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PENSIERI, PAROLE, STATI D'ANIMO.
Il nuovo libro di Claudio Maffei.
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23 Lug 2008
Iris, un'amica mai incontrata...
Post trovato nel blog di Iris, un’amica mai incontrata…
( http://musicaepoesia39.spaces.live.com )

Ho letto l’ultimo libro di Claudio Maffei
Pensieri, Parole, Stati d’animo.
è un bellissimo libro, d’insegnamento etico- morale
non solo per i grandi......condottieri di azienda per come comunicare con il personale
ma anche per la gente comune, nei rapporti quotidiani, in società
per saper comunicare in modo adeguato e corretto.
abbattendo le barriere .
Leggere questo libro.. non solo mi ha insegnato molto ma
ho trovato delle conferme ad alcuni miei pensieri…in sospeso.

Un grazie per questo meraviglioso libro
e un saluto cordiale.
Iris

E ancora un po’ più avanti…

Intelligenza emotiva
Sette passi per comunicare con il cuore

1. Convincersi che comunicare con il cuore è possibile oltre che psicologicamente gratificante. Basta volerlo e cominciare subito a farlo con la consapevolezza che solo la pratica rende perfetti. Lo sforzo iniziale che può rendere difficile la partenza, sarà largamente compensato in seguito dalla gioia derivante dall'essere riusciti a diventare emotivamente più intelligenti.
2. Interessarsi agli altri. Più ci interessiamo degli altri e di quello che sta loro a cuore e più gli altri si interesseranno di noi. Ognuno in cuor suo vuole sentirsi importante, apprezzato e stimato. E se è vero che il proprio mondo conta sempre di più di quello degli altri, è anche vero che cercare di capire che cosa interessa agli altri, quali sono i loro obiettivi, le loro speranze, le loro paure, aiuta a comunicare meglio e a farsi degli amici, bloccando già sul nascere molti dei possibili motivi di divergenza o fattori di conflitto interpersonale.
3. Abbandonare l'idea di essere infallibili. Errare humanun est, dicevano i latini e pensare di avere sempre ragione è pura follia! Nessuno è o potrà mai essere detentore di verità assolute; perciò chi riesce a dubitare di sé e delle proprie opinioni e mette in conto l'eventualità di potersi sbagliare, è più saggio di quanto non pensi. Nella sua filosofia di vita trova spazio un principio cardine della P.N.L. (Programmazione Neurolinguistica): la mappa non è il territorio. E la mappa comprende le proprie convinzioni, idee, opinioni che sono le proprie e non quelle dell'umanità intera.
4. Imparare ad ascoltare. Saper ascoltare sembra facile o addirittura scontato, dopotutto è una funzione spontanea e naturale della comunicazione, appresa sin dall'infanzia, che sembrerebbe non richiedere alcuna abilità. Invece non è così, perché saper ascoltare è una competenza emotiva di fondamentale importanza, ed è grazie ad essa e all'empatia, che poi è la capacità di mettersi nei panni degli altri, sforzandosi di vedere le cose dal loro punto di vista e di coglierne il vissuto emotivo, che si può imparare a comunicare con il cuore. Senza una buona capacità di ascolto empatico, è praticamente impossibile riuscire a farlo!
5. Considerare le emozioni una risorsa. Imparare a riconoscere, gestire ed esprimere i propri sentimenti e stati d'animo è una grande conquista personale, che promuove l'equilibrio interiore e predispone all'autorealizzazione. Per questo soffocare le proprie emozioni è l'atteggiamento più sbagliato che ci sia, mentre intraprendere, a qualsiasi età, un percorso di alfabetizzazione emozionale è una scelta vincente che può migliorare la qualità della propria vita affettiva, sociale e professionale.
6. Dire quello che si pensa senza temere il giudizio degli altri. Se dire quello che si pensa aiuta a sentirsi bene ed in pace con se stessi, farlo con un pizzico di tatto e diplomazia è un obbligo sociale ancora più importante ai fini dell'approvazione e del consenso in quanto consente di apparire agli occhi degli altri più sicuri di sé e delle proprie convinzioni nella giusta misura. Per questo nel sostenere le proprie idee ed opinioni, bisognerebbe accuratamente evitare qualsiasi esagerazione o forma di arroganza, saccenza e assolutismo che potrebbero indurre l'interlocutore ad irrigidirsi, a stare sulla difensiva e a contraddire o rifiutare del tutto il nostro punto di vista. Siate perciò eleganti nel linguaggio e nel modo
7. Sviluppare un orientamento al dialogo. Chi vuole davvero imparare a comunicare con il cuore non ha altra scelta: deve far proprio il principio win-win (vincere-vincere) e assumerlo come costante psicologica in tutte le dimensioni della propria esistenza, da quella affettiva a quella sociale e professionale. In base a tale principio, in qualsiasi contesto o situazione comunicativa si può vincere insieme (vinco io - vinci tu) senza entrare inutilmente in conflitto con l'altro. Anzi il conflitto, che per sua natura è parte integrante della vita di relazione, in base al suddetto principio, viene vissuto come una buona occasione di confronto, utile alla propria crescita, anziché come un inevitabile scontro in cui uno deve per forza vincere e l'altro perdere.

Grazie a te, Iris, con tutto il cuore!

 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  20:39 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



14 Lug 2008
Neuropanzane
Lo sapevate che dimenticare è un processo di conoscenza? "L'atto del dimenticare è in realtà funzionale al ragionare" ha spiegato il professore Sergio Della Sala che vive ad Edimburgo ma quando torna in Italia per una conferenza ama sorprendere il suo pubblico con uno stile informale e per niente english, ma molto divertente. Inizia indossando una berrettina di lana per dimostrare che ha gli stessi effetti dell'elmetto venduto negli States per duecento dollari: protegge dai rapimenti di alieni. E lui lo dimostra con una battuta. "Vedete? Funziona: non mi hanno rapito" dice dopo averla calzata.
All'università di Edimburgo insegna al corso di laurea in Psicologia, ma gira spesso per conferenze e corsi ed è venuto di recente alla facoltà di Scienze Cognitive di Rovereto dove ha dimostrato che oltre ad essere un bravo scienziato è pure un brillante relatore. Studioso delle patologie legate alla memoria si occupa del rapporto tra comportamento e cervello in particolare di memoria, amnesia e deficit cognitivi causati da lesioni o malattie cerebrali, tipo Alzheimer e ictus. Laurea in medicina e direttore dello Human Cognitive Neuroscience della facoltà scozzese, è anche membro storico del Cicap, il comitato per il controllo sul paranormale. Agli studenti di Rovereto ha cercato di far ordine e chiarezza su aspetti scientifici che hanno alimentato leggende metropolitane dure a morire. False credenze sul cervello che si riproducono e radicano non solo per il sensazionalismo dei media ma anche per gli interessi imprenditoriali che stanno dietro alla comunicazione scientifica, diventando appunto neuromiti. Qualche esempio: è proprio vero che ascoltare i Requiem di Mozart rende più intelligenti? No, solo che la notizia è servita a vendere molta più musica classica. E risponde a verità scientifica che l'emisfero destro sovrintende alla creatività e lavora come un artista hippie mentre il sinistro è simile ad un grigio ragioniere contabile? Niente affatto, spiega il professore, ma la notizia è servita a vendere software per imparare le lingue di notte o sollecitare la nostra parte destra piuttosto che quella sinistra. "Miti sulla mente duri a morire" ha detto Della Sala che è anche specializzato in Neurologia e dottore di ricerca in Psicobiologia.
In una delle aule di Palazzo Fedrigotti dove la facoltà di scienze cognitive ha trovato sede ha sottoposto il folto e attento il pubblico ad alcuni esperimenti. Risultato: crediamo a quanto ci viene detto perché attribuiamo autorità a chi ci parla senza verificare i dati. L'aiuto di un semplice foglio di carta forato gli ha permesso di spiegare con un efficace giochino che il cervello ricostruisce le immagini: non vede ciò che osserva, ma "ricorda". E' inoltre stato osservato che prestiamo attenzione a pochissime cose e siamo selettivi e che quel che vediamo, lo guardiamo pure male: due terzi degli errori giudiziari sono dovuti a testimonianze oculari sbagliate. "La memoria non è una scatola chiusa che conserva i dati in maniera perfetta. Ma la più bella panzana - dice Della Sala - è che noi usiamo solo il 10% del cervello. In realtà tutto deriva da una frase di William James il quale aveva osservato alcune persone che usano solo il 10% del cervello". Ben diverso, davvero.
Il professor Della Sala ha lavorato in molte università da Berkeley (California) a Cambridge e alla University of Western Australia di Perth, prima di arrivare ad Edimbrugo dopo dieci anni di ‘full professor' in Neuropsicologia ad Aberdeen in Gran Bretagna. Quello che si dice...un cervello in fuga. Ma questa non è una panzana, è la realtà scientifica italiana (purtroppo). Il professore però se la ride e al termine delle sue brillanti e divertenti conferenze si diverte a farsi prendere a palle di carta per dare al pubblico la soddisfazione di sfogarsi una volta per tutte sui neuroscienziati, sulle neuroscienze e sulle...neuropanzane.
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  10:06 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



4 Lug 2008
Atleti super con il placebo
Si può imbrogliare senza imbrogliare. Il segreto è nell’effetto placebo, un esempio classico eppure sempre sorprendente delle complesse interazioni tra mente e corpo.
Come può una semplice pillola contenente zucchero mimare gli effetti benefici di un vero farmaco? Come può un atleta «doparsi» senza assumere nient’altro che innocua caramella? Perché il nostro cervello si lascia ingannare?

Professor Fabrizio Benedetti, lei è professore di fisiologia all’Università di Torino, è specializzato in neurofisiologia clinica e i suoi studi suscitano sempre grande interesse, non soltanto tra gli addetti ai lavori. Partiamo dall’inizio: che cos’è esattamente l’effetto placebo?
«Il placebo è una sostanza inerte ed è privo di efficacia clinica. Ma non c’è di mezzo solo l’assunzione di una pastiglia di zucchero. Bisogna aggiungere anche le suggestioni verbali che il paziente riceve dal medico. E’ tutto l’insieme che concorre a far sì che il placebo faccia effetto. E’ terapeutico il contesto psicosociale».

E il suo contrario, l’effetto nocebo?
«Essendo l’effetto opposto, le suggestioni verbali devono essere negative. Il soggetto non si aspetta un beneficio, ma un peggioramento del sintomo».

Qual è l’area cerebrale responsabile di questi fenomeni?
«In alcuni casi gioca un ruolo l’attivazione cerebrale dei meccanismi cognitivi della ricompensa. Un esempio viene dal gioco d’azzardo: vincendo una cifra modesta, si ha un piccolo rilascio di dopamina nel nucleo accumbens, una minuscola area del nostro cervello. Vincendo una somma più consistente, il rilascio di dopamina è maggiore, dato che la ricompensa è maggiore. Nell’effetto placebo sono implicate queste stesse aree cerebrali: si ha un’attivazione dopaminergica grazie alla ricompensa (in questo caso il beneficio terapeutico) che il paziente si aspetta di ricevere».

Ma ci sono anche gli effetti placebo inconsci: in che cosa consistono?
«L’effetto placebo si innesca nel paziente dopo che è stato “condizionato” ad associare l’assunzione della pillola alla scomparsa del sintomo. Quando gli si somministra un farmaco uguale a quello solito, ma privo di efficacia, avviene comunque una risposta dell’organismo. Un po’ come con i famosi cani di Pavlov che associavano l’arrivo del cibo a un suono: appena lo sentivano, cominciavano a salivare».

Che cosa avete scoperto di questi processi fisiologici?
«Abbiamo dimostrato che l’effetto placebo è mediato dagli oppioidi endogeni ed è dovuto all’attivazione di sostanze come le endorfine. L’effetto nocebo, invece, è dovuto all’attivazione di un neuropeptide, la colecistochinina, che ha un effetto iperalgesico, vale a dire un incremento dello stimolo dolorifero. Se si danno suggestioni verbali positive e il paziente si aspetta un miglioramento, si verifica l’attivazione delle endorfine. Se, invece, il soggetto si aspetta di stare peggio, si assiste all’attivazione dell’altro meccanismo. Questi processi si localizzano nei lobi prefrontali del cervello e, infatti, i pazienti con una degenerazione a questo livello dimostrano una riduzione della risposta al placebo».

Adesso vi state occupando anche di doping, giusto?
«Sì. Abbiamo pubblicato una ricerca in cui, mediante un protocollo di condizionamento, si è riusciti a testare l’effetto della somministrazione di morfina negli atleti, aiutandoli così a diminuire la percezione dello sforzo fisico e del dolore. Una squadra è stata allenata con dosi di morfina, somministrata per un periodo di tre settimane, mentre l’altra ha avuto un allenamento standard. Il giorno della gara il risultato della squadra “condizionata” è stato migliore rispetto all’altra, ma il punto è che quel giorno aveva ricevuto solo un placebo. Qualsiasi procedura anti-doping, quindi, non avrebbe rilevato alcun farmaco nell’organismo, perché non era stato somministrato».

E quindi?
«Quindi è possibile condizionare un atleta con una sostanza dopante durante l’allenamento e poi sostituirla il giorno della competizione con un placebo. Il nostro studio è stato pubblicato su “The Journal of Neuroscience” ed è stato ripreso dall’”Economist”, che ha titolato “Come imbrogliare senza imbrogliare!”».

I placebo hanno applicazioni cliniche?
«Sono utilizzati nei “trial” clinici per testare la validità dei nuovi farmaci, che devono avere una risposta migliore rispetto al placebo stesso: soltanto così possono essere considerati efficaci. Ora stiamo studiando dei protocolli per sfruttare il meccanismo del condizionamento, riducendo l’assunzione di farmaci con forti effetti collaterali».

In pratica che cosa fate?
«Si somministra la sostanza per qualche giorno, poi se ne riduce il dosaggio e si dà, al suo posto, un placebo, ma l’effetto terapeutico rimane lo stesso. Abbiamo sperimentato questo schema usando un derivato della morfina, utilizzato per lenire il dolore nella degenza post-operatoria, e siamo riusciti a ridurlo del 30%».

La rivista scientifica britannica «The Lancet» ha pubblicato uno studio che ha fatto discutere: non esiste differenza - si sostiene - tra chi si cura con l’omeopatia e chi si cura con un placebo. Che cosa ne pensa?
«Nessuno studio effettuato in maniera scientifica ha dimostrato che l’omeopatia sia superiore a un placebo. Significa che la medicina omeopatica ha scarsa efficacia».

Giulia Caterina La Stampa 11.06.2008
 
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postato da  Claudio Maffei alle  09:11 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



25 Giu 2008
Mappa aziendale o realtà virtuale?
Sembrerà strano, ma tre degli elementi centrali della vita di una azienda – la sua vision, la sua mission e persino la sua cultura – sono in realtà mappe.
Va inoltre detto che chiamarle vision o mission “aziendali” è in genere fortemente fuorviante.
Sfortunatamente, molte organizzazioni definiscono la propria mission in modi che sono decisamente carenti dal punto di vista del contenuto, come si può osservare nell’esempio che segue, tratto dalla brochure di un importante comitato accademico di valutazione:

Promuovere i metodi migliori per una direzione flessibile ed efficace e per la formazione, lo sviluppo e la crescita del management.

Suona bene, ma cosa significa?
Esiste forse qualche organizzazione degna di questo nome che scelga deliberatamente di usare metodi che non siano i migliori? E cosa si intende di preciso con “migliore”, “flessibile” e “efficace” – tutte parole dal significato altamente soggettivo?
“Migliore” rispetto a cosa? “Flessibile” in che modo? Chi ha definito tali metodi come “efficaci” e in base a quale parametro?
Come indicatore di intenti, questa definizione risulta essenzialmente un insieme privo di significato di parole eleganti e alla moda. Come “mappa” descrive un “territorio” che è poco più di una realtà virtuale.
Andrew Bradbury - Develop your NLP skills
 
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postato da  Claudio Maffei alle  18:39 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



16 Giu 2008
PNL è libertà
La libertà individuale è la capacità di provare le sensazioni che vuoi, così da spezzare le “catene dei liberi”: la paura, la tristezza e l’odio. La vera libertà individuale si ottiene quando si riesce ad affrontare e a spezzare quante più catene possibile. E queste catene sono fatte di emozioni negative, di convinzioni limitanti e di comportamenti distruttivi. Si tratta di imparare a costruire il genere di stati interni capaci di portare le persone a star bene per mezzo della curiosità.
Anziché essere vittima di queste catene, puoi lasciare che le novità ti incuriosiscano o, al limite ti lascino indifferente; è una tua scelta. Se le persone fossero più curiose di conoscere le altre culture, non ci sarebbe tutto quest’odio sulla terra. Per certe persone, l’unica risposta possibile quando si trovano di fronte a un’altra cultura è la paura o la rabbia. Per quel che mi riguarda, queste emozioni non sono che stupidità all’ennesima potenza.
Eh si…sono stato per tre giorni, all’ennesimo seminario con Richard Bandler e ogni volta riesce a sorprendermi. La continua evoluzione del suo pensiero è veramente stupefacente.
Ora poi, alla sua età, se ne frega nel modo più assoluto dell’opinione altrui ed è ancora più grande.
Io penso che i veri grandi non vogliano diventare i migliori. Vogliono solo migliorarsi continuamente. Infatti per essere il migliore devi metterti a confronto con gli altri e invece per migliorarti devi confrontarti solo con te stesso! Ogni giorno, invece, incontro persone che vogliono solo cambiare gli altri, convinti come sono che gli altri siano la causa della loro infelicità.
Eh no, troppo comodo, l’unico modo per ottenere risultati è sempre il lavoro su di sé.
 
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postato da  Claudio Maffei alle  15:21 | aggiungi commento | commenti presenti [2]



6 Giu 2008
Il linguaggio della salute
Il linguaggio della salute
Alessandro Lucchini
Sperling & Kupfer

Partecipazione umana e comunicazione giusta sono già una medicina per chi è malato: un libro per chi cura e per chi ha bisogno di cure, per evitare malintesi e ridare speranze.

Il dialogo tra medico e paziente è forse, tra tutti, il più complicato e il problema non è solo nelle "parole difficili" A volte manca il tempo per spiegare, oppure il malato, fino in fondo, non vuole sapere. Spesso è il medico che non fa molto per essere chiaro: desterebbe troppi guai, dubbi, domande assillanti. Per non parlare del lato emotivo: lasciarsi coinvolgere, condividere, cercare le parole giuste, diverse a seconda del paziente... La consapevolezza del linguaggio può fornire tecniche e strumenti che aiutano da un lato i medici, attuali e futuri, e gli altri operatori della sanità, dall’altro i pazienti e i loro famigliari, a comunicare meglio tra loro, e quindi a percorrere insieme il cammino verso la salute

Infatti il libro è pensato per diversi lettori.
Medici, psicoterapeuti, infermieri, professionisti sanitari e amministrativi operanti nel pubblico e nel privato: più di un milione di persone. Per loro potrà essere un aiuto a costruire relazioni più proficue con i loro interlocutori, non solo nei contesti critici (relazioni a congressi, pubblicazioni scientifiche, referti, lettere a colleghi), ma anche negli scambi quotidiani.
Studenti delle facoltà di medicina e delle scienze mediche in generale: circa 190mila persone. Per loro potrà essere un’occasione per coltivare, fin dall’inizio dei loro studi, un maggior interesse umano, oltre a quello clinico, verso i destinatari dei loro studi.
Professionisti che operano nell’industria farmaceutica e negli altri settori legati alla sanità: potranno trarne suggerimenti per salvaguardare le motivazioni etiche e “di servizio” della loro comunicazione, pur in una legittima visione “di profitto”.
Formatori, giornalisti e divulgatori di scienza, comunicatori e studiosi del linguaggio, che potranno apprezzare lo sforzo di concretezza nelle tecniche presentate come nelle esemplificazioni.
E sono altre centinaia di migliaia di persone.
E poi, tantissimi altri esseri umani che stanno attraversando periodi di malattia o che sono interessati a come possono superare quei periodi, anche con il supporto di una comunicazione più efficace. Persone che, sempre più critiche ed esigenti, vogliono partecipare attivamente alle decisioni sulla propria salute, vogliono essere informate, consultano internet, cominciano a scegliere gli ospedali in base alle specializzazioni. E sono davvero tante: negli ospedali italiani transitano ogni anno 21 milioni di persone - di cui 10 milioni malati lievi, 2 milioni malati gravi e 9 milioni visitatori e accompagnatori - tutte più o meno esposte a discorsi, avvisi, manifesti, referti, moduli e testi vari di difficile comprensione. Si considerino poi gli studi medici privati, le farmacie e gli altri luoghi in cui si concentrano le persone alle prese con disturbi di varia natura. Se sommiamo queste cifre abbiamo un’idea della portata sociale della comunicazione legata alla salute, e quindi della rilevanza di una riflessione sulle sue opportunità di miglioramento
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  10:14 | aggiungi commento | commenti presenti [2]



29 Mag 2008
Presentazione a Trento
Confindustria ospita la presentazione di:
Pensieri, parole, stati d’animo
Mercoledì 4 giugno, alle ore 18.30,
Trento via Degasperi 77
presso la Sala Assemblee di Palazzo Stella
La partecipazione è gratuita
www.gitn.it
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  14:34 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



28 Mag 2008
Forse non tutti sanno che...
La salute è una cosa troppo importante
per affidarla soltanto ai medici!
Voltaire

Non sono un guaritore,
insegno alla gente a guarirsi da sola.
Emile Coué

Il farmacista francese Emile Coué (1857-1926) è noto in tutto il mondo come il padre, o l’ispiratore, di movimenti quali il pensiero positivo, la visualizzazione, il training autogeno di Schultz, la sofrologia, l’analisi transazionale (AT) e la programmazione neurolinguistica (PNL).
Il metodo “originale” di Coué, volendolo semplificare al massimo, si basa su 5 grandi idee:
• l’essere è doppio: conscio e inconscio;
• noi non possiamo esercitare il nostro libero arbitrio se non impariamo a dirigere il nostro inconscio, invece di essere diretti da lui;
• l’inconscio è più forte del conscio, ma noi possiamo imparare a controllarlo;
• per avere il dominio di noi stessi dobbiamo “immaginare” che possiamo fare quello che vogliamo fare;
• l’immaginazione (e non la volontà) è la prima facoltà dell’uomo. L’immaginazione può far ammalare il corpo, ma lo può anche guarire.

«L’autosuggestione è uno strumento che noi possediamo dalla nascita e questo strumento, o meglio questa forza, è dotata di una potenza inaudita, incalcolabile che, secondo le circostanze, produce i migliori o i peggiori effetti».

«Esistono in ciascuno di noi due individui assolutamente distinti l’uno dall’altro. Entrambi sono intelligenti; ma, mentre l’uno è cosciente, l’altro è incosciente, e per questa sua peculiare natura, l’esistenza del “secondo individuo” passa generalmente inavvertita».

«Se paragoniamo l’essere cosciente all’essere incosciente, constatiamo che mentre il cosciente è dotato spesso di una labile memoria, l’incosciente al contrario è provvisto di una memoria straordinaria, impeccabile, che registra a nostra insaputa i minimi avvenimenti, i minimi fatti della nostra esistenza. Ed inoltre esso è credulo e accetta, senza ragionare, tutto quello che gli si dice».

«Ed ecco che noi, così fieri della nostra volontà, che crediamo di compiere liberamente ogni nostra azione, non siamo in realtà se non delle marionette, di cui la nostra immaginazione tiene tutti i fili: noi non smettiamo d’essere delle marionette se non quando abbiamo imparato a guidare quest’ultima».


«Se persuadete voi stessi che potete fare una cosa qualsiasi, purché sia possibile, voi la farete per quanto difficile essa sia. Se, al contrario, vi immaginate di non poter fare la cosa più semplice del mondo, vi sarà impossibile farla, e le colline diventeranno per voi montagne inaccessibili».

«Quando la volontà e l’immaginazione sono in conflitto, vince sempre l’immaginazione senza nessuna eccezione».

«Ogni pensiero che occupi esclusivamente la nostra mente diventa vero per noi ed ha la tendenza a trasformarsi in atto.

 
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postato da  Claudio Maffei alle  11:28 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



17 Mag 2008
Link
La mia amica Luisa Carrada collabora a Saper scrivere, il corso di scrittura venduto con Repubblica. Ovviamente, leggendo un nome a me noto, mi sono soffermato con particolare attenzione.
Ecco fra l’altro cosa ho letto:
“Ricorda una cosa: sono i link, ovvero i continui collegamenti ad altri siti, a far vivere il web.
Anche la blogsfera (il mondo dei blog online) funziona in questo modo. Quando trovi un blog interessante consiglialo ai tuoi lettori. Allo stesso modo condividi con loro quello che vedi, ascolti, leggi, impari su altri siti.
Questo gioco di rimandi renderà più interessante il tuo diario.”
L’ho letto ieri sera prima di addormentarmi. E’ scattata una riflessione…”Claudio, ma tu lo fai?”
Beh questa mattina, sabato, ho un po’ di tempo libero e…corro ai ripari.
Almeno elenco i blog e i siti dove vado a curiosare più spesso, poi, come dice Luisa, cercherò di farla diventare un’abitudine.
Partiamo proprio da lei, Luisa Carrada. Ha un sito stupendo e notissimo www.mestierediscrivere.it
Per me è una vera pietra miliare. Con i due siti di Alessandro Lucchini www.magiadellascrittura.it e www.palestradellascrittura.it fa parte delle mie frequentazioni giornaliere. Ah, sapete che è uscito il nuovo libro curato da Alessandro? Si chiama Il linguaggio della salute.
Poi www.comunicobene.com La comunicazione che funziona è quella che ci mette in contatto diretto con le persone e con le esperienze, per vivere la vita in modo più pieno e più ricco." scrive Linda Scotti sulla home page del suo sito.
Parole, voci, gesti in un bellissimo sito italiano molto orientato alla Programmazione Neurolinguistica.
E anche www.comunitazione.it un sito ricchissimo di idee, spunti, persone.
E come dimenticare il mio antichissimo amico www.umbertosantucci.it ? Un vero modo diverso di vedere il mondo del lavoro con il suo manager ludens su www.managerzen.it
Certo sono solo i primi che mi vengono in mente, sto proprio andando a braccio!
Ah, a proposito di amici, simpatico è http://percorrereliberamente.blogspot.com della mia amica Loretta Bert ingegnere col pallino per la comunicazione.
Per finire tre lettori di questo blog.
Un saluto e un pubblico ringraziamento a Iris, http://musicaepoesia39.spaces.live.com instancabile lettrice.
Il suo blog è tra i più belli. E’ un vero diario on-line.
Un grosso grazie e un saluto anche a Barbara
http://barbara-ilblogdibarbara.blogspot.com anche lei, in modo completamente diverso da Iris, è piacevole per la sua curiosità. Inoltre fa costantemente ciò che Luisa Carrada insegna. Mette a disposizione dei suoi lettori tutto ciò che trova.
Vorrei finire citando un certo www.sporthink.it che commenta così il mio ultimo post. “In realtà il relativismo è e resta il male del secolo”.
Anche a te rispondo pubblicamente.
Il tuo commento mi sembra assolutista. E l’assolutismo è stato il male che ha piagato tutti i secoli che hanno preceduto l’attuale.
Comunque io sono un volteriano e Voltaire diceva: “Disapprovo quel che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. E anche di scriverlo sul mio blog.
Ciao a tutti.
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  12:08 | aggiungi commento | commenti presenti [3]



6 Mag 2008
L’uccellino, la mucca e il lupo siberiano
Un uccellino nel freddo inverno della Siberia, si mise a saltellare sul ramo di un albero.
Provò a volare ma per il freddo le ali gli si erano gelate e cadde dall’albero nella neve.
L’uccellino stava già per morire quando un mucca, che rientrava nella stalla, lo vide.
Voleva salvarlo, ma non sapeva come…
La mucca si mise in posizione e…plaf:
l’uccellino si ritrovò nel calore che lo sterco della mucca aveva prodotto.
Quel calore lo salvò e gli fece recuperare le forze.
Quindi la mucca se ne andò.
Sembrava che tutto si fosse risolto per il meglio.
Ma….arrivò un lupo siberiano,
che per tutto il giorno aveva vagato nella neve alla ricerca di una preda, senza trovarla.
Vide quell’uccellino che si coccolava felice al caldo nello sterco della mucca.
Il lupo, affamato, allungò una zampa…schifato.
Afferrò l’uccellino…lo pulì, alla meglio, sbattendolo nella neve fresca…e poi lo inghiottì.

Morale:
Non sempre chi ti mette nella merda lo fa per il tuo male.
Non sempre chi ti salva dalla merda lo fa per il tuo bene.

E poi continuano a dire che il relativismo è il male del secolo...

Liberamente tratto a memoria da Paul Watzlavick Il Linguaggio del Cambiamento. Elementi di Comunicazione Terapeutica. Feltrinelli

 
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