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10 Set 2007
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Vaffanculo day
Centinaia di migliaia di persone hanno aderito al V-Day (Vaffanculo Day) di Beppe Grillo, che si è svolto in piazza Maggiore a Bologna con propaggini in moltissime altre citta' italiane. L'artista genovese ha invitato a firmare a sostegno della proposta di legge ''Parlamento pulito'' contro la presenza in parlamento di politici condannati con sentenza definitiva. I punti chiave sono tre: nessun cittadino italiano potra' candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva o in primo e secondo grado, in attesa di giudizio finale; non sara' possibile essere eletti in Parlamento per piu' di due legislature, anche retroattivamente; infine, i parlamentari non saranno scelti dai segretari di partito, ma votati dai cittadini con la preferenza diretta. ''E' il trionfo dei miei Grilli incazzati ha dichiarato il comico. Basta gente che festeggia trent'anni di politica come se fosse un guinness dei primati, basta con i morti viventi''.
Durante il comizio spettacolo Grillo non ha risparmiato “vaffanculo” a nessuno. A destra e a sinistra. D’altra parte mandare al diavolo in modo volgare una persona, cioè dirgli pubblicamente «vaffanculo» non è offensivo. Almeno non da un punto di vista penale. È la Cassazione a dichiararlo, nella sentenza n. 27966, una decisione che ha già suscitato un mare di polemiche e di reazioni scandalizzate. All’origine del caso, un episodio da Strapaese degno delle liti di Peppone e don Camillo, il “vaffanculo” di un consigliere comunale di Giulianova all’indirizzo del vicesindaco che aveva evocato gli errori passati del comunismo durante una seduta del consiglio comunale, ben otto anni fa. Artefice dell’intervento ermeneutico-legale una donna, il giudice relatore Giuliana Ferrua, che nel testo della sentenza scrive pure una serie di altre espressioni che, “pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensivo, prendendo il posto nel linguaggio corrente di altre sempre meno utilizzate”. Ecco alcuni esempi: “Me ne fotto” in luogo di “Non mi cale”, “E’ un gran casino” in luogo di “E’ una situazione disordinata”. Insomma un po’ come per l’espressione “vaffanculo”, la quale – annota ancora la relatrice – “trasformatasi anche dal punto di vista strutturale (trattasi ormai di un’unica parola), viene frequentemente impiegata per dire “Non infastidirmi”, “Non voglio prenderti in considerazione" ovvero “Lasciami in pace".
Nonostante questa decisione della Cassazione dare dell'"azzeccagarbugli" o del "gaglioffo" a qualcuno è ancora diffamatorio. Il primo sta infatti per "manigoldo, delinquente, avvezzo alla sopraffazione", mentre azzeccagarbugli - nonostante la derivazione colta (Manzoni, nei Promessi sposi) - resta, a distanza di più di un secolo, sinonimo di "operatore del diritto di scarsa levatura morale, imbroglione, propenso a difendere i forti contro i deboli”.

E’ di meta’ agosto poi, la sentenza che assolve un cittadino per avere detto “Mi fai schifo”.
Perchè? Solo per aver usato la particella pronominale “mi” che sta a indicare un giudizio di tipo soggettivo. Se invece avesse detto “Fai schifo” sarebbe sicuramente stato condannato.
Mi chiedo…l’ordinamento giudiziario italiano non ha altro di meglio su cui sentenziare?


 
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postato da  Claudio Maffei alle  15:44 | commenti presenti [0]


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