22 Lug 2010
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| Dal Corriere di ieri; massima diffusione | |
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Caro Silvio, ecco che farei se fossi ministro per le imprese
Caro Presidente Berlusconi, Le scrivo perchè Lei è il Ministro dello Sviluppo Economico della Repubblica Italiana. Io sono uno scrittore che per quindici anni ha fatto l' imprenditore nel lanificio di famiglia, a Prato, e se è impossibile paragonare le nostre responsabilità, le nostre competenze, le nostre idee, so bene cosa farei se fossi al suo posto. Se fossi Ministro dello Sviluppo Economico, penserei solo a trovare un lavoro alle figlie e ai figli degli italiani, che oggi escono dalle scuole tecniche, dai licei, dalle università e cominciano a passare da un vuoto lavoro temporaneo all' altro, senza mai imparare un mestiere, rincorrendo i loro giorni in un grigio presente infinito nel quale la parola futuro non ha più senso, se non per spaventare. Se fossi Ministro dello Sviluppo Economico, comincerei a dire che l' Italia ha bisogno di nuove aziende. Aziende che assumano invece di licenziare. Aziende che ricordino la cruda lezione del declino del manifatturiero e siano capaci di superarla e sublimarla. Aziende che producano prodotti che non si possano fabbricare a prezzo più basso in Cina o in India. Aziende senza neanche una macchina, che vendano idee ed esistano solo su Internet. Migliaia e migliaia di aziende piccole e furbe e libere ancora tutte da inventare, che riescano a vendere prodotti che ancora non esistono e che io e lei faremmo fatica a capire. Aziende che possono essere create solo da quelle ragazze e quei ragazzi meritevoli che nemmeno le nostre scuole sono riuscite a fiaccare - magari dalle figlie e dai figli dei licenziati, dei cassintegrati, dei disoccupati: dai migliori di quella generazione dimenticata che oggi state consegnando a un futuro di inevitabile decadenza. S' io fossi Ministro dello Sviluppo Economico non direi che per aiutare la nascita di nuove aziende basta eliminare tutti i vincoli burocratici alla loro creazione, e non nominerei nemmeno il federalismo fiscale, che con lo sviluppo economico c' entra come il culo con le quarant' ore. E lascerei perdere l' idea balzana di cambiare l' articolo 41 della Costituzione. S' io fossi Ministro dello Sviluppo Economico direi, invece, che l' unico modo per far nascere queste aziende è metter loro a disposizione il capitale, poiché oggi il sistema è bloccato, e nè le famiglie nè le banche possono o vogliono rischiare il loro denaro su nuove aziende capitanate da chi oggi ha meno di trent' anni. Prenda il telefono e chiami il direttore di una filiale di una qualsiasi banca. Si presenti come il signor Beruschi, chieda di poter ottenere un prestito per far iniziare una nuova attività a suo figlio neolaureato, e poi cronometri quanti secondi passano prima che il direttore della banca, nel migliore dei casi, le chieda quale immobile vorrebbe dare in garanzia. Se io fossi Ministro dello Sviluppo Economico e Presidente del Consiglio com' è lei, andrei in televisione a reti unificate e ricorderei agli italiani, alle banche, all' Europa che un debito non è quel marchio d' infamia che par essere diventato oggi, ma il patto antichissimo tra chi ha i soldi e chi sa lavorare, il necessario compagno di viaggio di ogni impresa e d' ogni persona. Direi che la vita stessa è un processo d' indebitamento, poichè si cresce indebitandosi (di sapere, d' esperienze, d' amore, di soldi) con i genitori per poi restituire il nostro debito facendo credito delle stesse preziosissime cose ai nostri figli. Annuncerei che dar lavoro alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi diventa da subito la massima priorità dello stato, e che tutto il resto passa in secondo piano - prime tra tutte le dannate infrastrutture, visto il branco di lupi che vi si aduna intorno ogni volta che ne mettete in cantiere una. Se io fossi Ministro dello Sviluppo Economico farei una chiamata. Inviterei chiunque abbia meno di trent' anni e un' idea imprenditoriale a venire a esporla, perché le migliori verranno finanziate. I soldi li prenderei dai quei 95 miliardi di euro rimpatriati con lo scudo fiscale. Chiederei a quelle signore e a quei signori il moderatissimo sacrificio di pagare un altro 1%, oltre al 5% che hanno già versato per riportare i loro soldi in Italia. Non crede che con 950 milioni di euro si potrebbe fare molto, per i nostri figli? E non sarebbe una cosa profondamente giusta e morale, Presidente, usare proprio quei soldi bigi per far ridiventare artefici del proprio destino le nostre ragazze e i nostri ragazzi, invece di tagliare ogni sogno delle loro vite e condannarli a un' esistenza precaria? Diventerebbe la meritoria, necessaria, lungimirante apertura di credito che la sua generazione, la più ricca di sempre, farebbe a quella dei trentenni, che invece rischiano d' essere i primi italiani da secoli ad andare a star peggio dei loro padri. Se fossi Lei, Presidente, riprenderei in mano il potere unico e superiore della politica: quello di cambiare le cose, di dare speranza, di investire sul futuro delle generazioni più giovani con un grande atto di fiducia nella nostra gente - inclusi, certo, tutti quegli immigrati che sono venuti in Italia per lavorare e rispettare la legge, dai quali son convinto verrebbe una caterva di nuove idee imprenditoriali. Mi comporterei come un padre di famiglia. Troverei il coraggio di concedere fiducia a chi ancora non ha dimostrato di meritarla. Sarei generoso. Darei il buon esempio, per una volta, maledizione. Edoardo Nesi |
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| postato da Claudio Maffei alle 15:35 | aggiungi commento | commenti presenti [0] | |
5 Lug 2010
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| Lo stress | |
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Il malessere contro cui l'individuo e la società debbono combattere
"La vita sul nostro pianeta e il suo sviluppo sono profondamente legati al quantum di eccitazioni sensoriali e motorie necessarie per vivere: è l'eccesso di queste eccitazioni che causa sofferenza, sconforto e malattia, ma non bisogna dimenticare che lo stress è anche vita". Fenomeno quanto mai universale, lo stress costituisce il malessere contro cui l'individuo e la società debbono combattere. Lo stress colpisce sul luogo di lavoro, nel traffico cittadino, al rientro delle vacanze, persino quando si va a fare shopping! Ma cos'è lo stress? Il termine stress, utilizzato già nell'Inghilterra del 1700, viene introdotto in Medicina e in Psicologia da W.B.Cannon; H. Selye ne ha dato una definizione univoca asserendo che "lo stress è la risposta non specifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata ad esso" (H. Seyle, 1976). Significativi per la definizione di stress sono gli studi condotti dallo stesso Selye sugli animali da laboratorio: iniettando degli agenti nocivi nei loro organismi, l'autore ne studiò gli effetti biochimici e morfologici. I cambiamenti osservati, indicati con il termine General Adaptation Syndrome (Sindrome Generale di Adattamento), consistono in processi fisiologici che interessano la via nervosa ed endocrina. Gli agenti stressanti, detti anche stressor, indicano invece i fattori esterni o interni che inducono l'organismo all'adattamento. Questi fattori possono essere di natura biologica e fisica (alimentazione, inquinamento, rumore, temperatura), psicologica e sociale (separazioni coniugali, lutti, cambiamenti delle condizioni di vita lavorativa). Attualmente sono soprattutto i fattori psico-sociali ad avere un forte incidenza nello sviluppo di situazioni di stress. La vita frenetica che l'individuo conduce, soprattutto in funzione dei ritmi di lavoro, spesso si accompagna all'aumento di disturbi psicosomatici e all'utilizzo sempre frequente di tranquillanti. I sintomi dello stress coinvolgono sia la dimensione fisica che quella psichica. Angoscia, insonnia, fatica, mal di testa, crisi di pianto, apatia, senso di frustrazione: ogni individuo percepisce in modo più o meno consapevole gli effetti provocati dallo stress. Una situazione stressante viene dunque vissuta da in modo diverso dalle persone, a seconda di come sia percepita, pensata, analizzata. Frequente è l'attribuzione dello stato di malessere dell'individuo allo stress, soprattutto quando non si è in grado di identificarne le cause. E molteplici sono le strategie possibili per fronteggiare lo stress. La scelta dei metodi è comunque strettamente correlata alle capacità di reazione e di analisi dell'individuo. In ogni caso, per affrontare lo stress in modo efficace, è indispensabile imparare a riconoscerlo e, soprattutto, individuare il problema che genera lo stress: ritmi pressanti sul lavoro ovvero disagi di relazione o altro. Del pari determinante è parlare del proprio disagio, chiudersi in se stessi non fa che cronicizzare lo stress. Particolarmente utile è parlarne con il proprio medico di base che potrà valutare il livello di stress e indirizzare verso le strategie di risoluzione più adeguate. La gamma delle tecniche atte a fronteggiare lo stress è ampia, e comprende esercizi di rilassamento del corpo (es. lo yoga), metodi di rilassamento mentale (es. la meditazione), percorsi psicoterapici finalizzati a favorire la presa di coscienza fisica e psichica del corpo. Non sempre i comportamenti adottati dall'individuo per contrastare lo stress sono efficaci: si pensi a coloro che, per rilassarsi, ricorrono a sigarette o ad alcool, senza rendersi conto che questi comportamenti potranno, a lungo andare, creare problemi di altra natura. Insomma, molto si può fare per gestire lo stress, anche se il sistema di contrasto più proficuo rimane pur sempre la prevenzione. Ma non è forse vero che lo stress è anche vita? Isabella Corradini Fonte: http://canali.libero.it |
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| postato da Claudio Maffei alle 08:30 | aggiungi commento | commenti presenti [0] | |

