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15 Dic 2013
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Le storie
Per 15 anni della mia vita ho fatto il regista: solo in seguito ho seguito il mio istinto di“aiutatore” e mi sono occupato del disagio. Oggi mi occupo, se possibile, solo diaumentare l’agio.
Ma mi è rimasta una piccola mania da regista: le storie degli altri. Per questo ho apprezzato questo libro: è pieno di storie di altri…
Le storie del nostro passato sono come il velo di una sposa che la segue all’altare: attaccate a questo velo ci sono immagini, memorie, emozioni, racconti immaginari…
La persona che abbiamo davanti e che ci sta raccontando di se stessa non sta dicendo la “verità”. Non può dirla. Sta usando per i suoi ricordi la stessa materia dei sogni…e della sua storia non sapremo mai tre cose: quello che non CI dice, quello che non SI dice e quello che è successo veramente.
Ma non è da biasimare: lo facciamo anche noi mentre lo ascoltiamo. Selezioniamo, cancelliamo, distorciamo, generalizziamo, traiamo conclusioni attraverso i nostri propri pregiudizi.
In realtà non stiamo ascoltando la SUA storia, ma la NOSTRA. Se dieci persone ascoltano una storia, ciascun ascoltatore sente cose diverse. Questo avviene anche al cinema.
Naturalmente nella psicoterapia c’è un lungo allenamento all’ascolto attivo e all’osservazione dei nostri pregiudizi mentre ascoltiamo.
E tuttavia, malgrado tutto, il terapeuta va in supervisione perché i suoi fantasmi si agitano come tende al vento del temporale, mentre la persona parla di sé, sembra che parli sempre di lui.
La persona che abbiamo davanti è come una valanga: da piccolo feto ha rotolato nella sua storia, ingrandendosi e diventando adulta, rotolandosi nei fatti e nei racconti suoi propri ha costruito strutture, credenze, certezze che ci propone come se fossero vere davvero.
E noi rispondiamo con le nostre. Come se fossero vere davvero.
E, per quello che mi riguarda, sono tutte illusioni.
Quando dico che se non ti piace la tua infanzia puoi cambiarla, mi guardano con gli occhi sgranati, come se fosse impossibile farlo.
In realtà è impossibile NON farlo. E dunque tanto vale governare il processo di ricontestualizzazione delle storie del nostro passato in una cornice che sia utile e non dannosa.
Questo fa uno sciamano moderno: cambia le cornici in cui vengono guardate, volta dopo volta, le sbiadite e fasulle immagini di un passato che pretendiamo veritiero e spesso doloroso.
Lo sciamano urbano usa le nuvole di parole per farle diventare temporali di nuove idee, che nutrano il campo dell’impossibile, sgombrando il campo del probabile.
Così una violenza subita da bambini diventa un “pareggio di conti in sospeso”, la perdita di un figlio nei primi mesi di gravidanza diventa “la prima volta che quell’anima ha bussato per potersi incarnare, ricevendo una risposta – momentaneamente – negativa.
Busserà ancora, a costo di attendere molte vite, per potersi incarnare attraverso quel corpo”. Una malattia diventa una “benattia"…che consente di rivalutare attentamente che cosa sia davvero importante nella vita” e così via…
La guarigione non ha a che vedere con il “cambiare le cose”, ma con la capacità di interpretarle correttamente. Le emozioni non ci dicono CHE COSA stiamo guardando, ma COME lo stiamo guardando: i pensieri sono creativi e NOI siamo i pensatori.
E ciascuno pensa (e ripensa) alle proprie storie creativamente. In modo divinamente creativo. Con le nostre storie creiamo la nostra realtà. Possiamo cambiare le storie e con questo cambiare la realtà che si piega sempre al nostro libero arbitrio.
Per diritto di nascita.
Tante storie, insomma, tutte intense e sorprendenti. Come lucciole nella notte della coscienza.
Belle queste storie di altri che sono la storia di ciascuno di noi.
Max Damioli



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postato da  Claudio Maffei alle  19:18 | commenti presenti [0]


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