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16 Lug 2014
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Lettere: se la legge vuole in cella i giornalisti "abusivi"
Chissà, sarà in un sussulto di dignità che il sito ufficiale della Federazione nazionale della stampa, ultima scheggia brezneviana sopravvissuta al tracollo dell'89, ha deciso di nascondere lo sconsiderato elogio della legge grottesca e liberticida che stanno cuocendo in Parlamento.

Con l'appoggio dell'Ordine dei giornalisti, istituito da Benito Mussolini ed ereditato, caso unico nel mondo dell'Occidente libero, nella Repubblica antifascista, si sta proponendo un avvitamento di manette a danno di "chiunque abusivamente eserciti" la professione di giornalista "per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato": il reo verrebbe "punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa da 10 mila a 50 mila euro".

Non sono previsti umilianti riti di autocritica in appositi istituti per la riabilitazione ideologica e morale del nemico del popolo (sinora, ma non si può mai dire). È una legge semplicemente pazzesca. La si può prendere con ironia, come fa Carola Parisi sulla testata giornalistica online

L'ultima ribattuta immaginando questa scena in un carcere già vergognosamente sovraffollato: "Come mai siete dentro?" "Io spaccio". "Io ho rubato una macchina". "Io non ho superato l'esame da giornalista". O con sgomento.

E constatare in quale scarsa considerazione sia tenuta la libertà di stampa e di opinione per chi non dispone di un tesserino vidimato dallo Stato e con quanta ferocia corporativa si voglia tenere dall'informazione e dalla scrittura lontani gli esclusi, chi non fa parte della categoria controllata, chi non viene ritenuto degno di pubblicare e osa sfidare il monopolio della corporazione.

Il carcere per chi scrive "abusivamente": ma vi rendete conto dell'enormità? E se un giorno, a legge liberticida approvata, qualcuno volesse pignolamente applicare le nuove norme, che fanno, si presentano a casa di un freelance, del collaboratore di un blog, per mettere ai ceppi un "abusivo"?

E non c'è bisogno di essere entusiasti di You Reporter per capire che non si può trattare un sito come un covo di delinquenti. E non c'è bisogno di essere super-liberali, ma solo di avere un po' di buon senso, per capire che non si può essere così rozzi, grossolanamente autoritari, per indicare il carcere come punizione di un giornalista "abusivo". Tra l'altro è semplicemente ridicolo accostare, come indica la legge, i giornalisti "abusivi" ai medici "abusivi" o agli ingegneri "abusivi".

Chi entra con il bisturi in sala operatoria spacciandosi per chirurgo, o chi costruisce ponti proclamandosi ingegnere è un criminale pericoloso. Chi fa del giornalismo senza essere iscritto all'Ordine, in un regime pluralistico dove le fonti di informazioni sono tante e diverse, non fa male a nessuno. E non sarà certo un timbro dello Stato, comunque, a neutralizzarne l'eventuale pericolo. Ma il buon senso scarseggia, le corporazioni sono aggrappate al loro monopolio e la libertà di opinione non sembra un valore forte. Questo è il vero pericolo.
Pierluigi Battista - Corriere della Sera



 
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postato da  Claudio Maffei alle  10:01 | commenti presenti [0]


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