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14 Mar 2008
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Metafore terapeutiche
David Gordon nel libro “Metafore terapeutiche” racconta che un cliente andò da lui esponendogli il seguente problema :”Il mio capufficio è senza cuore. E’ una persona enormemente rigida.
A causa di seri problemi familiari dovrei uscire dal lavoro dieci minuti prima per andare a prendere mia figlia a scuola, ma lui non lo permette, così mi trovo costretto ad assumere una baby-sitter.
Non so come convincerlo ad essere più indulgente con me. Eppure conosce i miei problemi economici! Mi ha anche minacciato dicendomi che, se si accorgerà che sono uscito prima senza il suo permesso, mi farà licenziare”.
A questo punto Gordon chiede: “Come mai, secondo lei, le viene negata la possibilità di uscire qualche minuto prima dal lavoro? “
Il cliente rispose :” Perché il mio capo è una persona estremamente pignola; anche il capo del mio capufficio è così, forse anche peggio! Una volta a causa di una piccola irregolarità nel suo ufficio l’ha rimproverato severamente davanti a tutti i suoi dipendenti”.
Il terapeuta intuisce che il capo non gli concede il permesso in quanto teme che, se lo scoprisse il suo diretto superiore, potrebbe avere dei problemi.
Mette il cliente in una situazione di totale rilassamento e costruisce la seguente metafora: “ C’era una volta, tanto tempo fa, un contadino che decise di costruirsi una casa in campagna per lavorare la terra in pace e tranquillità. Decise quindi di andare a cercare un terreno adatto su cui costruirla.
Dopo aver camminato a lungo in mezzo a molte difficoltà, proprio quando gli sembrò di scorgere il posto adatto, si trovò di fronte un enorme muro di pietra ad ostacolargli il cammino. Il contadino cercò di scavalcare il muro, ma questi si mise a protestare: “Di qui non passi senza il mio permesso !”. Il contadino rispose con voce dimessa: “Mi scusi, non pensavo fosse un problema per lei”.
E aggiunse: “Gentilmente mi lascerebbe passare?”. “No!”, rispose il muro. “Non azzardarti a farlo altrimenti, quando sarai passato, io ti crollerò addosso e con il mio peso ti schiaccerò”.
Il contadino era veramente disperato, non riusciva ad ottenere il permesso dal muro e quindi a raggiungere la tranquillità. Il contadino notò che il muro che ostacolava il suo passaggio era tutto ricoperto di rovi e allora disse:” Quanti brutti rovi ricoprono le tue pareti, non c’è nessuno che te li possa togliere?”.
E il muro rispose: “Il padrone dei terreni qui intorno qualche volta lo fa, ma solo se io obbedisco ai suoi ordini non lasciando passare nessuno. Lui deve togliere anche i rovi che infestano i suoi terreni e non ha molto tempo per me. Queste spine entrano tra le mie pareti trafiggendomi”.
Il contadino ci pensò un istante e poi disse: “Amico muro, chiama il tuo padrone e io ti aiuterò a risolvere il problema dei rovi”. Il muro accettò, fece cadere una delle sue scure pietre e un grosso uomo dallo sguardo serio comparve al suo cospetto. “Scusi se la disturbo”, disse il contadino, “Il suo muro mi ha detto che nei campi dall’altra parte ci sono moltissimi rovi che la infastidiscono. Io sono un abile contadino, se lei lo autorizza a farmi passare, mi occuperò personalmente di toglierne i rovi di tanto in tanto e ne toglierò alcuni anche dai suoi terreni”.
“Davvero lo faresti?”, ribattè l’uomo. “Certamente”, rispose il contadino. “Per me è importante trovare un terreno dove costruire la mia casa e, se mi aiuti, ti ricompenserò”.
I tre si misero quindi d’accordo: il muro e il suo padrone ora sono più liberi dai rovi e il contadino si gode la meritata serenità.

I lettori di questo blog sanno che le metafore non si spiegano mai, quindi… ;-)

 
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postato da  Claudio Maffei alle  14:49 | commenti presenti [0]


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