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1 Mar 2012
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Cinque regole per vivere meglio nell’era 2.0
Prendendo spunto dagli articoli proposti dal New York Times nella rubrica Your brain on Computers, che propongono una visione distopica del rapporto tra essere umano e il computer e suggeriscono come unica soluzione per curare l’internet-addiction l’abbandono totale dei social network, Alexandra Samuel nel suo articolo prova ad indicare una nuova via d’uscita da questo problema, partendo dal presupposto che Internet è una realtà anzi, come lei stessa afferma Internet è una realtà incurabile.

La giornalista individua una strada migliore per scappare dai ritmi forsennati e dal frastuono di internet ed evitare di scegliere la via, davvero impraticabile ai giorni nostri, dell’abbandono totale del web, proponendo The new unplugging, una filosofia basata su cinque regole fondamentali.

Possiamo stare tranquilli, ci rassicura Samuel, The new unplugging non vi richiede di chiudere Facebook o di buttare via l’I-Phone!

1. Unplug from distraction: di solito, sottolinea la giornalista, quando siamo al computer siamo distratti, molto spesso infatti usiamo contemporaneamente più schermi alla volta: quello del telefono, quello del computer e a volte sullo stesso schermo abbiamo molte finestre aperte o applicazioni che ci rubano energie di continuo e si bevono letteralmente la nostra attenzione. I consigli in questo caso sono pochi e semplici ma molto efficaci: scollegatevi dalla distrazione concentrandovi su un unico schermo, spegnete il cellulare, chiudete la porta, chiudete tutte le finestre e le apps che deviano la vostra attenzione.

2. Unplug from FOMO: FOMO è un acronimo che in inglese sta per Fear Of Missing Out , si tratta di una nevrosi che è cresciuta drammaticamente ai tempi di Facebook. La paura di perdersi un evento, una conferenza, una festa, un concerto, secondo Alexandra Samuel si può sconfiggere accettando il fatto che non si può essere ovunque e fare qualsiasi cosa. Ma per chi proprio non riuscisse a concepire ed accettare questa verità, un’altra soluzione potrebbe essere cliccare il tasto “hide” sugli aggiornamenti di Facebook di tutti quegli amici che amano vantarsi delle loro attività on-line.

3. Unplug from disconnection: Ironia della sorte, proprio la nostra vita da eternamente-connessi a volte ci fa sentire meno connessi con le persone che amiamo, con la nostra famiglia ad esempio. Una soluzione per le famiglie e gli amici che vogliono trovare una propria dimensione on-line, può essere quella proposta da Grechten Rubin nel libro Il progetto della felicità l’autrice sostiene che ogni coppia e ogni famiglia per essere felice dovrebbe avere un video gioco con cui giocare tutti insieme, un sito o un blog on-line ed un social network attraverso il quale restare connessi.

4. Unplug from information overload: il sovraccarico di informazioni è un’altra patologia che affligge l’uomo nell’era di internet, molto spesso chi ne è colpito sceglie di praticare quello che Alexandra Samuel definisce il digiuno digitale. Questi digiuni però hanno un effetto devastante sulla working-life, dunque, anche in tal caso la via di uscita non può essere abbandonare internet, bensì creare una rete di amici e colleghi fidati che possano aiutarci a trovare una via di realizzazione ogni giorno e concentrarsi esclusivamente su ciò che più ci interessa.

5. Unplug from the shallows: infine, per non cadere nelle secche della rete, quelle che Nick Carr definisce The shallows, basta semplicemente focalizzarsi quando siamo on-line su attività che creano significati per noi e per gli altri, sui nostri interessi, sulle nostre passioni o perché no, come ricorda Alexandra Samuel, sulla nostra fede religiosa.

Concludendo con le parole della giornalista: Internet è una condizione incurabile del nostro tempo, ma questa non può essere considerata una buona notizia fino a quando non troveremo una via per curare i vari dolori e fastidi della vita online.

Tratto da The Atlantic Mobile
 
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postato da  Claudio Maffei alle  18:22 | commenti presenti [0]


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