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23 Dic 2011
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Intervista a Wayne W. Dyer
Una delle cose che mi ha più intrigato negli anni è stato scoprire quanta gente si senta priva di scopo e cerchi di dare un senso alla propria vita. Ho sentito spesso chiedere qual è il mio scopo?
Come faccio a trovarlo? Sento che mi sta sfuggendo qualcosa e così via. E ho sempre pensato che il vero scopo della vita sia essere felici, viverla appieno, aprirsi e raggiungere una meta un vero solido punto di arrivo. Troppe persone passano la loro esistenza cercando continuamente un altrove e non arrivano da nessuna parte. Uno dei modi per comprendere qual è esattamente il proprio scopo nella vita e quello di ritornare alla natura, di riscoprire la propria natura.
Qualche anno fa ho scritto un libro “Cambia i tuoi pensieri, cambia la tua vita” basato sugli antichi insegnamenti di Lao Tzu contenuti nel libro Daodejing. Lao Tzu ci ricorda che tutto l’essere ha origine nel non essere : Gesù nel nuovo testamento dice che la fonte della vita è nello spirito e che non siamo figli dei nostri genitori noi in realtà proveniamo tutti da questo luogo chiamato spirito. Quando ognuno di noi viene al mondo proviene da una piccola infinitesimale gocciolina di protoplasma umano, da un puntino se volete e tutto ciò che era contenuto in quel puntino, dal quale proveniamo, è tutto ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Dovunque andiamo siamo tutti circondati da una serie di persone, la nostra famiglia, la nostra cultura le quali iniziano a convincerci che non possiamo credere in chi siamo. Dobbiamo credere in qualcosa che è fuori di noi, la meta del viaggio, la nostra ambizione. Dal momento in cui diciamo “adesso comando io” introduciamo una impurità, rompiamo questa perfezione ed escludiamo il nostro creatore gli diciamo così: tu stai fuori! Chi sta parlato è l’ego, l’ego è la parte di noi che inizia a dirci la persona che sei non è la creazione perfetta di Dio, quella particella di dio da cui tutti proveniamo, non dice questo, l’ego dice ti sei solo quello che hai. Iniziamo con i nostri giocattoli, poi con il nostro conto in banca e con tutte le cose che possediamo, senza accorgercene finiamo per l’identificarci con i beni che possediamo e cominciamo a prendere per veri concetti come: “più cose possiedo più acquisto valore come persona”. Così passiamo la nostra vita a condizionare ad immergere anche i bambini in una cultura che dà importanza al di più, ciò diventa quasi un mantra dell’ego. Dobbiamo avere di più, ma più cose abbiamo più ci rendiamo conto di quanto le altre persone cerchino di portarcele via. Dunque il secondo elemento dell’ego è l’idea secondo cui non siamo solo quello che abbiamo ma anche ciò che facciamo e ciò che facciamo per noi diventa realizzazione di sé, così in questo mondo, che ritiene che ognuno sia quello che fa, veniamo consumati dall’idea che il successo, il valore, l’immagine che abbiamo di noi si basi su quanto riusciamo ad ottenere per cui dobbiamo fare più soldi, avere delle promozioni sul lavoro ed essere in competizione con tutti per ottenere ciò che vogliamo. Questo ci viene detto e ripetuto continuamente fin da ragazzini nelle gare di atletica, ci dicono che la cosa più importante è essere sempre il numero 1, essere sempre il primo davanti a tutti gli altri e così ci abituiamo a crescere con questo atteggiamento di competizione credendo che sia normale vivere in un mondo competitivo. E’ questo l’inganno dell’ego.
Un terzo aspetto della cosa è che crediamo di essere ciò che gli altri pensano di noi quindi che siamo la nostra reputazione, il che è particolarmente importante per gli adolescenti ai quali si insegna a vestire come si vestono gli altri. Se non piacciamo agli altri c’è qualcosa di sbagliato in noi. Essendo consumatori dobbiamo comprare sempre qualcosa di nuovo e questo è particolarmente evidente per le donne soprattutto nelle relazioni familiari. Nella nostra cultura, nella nostra società viene insegnato loro che la sola via per realizzare se stesse è trovare il modo di rapportarsi alla famiglia rapportarsi come figlia, rapportarsi come madre, rapportarsi come nonna e anche se l’aspetto della procreazione è molto importante nella vita di ogni donna a patto che sia una sua scelta non è l’unica scelta possibile, molte donne sentono in se stesse una specie di voce interiore come una chiamata a compiere qualcosa di grande a offrire un contributo, ma molto spesso la ignorano. Così io cerco sempre di incoraggiarle ad ascoltare, a non ignorare questa chiamata, a non ignorare quella parte di sé che dice: “sei venuta al mondo per creare qualcosa di potente di grande e hai tutti i diritti e tutte le capacità di farlo, se vuoi, come chiunque altro”. L’ego ha uno schema mentale fortissimo in cui la persona che siamo è separata da tutte le altre. Un'altra parte dell’ego ci dice poi che siamo separati anche da tutto ciò che ci manca nella vita, cioè da tutto quello che vorremmo avere. Infine, l’ego ci porta a commettere l’errore più grande di tutti, ci convince che siamo separati dall’Universo. Uno dei costrutti più semplici che impariamo quando arriviamo al pomeriggio della nostra vita, è che capiamo di avere tutti una sola origine, può essere Dio, può essere il Dao, la natura, lo spirito, non è importante come la si chiami. Tale origine è dovunque non esiste un posto dove non ci sia, ci deve essere perché crea tutto, tutto proviene da questa fonte e deve essere anche in me se è vero che non esiste un posto in cui non ci sia e se deve essere in me deve essere anche in tutte quelle cose che sembrano mancare nella mia vita. Se comprendiamo questo allora in qualche modo comprendiamo anche di essere già collegati spiritualmente a tutto ciò che ci manca e che vorremmo avere. Quindi occorre solo trovare il modo di accettare tale legame, di riconoscere di essere già interconnessi e lasciare che ogni cosa segua il suo corso naturale.
 
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postato da  Claudio Maffei alle  14:35 | commenti presenti [0]


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