E dove è il bar o il ristorante o almeno la caffetteria, che ormai in tutti i paesi civili ospita i clienti che fanno una pausa.<br />Neanche uno specchio per guardarsi, come ci svelò Paco Underhill nella sua famosa analisi dei punti vendita!<br />Io mi aspettavo l’innovazione da nonno Caprotti.<br />Negli anni sessanta ci aveva stupito con la sua lungimiranza.<br />Primo fra tutti, nei settanta aveva pesantemente investito nell’informatica.<br />Negli anni ottanta, primo al mondo, sperimentava gli scanner ottici in viale Cassala a un paio di chilometri da qui.<br />Fu anche il primo ad introdurre e proteggere i prodotti tipici, con le famose settimane regionali e tantissimi prodotti di prestigio.<br />Tutto dimenticato nella logica opportunistica del category management.<br />Negli USA tutti invidiano e cercano di copiare, il successo mostruoso della qualità e degli assortimenti di Whole Food Market.<br />Le abitazioni che stanno nei paraggi aumentano addirittura di valore.<br />Ma noi chi aspettiamo? Che arrivi Tesco con i suoi the del pomeriggio?<br />Stiamo aspettando Wal Mart con i suoi sacchettoni da due libbre di patatine fritte?<br />Per me il signor Caprotti, quello che ha costruito il primo distributore moderno italiano, questo posto non l’ha neanche visto.<br />E’ solo uno dei tanti Zuper che la sua azienda apre qua e là.<br />Almeno così mi piace pensare.<br />Speriamo che arrivi una nuova generazione di imprenditori e di manager con le palle.<br />Anzi no, spero che arrivi una generazione di manager e imprenditori di sesso femminile, forse è l’ultima speranza di cambiare veramente qualcosa.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[PNL è Libertà]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=59"><![CDATA[Perché le persone diventano infelici? Perché hanno paura? Perché dubitano di loro stesse? Perché si odiano le une con le altre? Perché si stressano? Perché le persone si sentono soverchiate? Sole? Ferite? Perché certe persone vivono di privazioni? Perché altre sono prive della capacità di relazionarsi con gli altri? Perché è così difficile stare con certe persone? Perché si devono attraversare momenti difficili?<br />La risposta a queste domande è: perché siamo nati, siamo diventati grandi e abbiamo imparato a pensare e ad agire in certi modi particolari……….<br />………. Il modo in cui ci comportiamo, sia dentro la nostra mente, sia nel mondo reale, determina il modo in cui viviamo in questo mondo.<br />Quando lasciamo che sia il mondo a controllare il modo in cui ci comportiamo, siamo alla mercé della fortuna, della sventura e delle circostanze. Quando assumiamo il controllo dei nostri comportamenti, allora siamo noi ad azionare il nostro cervello, a fare uso della nostra intelligenza e a trarre il meglio dalle circostanze.<br />Tratto da PNL è Libertà, il nuovo libro di Richard Bandler e Owen Fitzpatrick.<br />Secondo Bandler, siamo noi stessi a causare i nostri problemi e purtroppo, spesso non siamo neppure consapevoli di come facciamo a complicarci la vita e a renderci infelici.<br />Questa inconsapevolezza nasce dal fatto che ogni persona possiede degli schemi d’abitudine, costruiti con gli anni e quindi automatici, che limitano i nostri pensieri, i nostri comportamenti e le nostre azioni.<br />Questi schemi inconsci sono le catene con cui noi stessi ci imprigioniamo.<br />Il segreto sta nell’evitare di liberarsi da queste abitudini col ragionamento cosciente. Infatti, uno dei motivi per cui la psicologia non riesce a risolvere i problemi delle persone è perché si focalizza soprattutto sul voler capire, voler analizzare le motivazioni del perché una persona pensa e agisce in una determinata maniera.<br />È invece necessario e fondamentale, secondo l’opinione di Richard Bandler, saper influenzare la propria mente inconscia. Nessun cambiamento può avvenire se non impariamo a radicare la nuova abitudine nel nostro inconscio.<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Sandra</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[www.scriveredonna.it]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=58"><![CDATA[Forse oggi la scrittura è donna.<br />Ricchezza di emozioni. Intuito. Capacità di capire i processi, le sequenze, prima ancora di aver padroneggiato i contenuti. E allo stesso tempo precisione, profondità, connessioni di causa ed effetto. E, ancora, comprensione dell’esperienza altrui. Sintonia.<br />Scriveredonna - oggi un blog, domani, chissà, un libro, un convegno, un tour mondiale! - racconta di donne che scrivono, per lavoro o per passione, e che qui si interrogano sul loro rapporto con il mondo, gli affetti, le idee e le esperienze: una relazione resa possibile, o resa più potente, dalla scrittura.<br />Parlerà di letteratura e giornalismo, di biografie e marketing, di tecnologia e favole, di lingue e culture del mondo…<br />Debutta oggi, 8 marzo, a quasi un secolo da quell’incendio nell’industria tessile di New York in cui persero la vita 129 donne, e da cui tutto cominciò.<br />Le associazioni femministe fecero di questa tragedia l’emblema dei maltrattamenti – fisici e morali – che le donne subivano, ma anche il punto di partenza del proprio riscatto.<br />Nel secondo dopoguerra l’UDI, Unione Donne Italiane, scelse la mimosa - profumatissima e impalpabile, povera e selvatica – come simbolo delle donne e del loro vivere e combattere insieme.<br />Oggi al giallo si affianca il rosa. “Think pink” è un modo di essere nel mondo: una formula – spesso magica! - che privilegia l’armonia, il benessere, la gioia di vivere.<br /> <a href="http://www.scriveredonna.it" target="_blank">www.scriveredonna.it</a> <br /> ]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[Intelligenza emotiva per manager di successo]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=57"><![CDATA[Quali sono i fattori che portano una persona ad avere successo? <br />Di fronte a questa domanda forse in cima metteremmo:intelligenza vivace, carriera scolastica brillante, competenze professionali, classe sociale abbiente, fisico avvenente e qualche circostanza favorevole. <br />Tutto vero, ma non basta. <br />Pensiamo a una persona intelligente, brillante, competente, ma anche arrogante, irascibile, incapace di trattare con gli altri e di gestire le proprie emozioni. Non è sicuro che avrà successo, sono necessarie altre caratteristiche, quelle che  Daniel Goleman  definisce come “intelligenza emotiva”. <br />L’intelligenza emotiva si fonda da un lato su competenze personali, legate al modo in cui controlliamo noi stessi, ci motiviamo e continuiamo a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, gestiamo i nostri stati d'animo.<br />Dall’altro lato, si fonda su competenze relazionali, legate al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri. Tra queste, merita un’attenzione speciale l’empatia.<br />Essere empatici significa far risuonare dentro di sé i sentimenti degli altri come se fossero i propri. È l'accettazione incondizionata degli stati d'animo così come vengono offerti nella relazione.<br />Non possiamo discutere o negoziare il modo in cui gli altri provano un'emozione: possiamo discutere o disapprovare i comportamenti, ma non le emozioni sottostanti. Nell'essere empatici, accanto alla condivisione dei sentimenti, c'è anche la valorizzazione degli altri, che si manifesta nel credere nelle persone, nel mettere in risalto e potenziare le loro abilità, nel sostenere la loro autonomia, nel rispettare le loro diversità individuali, etniche e ideologiche, nell'utilizzare le differenze come opportunità al di là di ogni pregiudizio.<br />La vera  missione di un manager è sviluppare e gestire talenti, applicare quei talenti a tutto ciò che l’azienda fa, per il bene dei clienti, per creare partnership e profitto.<br />Di tutto ciò si è discusso ieri  con Alessandro Lucchini  ( <a href="http://www.magiadellascrittura.it" target="_blank">www.magiadellascrittura.it</a> ) Paolo Iabichino e ottanta direttori e presidenti di banche! <br />( Si, banche, avete capito bene! ;-) ).<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio</name>
			
		</author>
		<title><![CDATA[Sono un cliente affabile]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=56"><![CDATA[Mi considero un cliente affabile. Tutti mi conoscono. Sono quello che non si lamenta mai, indipendentemente dalla qualità del servizio che ricevo.<br />Se vado al ristorante rimango tranquillamente seduto mentre i camerieri chiacchierano tra loro, senza preoccuparsi se qualcuno è venuto a prendere l’ordinazione. Accade che clienti entrati dopo di me vengano serviti prima, ma naturalmente non protesto. Continuo ad aspettare.<br />Se entro in un negozio non sono mai esigente. Voglio mostrarmi sempre rispettoso verso gli altri. Se il negoziante mi guarda male perché perdo troppo tempo a esaminare i vari articoli prima di decidere l’acquisto, mantengo sempre la correttezza, perché non ritengo che la scortesia sia la risposta adeguata.<br />Tempo fa mi fermai ad un distributore di benzina e attesi quasi cinque minuti prima che l’addetto mi servisse. Fece traboccare la benzina dal serbatoio e mi pulì il vetro con uno straccio unto. Forse mi lamentai del servizio? Naturalmente no.<br />Non attacco mai, non discuto, non critico. Mai e poi mai farei una scenata come ho visto fare ad altri  in tanti luoghi  pubblici. Ritengo  che comportarsi in modo diverso dal mio sia arroganza.<br />Io sono il cliente affabile, ma desidero che sappiate che sono anche un’altra cosa:<br />Sono il cliente che non ritorna una seconda volta!<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[La giornata della lentezza]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=55"><![CDATA[Lentamente l’albero<br />si copre di foglie.<br />Lentamente matura il vino.<br />Lentamente si volta la pagina <br />del libro che si ama.<br />Le ore si fanno giorni, i giorni anni,<br />gli anni vita.<br />La lentezza diventa il segreto<br />di un mondo nuovo, attento<br />ai grandi valori.<br /><br />E se l’arte del vivere con lentezza la facessimo durare tutto l’anno?<br />Bruno Cortigiani fondatore dell’associazione Vivere con Lentezza ( <a href="http://www.vivereconlentezza.it" target="_blank">www.vivereconlentezza.it</a> )<br />dice “Esiste un’Italia bellissima e spontanea, fatta di piccoli, che vogliono cambiare in meglio, vivere più lenti, forse essere più felici. Un sabato pomeriggio di due anni fa, al bar con amici, ho visto un gruppo di persone camminare tranquillamente lungo il Ticino. Si può fare ovunque, anche se non c’è il Ticino. Da lì, l’idea di rallentare, un bisogno diffuso”.<br />I manager zen ( <a href="http://www.managerzen.it" target="_blank">www.managerzen.it</a> )  hanno aderito in massa.<br />Io anche. Chi mi conosce sa che almeno da quindici anni,  invito a rallentare.<br />E voi? Eccovi alcuni consigli:<br />1.	Svegliatevi 5 minuti prima del solito per farvi la barba, truccarvi o fare colazione senza fretta.<br />2.	Se siete in coda nel traffico o al supermercato, evitate di arrabbiarvi. Usate quel tempo per programmare mentalmente la serata o scambiare due chiacchiere con chi vi è vicino.<br />3.	Scrivete sms senza abbreviazioni e magari cominciando con “caro” o  “cara”.<br />4.	Quando è possibile evitate di fare cose contemporaneamente: rischiate di diventare imprecisi e approssimativi.<br />5.	Non riempite l’agenda di appuntamenti. Imparate, anzi, a dire qualche no e avere così salutari momenti di vuoto.<br />6.	Fate una camminata soli o in compagnia, invece di incolonnarvi in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.<br />7.	La sera leggete e non fate continuamente zapping davanti alla  tv.<br />8.	Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i ponti e gustatevi la vostra città.<br />9.	Se avete 20 giorni di ferie dedicatene 15 alle vacanze e utilizzatene 5 come decompressione pre o post vacanza.<br />10.	Smettere ti ripetere “non ho tempo”: continuare a farlo non vi farà certo sentire più importanti.<br />La fretta è l’antitesi della velocità. Chi va di fretta non va veloce, se uno invece rallenta e si ferma a pensare, quando deve correre, corre. Il bisogno di fermarsi esiste se è vero che l’unico marchio italiano che si è affermato negli ultimi anni ed è stato esportato con successo è quello di Slow Food ( <a href="http://www.slowfood.it" target="_blank">www.slowfood.it</a> ).<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>sandra</name>
			
		</author>
		<title><![CDATA[Splendida Felicità]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=54"><![CDATA[ Lentamente muore chi non sa riconoscere la vita come dono e conseguentemente non sa utilizzarla per il raggiungimento della felicità.<br />Così trascorrono i giorni, sembrano pieni, ma poi ti volti e sono vuoti; ai tanti perché non trovi risposte e ti interroghi sugli anni che passano eppure non c’è altra spiegazione che essere venuti al mondo per vivere intensamente e pienamente, e non per morire lentamente.<br />Dunque la felicità va cercata in ciò che sei e in ciò che vuoi, non in ciò che fai: nell’intimità tua più profonda sia essa il tuo cuore o la tua coscienza o la tua mente, lì troverai la risposta, perché lì, uomo, sei solo con te stesso e non ti  puoi mentire: quello  che ascolterai è la verità che ti viene rivelata, non nasconderla, non sconfessarla, non aver paura a viverla e avrai imboccato la strada per la felicità! <br /> <br />Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.<br /> <br />Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.<br /> <br />Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.<br /> <br />Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.<br /> <br />Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.<br />Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.<br /> <br /> <br />Pablo Neruda<br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>luca cattoi</name>
			
		</author>
		<title><![CDATA[ da Ansa 8 febbraio]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=53"><![CDATA[<br /><br />IL NEW YORK TIMES FRA 5 ANNI SOLO SU INTERNET?<br />ROMA - L'editore del New York Times, uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, non è sicuro che fra cinque anni il suo giornale sarà ancora stampato, a causa della sfida posta da internet, ma ha detto di non preoccuparsene affatto. In un'intervista al quotidiano israeliano Haaretz, pubblicata oggi, Arthur Sulzberger - presidente del gruppo editoriale - spiega quali sono le prospettive del Nyt, che da quattro anni registra bilanci in rosso (la settimana scorsa, il gruppo ha dichiarato una perdita di 570 milioni di dollari causata da una sua testata, il Boston Globe). <br /><br />"Non so davvero se fra cinque anni stamperemo ancora il Times e volete sapere una cosa? Neanche me ne importa", ha detto Sulzberger. La cosa fondamentale, ha spiegato, è concentrarsi su quale sia il modo migliore per governare la transizione dalla carta stampata a Internet. "Internet è un posto meraviglioso e su questo terreno noi siamo davanti a tutti", ha detto l'editore forte del raddoppio dei lettori del sito web del Nyt, salito al milione e mezzo di visitatori al giorno, contro l'1,1 milioni di abbonati all'edizione cartacea.<br /><br /> Sulzberger ha spiegato che il Nyt ha imboccato la strada al termine della quale il gruppo prenderà la decisione di non far più uscire il quotidiano stampato. E' un processo che ha portato di recente, ad esempio, a fondere i desk redazionali del giornale stampato e di quello online. E' anche un processo, ha spiegato Sulzberger - che deve fare i conti con le resistenze professionali, con la sfida della raccolta pubblicitaria e con le conseguenti pressioni degli inserzionisti, con la concorrenza dell'informazione capillare, incontrollabile, globale e gratuita dei blog, dell'adeguamento alle sempre nuove piattaforme tecnologiche su cui vengono veicolate le notizie. <br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>claudio</name>
			<email>comunico@comuniconline.it</email>
		</author>
		<title><![CDATA[una storia vera]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=52"><![CDATA[<br /><br /><br />Un giorno, quando Milton Erickson era un ragazzo, un cavallo sconfinò nella proprietà della sua famiglia. Il cavallo non aveva alcun segno di identificazione e nessuno sembrava sapere a chi appartenesse. Nonostante questo, il giovane Erickson decise di provare comunque a restituirlo ai suoi legittimi proprietari. Salì in groppa al cavallo e si diresse sulla strada. Lasciò decidere all’animale in che direzione andare. Di tanto in tanto il cavallo si allontanava dalla strada o si fermava a brucare l’erba in un prato. Solo in queste occasioni Milton Erickson interveniva riportandolo delicatamente sulla strada.<br />Alla fine il cavallo arrivò sull’aia di una proprietà distante parecchie miglia e si fermò.<br />Il proprietario uscì, riconobbe il cavallo, ringraziò Erickson per averglielo riportato e gli disse:”Come hai fatto a sapere che era nostro e che viveva qui?”.<br />Erickson gli rispose: “Io non lo sapevo, ma lui si. Mi è bastato metterlo sulla strada”.<br /><br />]]></content>
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	  	<author>
			<name>Claudio Maffei</name>
			<email>wania.meneghelli@graffiti2000.com</email>
		</author>
		<title><![CDATA[DALLA MAGIA DEL RAPPORT ALLE RELAZIONI VIRTUOSE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped" xml:base="http://www.relazionivirtuose.it/ita/blog/blog_comment.asp?bi=51"><![CDATA[La comunicazione è magia... E’ molto potente, in grado di modificare la realtà nostra e degli altri. Con il linguaggio possiamo creare  emozioni, influenzando noi stessi e le persone con cui entriamo in contatto. <br />John Grinder e Richard Bandler hanno introdotto il concetto di programmazione neurolinguistica, o PNL, per indicare che la nostra mente, come un computer, funziona in base a programmi. Questi programmi, contrariamente a quanto spesso si è portati a credere, non sono innati, impressi nel nostro DNA, ma cominciano ad essere  appresi fin  da quando incomincia la vita stessa. I cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) sono le nostre porte verso il mondo. E’ attraverso di loro che noi percepiamo la realtà e modelliamo la nostra immagine della  realtà. Un’infinità di segnali arrivano contemporaneamente ai nostri occhi e alle nostre orecchie. C’è bisogno di semplificare, di concentrare l’attenzione solo su quei segnali che riteniamo importanti.  Il criterio di selezione dipende dai nostri filtri sensoriali e da altri fattori come le convinzioni che condizionano le esperienze e le esperienze che hanno formato le convinzioni....<br />Incominciamo molto presto a filtrare le informazioni e ad elaborarle secondo schemi mentali che andiamo a costruire nel tempo in base al nostro vissuto e alle nostre percezioni, assolutamente soggettive. Quando impariamo a codificare i nostri pensieri per comunicare, utilizziamo un linguaggio. Ad ogni parola attribuiamo un significato, una serie di emozioni legate a ciò che quella parola evoca in noi. Ecco perché la programmazione è detta  “neurolinguistica”.  <br />Tutti noi abbiamo una collezione di parole “magiche” che ci fanno sentire felici e, viceversa, detestiamo altre parole perché queste  risvegliano nella nostra mente ricordi dolorosi o  sgradevoli.  Il punto affascinante è che ciascuno di noi riesce a costruirsi una propria mappa del territorio, mappa che, naturalmente, come tutte le mappe di questo mondo, è soltanto una rappresentazione della realtà, con sconti,  approssimazioni e addirittura distorsioni.<br />Essere consapevoli di questi meccanismi mentali può essere di grande aiuto per stare meglio e per comunicare più efficacemente con le persone che ci stanno accanto.<br />Addirittura possiamo dire che, modellando opportunamente i nostri pensieri, aumenteremo le nostre probabilità di successo.  Quando siamo giù di tono, rendiamo inevitabilmente di meno ed è meno probabile che riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo. Quando invece stiamo bene, siamo in piena forma, abbiamo la convinzione di farcela, è molto più probabile che ne usciamo vittoriosi.<br />Il pensiero influenza la fisiologia e viceversa. Il modo in cui ci sentiamo ci fa entrare nel ruolo del vincente e ci mette nella condizione di raggiungere gli obiettivi. E’ come se indossassimo un abito magico.<br />Questo grande potere sta in quella parte della mente che chiamiamo “inconscio”. E’ l’inconscio ad essere responsabile dell’apprendimento, del comportamento e del cambiamento. Si può cambiare in qualunque momento, a qualunque età. Basta volerlo! Il cambiamento non solo è possibile ma è insito nella natura. Tutto cambia, tutto è in perpetua evoluzione, tutto si trasforma continuamente. Sarebbe follia pensare che solo gli esseri umani possano sottrarsi a questa legge naturale.<br />La magia della comunicazione consiste soprattutto nello stabilire una “relazione virtuosa” con l’altro. E’ ciò che Grinder e Bandler chiamano “entrare in rapport”. Significa di fatto rispettare il modello del mondo dell’altro, prenderne atto e adeguarsi ad esso.<br />Ben sappiamo che il risultato della comunicazione sta in chi riceve il messaggio. Non ci sono cattivi allievi,  ci sono professori che non riescono ad entrare in contatto con i propri studenti. Non esiste un pubblico che oppone resistenza, c’è solo un comunicatore poco flessibile. <br />Dunque, per convincere qualcuno e indurlo a cambiare atteggiamento o comportamento è necessario stabilire un “rapport”. Ciò significa entrare nell’inconscio dell’altro. Non è vero che gli opposti si attraggono. Vale invece il contrario. Noi amiamo le persone che hanno caratteristiche simili alle nostre, che hanno mappe mentali sovrapponibili, almeno in parte. Quando riconosciamo nell’altro qualcosa che ci somiglia, ci sentiamo “a casa”, a nostro agio. Per acquisire la fiducia dell’altro, per entrare in relazione, occorre ricercare o evidenziare ciò che accomuna piuttosto che accentuare le differenze.<br />La comunicazione “magica” diventa seduzione. Seduzione, nel suo significato originale, implica il condurre con sè, l’accompagnare il nostro inte <font color="gray">  </font>  <font size="1">  </font> rlocutore verso un cambiamento in un clima di fiducia reciproca.<br />Voglio concludere  con due citazioni. La prima è di Richard Bandler: “Invece di perdere tempo nel domandarti il perché delle cose, usa il tuo tempo per fare delle cose che possano avere successo”.<br />La seconda è  di Lao Tse: “ Il mutamento delle situazioni non si può fissare. Fissandolo in una regola si mancherebbe il bersaglio”.]]></content>
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