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20 Mag 2010
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Gambe tagliate ai piccoli editori

L' Italia è uno degli ultimi Paesi d' Europa in fatto di lettura. Ci lamentiamo che i giovani non leggono, che molti, troppi dipendono per la loro formazione e informazione solo dalla televisione ormai quasi del tutto omologata. Ma che facciamo per favorire la lettura? Una delle ultime mosse del governo è stata la promulgazione di un decreto (del 30 marzo 2010, pochi giorni prima della Pasqua) che elimina le tariffe postali agevolate per l' editoria. Il decreto ha causato di fatto, come lamentano gli editori, «un aumento del 700% nei costi di spedizione». Un favore fatto alle Poste? E per quali ragioni? Il decreto danneggia soprattutto le piccole case editrici che sopravvivono senza incentivi statali, che «scommettono sulle librerie e i lettori e diffondono cultura, pluralità di opinioni e di sapere», come è scritto in una lettera di protesta firmata da più di trecento piccoli editori e spedita al ministro dello Sviluppo economico e al ministro dell' Economia. Ormai i tagli stanno diventando selvaggi e indiscriminati, facilmente giustificati dalla mancanza di soldi. Ma contemporaneamente ci arrivano all' orecchio notizie di spese altrettanto indiscriminate, ci arrivano notizie di corruzioni diffuse, sprechi indicibili e incapacità di controllare le entrate del fisco. Possibile che i tagli debbano sempre andare a senso unico? In attesa di una legge seria a sostegno delle case editrici, cosa si vuole fare? Fiaccare quella rete di artigianato editoriale che si sta diffondendo con forza indipendente per tutto il Paese? Intanto tagliamo loro le gambe togliendo di mezzo uno dei pochi aiuti indiretti che avevano e poi vedremo. È questo il ragionamento miope di chi ha in uggia ogni pensiero indipendente, ogni esperimento di parola? Ora spedire un libro - a una biblioteca, a un venditore, a una libreria, a un cliente - costa molto di più e tale costo incide sulle spese come non era mai successo prima. Le grandi case editrici hanno le loro reti di distribuzione, per cui non saranno toccate che in parte, ma tutti quegli impresari di cultura che spesso lanciano i nuovi scrittori, che cercano di riempire i vuoti delle province più periferiche, che portano avanti progetti culturali dal basso, vengono puniti e messi a tacere con un decreto che li colpisce nella libertà di movimento. Certo ci sono anche i piccoli editori furbi che mettono su una piccola stamperia per speculare sulle diffusissime ambizioni dei tanti poeti e romanzieri disposti a pagare migliaia di euro per farsi stampare un libro che poi non circolerà, e finirà buttato nella carta straccia. Ma a parte i pochi furbi senza scrupoli ci sono tantissimi editori coraggiosi che rischiano continuamente il collo per scoprire nuovi talenti, per riempire quei buchi che i grandi editori evitano: l' editoria specializzata, i libri di studio, di approfondimento, di analisi che certamente si rivolgono a un pubblico ridotto ma importantissimo per la crescita del Paese. Sono questi che si vogliono scoraggiare? A favore di cosa? Della grande industria del libro? O di chi ha paura della circolazione delle idee?
Dacia Maraini per Corriere della Sera.

Il sito Relazioni Virtuose ha deciso di farsi carico dell'aumento delle tariffe postali lasciando invariati i costi di spedizione.
 
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postato da  Claudio Maffei alle  10:20 | commenti presenti [0]


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