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3 Set 2007
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Settembre, andiamo. E' tempo di migrare...
Settembre, andiamo. E' tempo di migrare…
Forse è un’abitudine che ho assimilato da bambino, ai tempi della scuola dell’obbligo, ma, ancora oggi considero il primo di settembre il mio vero capodanno!
Forse perché odio l’inverno e mi piacerebbe andare in letargo come gli orsacchiotti. Neppure il natale mi è mai piaciuto tanto o almeno non tanto da giustificare sei lunghi mesi freddi con le giornate corte.
Per me gli anni, da sempre, cominciano il primo di settembre e finiscono il 31 luglio.
L’agosto è una specie di limbo dove si vive una vita fasulla leggendo qualcosa in spiaggia sull’omicidio di Garlasco o sugli incontri di Telese. E’ il colmo che l’Italia si interessi tanto a cose come queste!
Io per fortuna avevo da finire il nuovo libro. Ora lo darò all’editore con la mente già rivolta alle presentazioni da fare in giro per l’Italia. Incontri, corsi, mani da stringere persone con le quali discettare di cose coltissime durante noiosissime cene rotariane.
Ma non sarà anche questo il mio Matrix?
Quest’estate ho conosciuto una persona meravigliosa.
In un paese dell’estremo Levante Ligure, a mezza costa, c’è una bella casa che si affaccia sul mare. Da lì si gode una magnifica vista sul golfo e la sera si sentono i grilli cantare. In quella pace, fra gli ulivi e le viti, vive un’anziana signora di quasi novantasei anni, lucidissima e in buona salute. Parla esclusivamente in dialetto ma riesce a comunicare meravigliosamente col suo sorriso, con la dolcezza della sua voce e dei suoi gesti. Vi assicuro che la lingua non costituisce affatto un problema. Ha una parola buona per tutti e sa godere di ogni momento della sua vita. Ai suoi nipoti e pronipoti racconta delle scorrerie saracene, che segnarono la storia della sua terra nel seicento, con una partecipazione emotiva impressionante. Sono passati alcuni secoli, ma il racconto è così vivo e così intriso di umana empatia che sembra di rivivere quegli episodi ora, in questo preciso istante. Rievoca episodi del proprio passato con una incredibile ricchezza di sentimenti. Eppure, le cose di cui parla ruotano intorno a pochi semplici concetti: il desiderio dei genitori di proteggere i propri figli, il dolore per la perdita delle persone care, l’amore e la fede in una Provvidenza che, alla fine, riesce a dare un senso ad ogni cosa. Nonna Angela non ha potuto frequentare l’Università, ha incominciato a lavorare la terra quando era molto giovane, ma ha fatto studiare le sue figlie e le ha cresciute con tutto il suo amore. Ha condiviso il suo segreto di felicità con molte persone che oggi la chiamano “Nonna” pur non essendo consanguinei e che hanno avuto l’opportunità di poterla avere come esempio.
Ah perché non son io co’ miei pastori?

 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  11:28 | commenti presenti [2]


COMMENTO BLOG


postato da   Iris 10 Set 2007 alle 22:39
Buona sera, ho letto il suo ultimo post, ma li preferisco, non esprimere giudizi.
Il fascino di questo racconto,.... questa signora( nonna Angela) ho assaporato il passato, la mia dolce nonna.

Si aprono i dolci sentieri
di un passato
disegnati, nel cerchio
vitae.
vite di dolori,che partoriscono
amore, e saggezza,
ove un velo di carezza
accendende un sorriso.

sono persone meravigliose.
bellissimo racconto, le faccio i migliori auguri per il prossimo libro
-che mi regalerò. buona serata
 




postato da   Noemi  [ http://www.demi4jesus.wordpress.com ] 30 Set 2007 alle 16:35
Amo quella poesia su Settembre... rileggerla era il mio rito di inizio anno scolastico ai tempi della scuola... Ha il sapore delle cose di un tempo... proprio come le storie raccontate da quest' anziana signora di cui ci parla lei...
Amo le storie del passato perché in qualche modo sono sempre vere... perché ci ricordano che siamo, saremo, e siamo sempre stati prima d'ogni cosa esseri umani... senza le etichette e i ruoli che troppo spesso ci mettiamo addosso oggi.. semplicemente noi!
 




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