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10 Gen 2008
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Do you remember sixtyeight ?
Quand’ero ragazzo io e mio padre litigavamo continuamente per ogni cosa.
Io avevo i capelli lunghi, giù fin sotto le spalle.
Avevo 17, 18 anni, e lui non lo sopportava. E arrivammo al punto che litigavamo tanto che io stavo quasi sempre fuori casa.
L’estate non era male, perché era caldo e c’erano gli amici. Ma d’inverno, mi ricordo che stavo lì in città ed era così freddo…e quando c’era il vento, mi mettevo in una cabina del telefono e telefonavo alla mia ragazza per ore, parlavamo tutta la notte. Poi, alla fine, trovavo il coraggio di andare a casa; mi fermavo lì nel viale, e lui mi aspettava in cucina. Mi infilavo i capelli nel colletto e entravo. Lui mi chiamava e mi diceva di tornare indietro e mettermi seduto lì con lui. E la prima cosa che mi chiedeva era che pensavo di fare di me stesso.
E il peggio di tutto era che non trovavo mai il modo di spiegarglielo.
Mi ricordo che una volta ebbi un incidente con la moto e stavo a letto e lui fece venire un barbiere che mi tagliò i capelli. Mi ricordo di avergli detto che lo odiavo e che non lo avrei mai, mai dimenticato.
Mi diceva sempre non vedo l’ora che ti pigli l’esercito. Quando ti piglia l’esercito ti fanno diventare un uomo. Ti tagliano i capelli e fanno di te un uomo.
E questo avveniva nel 1968 e c’erano un sacco di ragazzi del quartiere che andavano in Vietnam. Mi ricordo il batterista della mia prima band che venne a casa mia con la divisa dei marines addosso a dirmi che ci andava e non sapeva dov’era. E un sacco di ragazzi andarono, e un sacco di ragazzi non tornarono. E quelli che tornarono non erano più gli stessi.
Bruce Springsteen

Chiunque ha fatto un corso con me sa che lo ricordo sempre: avevo 16 anni nel ’68 e stavo in un liceo classico milanese dove…passava la storia.
Con il ’68 il mondo è andato avanti nella conquista dei diritti civili. E’ per questo che è utile dire, soprattutto ai giovani, che io rifiuto, nel modo più assoluto, la teoria secondo la quale il ’68 è stata la culla del terrorismo e degli anni di piombo. Il ’68 ha rappresentato per la storia del mondo un punto di non ritorno. E’ stato l’anno della Primavera di Praga, delle rivolte studentesche, dell’opposizione alla guerra in Vietnam, dell’omicidio di Martin Luther King.
E ancora è stato l’anno in cui è nato il movimento femminista e, forse, l’anno in cui ha avuto inizio l’irreversibile declino dell’Unione Sovietica.
“Tutte le nozioni esistenti sono scadute e devono essere ripensate”, così diceva una scritta sul muro nel maggio parigino. Si può anche non arrivare a tanto ma va da sé che da quel momento abbiamo dovuto attenerci a un nuovo principio: è un buon insegnante colui che mentre insegna, impara ed è un buono studente colui che mentre impara, insegna.
Un mio grande maestro Giovanni Spadolini (di certo non comunista)
diceva: “ Ho sempre ritenuto che il ’68 abbia avuto un valore notevole nel liquidare tutte le forme di dogmatismo e di fideismo”.
E il premio nobel Dario Fo ha detto: “ Che cosa ha avuto di stupendo il sessantotto? Buttare all’aria i luoghi comuni, le certezze consolidate, mettere in discussione tutto, non fidarsi delle tradizione riscritte secondo gli interessi di qualcuno”.

E oggi, dopo quarant’anni, cos’ è rimasto di questo spirito?
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  12:08 | commenti presenti [1]


COMMENTO BLOG


postato da   Maria Vittoria Manno 25 Gen 2008 alle 02:29
eh no, Maffei, non concordo molto con te! Io, come conseguenza degli anni 68/82 me ne sono venuta (in 79) in Brasile, da cui ti scrivo, per fuggire dall´essere "gambizzata" solo perché avevo una pelliccia, dal terrore che buttassero una bomba nell´asilo che i miei due figli frequentavano, dall´impossibilitá di andare in un buon ristorante o al cinema, perché erano sistematicamente assaltati. Di tutti gli esempi positivi che fai del 68, non c´é n´é uno che parli dell´Italia. É possibile che in molti paesi sia stato un periodo di eventi piú positivi che negativi (qui in Brasile si parla di anni dorati, non di piombo), ma, in Italia, no.
Logico che non si puó mai parlare del 100% degli abitanti italiani, salviamo il grande Dario Fo, salviamo tutte le persona di buona fede (tra cui metto te) e salviamo quelli che se ne sono scappati all´estero.
Complimenti per il tuo bellissimo lavoro M. Vittoria
 




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