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12 Apr 2013
Il linguaggio non verbale
Vi sono alcuni segnali di comunicazione non verbale che esprimono dei significati veri e propri che ben oltre il semplice gradimento e rifiuto. È molto importante collegare i segnali alla parola o concetto espresso nel momento stesso in cui il gesto è stato inviato. Infatti vi consiglio sempre di fare delle verifiche e di non dare per scontato tutto quello che viene espresso.
Per alcuni di questi segnali bisogna fare una distinzione tra la parte sinistra del corpo e quella destra: la propria sinistra indica l’ambiente esterno, gli altri; la parte destra indica noi stessi.
Volta per volta esamineremo più nei dettagli il significato. I segnali di comunicazione non verbale vengono comunicati con massaggi o grattamenti di alcune parti del corpo dovuti a vaso dilatazioni collegate a carichi tensionali che superano la soglia di tolleranza e quindi vengono scaricati. Ogni segnale ha un significato ben preciso e non è possibile non comunicare: Si comunica anche in silenzio.
1.“Grattamento” del capo.
La frase o la tematica espressa crea tensione nell’interlocutore in quanto rappresenta per lui vero e proprio gratta capo.
2.Grattarsi o massaggiarsi la fronte.
Il soggetto non ha ben chiaro l’argomento o la tematica espressa e inconsciamente ci chiede di approfondirla e rendergliela più chiara.
3.Grattarsi o massaggiarsi l’occhio sinistro o gli angoli dello stesso.
Il soggetto non ha capito la tematica o argomento trattato a causa del suo interlocutore (ambiente esterno) che è stato poco chiaro.
4.Grattarsi o massaggiarsi l’occhio destro o gli angoli dello stesso.
Il soggetto non capisce la tematica o argomento espresso per sua causa in quanto non è in grado di capirlo in quel momento (noi stessi).
5.Grattarsi o massaggiarsi il lato sinistro del naso.
Il soggetto esprime insicurezza che gli scaturisce dall’ambiente esterno. Se ad esempio chiediamo ad un nostro amico di prestarci la macchina e notiamo che si massaggia la parte sinistra del naso, vuol dire che è insicuro di poter farci questo favore in quanto probabilmente altri potrebbero impedirglielo (la moglie, la madre o altri che utilizzano il mezzo). Quindi non dipende da lui.
6.Grattarsi o massaggiarsi il lato destro del naso.
Chi abbiamo di fronte esprime insicurezza derivante de se stesso. Quindi ritornando all’esempio della macchina in prestito, se viene espresso questo segnale, significa che il nostro amico probabilmente non potrà farci questo favore in quanto gli da fastidio o ha degli impegni che di fatto gli impediscono di soddisfare le nostre esigenze. Naturalmente qui parliamo di segnali inconsci e questo vuol dire che il soggetto potrebbe non essere consapevole della situazione di disagio. Infatti, la parte logica potrebbe fargli dire che può prestarci la macchina. Poi, in seguito, quasi sicuramente ci comunicherà che non può farlo perché si è ricordato che, ad esempio, aveva già preso un impegno che richiedeva l’utilizzo dell’autovettura.
7.Mordicchiamento del labbro superiore.
Abbiamo già esaminato questo segnale tra quelli che esprimono gradimento ma, bisogna fare una distinzione tra labbro superiore e quello inferiore. La parte superiore indica una carenza di tipo sessuale. Quindi il nostro interlocutore inconsciamente ci comunica che l’argomento trattato o noi evocano pulsioni sessuali e che probabilmente potremmo compensare. Quindi, se riferito ad una persona, vuol dire che l’interlocutore è inconsciamente attratto sessualmente. Attenzione, però, a non commettere l’errore di pensare che ne sia consapevole da un punto di vista logico. Infatti qui stiamo parlando di parte inconscia e non è detto che la parte razionale accetti di riconoscere questa esigenza. Quindi se una persona vi manda più volte segnali di questo tipo, siate cauti e non lanciatevi come mandrilli in calore su di lei. Potreste avere una brutta sorpresa. Anche se la parte logica ha un’importanza pari al 7% in una comunicazione, non va trascurata in quanto se si pone reattiva, può sopprimere le esigenze inconsce. Infatti. Se seguissimo l’intuito e accontentassimo quasi tutte le esigenza della nostra parte emotiva, non esisterebbero malattie psicosomatiche. Datevi un’occhiata in giro per rendervi conto di quanto incide la parte razionale.
8.Moridicchiamento del labbro inferiore.
Il soggetto esprime una carenza energetica di tipo affettivo e comunica inconsciamente che potenzialmente potremmo compensarla.
9.Grattamento o massaggio dell’orecchio o della zona circostante.
Il nostro interlocutore esprime pulsione represse di tipo sessuali sull’argomento o nei nostri confronti.
10.Giocare con la collana.
Il soggetto esprime una carenza di tipo affettivo-sessuale. Il segnale diventa molto più inteso se effettua una suzione del pendaglio della collana.
11.Giocare con l’anello o il bracciale.
Occorre fare una distinzione tra il semplice girare l’anello o bracciale attorno al dito o al polso e il giocarci compiendo un’azione ascendente e discendete (su e giù) quasi cercando di sfilare via l’oggetto dall’arto. Nel primo caso indica una carenza energetica di tipo affettivo; nel secondo caso, invece, di tipo sessuale: infatti, quest’ultimo, simboleggia inconsciamente il rapporto sessuale.
12.Toccarsi o giocare con la cravatta.
Il nostro interlocutore ci segnala che ha una carenza energetica di tipo sessuale. Quindi, ad esempio, se un uomo dialoga con una donna e ripetutamente si tocca o gioca con la propria cravatta, indica che inconsciamente è attratto sessualmente da lei. Naturalmente, se una donna, tocca la cravatta del suo interlocutore, vuol dire che è attratta sessualmente da lui.
13.Alzare la punta del piede sinistro tenendo il tallone a terra.
Il nostro interlocutore ci segnala che nell’interazione preferisce far parlare noi.
14.Alzare la punta del piede destro tenendo il tallone per terra.
Il nostro interlocutore ci segnala che nell’interazione preferisce parlare o prendere la parola.
15.Puntare il piede destro verso una persona.
Il soggetto segnala interesse verso la persona che punta con il piede. Quindi, se mentre parliamo con una persona notiamo che direziona il piede destro verso un altro soggetto, significa che preferirebbe inconsciamente interagire con lui. Se il piede è puntato verso nessuno in particolare o addirittura verso l’uscita della camera, vuol dire che desidera andarsene.
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  10:24 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



2 Apr 2013
Come trasformare ansia, paura e stress in coraggio e resilienza
Il blocco a parlare in pubblico
Una donna manager sulla quarantina, bella e affascinante, professionalmente molto preparata e di successo, chiede un appuntamento con urgenza.
La ricevo il giorno dopo la sua chiamata, come di solito faccio per le urgenze; mi presenta il problema che in questo momento rischia di mandarle a monte tutta la vita professionale. Da qualche mese ha maturato il terrore di parlare in pubblico, tanto che ha evitato di farlo nelle ultime settimane, lei che fino ad allora aveva impavidamente affrontato convention con centinaia di manager, lei che da anni si occupa della formazione e supervisione di molti grandi dirigenti della sua azienda.
Nel descrivere il problema, espone la sua paura di bloccarsi durante una relazione ai suoi colleghi, motivandola col fatto che negli ultimi tempi la sua ansietà è spaventosamente aumentata e produce tutta una serie di somatizzazioni, come tachicardia, respiro affannoso, sudorazione, ecc., che le fanno temere il peggio.
Il tutto è cominciato quando lei, durante una delle tante convention manageriali alle quali era spesso chiamata in veste di oratore, assistette all’episodio di un collega che fu costretto a interrompere la sua relazione a causa di una forte crisi d’ansia.
Da allora aveva iniziato ad avere il terrore che le potesse accadere la stessa cosa e di conseguenza a ciò aveva progressivamente incrementato la sua tendenza a controllare le proprie reazioni, cadendo così nella trappola della profezia che si autorealizza.
Chiunque, infatti, si metta a voler controllare le proprie funzioni fisiologiche, finisce per alterarle proprio mediante il tentativo di controllarle.
Pertanto la giovane manager si era letteralmente costruita la trappola nella quale era, poi, entrata e dalla quale non sapeva più uscire.
In questi casi, quindi, si deve spostare l’attenzione del soggetto durante la sua perfomance, un po’ come per i pazienti fobici e ossessivi, dal controllo di sé a qualche altro fenomeno.
Alla donna venne ingiunta la seguente “semplice” prescrizione:
“Alle prossime sue uscite in pubblico, intendo quando lei si troverà a presentare una delle sue relazioni a una convention di manager, esegua quello che ora le chiedo.
Cerchi nell’ora prima della sua presentazione di portare alla sua mente tutte le peggiori possibili fantasie che riesce, concentri in questa prima ora tutta la sua ansia, così ne avrà molta meno dopo. Poi al momento di parlare dichiari prima di tutto: “Cari colleghi, vi prego di scusarmi in anticipo se durante questa mia presentazione potrà capitare che io arrossisca, cominci a sudare o perda il filo del discorso, perché, sapete, ultimamente non mi sento troppo bene”, dopo di che vada avanti con la sua relazione”.
La manager reagì dicendo che così le chiedevo di fare comunque una figuraccia, ma io le risposi che, invece, avrebbe potuto avere qualche simpatica sorpresa che, però, non potevo anticiparle.
Rividi la paziente dopo due settimane, ma avevo già ricevuto una sua telefonata di ringraziamento qualche giorno dopo la nostra seduta, nella quale riferì che le cose erano andate benissimo.
Ella aveva messo in pratica alla lettera tutto ciò che le avevo chiesto e ciò l’aveva condotta ad affrontare egregiamente e senza alcuna ansia la sua prova. Ciò che l’aveva francamente sorpresa era che, dopo la sua presentazione, alcuni prestigiosi colleghi si erano complimentati con lei per lo stratagemma retorico utilizzato all’inizio della sua relazione per predisporre bene l’uditorio nei suoi confronti.
La fragilità dichiarata, infatti, cessa di essere tale e diviene punto di forza.

Giorgio Nardone
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  16:33 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



21 Mar 2013
Elogio della cinquantenne
Una rivista inglese ha realizzato un sondaggio tra gli uomini sulle probabili partner ideali. La maggior parte di essi, divisi per classi di età - hanno scelto ...donne tra i 45 e i 60 anni. Prendendo spunto da questa notizia ( e, a quanto pare, dal conseguente shock dei realizzatori del sondaggio) postiamo le considerazioni di uno scrittore colombiano, Santiago Gamboa, di 43 anni - che a noi- piacciono assai...

Buona lettura.

"Le donne della mia generazione sono le migliori. Punto. Oggi hanno 40, 50, 60 e anche di più anni e sono belle, molto belle, ma anche serene, comprensive, sensate, e, soprattutto, diabolicamente seducenti, nonostante le loro zampe di gallina o l'affettuosa cellulite, che, comunque, le rende così umane, così reali. Splendidamente reali.
Quasi tutte, oggi, sono sposate o divorziate o divorziate e, a volte, risposate, con l'idea di non sbagliarsi al secondo tentativo, che,a volte, è un modo per affrontare il terzo ed anche il quarto tentativo. Che importa.

Altre rimangono tenacemente nubili e proteggono questa solitudine come una città assediata, che a volte, apre le sue porte a qualche visitatore.

Sono nate sotto l'Era dell'Acquario, con l'influenza della musica dei Beatles, di Bob Dylan... Le eredi della "rivoluzione sessuale", degli anni'60 e dei movimenti femministi, hanno saputo conciliare libertà e civetteria, emancipazione con passione, rivendicazione con seduzione.
Mai hanno considerato l'uomo un nemico, anche se gli hanno cantato alcune verità, perché hanno compreso che emanciparsi era qualcosa di più, che mettere l'uomo a lavare il bagno o cambiare il rotolo della carta igienica...
Sono meravigliose e hanno stile. Usavano gonne gitane all'età di 18 anni, si coprivano con larghi maglioni di lana, perdendo ogni giorno di più, la somiglianza con Maria Vergine, in una notte selvaggi di un venerdì o di un sabato, dopo essere state a ballare.
Parlarono con passione di politica e volevano cambiare il mondo.
Queste donne non ti svegliano nel cuore della notte per chiederti "cosa stai pensando". Non sono interessate a cosa stai pensando.

Le donne di queste età sono generose. Sono sicure e non temono di presentarti le amiche.
Solo una donna più giovane e immatura può arrivare a ignorare la sua migliore amica.
Esse diventano psicologhe con il passare del tempo. Non hanno bisogno che tu confessi i tuoi peccati, esse li sanno sempre. E sono oneste e dirette. Ti dicono direttamente che sei un coglione, se provano qualcosa per te. Ci sarebbero tantissime cose positive da dire sulle donne di 45 e più anni e per diverse ragioni.

Purtroppo, tutto ciò non è reciproco. Per ogni splendida donna di più di 45 e passa anni,intelligente, divertente, c'è un uomo con quasi o più di 50 anni, pelato, grasso, panciuto, grinzoso, che fa il carino con una ragazza di 20 anni coprendosi completamente di ridicolo."

 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  10:47 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



14 Mar 2013
La voce del silenzio
È timido, è semplice, è piemontese, anche se parla come Maradona. Chissà se gli basterà essersi chiamato Francesco per seppellire la pompa della Chiesa e la società dei consumi, entrambe degenerate a livelli insostenibili. Di sicuro uno che al suo primo affaccio dal balcone si mette in ginocchio e riesce a fare tacere per quasi mezzo minuto la folla di Roma può essere capace di qualsiasi impresa. Mezzo minuto di silenzio, cioè di spiritualità, qualcosa di molto più ampio della religiosità. Le parole trasmettono emozioni e pensieri. Il silenzio, sentimenti. Erano anni che lo aspettavamo. Anni orribili di applausi ai funerali e di minuti di silenzio inquinati da coretti da stadio non solo negli stadi. Questo terrore di entrare in contatto con se stessi, contrabbandato per empatia ed espansività. Questo bisogno di buttare sempre tutto fuori, per paura di sentire che cosa c’è dentro, fra la pancia e la testa. Il cuore.

Il gesuita Francesco ha mandato nel mondo il suono dimenticato del silenzio. Per trentadue secondi: in televisione un’eternità. Sarebbe bastato che dalla piazza partisse un «viva» o un «daje» per rovinare tutto. E invece una Roma improvvisamente e miracolosamente afona non gli ha sporcato il primo e fondamentale discorso a bocca chiusa. Ora il suo cammino può cominciare, nonostante le difficoltà del caso. Lui è abituato a girare in metropolitana, ma muoversi coi mezzi a Roma risulta piuttosto complicato. Le strade sono piene di buche, in Curia anche di burroni.

Massimo Gramellini - La Stampa
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  12:32 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



4 Mar 2013
20 dollari

Un uomo arrivò tardi dal lavoro, stanco ed irritato, il suo bambino di 5 anni lo aspettava all'uscio.
Il bambino disse: " papà, posso farti una domanda? "
" Si sicuramente, cosa vuoi? " rispose l'uomo.
" Papà, quanti soldi guadagni all'ora? "
" Questi non sono affari tuoi! Cosa ti prende per farmi questa domanda? " disse l'uomo arrabbiato.
" Voglio solo sapere. Per favore dimmelo, quanto guadagni all'ora? " Ripetè il bambino.
" Se devi saperlo, io guadagno 20 dollari all'ora. "
" Oh, " replicò il bambino abbassando la testa e guardando ancora verso l'alto, disse, " Papà, per favore puoi prestarmi 10 dollari? "
Il padre era furioso. " Se la sola ragione che tu vuoi sapere quanto guadagno per ogni ora del mio lavoro è solo perché vuoi che ti faccia un un prestito per permetterti di comprarti un giocattolo insignificante o qualche altra cosa inutile, vai nella tua camera e mittiti a letto. Io lavoro duramente per molte ore ogni giorno e non ho tempo per queste bambinate. "
Il piccolo bambino andò silenziosamente nella sua camera e chiuse la porta. L'uomo si sedette e cominciò ad arrabbiarsi ancora di più a causa della domanda del piccolo ragazzo. Come si permette di fare tale domanda solo per avere dei soldi. Dopo circa un'ora, l'uomo si calmò, e cominciò a pensare che forse era stato un pò duro con suo figlio. Forse aveva veramente bisogno di quei dieci dollari per comprarsi qualcosa d'importante, dopotutto non chiedeva spesso soldi. L'uomo andò alla porta del bambino, ed entrò nella camera. " Dormi tu figlio mio? " domandò.
" No papà, sono sveglio," rispose il ragazzo.
" Stavo pensando che forse sono stato troppo duro con te, " disse l'uomo. " ho avuto una giornata faticosa, e sono stato severo con te. Ecco i 10 dollari che mi hai chiesto."
Il piccolo ragazzo si sedette in una posizione retta, e raggiante disse: " Oh, grazie papà! " gridò. Poi, cercando sotto il guanciale, tirò fuori alcuni altri biglietti sgualciti. L'uomo vedendo che il bambino aveva già dei soldi, cominciò ad arrabbiarsi ancora una volta. Il Bambino contò lentamente i suoi soldi, dopo guardò l'uomo in faccia.
" Perché mi hai chiesto dei soldi se tu ne hai già? " disse il padre borbottando.
" Perché non ne avevo abbastanza, ma adesso ce l'ho " replicò il bambino. " Papà, adesso ho 20 dollari…. Posso comprare un'ora del tuo tempo?
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  08:33 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



23 Feb 2013
La Litti a Sanremo
Gli uomini fanno fatica a dire ti amo. Lo dicono solo in caso di estrema necessità, tipo quando proprio non ne possono fare a meno, sennò dicono dei surrogati. Dei derivati del ti amo. Che fanno danni come i derivati delle banche. Dite delle cose tipo: sei molto importante per me. E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe al calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire ti amo. Dite cose tipo: Mi fai stare bene.
Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci. Dillo al tuo medico Shiatsu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale. Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore. Ma splendore cosa? Guardami. Splendo?
Non sono mica una plafoniera? Ma dite ti amo, pezzi di cretini! Se la prima volta vi vergognate mettete la testa nel sacchetto del pane?! Dite “ti amo” mentre vi lavate i denti? Sglrlb? Va bene anche quello. Poi al limite cambiate idea. Dire una volta ti amo non crea né impotenza né assuefazione.
Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d’amore. Se vi diciamo cose romantiche tipo: Amore, guarda che luna.. voi rispondete: Minchia l’una? Pensavo fossero le undici. Andiamo che mi è scaduto il parcheggio. Ma noi vi amiamo lo stesso. Cosi come siete.
Vi amiamo anche quando…vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve, amiamo i vostri piedi anche se sono armi di distruzione di massa, vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli, vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali selvatici, giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finché sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Playstation, vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero.
Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto. Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini.
Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi.. e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese! Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete “Magari un cane” e noi vorremmo abbandonare VOI in autostrada non il cane.
Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti, vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, Voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito. Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale.
E’ per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po’ la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno, e vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l’arrosto della mamma è più buono di quello che facciamo noi. Il creatore non ha detto: E la suocera fece l’arrosto fatelo sempre cosi in memoria di me.
Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte. Vi amiamo perché amiamo l’amore che è un apostrofo rosa tra le parole: E’ irrecuperabile.. ma quasi quasi me lo tengo.
Perché San Valentino è la festa dell’amore, declinato in tutte le sue forme. L’amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini. MA CHE CI INTERESSA QUELLO CHE FANNO A LETTO.. L’IMPORTANTE E’ CHE LE PERSONE SI VOGLIANO BENE, SOLO QUESTO CONTA.
Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti. Ma non solo i diritti dei soldi. Quelli dell’anima. Quelli che mi dicono che posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d’ospedale senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti. E poi vorremmo un san Valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette. Tra l’altro sono due e sferiche anche quelle. Vogliamo solo rispetto. In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.
La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda.
Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.
(Luciana Littizzetto)
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  11:52 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



15 Feb 2013
Consigli di lettura
Ho letto un bel libro: “Come scrivere un manuale formativo di successo” di Debora Conti.

Siamo notoriamente una nazione nella quale sono più gli scrittori dei lettori.
Purtroppo molti, a cominciare da coloro che insegnano, non sanno come rendere leggibile e fruibile un manuale.
Questo libro, insegna a realizzare un manuale formativo partendo solo dalle proprie conoscenze.
Disseminato di preziose regole e di preziosi esercizi da mettere subito in azione per trasformarsi immediatamente da lettore a scrittore, il testo è diviso in 2 parti principali.
La prima parte affronta i contenuti, la seconda si sofferma sulla scrittura e promozione di un manuale di successo.
Ciò che più mi piace di Debora Conti scrittrice è il fatto che lei non scriva.
Detta così, questa frase potrebbe sembrare un paradosso, ma vi assicuro che non lo è affatto.
In realtà, Debora non scrive perché fa qualcosa di più: lei parla con il lettore, se lo prende per mano e gli racconta una storia, lo fa divertire e, alla fine, quando si congeda, lo lascia arricchito e pieno di idee.
Il suo “Come scrivere un manuale formativo di successo” è uno strumento utile, pieno di suggerimenti preziosi, sempre dati con quel tono leggero e, a volte, scherzoso, che la caratterizza.
L'impresa ha richiesto soprattutto coerenza, perché Debora, mentre vi spiega come scrivere un manuale formativo, lo sta di fatto scrivendo e vi permette, così, di verificare la coerenza tra ciò che lei consiglia e ciò che lei fa.
Utilizza un linguaggio chiaro e schietto. Non usa mezzi termini: se una cosa non va, non va e basta.
Soprattutto, è amabile e generosa, non si risparmia, mette al servizio del lettore tutta la sua professionalità, le sue conoscenze, perfino quelli che solitamente sono considerati trucchi del mestiere.
Una lettura piacevole, divertente, in grado di offrire spunti interessanti non solo ai neofiti, a coloro che hanno un libro nel cassetto e non hanno ancora deciso che cosa farne, ma anche a chi dello scrivere manuali si ritiene esperto.
Lo trovate su Il Giardino dei Libri , ve lo consiglio!
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  16:08 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



5 Feb 2013
Ansia, fobie, timori, preoccupazioni, stress…
A volte ci sono situazioni e stati d’animo davvero difficili da vivere e da gestire. Qualche giorno fa ero in aereo, in attesa di decollare per rientrare a casa. Stanco dopo due giorni di coaching e formazione da un cliente, ne approfitto per chiudere gli occhi e fare qualche esercizio di rilassamento.
Poco dopo arriva la mia vicina di posto. Mi saluta, mi propone di scambiarci il posto, si scusa per avermi fatto alzare, e inizia a parlare come un fiume in piena. Era una professoressa universitaria, ci ha tenuto a sottolinearlo, ed era letteralmente terrorizzata dall’aereo. Aveva volato solo un paio di volte, cercava sempre di evitarlo. Era già pronta con la sua pillolina tranquillante, mentre la nostra converazione proseguiva (in realtà parlava quasi solo lei…)
Si è interessata subito al mio lavoro, tempestandoni di domande quando ha scoperto che la gestione dello stress è la mia pricipale specializzazione.
E’ rimasta così rapita dal discorso, che ha dimenticato di prendere la sua medicina ed ha affrontato il volo in tutta tranquillità. E’ fantastico il potere della nostra mente…
La fantasia
La mente umana ha una capacità incredibile di generare stati d’animo. La fantasia.
Il potere di crearsi immagini mentali e lasciarsi guidare da esse nel vortice delle emozioni più disparate.
Ne siamo tutti dotati, anche se, spesso, non ne siamo a pieno consapevoli.
So che a leggere queste parole qualcuno potrebbe dire di non avere fantasia, di non sapersi creare immagini mentali.
Analizziamo insieme qualche esempio, prendendo spunto proprio dal racconto iniziale.
Stati d’animo quali ansia, gelosia, timore ecc., sono il più delle volte proprio il frutto di situazioni non reali, ma frutto dei pensieri che ci creiamo. Accade tutto in maniera automatica.
La persona amata è in ritardo? Devo sostenere quell’esame o quel colloquio? Ecco che parte dentro di noi un vero e proprio film, completo di dialoghi. E come qualsiasi film ben fatto, ci provoca emozioni.
Le sensazioni e le preoccupazioni sono reali, anche se la realtà è magari completamente diversa.
Prendiamo il caso della signora in aereo. Era terrorizzata da cosa? Che immagini proiettava dentro di se? Quale era il suo dialogo interno? Nel suo caso la sua mente aveva prodotto un film da premio Oscar. Un film così ben fatto, così pieno di particolari, che le provocava emozioni così forti e vivide che in confronto Dario Argento è un dilettante. La sua mente non faceva più distinzioni tra il “film” e la realtà. E così accade per ognuno di noi…
Anche lo stress spesso è creato o quantomeno acuito dalla nostra percezione degli eventi e della realtà. Spesso diamo troppo peso alle cose, spesso ne cogliamo soltanto alcuni aspetti o ne ingigantiamo la portata e gli effetti; spesso creaiamo noi un problema anche quando, di fatto, questo non esiste.
L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà (Paul Watzlawick)
Per fortuna questa capacità del cervello funziona anche per le emozioni positive: quanto è piacevole lasciare vagare la mente o sognare ad occhi aperti. I bambini sono maestri in questo.
L’opportunità
Il nostro cervello di fatto, non fa differenza tra ciò che immagina “vividamente” e ciò che vede e vive nella realtà.
Partendo da questo presupposto, possiamo imparare a sfruttare questa caratteristica a nostro vantaggio, scegliendo che genere di “film” realizzare.
Possiamo infatti utilizzare consapevolmente la visualizzazione per generare in noi determinati stati d’animo o per aiutarci ad affrontare situazioni nel quotidiano.
Per essere più efficaci, le immagini mentali devono essere create coinvolgendo il più possibile i 5 sensi. Essere multisensoriali. Più particolari inseriremo più saranno reali le sensazioni che ne deriveranno.
Inoltre le scene vanno strutturate come se le stessimo vivendo realmente. Vanno viste con i nostri occhi, e non come se stessimo guardando noi stessi in tv. Questo accorgimento permette di intensificare le sensazioni e l’efficacia della visualizzazione. Si parla tecnicamente di visualizzazione in “associato”.
Il dissociarsi dalle immagini, letteralmente uscire dalla scena ed osservarla dall’esterno, è utile per attenuare l’intensità emotiva di qualsiasi situazione.
Le immagini mentali e la visualizzazione di specifiche situazioni o performance, vengono oggi sempre più spesso utilizzate nei campi più disparati.
In ambito sportivo sono molti gli atleti che abbinano all’allenamento classico sul campo, quello mentale, visualizzando sé stessi durante la prova, compiere i movimenti giusti, ed arrivando persino ad assaporare le emozioni della vittoria. Rivedono questo film centinaia di volte, in modo da trasmettere al cervello le istruzioni per migliorare la performance.
Nel campo del business si può utilizzare questa tecnica per immaginare ad esempio un colloquio di lavoro, una trattativa di vendita, un intervento di public speaking, ecc.
La gestione dello stress
Anche per la gestione dello stress la tecnica della visualizzazione è un efficacissimo strumento.
Ecco un semplice esercizio di rilassamento che puoi fare tutti i giorni per scaricare lo stress e recuperare energia e serenità.
Assumi una posizione comoda. Fai in modo da non essere disturbato per qualche minuto e chiudi gli occhi in modo da favorire a pieno la concentrazione.
Dopo aver fatto un paio di respiri profondi per predisporre mente e corpo al rilassamento ed iniziare a sciogliere le tensioni, lascia vagare la mente ed immagina di essere immerso in una meravigliosa scena della natura. Il tuo luogo preferito. Un posto fantastico, piacevole e rilassante. Guardati intorno. Nota le forme, i colori, e tutto ciò che ti circonda. Più particolari inserirai, più tranquilla diverrà la tua mente. Ascolta i suoni, le voci della natura. Godi a pieno delle sensazioni che si intensificano sempre di più. E man mano che il rilassamento continua a diffondersi, soffermati a notare ogni particolare di questa scena, in modo da rendere ancora più piacevoli questi momenti. Lasciati andare e lascia vagare la mente. Riempi di dettagli questa scena.
Concentrati su ogni piccolo particolare. Suoni, odori, colori, sensazioni…
Prenditi tutto il tempo necessario, poi torna lentamente al presente, riaprendo gli occhi dolcemente.
Può sembrare difficile. Non siamo abituati ad usare questa tecnica.
Allenati. Usala tutti i giorni.
Facendolo, apprezzarai fin da subito i primi benefici, che diverranno giorno dopo giorno sempre più evidenti, aiutandoti a scaricare lo stress, a migliorare la qualità delle tue giornate, ed a recuperare risorse utili e per il raggiungimento dei tuoi obiettivi.
Giorno dopo giorno.… FantasticaMente!
Max Formisano www.vivererilassatamente.it
 
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26 Gen 2013
La felicità è contagiosa
LA FELICITA' potrebbe essere dietro l’angolo. A patto però di stabilire nuovi obiettivi per raggiungerla. Per Action for Happines non serve né danaro, né potere. Bisogna ripensare il ruolo della politica e ogni governo dovrebbe occuparsi di più del benessere collettivo. Secondo quello che si può definire ‘il partito della felicità’, che conta 24.000 membri, fra i quali il Dalai Lama, per trovare equilibrio e serenità in tempi ragionevoli va rispettato un decalogo che punta sulla condivisione, la generosità, l’auto stima e la cura di sé. Banditi invece materialismo, egoismo e stress. Assumono valore le azioni che possano portare beneficio agli altri, perché il benessere è contagioso. Un grande sogno quello di Action for Happiness che è nato nel 2011 a Londra con l'iniziativa “Free Hugs”. Un gruppo di uomini e donne ha regalato abbracci ai passanti nelle strade della città. E oggi oltre ai membri questa rete raggiunge una community di 70.000 persone in circa un centinaio di paesi.

Le 10 regole per la felicità
Giving(Dare) Fare qualcosa per gli altri
Relating(Relazionarsi) Relazionare con le persone
Exercising(Esercitarsi) Prendersi cura del proprio corpo
Appreciating(Apprezzare) Apprezzare il mondo che ci circonda
Trying out(Provare) Imparare sempre cose nuove
Direction(Obiettivo) Avere obiettivi da raggiungere
Resilience(Resilienza) Trovare le risorse utili per fronteggiare le avversità
Emotion(Emozione) Avere un atteggiamento positivo
Acceptance(Accettarsi) Accettarci per come siamo
Meaning(Dare senso) Essere parte di qualcosa di più grande

Un tema quello della felicità che sarà protagonista del
Festival delle Scienze dal 17 al 20 gennaio all’Auditorium di Roma. Ma come dare vita a una società felice o quanto meno più felice? L'idea sembra quasi 'un grande sogno', un'utopia difficile da realizzare. “Lo scopo di Action for Happiness è quello di creare un movimento di persone che lavori per la felicità di tutti - dice Mark Williamson, presidente di Action for Happiness ospite del Festival delle Scienze il 17 gennaio a Roma - . Negli ultimi '60 anni i paesi industrializzati si sono arricchiti sempre di più, ma da allora le persone non sono state più felici rispetto al periodo precedente. Ora è necessario far capire agli individui come conquistare benessere e abbandonare ansia e stress. La chiave principale è quella di dare di nuovo spazio ai rapporti umani”.

Fin dagli anni ’70 in Bhutan si è creato il concetto di felicità interna lorda, ma nei paesi industrializzati il fenomeno è nuovo. La politica può avere un ruolo importante?
“I governi devono investire di più sulla salute e il benessere della popolazione. Stress, ansia, depressione portano sofferenza, a problemi di salute. Sono situazioni nelle quali si spendono soldi per le cure. E’ sempre più necessario destinare fondi alla tutela della salute mentale delle persone e aiutarle a stare bene. Serve la serenità necessaria per affrontare ogni difficoltà. In questo senso la terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato da un punto scientifico efficacia nel tempo. Servono investimenti nella salute delle persone”.

Condivide la decisione del premier britannico David Cameron di misurare l’indice di felicità dei cittadini?
“E’ un passo importante, ma non basta misurare l’indice di benessere della popolazione, vanno anche trovate soluzioni per affrontare i problemi”.

In un momento di crisi economica come questo però sembra difficile convincere i governi a investire su un concetto astratto come la felicità.
“Alla lunga è la scelta migliore e queste politiche pagano. Se le persone sono meno ansiose e stressate, ad esempio, si ammalano di meno. Le cure rappresentano un costo sociale importante. E se gli individui non stanno bene, perdono più facilmente il lavoro e i costi per la società aumentano. E' importante dare a ognuno gli strumenti giusti per affrontare i problemi. Ci saranno sempre per tutti momenti difficili nella vita e la felicità non può durare per sempre, ma i governi possono fare molto per aumentare le condizioni di benessere collettivo. La questione sta emergendo sempre di più. Se ne è occupato anche il presidente degli Stati Uniti Obama. Ora anche le Nazioni Unite promuovono il concetto di felicità interna lorda, nato in Buthan. L’approccio alla questione sta cambiando”.

In piena recessione molti perdono il lavoro e aumentano i suicidi. Come cambiare le politiche per sostenere chi è in difficoltà?
“I governi dovrebbero puntare sulla stabilità economica del paese per evitare l’aumento della disoccupazione. E’ più importante della crescita. Servono anche politiche sociali per aiutare chi è senza lavoro a trovare una motivazione coinvolgendo, ad esempio, i disoccupati nel volontariato. E poi per le persone è importante trovare un lavoro che piaccia, con un significato. Ci si può deprimere anche quando non si è convinti del proprio lavoro”.

Secondo una recente ricerca della Oxford University chi ride ed è ottimista si ammala di meno. Il vostro movimento lavora molto nelle scuole. Si può insegnare l’ottimismo?
“Sì, lo studio dimostra che ridere aiuta a vivere più a lungo. Gli effetti della ristata sono simili a quelli di un esercizio fisico regolare. Per quello che riguarda l’ottimismo, in parte dipende dalla genetica degli individuo, ma molto può essere insegnato. Lo facciamo nelle scuole. Ai ragazzi bisogna spiegare come affrontare la vita, i problemi concreti e come gestire le emozioni. Non basta limitarsi a insegnare solo nozioni e un programma accademico tradizionale”.

Lei ha lavorato a lungo nel no profit. E’ importante occuparsi degli altri?
“Siamo esseri sociali ed è fondamentale occuparsi degli altri. Questo dona benessere a chi aiuta l’altro e a chi riceve sostegno. Regala benessere agli individui e a tutta la comunità”.

Che ruolo ha il danaro nel tentativo di raggiungere la felicità?
“I soldi sono importanti e chi è povero non può essere felice. Ma è stato dimostrato che, al di sopra di un determinato reddito, il danaro perde valore. Non è più un elemento importante per il benessere della persona, mentre contano gli affetti, la realizzazione personale. Anche i beni materiali, gli oggetti, assumono meno importanza. Contano invece le esperienze e i rapporti umani. Diventa più importante spendere per una cena con gli amici o un viaggio con la famiglia. Sono esperienze che rafforzano le relazioni fra le persone e le fanno stare meglio”.
Valeria Pini - La Repubblica
 
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16 Gen 2013
Un aneddoto di Milton Erickson
Un inverno venne a trovarmi un professore di astronomia. Lasciò la porta di ingresso aperta, lasciò la porta del mio studio aperta e aprì le altre due porte che si trovano nel mio studio. Tirò le tende di una finestra, tirò su la persiana, tirò via la tenda e aprì la finestra.
“Sono stato incaricato dal governo di fotografare l’eclisse totale di sole che avverrà in Borneo e soffro di claustrofobia”, mi disse. “Per andare in Borneo dovrò volare e andare in treno, mi toccherà viaggiare in mare, in macchina. Dovrò essere in grado di lavorare in camera oscura. Mi può dare una mano? Ho due mesi di tempo prima di partire.”
Così gli feci immaginare che una delle porte era chiusa, anche se in realtà era del tutto spalancata.
Alla fine riuscì ad immaginarlo, mentre era sotto ipnosi.
Allora gli feci immaginare che l’altra porta era chiusa, che la finestra era chiusa e che la porta d’ingresso era chiusa.
Andò in Borneo a fotografare l’eclissi totale di sole. Dopo che era riuscito in stato di trance ad immaginare che la porta era chiusa, io la chiusi effettivamente, un pochino alla volta, fino a che alla fine non fu chiusa.
Una per una chiusi tutte le porte, dopo avergli fatto immaginare che erano chiuse e tutto cominciò col fargli prima immaginare che la porta era chiusa.
Avevo detto che quella porta aperta era una crepa nel muro, avevo detto “Adesso chiudiamo quella crepa, un pezzetto alla volta, e facciamo tornare il muro tutto intero.”
Se soffriste di claustrofobia vorreste certamente che le finestre fossero aperte e che le porte fossero aperte. Io vi metterei in trance e al loro posto vi farei vedere una larga crepa.
E per quanto grave possa essere la vostra claustrofobia, riuscireste a sopportare di essere seduti in quel divano con tutte le finestre aperte e le porte aperte.
Quando io altero l’immagine mentale che voi avete, vi metterete in relazione alla cosa allo stesso modo in cui fate col muro che è alle vostre spalle, e questo è il vantaggio dell’ipnosi.
Voi potete far sì che una persona in stato di trance immagini effettivamente che una data porta sia veramente una crepa del muro.
Chiudete lentamente queste crepe.
E avrà un muro alle sue spalle.
Dopo essere stato in Borneo, e aver fotografato l’eclissi quest’uomo entrò nella camera oscura, perché voleva disperatamente vedere la terra del Borneo, o quello che era.
L’inverno seguente sua moglie venne da me e mi disse: “Grazie a Dio quest’inverno non mi toccherà più dormire con le porte e le finestre aperte”

 
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