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23 Apr 2009
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Indro Montanelli. Fucecchio 22 aprile 1909
Nel centenario della nascita di uno dei più grandi giornalisti italiani (anche lui con i sui pregi e i suoi difetti), mi sembra giusto ricordare Indro Montanelli riportando parte di alcuni dei suoi articoli migliori.
Ricordo che Indro Montanelli è nato a Fucecchio (FI) il 22 aprile del 1909 ed è morto a Milano nel 2001

"Un’opposizione netta, dura, sia che vinca l’uno sia che vinca l’altro. Il difficile sarà distinguerci dall’altra opposizione. Se vince questa destra, noi certamente le faremo opposizione, cercando di distinguerci però da quella che faranno a sinistra. Se vince la sinistra, noi faremo opposizione ugualmente ferma, cercando di distinguerci da quello che faranno gli uomini della cosiddetta destra. Lì sarà la difficoltà, per noi” (Corriere della Sera, 21 marzo 1994).

E purtroppo agli italiani piacciono le cose facili e avere la vita facile, finché a lungo andare sopravvivere diventa molto difficile.

Invece due mesi e mezzo dopo la sua cacciata dal Giornale e poco prima della vittoria elettorale di Berlusconi scrisse: “L’impegno che prendiamo col lettore è il disimpegno da qualsiasi forza politica, anche se il 27 (marzo) dovremo optare per una di esse, e tutti ci chiedono per lettera, per telefono e per strada fino all’asfissia quale sarà".

Continua dicendo:

"E’ un discorso che cominceremo ad affrontare domani. Sarà una preferenza sotto condizione. Una recente esperienza, che non vogliamo ripetere, ci ha fatto toccare con mano l’incompatibilità del nostro modo di essere col modo di fare dei politici e del loro Palazzo, cui intendiamo restare del tutto estranei (chi scrive crede di averlo già dimostrato rifiutandosi di andare ad occuparvi una delle poltrone più comode). Nessuna pregiudiziale di simpatia o rancore riuscirà ad incrinare la nostra equidistanza dalle forze in campo e dai loro rappresentanti".

"Se, per esempio, il Cavaliere si schiererà sulle posizioni che molto tempo prima di essere sue sono state e rimangono le nostre, rinunziando a quegli atteggiamenti da Uomo della Provvidenza, noi gli daremo lealmente una mano. Ci siamo soltanto riservati di farlo da uomini e giornalisti liberi piuttosto che da impiegati e trombettieri del padrone. Chissà se il padrone comprenderà la differenza. Ma credo che il lettore lo apprezzerà” (Corriere della Sera, 22 marzo 1994).

Però gli Italiani si vogliono schierare, non amano pensare e l’Italia continua ad amare gli uomini potenti incapaci di pensare. Da noi “la politica è l’arte di evitare che la gente si interessi di ciò che la riguarda” (Paul Valéry). Che dire di più a proposito di Montanelli: “è difficile avere un buon carattere quando si ha carattere” (e questo è quello che lui diceva di se stesso). Chiudo poi con un suo pensiero molto rivelatore del carattere nazionale italiano: “La servitù in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi”.

"E l’indefinibile e indifendibile opinione pubblica italiana continua a considerare il servilismo, l’immobilismo e il lassismo simili alla buona educazione, come affermato da Leo Longanesi in Italia “non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi”".

Gli articoli sono stati tratti dal libro “La scomparsa dei fatti".
 
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postato da  Claudio Maffei alle  17:37 | commenti presenti [0]


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